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martedì 15 settembre 2020

NOAH

 

COMMENTI sul film

Sarebbe utile creare anche oggi un'arca contenente tutte le specie animali per far fronte alle numerose guerre, alle numerose catastrofi come incendi delle foreste, plastica che si trova in ogni luogo e uccide numerosi animali , a causa della nostra presenza e della nostra maleducazione contro il prossimo, e contro il mondo? Sarebbe una soluzione molto utile e semplice ma penso che solo rimanendo in questo mondo, senza creare nessuna barca per far estinguere l'essere umano, si possa imparare dai propri sbagli e migliorarsi e riuscire finalmente a pensare a un futuro migliore. (Francesca)

Noah ha una missione da compiere: salvare lui, la sua famiglia e tutte le specie animali presenti sulla terra dal Diluvio Universale. Ciò che mi ha colpito maggiormente del film è la determinazione di Noah che affronta e riesce a superare tutti gli ostacoli che gli si presentano: infatti egli riesce a prendere, talvolta forse con un certo cinismo ai nostri occhi, anche le decisioni più dolorose, sia per lui sia per i suoi famigliari, pur di portare a termine il proprio compito e di rispettare il volere di Dio. (Marco)

Noah, nonostante tutto, le privazioni date ai figli, di non avere una ragazza d’amare a Cam, e di non poter il bimbo in grembo della figlia Ila. La costruzione di una barca, può anche essere interpretato nel mondo moderno, cioè come un mezzo di fuga dai problemi, delle cattiverie dell’uomo verso la natura, e di voler fuggire solamente con le uniche creature buone e degne di amore, gli animali. (Silvia)

La figura della barca potrebbe essere usata nel presente come figura per evitare di pensare alla situazione che si sta creando nel mondo in questo momento, non per scappare perché c’è bisogno di aiutare, però per pensare ad altro e vivere un momento migliore. O comunque potrebbe essere usata in generale per scappare o non pensare ai problemi della vita quotidiana. (Gaia)

Noah si distingue da essi ponendo al vertice delle priorità la generosità verso tutte le altre specie animali che meritano un posto nel mondo. Fra le qualità positive del protagonista occorre sottolineare soprattutto la determinazione, egli infatti riesce nell'intento di costruire qualcosa di impensabile basandosi sulla fede verso Dio e verso la propria famiglia. Egli è quindi guidato da una fortissima fiducia che lo porterà ad agire considerando sempre il meglio per tutti gli altri e riconoscendo il bene collettivo al di sopra del benessere del singolo. (Leonardo)

Non dovrebbe essere considerato un film biblico nella sua vera essenza, ma un film che rispecchia la visione del regista su quello che potrebbe essere stato il diluvio universale descritto nella Bibbia.
Le atmosfere nel film variano in continuazione, dall'atmosfera calma e riflessiva all'atmosfera burrascosa e apocalittica e ogni personaggio rappresenta diversi comportamenti umani che avranno un ruolo importante per la storia. Vengono inoltre rappresentate diverse emozioni umane: ira, vendetta, rabbia, amore....  (Miriana)

Questo film ha suscitato in me un misto di emozioni come: stupore e ammirazione ma la cosa che mi ha fatto più pensare è il fatto che hanno fatto una fatica immensa per salvare degli animali che per loro sarebbero potuti essere insignificanti (altruismo/solidarietà). (Alessandro c)

Questo film mi è piaciuto molto, soprattutto perchè mi ha fatto riflettere in modo approfondito, sul fatto che noi uomini commettiamo quasi sempre gli stessi errori ormai da secoli, senza riuscire a renderci conto, che la storia è stata scritta e tramandata con uno scopo ben preciso, ovvero di far capire a coloro che la studiano le cause degli sbagli che sono stati fatti e cosa hanno comportato per la popolazione e la terra, per poi evitare di commetterli nuovamente. Purtroppo però come è stato dimostrato tante volte noi non siamo in grado di imparare dai fatti passati per salvaguardare il nostro futuro, perchè ogni volta inciampiamo nei medesimi errori. (Paola)

Noè, cerca di difendere la sua famiglia anche con metodi molto duri e ha percepito il messaggio di Dio costruendo l'arca (Edoardo)

Il film parte da Eva che disobbedisce a Dio, ingannata dal serpente. Da Eva nascono due figli: Caino e Abele, quest’ultimo ucciso dal fratello per gelosia, destinando tutta la sua discendenza alla malvagità eterna. Noè fa un sogno dove vede un'inondazione che colpirà l’intero pianeta terra per far sparire la malvagità dalla terra. Quello che mi ha colpito è la determinazione di Noè che di fronte a Dio fa qualsiasi cosa restandogli fedele sempre, quindi è ammirevole questa cosa. (Alessandro g) 

Noah esegue gli “ordini” impartiti e non lo ferma nessuno; ciò è anche dovuto alle sue visioni, che gli hanno fatto notare la malvagità del genere umano. Anche i suoi figli e la moglie lo seguono, ma spesso rimangono turbati e spesso esitano a ciò che gli viene detto. Oggi costruire un arca per salvare i buoni è solo un sogno, un fatto impossibile; si può però migliorare lo spirito, l’animo delle persone, farle diventare “buone” con la parola e con i buoni propositi. (Massimo) 

Sono riuscito a vedere il come la società pensata nel film si rispecchi un po' in quella del giorno d'oggi, il come il male è in tutti in noi, persino in Noè ( il più puro) c'è un lato oscuro. Noè è disposto addirittura a sacrificare la sua stessa nipote per salvare la purezza della nuova terra, ma non sarà proprio questo a contaminarla. Oggi invece che un'arca siamo in una casa in cemento, a causa di questa espansione del coronavirus, penso che l'arca rappresenti un po' il modo con cui ci possiamo salvare e possiamo vivere in modo tranquillo senza problemi che coinvolgono la salute e la paura di morire. (Samuele)

Del film mi ha lasciato molto sorpreso la cattiveria dell’uomo, soprattutto in una scena in cui tutta le gente presa dalla fame, uccide a mani nude facendoli a pezzi un cerbiatto. La seconda cosa è la determinazione e la fedeltà verso Dio di Noah che è anche disposto a uccidere la nipote perché non maschio. (Tommaso)

Questo film mi è piaciuto molto perché parla di un tema molto delicato, facilmente fraintendibile, ma è riuscito a far comprendere con chiarezza e anche con qualche personaggio in più la storia di Noè e delle motivazioni che portarono “il creatore” punire l’uomo con una grande inondazione, mi ha fatto comprendere meglio il significato di questo avvenimento biblico e mi ha anche fatto pensare sulla discendenza dell’uomo e di tutti i peccati che la circondano. (Davide)

Noè deve costruire e proteggersi dentro ad un’arca per scampare dal diluvio universale e salvare l’umanità, ma speriamo finisca come nel film, dove riusciamo a sconfiggere il virus e la nostra vita riprenda, ma tenendo in considerazione questi momenti e gesti belli che si vedono in questo periodo come la voglia di essere uniti come si può vedere con i flash mob sui balconi, aiutando il prossimo con delle donazioni e si può usare meno la macchina e le altre cose che creano inquinamento per pulire l’aria come sta avvenendo in questo periodo.  (Alessandro Ba)

Noah è un uomo scelto da Dio per svolgere un compito grandioso: salvare tutti gli innocenti prima che arrivi l’inondazione e distrugga tutto il mondo. Noah si dimostra all’altezza del suo compito perché è coraggioso e ha una fede incrollabile e una grande perseveranza verso Dio. Lui infatti non si sente solo neanche quando ... lo minaccia dicendogli che ha mille uomini contro di lui pronti a prendere la sua barca. (Alessandro Bo)

A parer mio l'umanità presente nel film è molto simile a quella che c'è oggi, che ha prosciugato ormai il pianeta, c'è un problema di sovrappopolazione, ci sono guerre, assassinii, furti e molto altro. (Luca)

lunedì 8 aprile 2019

Forrest Gump, la storia d'America degli anni 60 e 70


Tra i film più famosi e citati di sempre, Forrest Gump racconta la storia dell’omonimo protagonista, che seppur non viene apertamente qualificato come soggetto affetto da un disturbo di spettro autistico, è certamente dipinto come un uomo che presenta alcuni comportamenti assimilabili a tali patologie. Ma quest’uomo indimenticabile, dall’indole mite, dimostra al mondo di non essere limitato dai suoi problemi, anzi, è capace di gesta davvero straordinarie.
Certe volte le nostre capacità e risorse, non corrispondono sempre a ciò che la società ci chiede, ma possono definire opportunità. Questi sono i pensieri che muovono le fantasie e la volontà di Forrest.
Sua madre lo stima e crede nelle sue potenzialità, fin da quando è bambino, tanto da essere disposta a qualsiasi sacrificio per lui, senza perdere mai la speranza. Forrest percepisce la realtà a modo suo, e, nonostante ciò, prende seriamente gli avvenimenti che la vita gli offre, affrontandoli con un grosso margine di successo.
Corre, corre, corre per scappare dalla derisione e riscattarsi; riesce ad essere vincente semplicemente essendo ed accettandosi per la persona che è.
Il film ha vinto sei Premi Oscar, tra cui Miglior Film, Migliore Regia e Migliore Attore. Il protagonista, interpretato da Tom Hanks, con la sua espressione inconfondibile, è diventato un fenomeno di costume, un evento cinematografico impressionante.
Uscito nelle sale statunitetensi il 6 luglio 1994 e il 6 ottobre 1994 nelle sale cinematografiche italiane il cult di Robert Zemeckis ha segnato inevitabilmente la storia del cinema.
Il trailer originale recita che «il mondo non sarà più lo stesso, dopo averlo visto attraverso gli occhi di Forrest Gump». Attraversare la storia in maniera genuina con una sensibilità tutta propria: è questa dote è la migliore che Forrest possiede.

Non lo so… Se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza… Ma io credo, può darsi le due cose. Forse le due cose capitano allo stesso momento…

martedì 19 febbraio 2019

L'ERBA CATTIVA - film intenso e commovente

L’erba cattiva (Mauvaises herbes) è un film francese Netflix diretto da Kheiron ed interpretato da Catherine Deneuve, Kheiron e André Dussollier.
Wael (Kheiron) vive di piccole truffe con la madre adottiva e complice Monique (Catherine Deneuve). Quando Wael e Monique imbrogliano l’uomo sbagliato, Victor (André Dussollier), vecchia conoscenza di Monique ora a capo di un’organizzazione di supporto per adolescenti problematici, non hanno altra scelta che diventare segretaria e educatore ad interim per riscattarsi.
Wael, di fronte a sei ragazzini intenzionati a rovinare tutti i suoi sforzi, abbandona i panni di truffatore per vestire quelli di educatore di sei giovani: Shana, Fabrice, Karim, Ludo, Nadia e Jimmy. La sua storia personale e il suo ingegno diventano la chiave per guadagnarsi la loro fiducia e il loro rispetto. Da questo incontro tra erbe cattive nascerà un vero miracolo e Wael si renderà conto che anche a lui viene data un’opportunità per guarire il suo passato e trovare il suo posto nella società.
Kheiron, regista, sceneggiatore e attore principale, si è ispirato nuovamente alla sua vita per il suo secondo film L’erba cattiva, che segue due temporalità ben distinte: l’una mentre è solo un bambino orfano e in fuga durante la rivoluzione islamica in Iran, l’altra mentre vive a Parigi, ormai adulto. Infatti le prime scene del film ci mostrano un paese in uno stato di guerra, tra gente che fugge e cade sotto i proiettili dei soldati, che uccidono tutto ciò che si muove. Nessuna parola, nessun suono, nessun sopravvissuto se un bambino piccolo nascosto sotto un letto.
Ma il film segue principalmente la vita di Wael da adulto. Wael è un truffatore, vive con la madre adottiva Monique nella periferia di Parigi, luogo in cui si depositano e crescono generalmente le cosiddette erbacce cattive della società. L’erba cattiva mostra l’incontro e la convivenza forzata di Wael con sei ragazzi esclusi dal sistema scolastico, ragazzini emarginati dalla società a cui dovrà badare e fare da educatore.
L’erba cattiva è basato su dialoghi intelligentemente strutturati e mai moralistici, la cui narrazione dà un posto privilegiato a questa gioventù accattivante e dotata. Piuttosto che stigmatizzare la violenza delle città, il film di Kheiron preferisce sottolineare la vitalità dei suoi personaggi e la loro energia per andare avanti, la loro redenzione, rendendo questa storia un inno alla vita e alla speranza.
Nei titoli di testa il film cita Victor Hugo: “Non vi sono né cattive erbe né cattivi uomini: vi sono soltanto cattivi coltivatori“, una citazione perfettamente in linea con il senso del film, che riesce a bilanciare perfettamente le proprie tematiche, l’inclusione e l’istruzione, con il carattere irriverente e divertente del film. L’erba cattiva è una produzione Netflix davvero stupefacente, una commedia intensa e imperdibile (da cinematographe.it).

#REALITYHIGH - i giovani nel tempo dei social

I giovani al tempo dei Social... Potremmo parafrasare cosi questo film.
Il potere dei like, l'avere followers sembra oggi diventato determinante per essere popolari, per avere successo in rete.
Inoltre mettere subito sul Web ciò che accade a noi e ai nostri amici aumenta la facilità di comunicazione, ma può anche creare danni alle persone...
Diretto da Fernando Lebrija, è una commedia adolescenziale con protagonista Dani Barnes (Nesta Cooper), teenager con ottimi voti, un po' goffa e nerd. Da amante dei cani, il suo sogno è quello di diventare veterinaria e nel doposcuola presta volontariato in una clinica per animali. È qui che conosce meglio Cameron (Keith Powers), il ragazzo per cui ha una cotta da diverso tempo. Il giovane è fidanzato, però, con Alexa Medina (Alicia Sanz), liceale popolare che mira a diventare una star dei social con il suo programma #RealityHigh.
Quando Dani cambia look attira l'attenzione di Cameron, che, affascinato dal suo modo di essere, oltre che dal suo aspetto, decide di lasciare Alexa per lei. Proiettata nel mondo dei più "in" del liceo, Dani dovrà fare i conti con la popolarità e le vendetta meditata dalla suarivale in amore ai tempi dei social media (da Comingsoon.it ).

martedì 20 novembre 2018

ALTRUISTI SI DIVENTA - The Fundamentals of Caring

Film del 2016 con la regia e la sceneggiatura di Rob Burnett.
Interpreti principali: Paul Rudd, Craig Roberts, Selena Gomez e Jennifer Ehle.

“Fornire assistenza non è solo nutrire, vestire e pulire una persona. Ma soprattutto capire come gestire una relazione tra chi presta la propria opera di supporto e chi ne ha bisogno”.
E' così che si apre la storia di Altruisti si diventa (titolo originale: The fundamentals of caring), film prodotto dalla Levantine Films in collaborazione con Netflix. Una storia particolare che, in un’epoca e in una società quanto più votata, per la propria sopravvivenza, all’individualismo, si avvicina ad una tematica scomoda, quella dell’assistenza.
Altruisti si diventa racconta la storia di un ex scrittore che, dopo la pubblicazione di due romanzi,in seguito ad un dramma familiare, abbandona il suo passato per rincorrere una nuova professione: quella dell’assistente ai disabili, per l’appunto. E’ grazie a quest’ultima che conosce Trevor, un ragazzo con una malattia rarissima (la distrofia muscolare di Duchenne) del quale dovrà prendersi cura.

Bene, leggendo tutto ciò, sarà già arrivata la depressione a qualsiasi lettore ma purtroppo, nonostante le aspettative della trama, Altruisti si diventa non è nulla di noioso, di penoso e di strappalacrime come si potrebbe pensare.
La pellicola è una commedia che nasce dal dramma e si trasforma in un inno alla vita e che paradossalmente ci mostra come spesso ad una malattia del corpo (come quella di Trevor) non corrisponda la voglia di lasciarsi andare, ma il desiderio di lottare e di continuare ad essere curiosi del mondo e della vita. Trevor, infatti, è un ragazzo con un innato senso dell’umorismo: quando incontra per la prima volta Ben, fa finta di strozzarsi e nel corso di tutto il film continuerà questa sua burla verso l’assistente. Trevor è curioso e desidera fare le cose più strane del mondo come andare a vedere la fossa più profonda della Terra ed è un ragazzo semplice a cui se gli si chiede: ”Se avessi le gambe,quale sarebbe la prima cosa che faresti? ”risponde “La pipì in piedi”.

Il centro del film è rappresentato dal viaggio che Ben propone a Trevor per fargli realizzare proprio il suo sogno di andare a vedere questa buca profondissima. Il viaggio sarà la metafora per la crescita e la maturazione sia del ragazzo che, inaspettatamente, di Ben. Durante il tragitto due i personaggi incontrati che saliranno sul loro furgone: Peekes, una donna incinta al suo ultimo mese e Dot (Selena Gomez), una ragazzina scappata di casa desiderosa di cambiar vita che conquisterà Trevor.

Dopo varie peripezie ed incontri (il più importante quello con il padre del ragazzo), il racconto si chiuderà con la nascita della figlia di Peekes grazie all’aiuto di un inesperto e sconvolto Ben che riuscirà a superare il suo dramma interiore, la sua malattia, grazie proprio a chi per una malattia in futuro morirà, ma ne ride facendo la pipì all’impiedi sulla fossa più grande mai creata.
Recensione di Ester Genovese (domanipress.it)
Trevor deve superare il trauma di esser stato abbandonato dal padre appena è risultata manifesta la sua infermità;
il figlio di Ben, forse per una distrazione del padre, è morto sotto una macchina; la prova definita di recupero del proprio valore, sarà per Ben, quella di aiutare una donna a partorire in un parcheggio.

lunedì 15 ottobre 2018

NOI SIAMO INFINITO (The perks of being a Wallflower)

Aggiungi didascalia
È il 1991 e Charlie (Logan Lerman) è un ragazzo molto intelligente, ma allo stesso tempo timido e insicuro, che osserva il mondo intorno a sé tenendosi in disparte. Un giorno due carismatici ragazzi dell'ultimo anno, la bella Sam (Emma Watson) e il suo impavido fratellastro Patrick (Ezra Miller), lo prendono sotto la loro ala protettrice accompagnandolo verso nuove amicizie, il primo amore, il primo bacio, le prime feste, le rappresentazioni del Rocky Horror Picture Show e la ricerca della colonna sonora perfetta della loro vita. Allo stesso tempo, il suo professore di inglese, il sig. Anderson (Paul Rudd) lo introduce al mondo della letteratura, facendo nascere in lui il sogno di diventare scrittore. Tuttavia, nonostante la felicità raggiunta, il dolore del suo passato, segnato dal recente suicidio del migliore amico Michael e dall'accidentale morte di una sua cara zia, tormenta ancora Charlie. Quando i suoi amici più grandi si preparano a lasciare il liceo per il college, l'equilibrio precario del ragazzo inizia a sgretolarsi, fino a palesare una dolorosa verità.(da comingsoon.it).

Recensioni da mymovies


In un cinema che rispecchia il mondo sempre più frenetico che ci circonda, sempre alla ricerca di emozioni più forti, avevamo bisogno di un film che ci ricordasse quali siano le vere emozioni. E non importa se non tutte quelle emozioni sono positive perché la vita vera è questa. La solitudine di un adolescente che cammina in mezzo a tanti ragazzi, il senso di colpa per eventi al di fuori del suo controllo, l'euforia per un piccolo gesto, le tragedie. Tutto fatalmente accentuato dallo spirito degli adolescenti anni '90 che Chbosky riesce a cogliere come pochi prima di lui. Un film frizzante, con dialoghi brillanti e a tratti davvero divertente, che racconta, tuttavia, dall'inizio alla fine una storia meravigliosa: "una storia triste" (smilzo)

"We can be heroes", chiunque noi siamo, anche se apparteniamo al club dei giocattoli difettosi.

Braccia larghe, vento in faccia e tutta la vita che ti ci sbatte contro; quella passata con le sue ombre ed i suoi equivoci, quella presente con la difficoltà di decifrarne il tempo, quella futura con tutto il potere che noi abbiamo su essa. Fa questo effetto questo bel film di Stephe Chbosky che non tratta semplicemente di adolescenza ed emarginazione, ma traccia con molta chiarezza la via che ciascuno deve affrontare per liberarsi del proprio senso di diversità ed eslusione e comprendere che si tratta semplicemente della propria identità, con tutti i potenziali e tutte le cicatrici del caso. (allaboutme)

Quando si tratta di dimostrare che esistono alti e bassi e che da ognuno di noi può dipendere la
felicità, la tristezza, la redenzione, la rinascita, la fine di qualcun altro, noi siamo infinito.
In una circostanza semplice, quanto lo è quella di ogni adolescente che si approccia al suo primo anno di liceo, legato alle sue paure, alle sue insicurezze, ai suoi dubbi, tornano a galla vecchi tormenti, tormenti di infanzie difficili, o solo di momenti dolorosi, di cambiamenti, di maturità, di scoperta, che tessono una trama intricata che si posa su fili fragili, facili da spezzare, sui quali si deve restare sempre in un precario equilibrio tendendosi la mano l'un l'altro per non cadere e scoprire che nessuno è solo una storia triste, ma che ognuno è vivo e può ancora sorridere, crescere, piangere, cadere, rialzarsi, felicitarsi, sognare, provare, continuare. (lisadp)

domenica 25 febbraio 2018

The Edge of Seventeen - 17 anni (e come uscirne vivi)

"17 anni (e come uscirne vivi)" ha il merito di proporre una visione dell'adolescenza non quale età dello splendore, dell'irripetibile gioia e felicità; ma anzi quale difficile momento di transizione, pregno di dubbi e insicurezze CONTINUA

sabato 17 febbraio 2018

FREEDOM WRITERS

I giorni tra la fine d'aprile ed i primi giorni di maggio del 1992 fanno parte della storia degli Stati Uniti e della città di Los Angeles. L'ondata di violenza, sedata con l'intervento dell'esercito il due maggio dello stesso anno, pur se scatenata dall'assoluzione dei quattro poliziotti responsabili del pestaggio di Rodney King, era in realtà il culmine di una situazione ormai da molti anni in procinto di esplodere. Il sogno dell'integrazione e del "melting pot" aveva dovuto cedere alla dura realtà dei fatti: ogni comunità era un mondo a se stante, separato, governato da una paura che troppo spesso trovava il proprio sbocco naturale nella lotta tra gang, nell'odio razziale, nella violenza.
Freedom writers è un film tratto da una storia vera, e narra la vicenda di una coraggiosa insegnante, Erin Gruwell, che osò credere con tutto il cuore in un programma di integrazione razziale sorto
all'indomani delle rivolte a Los Angeles. I suoi alti ideali tuttavia si scontrarono molto presto con la crudele realtà dei fatti: da una parte dovette affrontare una classe problematica, caratterizzata da tensione e spesso dalla lotta per la sopravvivenza, mentre d'altro canto fu ostacolata da un establishment a favore dell'integrazione solo sulla carta, perché il nuovo sistema non faceva altro che perpetuare forme striscianti di segregazione nei confronti di categorie svantaggiate. La lotta della Gruwell è quindi una lotta dal basso e nel cuore di adolescenti che troppo presto nelle loro vite hanno conosciuto una sofferenza tale da renderli adulti precocemente e contro la loro volontà. Erin Gruwell trovò un proprio metodo spingendo i ragazzi a mettere su carta la loro rabbia e la loro frustrazione, facendo capire loro di non essere soli, ma di avere fin troppe esperienze negative in comune.
Hillary Swank, nel ruolo dell'insegnante, ha confessato di avere un debole per le storie vere (basti pensare alla protagonista di "Boy don't cry"), e anche in questo caso ci regala un'interpretazione degna di rispetto. Freedom writers riesce a condensare in due ore le sottili dinamiche che si instaurano tra classe ed insegnante e tra questi ed il mondo esterno. Si tratta di un film importante, che dimostra l'attualità della lotta per i diritti civili ancora oggi e nel paese più democratico del mondo. Freedom writers è un film che riesce a toccare, a tratti a commuovere, ma in ogni casi a dare un barlume di speranza se è vero che anche una donna sola può fare la differenza nella vita di molte
persone.  Mario Corso da FilmUP.com

I veri protagonisti della storia con Erin Gruwell al centro

mercoledì 18 gennaio 2017

Se hai un sogno proteggilo

La ricerca della felicità, un film, di Gabriele Muccino con Will Smith, che trasmette forti emozioni...
Una storia vera, fatta di tenacia, fiducia, ma soprattutto di un solido legame tra padre e figlio è la commozione della vittoria a coronare il sogno di una vita.

“Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Neanche a me. Ok? Se hai un sogno tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto.”

La Felicità di cui si parla nel film è la felicità che un po' ognuno di noi cerca. Quella che si ottiene quando si riesce a raggiungere innanzitutto un equilibrio interiore che soltanto gli affetti familiari ti possono dare e che soltanto facendo quello che realmente ami fare riesci a raggiungere. Una Felicità difficile da raggiungere, che ti costringe a metterti in gioco sempre e comunque rischiando sempre il massimo. Una Felicità che solo chi è tenace, coraggioso e sincero con se stesso e con gli altri riesce a raggiungere.

domenica 3 luglio 2016

SCRIVERE E' MAGIA

HURRICANE  Il grido dell'innocenza è un film suggestivo  con una eccellente  performance di Denzel Washington nella parte del protagonista
Rubin Hurricane Carter.
Rubin Carter, noto anche con il soprannome Hurricane (1937-2014), è stato un pugile statunitense naturalizzato canadese,
La sua carriera di pugile si è svolta tra il 1961 e il 1966, ma Carter deve parte della sua notorietà all'essere stato accusato di un triplice omicidio, avvenuto il 17 giugno 1966 a Paterson, nel New Jersey: sottoposto a processo, fu condannato a due ergastoli ma fu scarcerato nel 1985, quando l'accusa rinunciò a muovere in giudizio una terza volta contro l'illegittimità processuale sollevata dalla Corte Federale sulla base di un possibile
pregiudizio razziale subito da Rubin durante l'incriminazione.
La sua storia ha ispirato un film, Hurricane - Il grido dell'innocenza, della cui colonna sonora fa parte una celebre canzone di Bob Dylan
Durante la sua detenzione, Carter scrisse dell'irregolare vicenda giudiziaria subita in un libro che fece parlare e cantare personaggi di spicco come Cassius Clay e il già citato Bob Dylan. 
Dopo 22 anni di reclusione il suo caso fu riesaminato senza pregiudizi razziali e venne decretata la sua piena innocenza.
Al di là della ricostruzione romanzata della storia, però fondata sulla vita di Carter, Denzel ci fa immedesimare nel personaggio tanto da farci provare il passaggio da un'emozione all'altra, fino a tirare un sospiro di sollievo alla lettura dell'ordinanza di scarcerazione.
Una piccola perla, a mio avviso,  un capolavoro della sceneggiatura, è il discorso di Rubin sulla scrittura.
Queste parole emergono dal dialogo in carcere tra Rubin e Lesra, suo giovane amico e ammiratore.
"Scrivere è... è magia. Ti è capitato di pensarlo?"
"Si, a volte si."
"Quando ho cominciato a scrivere, ho scoperto che non stavo raccontando solo una storia. Scrivere è un'arma. Ed è un'arma più potente di qualsiasi pugno. Ogni volta che mi sono messo a scrivere, mi sono levato sopra le mura di questa prigione e il mio sguardo andava oltre, al di là dello stato del New Jersey. Ho potuto vedere Nelson Mandela nella sua cella, che scriveva il suo libro. Ho visto lui, ho visto Dostoevskij, ho visto Victor Hugo, Emile Zola. E loro mi dicevano: Ru', che fai lì dentro? E io: ehi, io vi conosco ragazzi! È magia, Les!"
Sono parole che sanno emozionare, che sanno cogliere il valore della scrittura che  ti può dare la vera libertà, ti può portare dove vuoi…

Con la scrittura puoi raggiungere migliaia di persone e donare a tutti i tuoi pensieri, le tue suggestioni comunicando chi sei veramente…


lunedì 28 dicembre 2015

L'ottavo giorno

L'ottavo giorno è uno splendido film francese di Jaco Von Dormael del 1996.
Protagonisti sono Georges ed Harry, rappresentanti di due mondi completamente diversi che riusciranno ad incontrarsi.
La pellicola è di grande presa emotiva e permette di confrontarsi sulla realtà down (Georges è un formidabile attore con sindrome di down), sul senso della relazione d'aiuto, sul rispetto delle differenze e il bisogno di normalità di Georges.
Altri aspetti che emergono da questa visione sono:
La decisione di accogliere una novità sconvolgente.
La capacità d’imparare e di mettersi in discussione.
La capacità di accogliere il dolore del rifiuto attraverso il ricordo di momenti felici, il buon contatto con la natura e la fantasia artistica.
La reciprocità.
Per cogliere la portata di questo grande film ecco alcune riflessioni e suggestioni che gli studenti hanno espresso dopo la visione.

"Georges ed Harry sono due uomini che nella loro diversità sono molto simili.
Entrambi combattono per la loro solitudine e la loro tristezza.
Georges è ospite in un Istituto per persone down.
Harry è un prestigioso manager aziendale.
Si incontrano per un imprevisto e si ritrovano sulla stessa strada della solitudine.
Georges insegnerà ad Harry ad amare e farsi amare nuovamente.
Il film narra due storie, che inizialmente vanno in parallelo, allo scopo di mettere a confronto i due mondi, quello dei "Normali" e quello dei "Diversi".
Il finale tragico mette in evidenza che non c'è spazio nel mondo dei normali per Georges che preferisce raggiungere la madre in cielo.
Egli compra una scatola di cioccolatini a cui era allergico, se li mangia e cantando la sua canzone preferita e con un sorriso "spicca il volo" verso la morte."(Monica)

"Il titolo del film "L'ottavo giorno", rappresenta il racconto della creazione di Georges che si attiene alla Bibbia ed invita a pensare alla differenza come evento naturale.
L'incontro con Georges insegnerà di nuovo ad Harry a godersi le piccole cose della vita, gli fa comprendere cosa significa prendersi cura e voler bene a qualcuno.
Harry ricomincia a vivere una vita completamente nuova per lui." (Stefania)

"Harry dà l'impressione di essere un uomo realizzato con un successo lavorativo, ma questa è solo una maschera. Vedremo che Harry fallisce sia come padre, come marito e come uomo.
Riuscirà però a vedere il mondo con gli occhi di Georges, occhi nuovi, entusiasti e pieni di gioia." (Eleonora)

"Il racconto della creazione mette lo stesso protagonista Georges all'ottavo giorno sottolineandone la sua bontà.
Questo significa che una persona non è cattiva se è diversa da noi" (Angelica)

"Harry è un uomo d'affari, la sua vita è segnata dal continuo lavoro che gli impedisce di trascorrere il tempo con la sua famiglia, proprio a causa di questo perde l'affetto delle sue figlie diventando un uomo triste e sempre nervoso.
Dopo l'incontro con Georges le cose cambiano.
Lui gli insegna ad amare e a scoprire le cose più semplici della vita trasformandolo in un uomo completamente diverso." (Gaia)

"L'incontro tra Harry e Georges lo vedo come due persone che si completano a vicenda.
Harry ha "perso" la sua famiglia ed è solo, anche Georges non ha più nessuno.
E' come se insieme si siano ritrovati.
Harry apprende la vera vita, ciò che vale di più e Georges trova un amico nel mondo dei "normali".(Anna)

"Nella rivisitazione della creazione all'ottavo giorno il Signore si chiese se mancava qualcosa allora creò Georges.
Questo sta a significare, per me, che "inviò" Georges sulla terra perché, essendo così buono, poteva migliorare, a suo modo, la vita di altre persone." (Margherita)

"Il modo di vivere di Harry ansioso e asettico, cambia totalmente, dopo l'incontro con Georges.
Si riconcilia con la famiglia, abbandona il lavoro, insomma inizia a pensare in modo semplice come Georges." (Michele)

Il titolo del film "L'ottavo giorno" sta a significare, per me, una nuova creazione:
Georges è buono e questa idea nasce perché si sentiva speciale e diverso dagli altri." (Arianna)

" Harry, un manager che vede il mondo con cupo entusiasmo, all'inizio tenta di evitare Georges, ma poi succede il contrario: sarà proprio Georges ad aiutare Harry." (Anna-)

"In Harry cambia la conoscenza dei valori della vita.
Egli prima pensava ai soldi e al successo professionale, poi Georges, attraverso la sua persona, insegna ad Harry i veri valori cioè la famiglia e amare gli altri." (Daniel)



martedì 9 dicembre 2014

Pensare a un modo per cambiare il mondo e metterlo in pratica

Nel Film "Un sogno per domani" il prof.  Simonet, di Studi Sociali, propone questo tema da svolgere:
"Pensare a un modo per cambiare il mondo e metterlo in pratica"
Anche Ghandhi diceva:
"Sii  il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo..."

Ecco  alcune riflessioni degli studenti su questi spunti.

"Penso che il mondo è una cosa bellissima, ma non è tutto felice e buono, ci sono persone crudeli e malintenzionate, ci sono uomini infelici, ci sono poveri e soprusi.
Per cambiare tutto questo non basta una persona che faccia un grande atto di benevolenza, ma sono necessari tanti atti di piccolo impegno che però messi insieme, se ognuno di noi contribuisse, sarebbero un modo per cercare di cambiare il mondo." (Giovanni)

"Bisogna sempre credere nei propri sogni però non tutti si possono realizzare, ma non bisogna mai perdere la speranza e provarci fino alla fine.
Trevor, il ragazzo, protagonista del film, viene ucciso, ma la sua proposta di cambiare le cose non muore con lui, perché, pur essendo ancora un ragazzo, aveva molte idee buone ed riuscito ad orientare tante persone." (Giulia)

"Nel film Trevor, sembra quasi un Messia che, con i suoi valori di innocenza, purezza e solidarietà, riesce a trasmettere un messaggio profondo anche al mondo freddo degli adulti.
Questo messaggio appare ancora ancora più importante dopo la sua morte, quasi come se seguire ciò in cui credeva fosse una forma di rispetto." (Francesca)

"Bastano piccole cose per lasciare il mondo un poco migliore di come l'abbiamo trovato.
Inoltre le buone azioni, i piccoli favori si ricordano di più di un brutto gesto o una scortesia, perché è sempre meglio ricordare il bene piuttosto che il male." (Silvia)

Trevor, nel suo piccolo, ha fatto come Gesù: è stato ucciso per salvare un suo compagno, come Gesù è morto per salvare noi... (Giovanni-1)

"Alla fine Trevor muore e verrà ricordato sempre per le sue idee" (Serena)

"La proposta di Trevor è anche quella di libertà e di come si può migliorare il mondo" (Samantha)

"Cambiare il mondo è molto difficile, ma qualcosa si può realizzare.
Trevor ci ha provato.
Dopo la sua morte il suo messaggio ha continuato a viaggiare.
Penso che le parole non si possano fermare e che continueranno a tramandarsi." (Leonardo)



giovedì 20 novembre 2014

The Millionaire - spunti di riflessione...

Con le classi quinte ITAS dell'istituto Raineri - Marcora abbiamo riflettuto sul film e sono emerse delle interessanti considerazioni degli alunni sui vari personaggi della vicenda.

Prem (il conduttore televisivo)
- Prem, il conduttore del gioco, è decisamente uno dei personaggi più ambigui del Film.
Inizialmente sembra voler aiutare Jamal, sembra parteggiare per lui e tenere al suo successo.
Quando però probabilmente si rende conto di avere davanti ciò che anche lui è stato in passato, ovvero un ragazzo umile, disinteressato del denaro che sta andando a vincere, teme che possa rubargli la fama e la popolarità utilizzando la sua sincerità e la sua onestà come sole armi, senza ricorrere alla corruzione per ottenere successo.  (Veronica)
- Prem ostacola il protagonista perché si ritiene migliore di lui. E' un uomo egocentrico che non può permettere che un ragazzino, nato nella baraccopoli, acquisti una tale fama. (Federica)
- Prem è un ottimo intrattenitore, sfacciato, sarcastico, in grado di divertire il pubblico con le sue continue prese in giro e battute, ma falso.
All'inizio prova pena per Jamal e si diverte a schernirlo davanti al pubblico, successivamente però, quando capisce e vede che Jamal potrebbe vincere il premio più alto, cerca di ostacolarlo suggerendogli la risposta sbagliata per evitare che il ragazzo diventi famoso e ricco quanto lui.
Inoltre perché più Jamal va avanti nel gioco più acquista sicurezza ribattendo alle battute di Prem e attirando così tutta l'attenzione su di sé. (Edoardo)


Latika
- Latika rappresenta la figura femminile, sfruttata e vittima dell'ignoranza e della crudeltà a cui molte donne indiane sono sottoposte. (Mirco)
- E' lei il vero obiettivo di Jamal. E' per lei che decide di partecipare al quiz, per poterla ritrovare ed essere sicuro che le lo veda. (Veronica)
- A mio avviso Latika rappresenta, in parte, la madre di Jamal e Salim, una figura femminile che i ragazzi hanno perso.  (Federica)
- Latika raffigura il senso di libertà e di pace, essendo lei lo scopo, il motivo per cui Jamal partecipa allo show per arrivare a stare con lei per sempre.  (Giulia)




Jamal e Salim
- Jamal è il perfetto esempio di ragazzo innamorato che farebbe di tutto per il suo amore. Egli è gentile, generoso e, soprattutto, sincero. (Federica)
- La vita per Jamal è stata la maestra più grande, lo ha portato lontano dandogli poche soddisfazioni e facendogli conoscere la crudeltà sotto diversi aspetti. La sua perseveranza gli ha però permesso di schierarsi sempre dalla parte giusta, senza cedere alla meschinità, come è capitato a suo fratello. (Veronica)
- Jamal riesce a farsi strada da solo (Tommaso)
- Jamal nel corso della sua  vita ha assistito ed ha vissuto in brutte condizioni e ha avuto esperienze forti che probabilmente un ragazzo occidentale, come noi, non vivrà mai, ciò gli ha permesso di formarsi con un carattere forte, deciso e perseverante. (Davide)
- Jamal e Salim fanno scelte diverse, ma le esperienze che vivono sono più o meno le stesse.
La diversità è che Jamal è il ragazzo sfruttato dal "padrone", mentre Salim è il braccio destro del "padrone". (Mattia)
- Jamal sin da bambino è costretto ad imparare a vivere fra tante difficoltà e nonostante ciò cresce come una persona educata e coraggiosa. (Lisa)
- Jamal è arguto, astuto, sensibile e coraggioso. L'obiettivo che ha in comune con i ragazzi occidentali è quello di divenire ricco, la sua esperienza di vita è invece più dura e difficile rispetto a quella "comoda" della maggior parte di noi occidentali. (Edoardo)
- Salim, attratto dal potere e dalla ricchezza finirà tragicamente la sua esistenza tra il denaro che sempre aveva desiderato e che non è comunque riuscito a dargli felicità. (Veronica)
- Salim già da piccolo dimostra di avere doti intimidatorie comportandosi come capo nei confronti degli altri bambini. Anche da adulto rimane legato alla malavita fino alla morte. L'ultimo gesto di liberare Latika lo redime da tutto il male commesso. (Laura)
- Pur non possedendo nessuna istruzione, Jamal riesce a dare la giusta risposta a tutte le domande perché ognuna di esse ha rappresentato un frammento cruciale della sua vita (Veronica)

Considerazioni
- Questo film mi è piaciuto molto e la considerazione principale che mi sento di dire è che purtroppo viviamo ancora in un mondo fatto di violenza e schiavitù, abusi sui bambini e sulle donne. (Mirco)
- Un film che da un insegnamento positivo in particolare a coloro che preferiscono affidarsi ad effimere promesse piuttosto che perseguire con tenacia i propri obiettivi (Veronica)
- Il Film ci dice che tutto nella vita può esserci utile per migliorare la nostra condizione e anche che chiunque può avere le conoscenze necessarie per affrontare le sfide più difficili. (Elisa)
- Il film mi ha fatto capire che si può avere la capacità, derivata dalla possibilità, di trasformare il male in bene. Jamal, grazie al suo carattere, ha saputo volgere tutto il male della sua vita trascorsa in bene per il suo futuro, spinto anche dalla motivazione amorosa per Latika. (Cesare)


mercoledì 5 novembre 2014

THE MILLIONAIRE

The Millionaire è un film inglese ambientato in India e tratto dal romanzo "Le dodici domande" dello scrittore indiano Vikas Swarup. Racconta la storia di Jamal Malik, un ragazzo nato nella zona più povera della città di Mumbai (Bombay). Rimasto orfano, vive insieme al fratello Salim e all’amica Latika. Alcuni avvenimenti sconvolgono la loro vita portandoli a una separazione sofferta fino al giorno in cui Jamal, per riscattarsi agli occhi di Latika che ha sempre amato, decide di partecipare alla trasmissione televisiva Chi vuol esser milionario?, un gioco a premi che appassiona tutto il paese. Prem Mukar, conduttore dello show, è infastidito dalla popolarità mediatica e dal successo del ragazzo che conosce tutte le risposte, ne ostacola in tutti i modi la vittoria ingannandolo e facendolo arrestare. Accusato di imbrogli, Jamal svela alla polizia il segreto del suo successo: le risposte alle domande scaturiscono dalla sua storia singolare, della vita trascorsa per le strade, dall’amore per Latika la ragazza che ama e che ha perduto. Convinto dalla dichiarazione di Jamal l'ispettore lo lascia libero per tornare in televisione e rispondere così all'ultima domanda del gioco. Il suo sogno finalmente si realizza e dall’altra parte di un telefono ritrova la voce di Latika e il suo amore.
Per riflettere dopo aver visto il film
La struttura cinematografica è tipica del melodramma a tinte forti, basata su una trama ricca di colpi di scena finalizzata a commuovere lo spettatore. I punti fondamentali sono:
- l’ambientazione esotica
- la lotta alla povertà e allo sfruttamento minorile
- il desiderio di riscatto dei protagonisti
- il povero che diventa ricco e famoso
- l’amore che supera la miseria e la violenza
I personaggi, tratteggiati senza dispersioni, sono suddivisi in modo netto tra buoni e cattivi.
La storia è quella di un ragazzo condannato dal destino a vivere nei quartieri poveri di Mumbai. Un racconto che mette a nudo la disperazione e le fatiche dei bambini poveri, ma anche la gioia del successo e del riscatto sociale.
Lo scenario all’interno del quale vivono i protagonisti è un realtà multiculturale, piena di differenze e contrasti.
Lo stile narrativo è tipico della favola che si snoda attraverso duplici binari: povertà e ricchezza, amore e morte. "E' una favola - dichiara lo sceneggiatore Simone Beaufoy - e come tutte le favole che si rispettino, contiene momenti di forte inquietudine e di orrore. C'è una grande mescolanza di cose in grado di farti ridere o piangere o spaventare (...)".
Il percorso cinematografico esalta il sogno dei poveri, l’impegno degli ultimi per cambiare il corso della loro storia fino ad arrivare all’affrancamento e alla redenzione.
Jamal rappresenta l’emblema dei giovani che rifiutano di assoggettarsi al male per costruire un futuro migliore. Questo è il karma, uno dei principi della cultura indiana, dove il destino della persona è inteso come frutto dei suoi atti positivi.
Il film ripercorre a ritroso i momenti più significativi della vita di Jamal introducendo gradualmente lo spettatore a comprendere i fatti che l’hanno sconvolta: la morte della madre uccisa in uno scontro tra  fanatici religiosi; il conflitto con il fratello Selim; il coinvolgimento nella vita malavitosa della città, la fanciullezza violentata, i tormenti giovanili, il coraggio di lottare per non lasciarsi sopraffare dalle ostilità, l’amore per Latika. La trama si snoda attraverso una commistione culturale coinvolgente che fonde umorismo e dramma. Un ritratto straziante ambientato nel mondo contraddittorio dell’India di oggi, questo immenso paese dove sono presenti grandi ricchezze ma anche enormi povertà, metropoli moderne e brulicanti slum. La storia viene costruita dal regista con perfetto equilibrio incastonando, come in un unico puzzle, le diverse realtà, lasciando sempre spazio alla riflessioni a tutto campo sulle situazioni inumane che tanti ragazzi, in tutto il mondo, sono costretti ad affrontare quando trovano adulti senza scrupoli e istituzioni assenti. La partecipazione allo show televisivo Chi vuol esser milionario? rappresenta il momento della verità. Sotto i riflettori dello studio televisivo, scrutato dall’occhio vigile delle telecamere, il giovane Jamal Malik ripercorre la sua vita e risale faticosamente la scala sociale. L’ultima domanda segna per lui una svolta decisiva che mette a nudo la sua storia e i suoi sentimenti. Sostenuto da un pubblico appassionato vincerà i 20 milioni di rupie, ma soprattutto troverà l’amore e un futuro migliore.

Titolo originale: Slumdog Millionaire
Genere: Drammatico
Regia: Danny Boyle
Interpreti: Dev Patel (Jamal), Anil Kapoor (Prem), Freida Pinto (Latika), Madhur Mittal (Salim), Irrfan Khan (ispettore)
Nazionalità: Gran Bretagna
Distribuzione: Lucky Red Distribuzione
Anno di uscita: 2008
Origine: Gran Bretagna (2008)
Soggetto: ispirato al romanzo "Le dodici domande" di Vikas Swarup
Sceneggiatura: Simon Beaufoy
Fotografia (Scope/a colori): Anthony Dod Mantle
Musica: A R Rahman
Montaggio:  Christopher Dickens
Durata: 120'
Produzione: Christian Colson
Tematiche: Bambini; Famiglia - fratelli sorelle; Giovani; Mass-media; Politica-Società; Povertà-Emarginazione; Solidarietà-Amore
Note: Golden Globe 2009 per: Miglior Film Drammatico, Regia, Sceneggiatura e Colonna Sonora.
- Vincitore Oscar 2009 per: Miglior Film, Regia, Sceneggiatura non Originale, Fotografia, Montaggio, Colonna Sonora, Canzone Originale, Montaggio e Suono. Era candidato anche per il Miglior Missaggio Sonoro.
- David Di Donatello 2009 come Miglior Film dell'unione Europea.
- Nastro d'argento 2009 come Miglior Film Europeo.

SPUNTI DI RIFLESSIONE
. Approfondisci il personaggio Prem (il conduttore televisivo). Perché ostacola la vittoria di Jamal? (tieni presente che Prem apparteneva alla casta degli umili e poi ha fatto carriera nello spettacolo...
. Che cosa rappresenta, metaforicamente, il personaggio di Latika, l'unica importante figura femminile del film?
. Elenca le qualità di Jamal e fai un confronto con i ragazzi occidentali che appartengono alla sua generazione.
Quali ideali e obiettivi hanno in comune? Quali esperienze di vita? Quali opportunità ( di studio, di lavoro, di svago)?
. Le scelte di Jamal e di suo fratello sono molto diverse, analizza le loro esperienze di vita.
. Perchè Jamal risponde correttamente alle domande?
. Quali considerazioni ti senti di fare sul film visto?

domenica 20 aprile 2014

Le vere foto del viaggio di Chris in Into the wild

Da Panorama.it le vere foto di Christopher McCandless, protagonista del romanzo e del film Into the wild. Ora un libro fotografico raccoglie le immagini che ha scattato nel corso del suo viaggio nelle terre selvagge, prima di morire. Eccone alcune...

Lo zaino di Chris contenente tutto quello che ha, Stampede Trail, 28 aprile 1992

Chris trova i palchi di un alce, vicino al bus, 4 maggio 1992

Chris indica la sua destinazione, Montagne della Sierra Nevada, 21 luglio 1990

Chris con Wayne e Gail, due amici incontrati lungo la strada, Carthage, Sud Dakota, marzo 1992



Chris davanti al suo magic bus,  3 luglio 1992



Back the Wild, il libro fotografico che raccoglie le testimonianze di Christopher McCandless






domenica 6 aprile 2014

Frasi e dialoghi da Blood Diamond

Blood Diamond – Diamanti di sangue, film americano del 2006 con Leonardo DiCaprio, regia di Edward Zwick.

Significativa è le frase del Colonnello Coetzee (Arnold Vosloo) sul legame alla terra africana.
Danny, dammi la mano. Questa terra rossa ce l'abbiamo nella pelle. Gli Shona dicono che il colore viene dal sangue sparso combattendo per questa terra. È casa nostra: tu non lascerai mai l'Africa.

Dinanzi al campo profughi della Guinea. Così si esprime Maddy Bowen (Jennifer Connely) giornalista americana.
Ecco come sono un milione di persone tutte insieme. Al momento è per dimensioni il secondo campo profughi d'Africa. Forse il mondo lo vedrà per un minuto sulla CNN, tra una notizia sportiva e il meteo.

Danny Archer (Leonardo DiCaprio) spiega alla giornalista Maddy Bowen (Jennifer Connelly) il destino dei diamanti insanguinati.
Archer: Io prima contrabbando le pietre oltre confine, dopo i compratori locali le passano ad un compratore a Monrovia.
Maddy: Continua…
Archer: Lui corrompe i doganieri e certifica che i diamanti sono stati estratti in Liberia e che quindi possono essere legalmente esportati. Ora, una volta arrivati ai compratori di Anversa i diamanti
passano ai tavoli di selezione e nessuno più da domande. Quando poi arrivano in India le pietre sporche vengono mescolate con pietre legali, provenienti da tutto il mondo e, a quel punto, diventano diamanti come tutti gli altri.
Maddy: E la Van de Kaap lo sa tutto questo?
Archer: “Si, al mio arrivo a Londra incontro Simmons. Domanda e offerta, controlli l’offerta e mantieni la domanda alta. Dunque c’è un caveau sotterraneo dove tengono tutte le pietre che comprano per tenerle fuori dal mercato, così possono mantenere alto il prezzo. Se i ribelli vogliono invadere il mercato con dollari di pietre grezze, una società come la Van de Kaap, la quale afferma che sono rare, non può permettere che questo accada. Specialmente quando chiede ad un povero scemo di sborsare tre mesi di paga per comprare un anello di fidanzamento. Tecnicamente parlando loro non finanziano la guerra, ma creano le condizioni per cui è meglio che la guerra continui. Mi sono spiegato?
Maddy: Si, e dov’è la mia prova?
Archer: Nomi, date, numeri di conto. Se pubblichi una parola di questa storia prima che consegni la pietra, io sono morto. Dopo che gliel’ho consegnata lascio il continente per sempre.
Maddy: E se non riesci a portare fuori il diamante?
Archer: Allora scrivi quello che ti pare, a quel punto sarò morto.

Dialogo con Benjamin Kapanay (Basil Wallace), maestro della scuola che accoglie gli ex ragazzi soldato.

Benjamin: Io conosco tutti i ribelli da quando erano bambini, il comandante locale ha ancora paura che io lo mandi in castigo dietro la lavagna.
Archer: E lei crede che, viste le vostre buone intenzioni, vi risparmieranno?
Benjamin: Il mio cuore mi dice che le persone, in fondo, sono buone. La mia esperienza suggerisce il contrario. Mi dica come la vede lei, Mr. Archer? Nella sua carriera di “giornalista” ha trovato che le persone sono in fondo buone?
Archer: No, Direi che sono solo persone.
Benjamin: Esatto. E’ quello che fanno che le rende buone o cattive. Un momento di amore, anche in un uomo malvagio, riesce a dare significato ad una vita: Nessuno conosce il cammino che conduce a Dio.

Dialogo tra Danny Archer e Maddy Bowen.
Maddy: Hai perso tutti e due i genitori?
Archer: E’ un modo carino di dirlo. Mamma fu stuprata e uccisa. Papà fu decapitato e attaccato a un gancio nel fienile. Avevo nove anni. Piangevo… A volte mi chiedo se Dio ci perdonerà mai per quello che ci siamo fatti. Poi mi guardo intorno e mi rendo conto che Dio ha abbandonato questo posto tanto tempo fa.

Monologo di Solomon Vandy (Djimon Hounsou)
Io capisco che i bianchi vogliono i nostri diamanti. Ma come fa il mio popolo a fare questo a se stesso?  Mio figlio è bravo. Quando diventerà grande e la pace arriverà, questo paese sarà un paradiso.

Dialogo memorabile tra Solomon e Danny Archer: due mondi e mentalità a confronto….
Solomon: Tu quanti anni hai?
Danny: Io? Trentuno.
Solomon: E non hai una moglie?
Danny: No.
Solomon: Niente figli?
Danny: No.
Solomon: E niente casa?
Danny: No.
Solomon: Però hai i soldi... Sì?
Danny: Sì, un po'.
Solomon: Ma non abbastanza.
Danny: No.
Solomon: Se prendi questo diamante avrai abbastanza soldi... Sì?
Danny: Sì!
Solomon: E allora avrai una moglie e dei figli.
Danny: Probabilmente no. No.
[Solomon ride]
Danny: Che c'è? Eh? Che c'è?
Solomon: Io non capisco.
Danny: Sì. Allora siamo in due, fratello.

Solomon dinanzi a suo figlio
So che ti hanno fatto fare cose cattive, ma tu non sei un ragazzo cattivo… Io sono tuo padre e ti voglio bene e tu ora verrai a casa con me e sarai mio figlio.

Una delle scene finali, quando Danny ferito gravemente chiama Maddy al cellulare
Maddy: Pronto? Maddy Bowen.
Danny: Ciao. Credevi che non ti chiamassi, eh?
Maddy: Sono così felice che tu l'abbia fatto. Ehm... e quando ci vediamo?
Danny: ...Maddy, vorrei che tu mi facessi un altro favore, eh?...Dovresti andare incontro a Solomon. A Conakry.
Maddy: In Guinea? Perché vuoi che vada in Guinea?
Danny: ...Abbiamo trovato suo figlio... devi dargli una mano. Hai capito? Maddy...
Maddy: Sei ferito. Sei ferito?
Danny: Sì, be', ho qualche problema.
Maddy: Ok. Tu... tu dimmi dove ti trovi. Archer?
Danny: ...Ho un panorama incredibile davanti agli occhi... vorrei che fossi qui, Maddy.
Maddy: Ok. Allora vengo subito da te. Devi solo dirmi dove ti trovi.
Danny: ...Non è il caso.
Maddy: Sei ancora a Kono? Perché se è così ti mando subito qualcuno.
Danny: Maddy, devi trovare un posto sicuro per quel ragazzo, d'accordo? Cerca di tenerlo nascosto. Fai in modo che Solomon arrivi a Londra. Lui porta qualcosa con sé, ma, ma gli servirà il tuo aiuto.
Maddy: Ma perché non l'hai portato tu?
Danny: Hai visto? Hai una vera storia adesso... sai che articolo scriverai... È stato bello conoscerti. Lo sai, vero?
Maddy: Sì, io... è stato molto bello anche per me. E vorrei tanto poter essere lì con te.

Danny [Ultime parole]: Sì, lo so... ma io sono esattamente dove è giusto che mi trovi. [Danny aggancia il telefono, e muore poco dopo mentre il sole tramonta]

domenica 30 marzo 2014

Blood Diamond

Dopo l'incontro con Emergency, la riflessione sul tema delle guerre nel mondo è continuata con la visione, in alcune classi, del film Blood Diamond.
Un film, con scene forti, che invita a riflettere sull'orrore delle guerre e, nel caso della Sierra Leone, sulla realtà, purtroppo drammatica, dei bambini soldato.

Il regista di questo film è Edward Zwick, e come nei suoi precedenti lavori di regia (“L‘ultimo samurai”, “Attacco al potere” ecc.) coniuga, con sempre più impressionante maestria la narrazione, l’azione, ed una caratteriale forza emotiva dei personaggi, che danno alla narrazione del film un corpo solido e coeso, accattivante, dalla prima all’ultima scena. 
L’ambientazione è nella Sierra Leone, teatro di una guerra civile che ha avuto inizio negli anni ’90. 
In questa terra d’Africa la vita umana ha un valore legato alla ricerca di quei sassolini luccicanti e preziosi che sono i diamanti. Solomon Vandy (Djimon Hounsou), ha la vita sconvolta dalla guerra civile. 
Viene sottratto alla sua famiglia, fatto prigioniero dai ribelli, e reso manovalanza nelle miniere per l’estrazione dei diamanti. 
Solomon, setacciando il terreno fangoso, pesca un grosso dia- mante rosa, d’inestimabile valore. 
Riesce a nasconderlo, in un momento fortunato, durante lo svolgimento infernale di una battaglia civile. Danny Archer (Leonardo Di Caprio), ex mercenario dello Zimbabwe, è un mercante di diamanti, che naviga in un giro di corruzione e violenza senza scrupoli. 
Le vite di questi due personaggi ad un certo punto della storia confluiscono, accomunando i loro destini, e la pietra preziosa è l’oggetto di questo sodalizio. 
Danny Archer vuole mettere le mani su quella pietra, che gli permetterà, piazzandola ai trafficanti, di uscire da quel giro micidiale di morte e di corruzione. E Salomon, che sa dove l’ha nascosta, in un certo senso accetta il patto di dare in cambio la pietra pur di ricompattare la sua famiglia, ormai dispersa. 
I due personaggi affrontano situazioni infernali, uniti, nella lotta, in compagnia di una tenace giornalista americana, Maddy Bowen (Jennifer Connelly), che si trova in Sierra Leone per scoprire gli interessi economici e politici che si nascondono dietro la ricerca dei “diamanti insanguinati”. 
Un giro losco e crudele a livello internazionale, che vede accomunati i leader dell’industria dei diamanti, senza alcun principio morale. 
La giornalista Maddy ha capito che Danny Archer può essere fonte di verità per le sue ricerche, al fine di scoprire il grosso giro sotterraneo del commercio delle pietre preziose. E così offre il suo aiuto ai due avventurieri, per attraversare il territorio dei ribelli. 
Durante il viaggio, Salomon apprende che il figlio è nelle mani dei ribelli, e fa parte dell’esercito dei baby-soldati. 
Il pescatore di Mende, da quel momento ha un solo scopo: recuperare suo figlio, a tutti i costi, ed il diamante sarà l’oggetto dello scambio. 
“Blood Diamond” è un film straordinario nelle sue materie d’espressione, come le splendide immagini fotografiche che ritraggono quei luoghi dell’Africa devastati da una guerra d’interesse internazionale. La narrazione è fluida ed avvincente, così la recitazione. 
Sempre più valido come attore-professionista Leonardo di Caprio, disinvolto nella cinicità ed arroganza che caratterizza il suo personaggio. 
Grande merito alla scenografia. Le riprese dall’alto delle bidonville della popolazione della Sierra Leone sono mozzafiato. 
Le scene di guerriglia non sono mai banali, a tratti riportano alla memoria l’ambientazione scenica del film di Coppola: “Apocalypse Now”. Ed è proprio questa l’idea che alla fine Edward Zwick riesce a trasmettere: una storia apocalittica, sulla miseria umana che usa due pesi e due misure nei riguardi di quelle popolazioni, come quella Africana, afflitta da guerre fratricide, senza sapere neanche la ragione di fondo che alimenta i conflitti all’interno del paese. 
I diamanti rappresentano il valore che garantisce denaro, tanto denaro. Ma il prezzo di queste pietre è molto più alto del loro valore di business commerciale, sono pietre sporche di sangue. “Blood Diamond” è alla fine un film che attraverso il viaggio disperato dei protagonisti, l’avventura, la dinamicità dell’azione scenica, parla di politica, senza retorica, spiattellando sullo schermo situazioni e condizioni di vita reale, lasciando sul volto dello spettatore soddisfazione per il film visto, ma anche un messaggio forte, che sicuramente lavorerà nella sua mente. 
(recensione  di Rosalinda Gaudiano da http://www.cinema4stelle.it/)