giovedì 29 settembre 2022

La sfida dell’insegnamento della religione cattolica in questo “cambiamento d’epoca”


“Viviamo un tempo nuovo, non tanto un’epoca di cambiamenti quanto un “cambiamento d’epoca” come ci ricorda Papa Francesco. Vale per tutte le donne e gli uomini segnati da anni di fatica, ma anche di nuove risorse incontrate. Vale anche per la scuola e per noi Idr all’interno di questa”: sono le parole introduttive formulate dall’equipe dell’Ufficio Scuola della diocesi di Piacenza-Bobbio, per presentare la Giornata di formazione e presa di servizio degli idr diocesani, svoltasi il 3 settembre, nella Sala degli Arazzi, al Collegio Alberoni di Piacenza.

Il saluto ai neopensionati
(Daniela Mazzoni, don Stefano Garilli e Giovanni Marchioni)

L’incontro è stato preceduto dal saluto e la consegna della targa ricordo ai due neo-pensionati insegnanti di religione: don Stefano Garilli e Daniela Mazzoni.
Il Direttore Ufficio Scuola, prof. Giovanni Marchioni, ha ricordato l’impegno dei due docenti che si sono spesi per tanti anni nell’insegnamento della religione cattolica: don Garilli, docente alla scuola media di Ferriere e Mazzoni al liceo Colombini. Intense e sentite le parole di Daniela Mazzoni che ha ripetuto la poesia di congedo letta agli alunni fra cui le frasi: “Ho incontrato tanti mondi… Ho vissuto una bellezza profonda, ho cercato di ascoltare, capire, abbracciare… In quegli incontri ho trovato risposte…”.

Nuovi paradigmi
La tavola rotonda, coordinata dalla prof.ssa Federica Bassi, si è focalizzata sul tema: “Leggere e interpretare i segni dei tempi. La scuola alla ricerca di nuovi paradigmi di senso”. Con l’aiuto dei relatori: prof.ssa Maria Antonietta Maggio, collaboratrice di pedagogia speciale all’Università di Parma, prof. Dimitris Argiropoulos, docente di didattica e pedagogia speciale all’Università di Parma e don Giordano Goccini, parroco e teologo, già incaricato della pastorale giovanile dell’Emilia Romagna, si è riflettuto sulla disciplina della Religione Cattolica che ha bisogno di essere letta, interpretata e insegnata con paradigmi nuovi, capaci di leggere la storia in cui siamo immersi per “guardare” con occhi di speranza ai bambini/ragazzi/giovani che vengono affidati agli idr.
(I relatori: Maggio, Argiropoulus, Goccini)


Il mondo adulto in crisi
“Oggi il mondo adulto - sintetizziamo il pensiero del prof. Argiropoulos - non propone relazioni vere, c’è una aridità comunicativa, manchiamo di “entropatia”, cioè la necessità di sentire dentro l'altro, il farsi recettivi rispetto alla sua interiorità, ci affidiamo all’effimero, consumiamo istanze di non senso”. Quindi per il docente universitario c’è bisogno di un autentico modo di rientrare in relazione con l’altro basato sulla capacità spirituale di accedere e di comprendere come se si fosse al posto dell’altro.
“Oggi è cambiato tutto tranne il pranzo domenicale dalla nonna”: ha affermato sorridendo don Giordano Goccini. “Non c'è più un mondo adulto stabile - ha aggiunto - anche la scuola è friabile, gli adulti sono evanescenti e i ragazzi trovano stabilità dalla nonna che sempre è guardata con affetto”.
Anche la prof. Antonietta Maggio ha sottolineato la doppia visione che si vive nel quotidiano: la nostalgia di un passato e la paura del futuro. “Essere docenti oggi - ha precisato - significa essere professionisti della complessità, gestire mondi diversi, prendere ciò che di buono c'è stato e superare lo scollamento tra ciò che crediamo e ciò che vediamo”.

Vi precede in Galilea
Un altro aspetto del nostro modo di vivere odierno è la mancanza di un sano conflitto. È ciò che ha evidenziato Dimitris Argiropoulos, sottolineando come, nelle relazioni, viviamo una pace generica. “Si deve invece - ha aggiunto - convivere pacificamente pur nella divergenza di opinioni. Se litigo, se sono in conflitto con l’altro, sviluppo interesse nei suoi confronti. È un processo di reciprocità e di conoscenza di cui abbiamo bisogno”.
Altra cosa da lasciare - per don Giordano Goccini - è l’idea dell'impero, cioè del mondo dominato dal progresso, dalla sovrabbondanza dei beni…
“Quel modello ha dominato fino a qualche anno fa, - ha spiegato il teologo - mentre oggi viviamo in un modello sociale de-istituzionalizzato, dobbiamo avere la percezione che siano in un mondo disordinato e nei nostri progetti bisogna sempre trovare una sfida”.
L’allusione conclusiva al vangelo di Matteo: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea” di Maria Antonietta Maggio è stata significativa perché ha evidenziato l’importanza di riprendere tutto il cammino personale, fatto anche di delusioni, di sconfitte. “Significa entrare in classe con una storia alle spalle, anche con il dolore, le negatività che però maturano e fanno crescere”.
È lo stesso pensiero, nell’ omelia alla Veglia Pasquale, di papa Francesco:
“Ritornare in Galilea vuol dire rileggere tutto a partire dalla croce e dalla vittoria; senza paura, “non temete”. Rileggere tutto - la predicazione, i miracoli, la nuova comunità, gli entusiasmi e le defezioni, fino al tradimento - rileggere tutto a partire dalla fine, che è un nuovo inizio, da questo supremo atto d’amore”.

domenica 24 luglio 2022

Nel segno di San Benedetto

 "Subiaco, nel segno di Benedetto" è il titolo del Tg2 Dossier di Tommaso Ricci andato in onda sabato 25 giugno alle 23 e in replica domenica 26 giugno alle 10 su Rai 2. Viaggio nell'epicentro della impresa, silenziosa ed epica insieme, di San Benedetto da Norcia, primo patrono d’Europa, che a Subiaco si rifugiò dalla corruzione romana e, dopo tre anni di eremitaggio nella grotta del Sacro Speco - meta oggi di turisti e pellegrini da tutto il mondo - fondò qui, 1500 anni fa, i suoi primi monasteri ponendo le radici della civiltà occidentale. L'incontro con l'abate Mauro Meacci, con il Bibliotecario dom Fabrizio, custode del primo libro stampato in Italia, con il novantenne dom Giovanni, lo stilista ex braccio destro di Pierre Cardin e diventato monaco in tarda età, e con Giovanni, il 24enne postulante che desidera seguire per la vita l'aurea regola benedettina dell'ora et labora. Dai tesori d'arte che adornano il Santuario, tra cui l’unico ritratto in presa diretta risalente al 1223 di San Francesco, alle raffigurazioni diaboliche - San Benedetto, oltre ad essere uomo di pace e comunione venerato tuttora anche in Oriente, fu anche potente esorcista -, dai numerosi Papi che hanno frequentato Subiaco a personaggi come dom Egidio Gavazzi, nipote di Anna Kuliscioff e Filippo Turati, padri del socialismo italiano, convertitosi e diventato abate di Subiaco, alle rare immagini del rinomato pittore americano William Congdon, espressionista astratto, che qui soggiornò a lungo. Dalle attività agricole e d'allevamento, oggi ridotte ma che al tempo dell'Europa barbarica salvarono il Vecchio Continente all'esperienza eremitica di fratel Alberto, oblato benedettino. Un viaggio affascinante in un luogo mai abbandonato, a differenza di Montecassino, dai benedettini e dove si è iniziato a scrivere il glorioso capitolo dell''Europa cristiana.



martedì 18 maggio 2021

Salvaguardia del creato

 


Verso il 1224 Francesco d’Assisi compose il Cantico delle Creature. Questo testo poetico ci introduce al tema della natura, della sua bellezza ed del ruolo che l’uomo ha nei suoi confronti. Per San Francesco la Terra è “sorella e madre”. Questa personificazione della Terra ci suggerisce che essa meriti rispetto e cura. Il progresso umano ha avuto un forte impatto sull’ambiente molte delle modificazioni operate dall’uomo hanno compromesso equilibri delicati.

Inquinamento

Il termine inquinamento descrive i danni ambientali causati dall’uomo, ma vi sono casi originati dai fenomeni naturali come per esempio le eruzioni vulcaniche. Il tema dell’inquinamento è legato alle prospettive di sviluppo sostenibile e all’uso dell’energia. Molti pensano che proteggere l’ambiente sia una delle prime responsabilità che l’uomo ha nei confronti delle generazioni future. Numerosi eventi degli ultimi decenni, il disastro di Chernobil nel 1986, il naufragio della petroliera Exxon Valdez nel 1989 hanno accresciuto la consapevolezza pubblica. Molte associazioni oggi operano per l’ambiente e si oppongono alle pressioni delle forze economiche più spregiudicate.

Cambiamenti climatici

Dal 1970 gli studiosi hanno riscontrato una variazione del clima mondiale caratterizzato dall’aumento della temperatura media, dalla riduzione delle masse di ghiaccio ai poli e sui continenti, e da un lieve innalzamento dei livelli dei mari. La maggior parte degli esperti attribuisce il fenomeno all’accresciuto rilascio di gas serra, in particolare CO2 causato principalmente dalle attività industriali e dall’agricoltura. Le previsioni per il XXI secolo lasciano ipotizzare un notevole riscaldamento anch’esso dovuto al fenomeno del rilascio di gas serra e l’aumento di fenomeni meteorologici estremi: uragani, siccità, piogge intense. Il problema del riscaldamento globale è affrontato, a livello internazionale, con l’adozione di provvedimenti che mirano a ridurre progressivamente l’emissione di gas serra.

lunedì 17 maggio 2021

La Terra su cui viviamo non l’abbiamo ereditata dai nostri padri, l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli

 


Traduzione del testo considerato autentico della Lettera del Capo Seattle, noto anche come Sealth, Seathl o See-ahth (Blake Island, 1780 circa – Port Madison, 7 giugno 1866), un condottiero nativo americano, Capo delle tribù Duwamish e Squamish il quale, nel 1855, rispose alla proposta degli Stati Uniti d’America di acquistare la terra indigena. Il testo proviene dallo UNEP – Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. La risposta del Capo indiano Seattle rimane ancor oggi il più bello e profondo documento ecologico mai scritto!

COME È POSSIBILE COMPRARE O VENDERE IL CIELO, IL TEPORE DELLA TERRA?

“Il Grande Capo a Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Il Grande Capo ci manda anche parole di amicizia e di buona volontà. Questo è gentile da parte sua perché noi sappiamo che egli ha poco bisogno della nostra amicizia in cambio. Ma noi prenderemo in considerazione la sua offerta. Perché sappiamo che se noi non vendiamo la nostra terra l’uomo bianco può venire con i fucili e prendersela.
Come è possibile comprare o vendere il cielo, il tepore della terra? L’idea è estranea a noi. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria e lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come potete voi comprarli?
 Ogni zolla di questa terra è sacra al il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio di insetti è sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che scorre nel cavo degli alberi reca con sé la memoria dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano la loro terra natale quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa terra meravigliosa, perché essa è la madre dell’uomo rosso. Noi siamo parte della terra e la terra è parte di noi. I fiori profumati sono nostre sorelle; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; le creste rocciose, il profumo delle praterie, il calore dei pony e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Per questo, quando il Grande Capo di Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Il Grande Capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio ove muoverci affinché possiamo vivere confortevolmente fra di noi. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli.  

QUESTA TERRA È SACRA PER NOI

Prenderemo, dunque, in considerazione la sua offerta. Ma non sarà facile. Questa terra è sacra per noi. Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solo acqua, è il sangue dei nostri padri. Se vi venderemo la nostra terra, dovete ricordarvi che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni riflesso spirituale nell’acqua chiara dei laghi parla di avvenimenti e di ricordi nella vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, essi ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri figli.

LA TERRA È MADRE

Se vi venderemo le nostre terre, dovete ricordarvi ed insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovete usare per essi le stesse gentilezze che usereste per un fratello. L’uomo rosso si è sempre ritirato di fronte all’uomo bianco che avanzava, come la foschia delle montagne corre prima del sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono suolo sacro, e così queste colline, questi alberi, questa parte di terra è per noi consacrata. Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra è uguale ad un’altra, perché è come uno straniero che irrompe furtivo nel cuore della notte e carpisce alla terra tutto quello che gli serve. La terra non è suo fratello ma suo nemico e quando l’ha conquistata passa oltre. Egli abbandona la tomba di suo padre dietro di sé e ciò non lo turba. Rapina la terra ai suoi figli, e non si preoccupa. La tomba di suo padre, il patrimonio dei suoi figli cadono nell’oblio. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose da comprare, sfruttare, vendere come si fa con le pecore o con le perline luccicanti. La sua ingordigia divorerà la terra e lascerà dietro di sé solo deserto.  

L’ARIA PER NOI È PREZIOSA

Io non so. I nostri modi sono diversi dai vostri. La vista delle vostre città provoca dolore agli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò è perché l’uomo rosso è selvaggio e non capisce. Non c’è nessun posto silenzioso nelle città dell’uomo bianco. Nessun luogo ove percepire lo schiudersi delle gemme a primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse è perché io sono un selvaggio e non comprendo. Un assordante frastuono sembra insultare le orecchie. E quale significato ha vivere in quei posti se l’uomo non può ascoltare il grido solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane attorno ad uno stagno? Io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il suono dolce del vento che si slancia come una freccia sulla superficie di uno stagno, e l’odore del vento reso terso dalla pioggia meridiana o profumato dal pino pignone. L’aria è preziosa per l’uomo rosso, giacché tutte le cose condividono lo stesso respiro: gli animali, gli alberi, gli uomini tutti condividono lo stesso respiro. L’uomo bianco non sembra dare importanza all’aria che respira; come un uomo in agonia da molti giorni egli è intorpidito dal puzzo. Ma se noi vi venderemo la nostra terra dovrete ricordarvi che l’aria per noi è preziosa, che l’aria condivide il suo spirito con tutto ciò che essa fa vivere. Il vento che diede il primo alito ai nostri nonni è lo stesso che raccolse il loro ultimo sospiro. E il vento deve dare anche ai nostri figli lo spirito della vita. E se noi vi venderemo la nostra terra voi la dovete custodire divisa come sacra, come un luogo dove anche l’uomo bianco può andare ad assaggiare il dolce vento che reca le fragranze della prateria. Così prenderemo in esame la tua offerta di comprare la nostra terra. Se decideremo di accettare io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli.  Io sono un selvaggio e non conosco altro modo. Ho visto migliaia di carcasse di bisonti imputridire sulla prateria abbandonati dall’uomo bianco che gli ha sparato da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non comprendo come il “cavallo di ferro” fumante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per vivere. Che cos’è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali scomparissero, l’uomo morirebbe per la grande solitudine del suo spirito. Perché quello che accade agli animali, presto accadrà all’uomo. Tutte le cose sono collegate tra loro. 

IL NOSTRO DIO È LO STESSO DIO

Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che calpestano è la cenere dei nostri nonni. Affinché i vostri figli rispettino la terra, dite loro che essa si arricchisce con la dipartita dei nostri congiunti. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri figli: che la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che accade alla terra, accade ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra essi sputano sé stessi. Così noi sappiamo. La terra non appartiene all’uomo; l’uomo appartiene alla terra. Così noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come i membri di una famiglia sono legati dallo stesso sangue. Tutte le cose sono collegate. Tutto ciò che accade alla terra accade ai figli della terra. Non è l’uomo che tesse la trama della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a sé stesso.
Persino l’uomo bianco, il cui Dio cammina e dialoga con lui come amico con amico, non può sottrarsi al destino comune. Dopo tutto, possiamo essere fratelli. Vedremo. Una cosa noi sappiamo che forse l’uomo bianco scoprirà un giorno: il nostro Dio è lo stesso Dio. Voi forse pensate che lo possedete come volete possedere la nostra terra; ma non lo potete. Egli è il Dio dell’uomo, e la Sua misericordia è uguale per l’uomo rosso e per l’uomo bianco. La terra è a Lui preziosa e nuocere alla terra è accumulare disprezzo sul suo Creatore. 
Anche i bianchi passeranno, forse prima di tutte le altre tribù. Continuate a contaminare i giacigli dei vostri focolari e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.
Ma nel morire risplenderete luminosamente, infiammati dalla forza del Dio che vi ha portato in questa terra e per qualche motivo speciale vi ha dato il dominio su questa terra e sull’uomo rosso. Questo destino è per noi un mistero, perché non capiamo quando tutti i bisonti vengono massacrati, i cavalli selvaggi domati, i luoghi più segreti delle foreste violati da molti uomini e la vista delle colline fiorite rovinata dai fili che parlano. Dov’è
andato il bosco? Dov’è andata l’aquila? Come dire addio all’agile pony e alla caccia? È la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

PRESERVATELA PER I VOSTRI FIGLI E AMATELA

Così prenderemo in considerazione la tua offerta di comprare la nostra terra. Se saremo d’accordo dovrai assicurarci la riserva che ci hai promesso. Là, forse, potremo finire i nostri brevi giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra e la sua memoria sarà solo l’ombra di una nube attraverso la prateria, queste spiagge e queste foreste conterranno ancora gli spiriti del mio popolo. Perché essi amano questa terra, come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Quindi se noi vi venderemo la nostra terra amatela come noi l’abbiamo amata. Abbiatene cura come noi ne abbiamo avuta. Conservate nella vostra mente la memoria della terra come è quando la prendete. E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra mente, con tutto il vostro cuore, preservatela per i vostri figli e amatela … come Dio ama tutti noi. Una cosa noi sappiamo. Il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Nemmeno l’uomo bianco può essere esonerato dal comune destino.  Possiamo essere fratelli, dopo tutto. Vedremo.”

 

La ricetta della vita

 


“Come scuola Agraria e Alberghiera siete dentro a dei capitoli dell’esperienza umana che sono singolari e li avete ricordati nei vostri interventi: il tema dell’ospitalità, il rapporto con la natura, il tema del banchetto e della convivialità. “Così si è espresso il Vescovo, mons. Adriano Cevolotto che ha ricordato la sua provenienza da Castelfranco Veneto, dove esiste una scuola simile a quella del Campus Agroalimentare Raineri-Marcora di Piacenza, l’istituto che ha incontrato nella mattinata del 7 maggio. Il Vescovo ha visitato l’azienda agricola, presente al Campus, con 60 bovine da latte, i vari laboratori dell’alberghiero e si è poi riunito con una rappresentanza dei giovani dell’Istituto in Aula Magna. “Voi siete inseriti, come scuola, - ha aggiunto Mons. Cevolotto - su dei punti cruciali della vita. Quindi l’essere dentro al creato, alla convivenza, alle relazioni, sentitelo come una opportunità singolare e significativa”.

 

NON AVER PAURA DELLA CRISI


Dinanzi alla domanda sulla fede e sul distacco da essa dei giovani, posta da Simone, uno studente dell’Alberghiero, il Vescovo ha risposto che la fede, se la vediamo solo come un apparato di regole, di gesti e di riti, si fa fatica a darle un senso. Se invece la si osserva come qualcosa che ha a che fare con le domande fondamentali della vita, la fede acquista interesse. “Anche la mia fede - ha spiegato mons. Cevolotto - è cresciuta insieme a me negli anni. Ci sono stati momenti di crisi e insieme di scoperta. Non dobbiamo aver paura della crisi. Tante testimonianze nella Bibbia a partire dai profeti, da Giobbe, dalle espressioni dei salmi, esprimono una battaglia, una lotta, un travaglio interiore che spesso fanno dubitare di Dio, ma poi trovano in Lui una risposta”.

 


LA CHIESA SONO TUTTI I BATTEZZATI

“Cosa cambierebbe lei della Chiesa?”. È la domanda di Susanna, studentessa dell’Agraria. “La chiesa, fin dall’inizio, - ha puntualizzato il Vescovo - non è mai stata perfetta. Tra gli apostoli di Cristo, uno lo ha tradito, uno lo ha rinnegato e gli altri, tranne Giovanni, sono scappati dinanzi alla croce. Della Chiesa molte sono le cose che si potrebbero cambiare. I riflettori però sono posti maggiormente sugli scandali, sulle ricchezze… Ma la chiesa è anche qualcos’altro: è quella giovane missionaria che è stata uccisa, proprio in questi giorni, in Perù, dopo quasi trent’anni di volontariato gratuito verso i bambini che non avevano possibilità di andare a scuola, di avere una casa, una famiglia. È anche quella di quel giovane vescovo ferito in Sudan, una settimana fa. È fatta di tante persone che anche in questa scuola, con motivazioni di fede, sono a vostro servizio, facendo il loro lavoro con passione, vivendo la carità educativa. La Chiesa sono tutti i battezzati: ce ne sono molti che testimoniano con coraggio il Vangelo ed altri che lo possono smentire e tradirlo, ma questo è da sempre”.

 


LA RICETTA DELLA VITA

“Esiste una ricetta che ci permetta di dare gusto e sapore alle azioni quotidiane della nostra vita?”. È la domanda di Alice e Lucrezia, studentesse dell’indirizzo “Pasticceria” dell’Alberghiero. “Ho imparato dalla mia vita - ha risposto mons. Cevolotto - che il pericolo più grande è la superficialità. Ricordo che nell’adolescenza mi stancavo di giornate sempre uguali dicendo “che noia…”. Poi qualcuno mi ha suggerito di provare ad andare più in profondità ed ho scoperto che ogni giornata non è uguale all’altra, anche se facciamo sempre le stesse cose. Ho imparato a fare una revisione e mi sono reso conto che, quotidianamente, se avevo pazienza di ascoltare e di osservare, c’era qualcosa che non era come quella del giorno prima. Quindi la prima ricetta è questa: se facciamo le cose in un modo diverso e nuovo non ci annoieremo mai e troveremo sempre qualcosa di interessante da vivere e da scoprire anche nelle relazioni. Poi dobbiamo sempre “togliere i calzari” come dice la Bibbia, quando ci avviciniamo ad un altro perché è un terreno sacro. L’altra ricetta proprio è scoprire il valore dell’altro. Quindi per dare gusto alla vita non bisogna stare nella superficialità, ma avere grande cura di sé e degli altri.

 


NON DITE LE BUGIE A VOI STESSI

“In un mondo dove noi giovani siamo distratti da mille proposte. Che cosa dobbiamo seguire per fare le scelte per il nostro futuro?”. È la domanda di Andrii, studente dell’Alberghiero. Il discernimento è la parola usata da mons. Cevolotto per la risposta a questo interrogativo, cioè la capacità di considerare bene le cose per fare la scelta migliore. “Oggi ci sono mille proposte, mille sollecitazioni - ha affermato il Vescovo Adriano -, ma cosa desidero veramente? Vorremmo una cosa, ma anche il suo contrario. Non dite mai le bugie a voi stessi!”. È stata la forte provocazione del Presule, perché spesso ci si giustifica per stare nella tranquillità e tranquillizzare gli altri. È importante domandarsi ciò che si vuole veramente. Non sentirsi costretti a fare scelte, ma esprimere il meglio di sé stessi.

 


SIAMO FRAGILI E VULNERABILI

“In che modo ha affrontato la difficile situazione che il Covid ha portato?”. È la domanda di Gloria, studentessa dell’Agraria. “All’inizio ho avuto l’impressione - ha risposto il Vescovo - che la vita non era più nelle mie mani. Ho condiviso la sofferenza di tante persone. Il tempo del lockdown ci ha portato anche delle cose molto belle come la riscoperta di certi valori semplici, dei momenti di incontro e di gratuità, che, purtroppo, finita l’emergenza, abbiamo dimenticato. La pandemia infine ci ha insegnato che non siamo onnipotenti e spesso siamo molto più fragili e vulnerabili di quello che crediamo di essere. Sarebbe utile ricordare sempre tutto questo”.

Cosa pensi della vita?