martedì 12 gennaio 2016

I giovani ugandesi in Italia con Africa Mission


Denso di emozioni è stato l'incontro con i giovani dell'Uganda svoltosi all'istituto Raineri Marcora di Piacenza.
I ragazzi africani hanno presentato, con semplicità e grande immediatezza, la realtà della loro terra e della loro cultura.
Un incontro suggestivo caratterizzato anche da canti e dalle danze tradizionali africane.
I dodici giovani ugandesi provenienti dalla regione del Karamoja (6 ragazzi e 6 ragazze di età compresa fra i 18 e i 28 anni) hanno portato il loro messaggio di speranza.
Anche per loro è stata un’esperienza formativa in Italia da mettere a frutto, al rientro in Uganda, nel loro cammino comunitario.
Questa iniziativa è nata dal progetto “Vieni e Vedi” per ragazzi/e ugandesi, un’iniziativa di Africa Mission-Cooperazione e Sviluppo realizzata in Italia da dicembre a gennaio 2016.
Africa mission è una ONG, nata a Piacenza nel 1972, che opera soprattutto in Uganda.
Il progetto nasce dalla convinzione che la "vita è un dono da condividere" e che la condivisione nasce dall’incontro, dalla conoscenza e dal dialogo.
I dodici ragazzi provenienti dalla savana del Karamoja, hanno offerto con entusiasmo i loro canti, le loro danze e le loro rappresentazioni.
Hanno parlato della loro vita, delle difficoltà e delle loro attese.
Si è trattato veramente di una preziosa opportunità per:
• apprezzare la bellezza della loro cultura tradizionale;
• condividere la gioia di vivere che la loro anima esprime;
• conoscere le sfide della loro terra e le attese del loro cuore;
• fare un tratto del cammino di solidarietà insieme a loro.

giovedì 7 gennaio 2016

Prima lettera di Giovanni cap. 4

"Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui." 

1 Giovanni 4,16


sabato 2 gennaio 2016

Commento al PROLOGO di GIOVANNI

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli rende testimonianza
e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.        CONTINUA





Commento alla Prima Lettera di Giovanni (2,22-28)

E ora, figlioli, rimanete in lui, perché possiamo avere fiducia quando egli si manifesterà e non veniamo da lui svergognati alla sua venuta
1 Gv 2,22-28




Il contesto generale della lettera, oltre a rispondere a dei pericoli sulla dottrina in cui potevano incorrere i cristiani di allora, è una profonda riflessione sull’esistenza cristiana.
Con implacabile lucidità le parole di Giovanni smascherano la tentazione radicale che – ieri come oggi – attraversa le comunità cristiane: quella di eludere la pratica del comandamento nuovo ed eterno dell’amore donatoci da Gesù Cristo.
Contro tale rischio si ripete continuamente l'appello dell'apostolo a rimanere nella comunione

lunedì 28 dicembre 2015

L'ottavo giorno

L'ottavo giorno è uno splendido film francese di Jaco Von Dormael del 1996.
Protagonisti sono Georges ed Harry, rappresentanti di due mondi completamente diversi che riusciranno ad incontrarsi.
La pellicola è di grande presa emotiva e permette di confrontarsi sulla realtà down (Georges è un formidabile attore con sindrome di down), sul senso della relazione d'aiuto, sul rispetto delle differenze e il bisogno di normalità di Georges.
Altri aspetti che emergono da questa visione sono:
La decisione di accogliere una novità sconvolgente.
La capacità d’imparare e di mettersi in discussione.
La capacità di accogliere il dolore del rifiuto attraverso il ricordo di momenti felici, il buon contatto con la natura e la fantasia artistica.
La reciprocità.
Per cogliere la portata di questo grande film ecco alcune riflessioni e suggestioni che gli studenti hanno espresso dopo la visione.

"Georges ed Harry sono due uomini che nella loro diversità sono molto simili.
Entrambi combattono per la loro solitudine e la loro tristezza.
Georges è ospite in un Istituto per persone down.
Harry è un prestigioso manager aziendale.
Si incontrano per un imprevisto e si ritrovano sulla stessa strada della solitudine.
Georges insegnerà ad Harry ad amare e farsi amare nuovamente.
Il film narra due storie, che inizialmente vanno in parallelo, allo scopo di mettere a confronto i due mondi, quello dei "Normali" e quello dei "Diversi".
Il finale tragico mette in evidenza che non c'è spazio nel mondo dei normali per Georges che preferisce raggiungere la madre in cielo.
Egli compra una scatola di cioccolatini a cui era allergico, se li mangia e cantando la sua canzone preferita e con un sorriso "spicca il volo" verso la morte."(Monica)

"Il titolo del film "L'ottavo giorno", rappresenta il racconto della creazione di Georges che si attiene alla Bibbia ed invita a pensare alla differenza come evento naturale.
L'incontro con Georges insegnerà di nuovo ad Harry a godersi le piccole cose della vita, gli fa comprendere cosa significa prendersi cura e voler bene a qualcuno.
Harry ricomincia a vivere una vita completamente nuova per lui." (Stefania)

"Harry dà l'impressione di essere un uomo realizzato con un successo lavorativo, ma questa è solo una maschera. Vedremo che Harry fallisce sia come padre, come marito e come uomo.
Riuscirà però a vedere il mondo con gli occhi di Georges, occhi nuovi, entusiasti e pieni di gioia." (Eleonora)

"Il racconto della creazione mette lo stesso protagonista Georges all'ottavo giorno sottolineandone la sua bontà.
Questo significa che una persona non è cattiva se è diversa da noi" (Angelica)

"Harry è un uomo d'affari, la sua vita è segnata dal continuo lavoro che gli impedisce di trascorrere il tempo con la sua famiglia, proprio a causa di questo perde l'affetto delle sue figlie diventando un uomo triste e sempre nervoso.
Dopo l'incontro con Georges le cose cambiano.
Lui gli insegna ad amare e a scoprire le cose più semplici della vita trasformandolo in un uomo completamente diverso." (Gaia)

"L'incontro tra Harry e Georges lo vedo come due persone che si completano a vicenda.
Harry ha "perso" la sua famiglia ed è solo, anche Georges non ha più nessuno.
E' come se insieme si siano ritrovati.
Harry apprende la vera vita, ciò che vale di più e Georges trova un amico nel mondo dei "normali".(Anna)

"Nella rivisitazione della creazione all'ottavo giorno il Signore si chiese se mancava qualcosa allora creò Georges.
Questo sta a significare, per me, che "inviò" Georges sulla terra perché, essendo così buono, poteva migliorare, a suo modo, la vita di altre persone." (Margherita)

"Il modo di vivere di Harry ansioso e asettico, cambia totalmente, dopo l'incontro con Georges.
Si riconcilia con la famiglia, abbandona il lavoro, insomma inizia a pensare in modo semplice come Georges." (Michele)

Il titolo del film "L'ottavo giorno" sta a significare, per me, una nuova creazione:
Georges è buono e questa idea nasce perché si sentiva speciale e diverso dagli altri." (Arianna)

" Harry, un manager che vede il mondo con cupo entusiasmo, all'inizio tenta di evitare Georges, ma poi succede il contrario: sarà proprio Georges ad aiutare Harry." (Anna-)

"In Harry cambia la conoscenza dei valori della vita.
Egli prima pensava ai soldi e al successo professionale, poi Georges, attraverso la sua persona, insegna ad Harry i veri valori cioè la famiglia e amare gli altri." (Daniel)



venerdì 27 novembre 2015

Rabindranath TAGORE: Prose, Poesie e Pensieri

Rabindranath Tagore nacque a Calcutta il 16 maggio 1861 dove morì il 7 agosto 1941.
Grande poeta e scrittore di estrazione e cultura indiana.
La sua opera letteraria è molto ricca, ha lasciato una cinquantina di raccolte di poesie, una trentina di opere drammatiche, una dozzina di romanzi, una decina di raccolte di novelle, una decina di opere filosofiche, una decina di volumi di lettere, almeno 200 saggi di genere religioso, filosofico, letterario, pedagogico, storico, scientifico, socio-politico, nonché altre opere di genere vario.
Tagore, attraverso questa sua mole di lavoro, reinterpreta in modo personale le forme più alte della riflessione e cultura indiana, integrandole con idee e aspetti positivi della civiltà occidentale.
Da un’analisi dei suoi, scritti, emerge il motivo ispiratore di tutta la sua attività nel manifestare la relazione dell’uomo con l’infinito, inoltre, attraverso le sue meditazioni, esprime la sua delicata sensibilità per i problemi umani.
Il suo pensiero accoglie tutte le religioni orientali e occidentali con pari dignità.
Si muove dall'amore della natura e di Dio verso un realismo spirituale e un umanesimo universale.
E' da mettere in evidenza che il realismo di Tagore è libero dal crudo materialismo; il suo misticismo va , inoltre, al di fuori da quella spiritualità falsa che si ritira dagli impegni umani.
Si può dire che nella sua filosofia di vita ha cercato una conciliazione tra induismo e monoteismo cristiano.
Per Tagore Occidente e Oriente devono ritrovare la piattaforma comune di una religione universale fondata sull'uomo.
Il testo "Prose, Poesie e Pensieri" è una sintesi molto efficace della sua concezione esistenziale.
Analizzando l’indice si può comprendere la vastità dei temi affrontati:
la verità, il mistero dell’uomo, il problema religioso, la libertà e l’etica, l’educazione, la scienza e il lavoro, l’arte, l’amore …
Mi voglio soffermare su alcune riflessioni, secondo me più significative, che emergono da questa lettura.

La vita e la sua essenza
In queste pagine sottolinea la grandezza dell’esistenza che è unita dall’ideale creativo, credere in questo da senso pieno e più autentico all’essere.“Nessuno è mai stato in grado di darci una definizione esauriente della vita, perché questa in ogni momento trascende le sue parti e, per un mistero, consiste in qualcosa di più di quanto risulta dal farne l’analisi.
Non si risolve in una semplice somma complessiva del carbonio, dell’azoto e di altri ingredienti che si possono inghiottire col cibo.
La vita è un continuo processo di sintesi e non di addizioni.
Le nostre attività di produzione e di godimento del benessere raggiungono lo spirito di completezza quando sono unite dall’ideale creativo; in caso diverso presentano il folle aspetto dell’eterno incompiuto.
Allora diventano simili a locomotive, che corrono su linee ferroviarie senza stazioni e si avviano velocemente verso una collisione di forze incontrollate e una improvviso quanto del macchinario troppo sollecitato”
Interessante questa riflessione con il paragone della locomotiva che risulta incontrollata senza il principio unitario di creaturalità.

Essenzialità della religione
In questa parte si evidenzia ancor meglio il precedente concetto.
“La bellezza del fiore è ineffabilmente più grande delle parti che lo costituiscono.
Non è la grandezza di estensione, ma una vivissima armonia che richiama in noi il senso positivo dell’infinito nella nostra gioia, nel nostro amore.
L’infinita Unità è infinito Amore.
La vera realizzazione spirituale non avviene attraverso l’aumento del possesso nella direzione della dimensione o del numero.
La verità, che è infinita, risiede nell’ ideale di unità che troviamo nelle relazioni quando sono profonde.
Il particolare atteggiamento mentale riguardo alla religione proprio nell’India risulta chiaro dalla parola Yoga, il cui significato sta nell’effettuare l’unione.
Questa ha la sua espressione nel regno non dell’avere, ma in quello dell’essere”.
Riflessione che ho trovato molto interessante e che si accomuna al pensiero di Fromm (avere o essere?)

La libertà
“Soltanto colui che idealmente ama la libertà ha la libertà ed è felice di portarla agli altri”
Questo è il principio riassuntivo del pensiero di Tagore che si fonda sul rispetto e l’amore verso gli altri.
“Chi non crede alla libertà degli altri, perde il suo diritto morale verso di essa.
Prima o poi è attratto nella rete del servilismo morale e fisico”.
Una bella poesia sottolinea questi concetti.
“Cielo senza limiti
Che l’onore mi giunga da Te
col richiamo a qualche compito disperato,
nello splendore di un acuto dolore.
Non mi cullare in sogni languidi,
scrollami dal servilismo e dalla polvere,
dalle catene che imprigionano la nostra mente
e rendono inutile il nostro destino,
dall’irrazionalità che sottomette il nostro onore
all’indiscriminato piede dei dittatori;
e alza la nostra testa
nel cielo senza limiti,
nella luce generosa,
nell’ aria della libertà”.
Per l’autore, la libertà dell’uomo e il suo compimento sono nell' amore, che, con altro nome, è la perfetta comprensione.

Civiltà moderna
“La società soffre per un profondo sentimento d’infelicità non tanto quando si trova in povertà materiale, bensì quando i suoi membri sono privati di larga parte della loro umanità”
Quindi qui si sottolinea il primato dell’uomo.
Inoltre, sempre in questo testo, ho trovato una interessante analisi della “civiltà” occidentale.
“Ho visto che l’Occidente godeva della vita, ma non era veramente felice.
La mentalità dell’Occidente è quella di una comunità schiavista in cui una moltitudine di uomini mutilati è legata al suo monotono lavoro commerciale e politico.
E’ la mentalità della reciproca diffidenza e del timore.
Le terribili scene di disumanità e di ingiustizia, che stanno diventandoci familiari, sono il risultato di una psicologia che tratta il terrore.”Un’analisi spietata della realtà con riflessioni di estrema attualità.


mercoledì 4 novembre 2015

Gibran: Il Profeta

Pochi libri hanno avuto un impatto così profondo sul pubblico
giovanile occidentale come "Il Profeta" di Gibran.
Questo autore, nato in Libano, ma Americano di adozione,
nel 1923 pubblica, a mio giudizio,
un piccolo capolavoro della letteratura mondiale.
Molti si domandano: come un libro che,
in quanto a complessità della trama,
è di una semplicità estrema,
possa essere divenuto un capolavoro della letteratura internazionale?
La risposta è alquanto facile:
“Il Profeta” è un libro che fa riflettere.

La trama è molto lineare: Almustafa, il profeta, ha trascorso
vari anni di riflessione e meditazione nella cittadina di Orfalese.
All' inizio del libro ritorna la nave che
lo riporterà in patria, è giunto così per
il profeta il momento di abbandonare Orfalese
e la sua gente che lo aveva accolto anni prima così amabilmente.
Quindi, prima di andarsene,
Almustafa decide di lasciare un dono a quella brava gente:
egli risponderà a qualunque loro domanda.
Da questo punto ogni capitolo del libro
è una risposta alle incalzanti domande
degli abitanti di Orfalese;
chi gli domanda di parlar loro della vita,
chi vuole sapere cosa egli pensa dell'amore,
chi vuole sapere da lui perchèé si debba soffrire,
cosa sia il dolore, il delitto ed anche la gioia,
ed Almustafa, il profeta, l'eletto risponde loro con il suo amabile sorriso.
Ogni sua risposta è una pillola di saggezza,
un buon consiglio da seguire per
vivere in tranquillità ed in pace con se stessi.
In questo libro, lievemente venato di tematiche
New Age ante-litteram,
si trova una risposta per molte delle domande
che affollano la nostra, spesso troppo caotica, vita di tutti i giorni.

Ispirazione
Tra le fonti de il Profeta sono stati identificati
il poeta filosofo americano Ralph Emerson,
l'induismo, il buddismo e il misticismo islamico.
Ma il debito maggiore Gibran lo deve a
Nietzsche di "Così parlò Zaratustra"
e alla tradizione letteraria cristiana
e in particolare alla Bibbia,
dal cui lessico Gibran attinse a piene mani.

Stile
Continuamente in bilico tra il sermone e il proverbio,
la sua prosa poetica è fondata
su similitudini naturali e visioni che
conferiscono al testo uno strano fascino e una grande suggestione.

Valore dell'opera
E' un libro che va bene per tutti i gusti,
chi vuole degli spunti per dibattiti filosofici ed esistenziali li avrà,
chi vuole un libro che gli possa trasmettere
delle sensazioni e dei sentimenti non deve fare altro che leggerlo.
Il Profeta è un libro per chi vuole riflettere.
Ciò che appare chiaro e lampante
è che per meditare non servono asettiche parole o
discorsi pomposi privi di anima,
basta solamente tanta semplicità e umiltà.
E' questo che emerge dalla lettura.

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Pensieri da conservare
Il Profeta è un libro da tenere sempre con sé infatti, se letto in particolari momenti,
può aiutarti a superare determinati stati d'animo,
così come solo i pensieri e i consigli nati dalla semplicità sanno dare...
"Quando siete felici,
guardate nel fondo del vostro cuore
e scoprirete che è proprio ciò che vi
ha dato dolore a darvi ora gioia.
E quando siete tristi, guardate ancora
nel vostro cuore e saprete di piangere
per ciò che ieri è stato il vostro godimento.
Alcuni di voi dicono:
"La gioia è più grande del dolore",
e altri dicono:
"No, è più grande il dolore".
Ma io vi dico che sono inseparabili.
Giungono insieme, e se l'una siede con
voi alla vostra mensa, ricordate che
l'altro è addormentato nel vostro letto."