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martedì 23 luglio 2024

BIBBIA: una sintesi chiara


La Bibbia è il libro sacro degli ebrei e dei cristiani.

Gli Ebrei chiamano la Bibbia TaNaK, dalle iniziali delle sue tre sezioni:T è la Torah, ossia i primi cinque libri, chiamati anche Pentateuco – Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, i quali non sono considerati ispirati da Dio ma rivelati da Dio a Mosè sul monte Sinai;
N sono i Mevi’im, i Libri dei Profeti;
K sono i Ketuvim, gli Scritti, cioè tutti gli altri libri.
Questo corpo di scritture è in ebraico, con alcune piccole parti in aramaico, un’altra lingua semitica.
“Bibbia”, invece, non è un termine di origine ebraica, ma greca. Il nome “Bibbia”, infatti, viene dal greco ta biblia “i libri”, cioè i libri per eccellenza (perché sacri); è una denominazione nata ad Alessandria d’Egitto nel III secolo a.C. Qui, sotto la dinastia dei re Tolomei, in un clima di grande fervore intellettuale e di incontro fra culture diverse, viveva una folta comunità ebraica, che probabilmente non parlava più correntemente la lingua originaria e aveva bisogno di una traduzione in greco (la lingua “internazionale” di quel tempo) dei propri libri sacri. La leggenda attribuisce questa traduzione, nota come Bibbia dei Settanta, a 72 dotti ebrei, sei per ogni tribù di Israele.
La Bibbia dei Settanta è tuttora la versione liturgica dell’Antico Testamento usata dalla Chiesa ortodossa orientale di tradizione greca. La versione in lingua latina (lingua ufficiale dell’Impero romano d’Occidente) fu operata direttamente dal testo ebraico da san Girolamo su incarico di papa Damaso I.
San Girolamo non tradusse alla lettera gli originali, ma si preoccupò di renderne il senso. Il nome Vulgata con cui è indicata questa traduzione è dovuto alla frase latina vulgata editio (“edizione per il popolo”). Essa fu infatti scritta nel latino del V secolo d.C. e non nel latino classico perché fosse accessibile e più facile da capire dai chierici.
La Vulgata fu dichiarata autentica, cioè autorevole sul piano dottrinale, dal Concilio di Trento. Ha rappresentato il testo ufficiale della Chiesa e della liturgia cattolica fino al secolo scorso, quando per l’Antico Testamento si è cominciato a utilizzare direttamente il testo masoretico (la Bibbia in lingua ebraica) e per il Nuovo Testamento direttamente i testi greci.
Dopo il Concilio Vaticano II le varie Chiese cattoliche nazionali hanno elaborato e adottato nel culto liturgico versioni della Bibbia nelle varie lingue nazionali.
Antico e Nuovo Testamento
La Bibbia è costituita dall’Antico Testamento, comprendente i libri redatti prima di Gesù, e dal Nuovo Testamento, comprendente i libri che riguardano la predicazione di Gesù e degli Apostoli.
L’Antico Testamento è un testo sacro sia per gli Ebrei sia per i Cristiani, il Nuovo Testamento solo per i Cristiani.
L’Antico Testamento, dunque, è comune a Ebrei e Cristiani, ma con alcune varianti. Infatti il canone ebraico (per “canone” s’intende l’elenco dei libri che sono stati riconosciuti dai credenti come autentica parola di Dio, cioè ispirati) comprende solo i 39 libri dell’Antico Testamento scritti in ebraico; il canone cattolico comprende 46 libri per l’Antico Testamento, 27 per il Nuovo Testamento.
I libri esclusi dal canone sono detti apocrifi.
I 46 Libri dell’Antico Testamento secondo il canone cattolico sono così suddivisi:i 5 Libri del Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio)
i 16 Libri Storici
i 7 Libri Poetici e Sapienziali
i 18 Libri Profetici
I 39 Libri del canone ebraico comprendono:i 5 Libri della Torah
i 21 Libri de “I Profeti”
i 13 Libri degli “Scritti”
Il canone del Nuovo Testamento comprende:
4 Vangeli (Matteo, Marco, Luca, Giovanni)
gli Atti degli Apostoli
le Lettere degli Apostoli
l’Apocalisse

martedì 18 aprile 2023

Visita alla Basilica di Sant'Antonino a Piacenza


Le uscite didattiche sono considerate in ambito didattico parte integrante e qualificante dell’offerta formativa e momento privilegiato di conoscenza, comunicazione e socializzazione; esse collegano l’esperienza scolastica all’ambiente esterno nei suoi aspetti  culturali e storico-artistici.

La visita alla basilica di Sant'Antonino a Piacenza, dello scorso 1 aprile, con la guida di Marco Carubbi, è stata un'esperienza che ha suscitato grande interesse ai ragazzi della 2B ITAS del Raineri-Marcora.



















giovedì 29 settembre 2022

La sfida dell’insegnamento della religione cattolica in questo “cambiamento d’epoca”


“Viviamo un tempo nuovo, non tanto un’epoca di cambiamenti quanto un “cambiamento d’epoca” come ci ricorda Papa Francesco. Vale per tutte le donne e gli uomini segnati da anni di fatica, ma anche di nuove risorse incontrate. Vale anche per la scuola e per noi Idr all’interno di questa”: sono le parole introduttive formulate dall’equipe dell’Ufficio Scuola della diocesi di Piacenza-Bobbio, per presentare la Giornata di formazione e presa di servizio degli idr diocesani, svoltasi il 3 settembre, nella Sala degli Arazzi, al Collegio Alberoni di Piacenza.

Il saluto ai neopensionati
(Daniela Mazzoni, don Stefano Garilli e Giovanni Marchioni)

L’incontro è stato preceduto dal saluto e la consegna della targa ricordo ai due neo-pensionati insegnanti di religione: don Stefano Garilli e Daniela Mazzoni.
Il Direttore Ufficio Scuola, prof. Giovanni Marchioni, ha ricordato l’impegno dei due docenti che si sono spesi per tanti anni nell’insegnamento della religione cattolica: don Garilli, docente alla scuola media di Ferriere e Mazzoni al liceo Colombini. Intense e sentite le parole di Daniela Mazzoni che ha ripetuto la poesia di congedo letta agli alunni fra cui le frasi: “Ho incontrato tanti mondi… Ho vissuto una bellezza profonda, ho cercato di ascoltare, capire, abbracciare… In quegli incontri ho trovato risposte…”.

Nuovi paradigmi
La tavola rotonda, coordinata dalla prof.ssa Federica Bassi, si è focalizzata sul tema: “Leggere e interpretare i segni dei tempi. La scuola alla ricerca di nuovi paradigmi di senso”. Con l’aiuto dei relatori: prof.ssa Maria Antonietta Maggio, collaboratrice di pedagogia speciale all’Università di Parma, prof. Dimitris Argiropoulos, docente di didattica e pedagogia speciale all’Università di Parma e don Giordano Goccini, parroco e teologo, già incaricato della pastorale giovanile dell’Emilia Romagna, si è riflettuto sulla disciplina della Religione Cattolica che ha bisogno di essere letta, interpretata e insegnata con paradigmi nuovi, capaci di leggere la storia in cui siamo immersi per “guardare” con occhi di speranza ai bambini/ragazzi/giovani che vengono affidati agli idr.
(I relatori: Maggio, Argiropoulus, Goccini)


Il mondo adulto in crisi
“Oggi il mondo adulto - sintetizziamo il pensiero del prof. Argiropoulos - non propone relazioni vere, c’è una aridità comunicativa, manchiamo di “entropatia”, cioè la necessità di sentire dentro l'altro, il farsi recettivi rispetto alla sua interiorità, ci affidiamo all’effimero, consumiamo istanze di non senso”. Quindi per il docente universitario c’è bisogno di un autentico modo di rientrare in relazione con l’altro basato sulla capacità spirituale di accedere e di comprendere come se si fosse al posto dell’altro.
“Oggi è cambiato tutto tranne il pranzo domenicale dalla nonna”: ha affermato sorridendo don Giordano Goccini. “Non c'è più un mondo adulto stabile - ha aggiunto - anche la scuola è friabile, gli adulti sono evanescenti e i ragazzi trovano stabilità dalla nonna che sempre è guardata con affetto”.
Anche la prof. Antonietta Maggio ha sottolineato la doppia visione che si vive nel quotidiano: la nostalgia di un passato e la paura del futuro. “Essere docenti oggi - ha precisato - significa essere professionisti della complessità, gestire mondi diversi, prendere ciò che di buono c'è stato e superare lo scollamento tra ciò che crediamo e ciò che vediamo”.

Vi precede in Galilea
Un altro aspetto del nostro modo di vivere odierno è la mancanza di un sano conflitto. È ciò che ha evidenziato Dimitris Argiropoulos, sottolineando come, nelle relazioni, viviamo una pace generica. “Si deve invece - ha aggiunto - convivere pacificamente pur nella divergenza di opinioni. Se litigo, se sono in conflitto con l’altro, sviluppo interesse nei suoi confronti. È un processo di reciprocità e di conoscenza di cui abbiamo bisogno”.
Altra cosa da lasciare - per don Giordano Goccini - è l’idea dell'impero, cioè del mondo dominato dal progresso, dalla sovrabbondanza dei beni…
“Quel modello ha dominato fino a qualche anno fa, - ha spiegato il teologo - mentre oggi viviamo in un modello sociale de-istituzionalizzato, dobbiamo avere la percezione che siano in un mondo disordinato e nei nostri progetti bisogna sempre trovare una sfida”.
L’allusione conclusiva al vangelo di Matteo: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea” di Maria Antonietta Maggio è stata significativa perché ha evidenziato l’importanza di riprendere tutto il cammino personale, fatto anche di delusioni, di sconfitte. “Significa entrare in classe con una storia alle spalle, anche con il dolore, le negatività che però maturano e fanno crescere”.
È lo stesso pensiero, nell’ omelia alla Veglia Pasquale, di papa Francesco:
“Ritornare in Galilea vuol dire rileggere tutto a partire dalla croce e dalla vittoria; senza paura, “non temete”. Rileggere tutto - la predicazione, i miracoli, la nuova comunità, gli entusiasmi e le defezioni, fino al tradimento - rileggere tutto a partire dalla fine, che è un nuovo inizio, da questo supremo atto d’amore”.

lunedì 17 maggio 2021

La ricetta della vita

 


“Come scuola Agraria e Alberghiera siete dentro a dei capitoli dell’esperienza umana che sono singolari e li avete ricordati nei vostri interventi: il tema dell’ospitalità, il rapporto con la natura, il tema del banchetto e della convivialità. “Così si è espresso il Vescovo, mons. Adriano Cevolotto che ha ricordato la sua provenienza da Castelfranco Veneto, dove esiste una scuola simile a quella del Campus Agroalimentare Raineri-Marcora di Piacenza, l’istituto che ha incontrato nella mattinata del 7 maggio. Il Vescovo ha visitato l’azienda agricola, presente al Campus, con 60 bovine da latte, i vari laboratori dell’alberghiero e si è poi riunito con una rappresentanza dei giovani dell’Istituto in Aula Magna. “Voi siete inseriti, come scuola, - ha aggiunto Mons. Cevolotto - su dei punti cruciali della vita. Quindi l’essere dentro al creato, alla convivenza, alle relazioni, sentitelo come una opportunità singolare e significativa”.

 

NON AVER PAURA DELLA CRISI


Dinanzi alla domanda sulla fede e sul distacco da essa dei giovani, posta da Simone, uno studente dell’Alberghiero, il Vescovo ha risposto che la fede, se la vediamo solo come un apparato di regole, di gesti e di riti, si fa fatica a darle un senso. Se invece la si osserva come qualcosa che ha a che fare con le domande fondamentali della vita, la fede acquista interesse. “Anche la mia fede - ha spiegato mons. Cevolotto - è cresciuta insieme a me negli anni. Ci sono stati momenti di crisi e insieme di scoperta. Non dobbiamo aver paura della crisi. Tante testimonianze nella Bibbia a partire dai profeti, da Giobbe, dalle espressioni dei salmi, esprimono una battaglia, una lotta, un travaglio interiore che spesso fanno dubitare di Dio, ma poi trovano in Lui una risposta”.

 


LA CHIESA SONO TUTTI I BATTEZZATI

“Cosa cambierebbe lei della Chiesa?”. È la domanda di Susanna, studentessa dell’Agraria. “La chiesa, fin dall’inizio, - ha puntualizzato il Vescovo - non è mai stata perfetta. Tra gli apostoli di Cristo, uno lo ha tradito, uno lo ha rinnegato e gli altri, tranne Giovanni, sono scappati dinanzi alla croce. Della Chiesa molte sono le cose che si potrebbero cambiare. I riflettori però sono posti maggiormente sugli scandali, sulle ricchezze… Ma la chiesa è anche qualcos’altro: è quella giovane missionaria che è stata uccisa, proprio in questi giorni, in Perù, dopo quasi trent’anni di volontariato gratuito verso i bambini che non avevano possibilità di andare a scuola, di avere una casa, una famiglia. È anche quella di quel giovane vescovo ferito in Sudan, una settimana fa. È fatta di tante persone che anche in questa scuola, con motivazioni di fede, sono a vostro servizio, facendo il loro lavoro con passione, vivendo la carità educativa. La Chiesa sono tutti i battezzati: ce ne sono molti che testimoniano con coraggio il Vangelo ed altri che lo possono smentire e tradirlo, ma questo è da sempre”.

 


LA RICETTA DELLA VITA

“Esiste una ricetta che ci permetta di dare gusto e sapore alle azioni quotidiane della nostra vita?”. È la domanda di Alice e Lucrezia, studentesse dell’indirizzo “Pasticceria” dell’Alberghiero. “Ho imparato dalla mia vita - ha risposto mons. Cevolotto - che il pericolo più grande è la superficialità. Ricordo che nell’adolescenza mi stancavo di giornate sempre uguali dicendo “che noia…”. Poi qualcuno mi ha suggerito di provare ad andare più in profondità ed ho scoperto che ogni giornata non è uguale all’altra, anche se facciamo sempre le stesse cose. Ho imparato a fare una revisione e mi sono reso conto che, quotidianamente, se avevo pazienza di ascoltare e di osservare, c’era qualcosa che non era come quella del giorno prima. Quindi la prima ricetta è questa: se facciamo le cose in un modo diverso e nuovo non ci annoieremo mai e troveremo sempre qualcosa di interessante da vivere e da scoprire anche nelle relazioni. Poi dobbiamo sempre “togliere i calzari” come dice la Bibbia, quando ci avviciniamo ad un altro perché è un terreno sacro. L’altra ricetta proprio è scoprire il valore dell’altro. Quindi per dare gusto alla vita non bisogna stare nella superficialità, ma avere grande cura di sé e degli altri.

 


NON DITE LE BUGIE A VOI STESSI

“In un mondo dove noi giovani siamo distratti da mille proposte. Che cosa dobbiamo seguire per fare le scelte per il nostro futuro?”. È la domanda di Andrii, studente dell’Alberghiero. Il discernimento è la parola usata da mons. Cevolotto per la risposta a questo interrogativo, cioè la capacità di considerare bene le cose per fare la scelta migliore. “Oggi ci sono mille proposte, mille sollecitazioni - ha affermato il Vescovo Adriano -, ma cosa desidero veramente? Vorremmo una cosa, ma anche il suo contrario. Non dite mai le bugie a voi stessi!”. È stata la forte provocazione del Presule, perché spesso ci si giustifica per stare nella tranquillità e tranquillizzare gli altri. È importante domandarsi ciò che si vuole veramente. Non sentirsi costretti a fare scelte, ma esprimere il meglio di sé stessi.

 


SIAMO FRAGILI E VULNERABILI

“In che modo ha affrontato la difficile situazione che il Covid ha portato?”. È la domanda di Gloria, studentessa dell’Agraria. “All’inizio ho avuto l’impressione - ha risposto il Vescovo - che la vita non era più nelle mie mani. Ho condiviso la sofferenza di tante persone. Il tempo del lockdown ci ha portato anche delle cose molto belle come la riscoperta di certi valori semplici, dei momenti di incontro e di gratuità, che, purtroppo, finita l’emergenza, abbiamo dimenticato. La pandemia infine ci ha insegnato che non siamo onnipotenti e spesso siamo molto più fragili e vulnerabili di quello che crediamo di essere. Sarebbe utile ricordare sempre tutto questo”.

martedì 15 settembre 2020

Vanità delle vanità: tutto è vanità




Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re a Gerusalemme.
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
Quale guadagno viene all’uomo
per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole?
Una generazione se ne va e un’altra arriva,
ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge, il sole tramonta
e si affretta a tornare là dove rinasce.
Il vento va verso sud e piega verso nord.
Gira e va e sui suoi giri ritorna il vento.
Tutti i fiumi scorrono verso il mare,
eppure il mare non è mai pieno:
al luogo dove i fiumi scorrono,
continuano a scorrere.
Tutte le parole si esauriscono
e nessuno è in grado di esprimersi a fondo.
Non si sazia l’occhio di guardare
né l’orecchio è mai sazio di udire.
Quel che è stato sarà
e quel che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.
C’è forse qualcosa di cui si possa dire:
«Ecco, questa è una novità»?
Proprio questa è già avvenuta
nei secoli che ci hanno preceduto.
Nessun ricordo resta degli antichi,
ma neppure di coloro che saranno
si conserverà memoria
presso quelli che verranno in seguito.
(Ooelet 1, 1-11)

Il Qoelet o Ecclesiaste è un testo contenuto nella Bibbia. È scritto in ebraico e la sua redazione è avvenuta in Giudea nel IV o III secolo a.C.)

COMMENTI

Il mondo è sempre uguale, sono gli uomini che cambiano; i fiumi continuano a scorrere, il sole continua a sorgere e a tramontare….. la terra rimane sempre la stessa...Guardare al passato non vuol dire solo ricordare la storia, potremmo quasi rispecchiarci nelle varie società che si sono succedute, forse dovremmo guardare il passato come uno specchio cioè rifletterci su di esso e magari evitare gli sbagli commessi in passato per migliorare il futuro. (Lorena)

Questo testo biblico spinge a riflettere sulla situazione attuale. L’essere umano ha l’obiettivo di lasciare un segno del suo passaggio ma la terra rimarrà sempre la stessa. Inoltre nel testo viene spiegato che l’uomo cerca di trovare un nome con cui essere ricordato, ma Qoèlet dichiara che il ricordo svanirà sempre.Oggi, in questa situazione, capiamo che quello che conta non è la ricchezza intesa come denaro, macchine di lusso o case in riva al mare, ma la ricchezza emotiva. Tutte le emozioni che ci portiamo dentro sono indispensabili e ci rendono umani più di ogni altra cosa. (Marta)

L'uomo si impegna a crearsi un nome o un personaggio che crede sarà ricordato per sempre, ma Qoélet afferma subito che non accadrà perché se una persona è stata importante verrà ricordata anche se il suo ricordo piano piano svanirà. Queste parole coincidono con il clima attuale, secondo me adesso è il periodo in cui si capisce realmente ciò che davvero conta. L’uomo apprende che non sono le conquiste e le cose materiali quelle che contano, ma amore, amicizia, famiglia, solidarietà e avere accanto le persone che ti fanno stare bene. (Agnese)

Nel Qoelet viene esposto, in forma dialettica, un contraddittorio tra il bene e il male. La riflessione ruota intorno a due interrogativi, ovvero a cosa serva fare il bene e a cosa serva fare il male. Se la morte è l'unica conclusione della vita, allora tutto sembra vano. (Jessica)

Qoèlet mette in risalto come sia futile la vanità e il nostro affannarci per guadagnare nella vita terrena in quanto un domani non li possiamo portare con noi. ci fa ricordare che il nostro tempo deve essere speso bene, e che l'unica ricchezza che abbiamo dato al prossimo; questa è la vera ricchezza. (Silvia)

Il mondo non cambierà mai dice, anche se finisce una generazione e ne arriva una nuova. Non possiamo cambiare i percorsi dei fiumi che sfociano nei mari, il tragitto del sole, la direzione del vento. Non possiamo portare nessuna novità perché è già avvenuta nell’antichità, però non rimarrà nessun ricordo né di noi né di quelli che ci succederanno. Non potremo mai cambiare quello che ha creato Dio per noi, perché l’ha fatto per noi.(Pietro)

L’uomo fatica e si affanna un po’ per necessità, per sopravvivere, ma anche per orgoglio, ma nonostante tutto, il mondo rimane come prima, per questo l’uomo cerca di farsi ricordare con fatti, parole o accumulando beni, perché essenzialmente l’uomo è un essere piccolo e insignificante, però tutto ciò è vanità perché tutto è effimero e non duraturo perché l’unica cosa eterna è Dio.(Anna)

Un umano ha buone capacità di rivoluzionare e di modernizzare tantissime cose, come le macchine, la scienza, la cultura ecc... che permettono di facilitare un qualsiasi lavoro indispensabile per la vita dell’uomo, risparmiando economicamente e anche del tempo. Non credo che tutte queste modernizzazioni servono alla terra, ma più che altro all’umano. A furia di voler migliorare le cose nel mondo a volte si esagera, senza farlo apposta; creando pandemie, buco dell’ozono, incendi catastrofici e guerre, ma anche tante altre brutte cose. La terra non ha bisogno dell’uomo, ma è l’umano che ha bisogno della terra.  Spero appunto che tutto ciò sia un punto di partenza per l’umanità. (Marta V)

lunedì 27 aprile 2020

Il valore delle piccole cose (video riflessione 3)


COMMENTI degli studenti

Un aspetto molto importante è il nostro legame con la natura che in questo periodo è stato totalmente rivalutato: si è venuti a capire che rapporto uomo-natura è molto fragile e che l’uomo si deve impegnare per mantenere in equilibrio tale rapporto. Ora che i movimenti sono limitati la natura sta ricominciando a respirare e l’uomo ha capito che molte cose prima considerate essenziali sono invece di secondo piano o addirittura superflue. Il legame più importante, dopo quello tra gli esseri umani stessi, è quello tra l’uomo e la natura che, se rispettata, è in grado di offrirci momenti indimenticabili. (Lorenzo)

Non ci vuole molto per essere felice, non servono macchine, case, soldi, perché alla fine per essere ricchi veramente bisogna fare tesoro delle esperienze che la vita ci offre; per raggiungere la felicità bisogna quindi poter essere in pace con se stessi, circondarsi di persone che ci vogliono bene e soprattutto compiere le scelte con la propria testa, sempre nel rispetto del prossimo. (Edoardo)

Le piccole cose sono quelle che, a volte, si ignorano o si sottovalutano:
l’amico che tiene il posto sul bus, la mamma che cucina, il film visto insieme alla famiglia la sera, la serata fuori con gli amici, un regalo inaspettato. Ma anche le cose più semplici come un uccellino che ti sveglia con il suo canto, il sole, la pioggia, il vivere. (Maria)

Mi sono resa conto dell'importanza delle piccole cose. Mancano le passeggiate con gli amici e con il proprio ragazzo, mancano i baci sotto le stelle, le cene di famiglia la domenica sera, gli abbracci e gli sguardi, manca ridere con le persone che ci circondavano ogni giorno, le chiacchiere e anche i litigi, manca poter andare dai nonni e ridere con loro, mancano i gesti che prima non erano importanti e ora lo sono più di qualunque altra cosa. (Elisa)

Qualche settimana fa sono andato su una collina sopra casa mia con il telescopio. In quel momento mi sono accorto di quanto appunto quelle piccole cose/gesti come un abbraccio, un pensiero, uno sguardo, un sorriso soprattutto questo, un gesto talmente piccolo ma che in realtà è di una importanza abnorme; per questo, essendo lì da solo, sono stato tutta la sera con un sorriso spiazzato in faccia a ripensare a tutti quei piccoli, ma giganti gesti. (Chris)

Ed è proprio vero che non è tanto quello che facciamo, ma l’amore che mettiamo nel farlo a rendere tutto più importante. Mi è piaciuta molto la frase finale di madre Teresa, ma voglio aggiungere un'altra citazione di Theodor Seuss Geisel: “a volte non conoscerai mai il valore di un momento, finché non diventa un ricordo”. (Camilla)

giovedì 26 marzo 2020

Stringimi forte... 1^ Video riflessione al tempo del coronavirus




Commenti degli studenti di una classe seconda dell'Istituto

In questo periodo c'è da pensare e  riflettere seriamente con la testa, ma soprattutto con il cuore. Rimanendo fermi, distanti l'uno dall'altro, nella solitudine, i pensieri vanno e nella nostra mente affiorano ricordi. Viviamo un periodo duro e difficile. C'è bisogno dell'aiuto reciproco  per stringerci forte come una vera squadra. Dobbiamo sperare nella luce che ci porterà ad un futuro migliore...   (Alec)

Mio nonno è in ospedale da 18 giorni sotto ossigeno, non vedo l'ora che tutto questo finisca per poterlo abbracciare forte e tornare a camminare con lui nella vigna...
Il Papa, durante la benedizione speciale in TV, ha spiegato che siamo in una tempesta e nel buio, ma Dio ci aiuterà. Adesso tutto è triste, però se abbiamo fiducia e preghiamo riusciremo a vincere questo buio e tornerà la luce... (Massimo) 

Al momento i disagi sono innumerevoli, molte cose che sottovalutavamo ora sono le cose che ci mancano di più, non abbiamo neanche più la possibilità di incontrarci, se non tramite uno schermo.
Dobbiamo restare “uniti” anche se separati, solo così potremo superare questo momento e tornare ad ammirare la luce del sole. (Riccardo b)


In questo periodo ho riflettuto molto sul mio modo di essere e ho scoperto lati negativi e altri positivi che non sapevo neanche di avere. Ho scoperto il vero dono della PAZIENZA perché è in questi momenti che l’uomo può conoscere quello che il Signore ci ha trasmesso. Spero tanto che lo squillare delle sirene cessi e ritorni il canticchio degli uccelli che esprime felicità, libertà e prosperità. (Riccardo m)

Mi sono chiesto se il mio modo di comportarmi sia sempre corretto e se affronto le cose nel modo giusto. Penso che se rimarremo distanti, ma uniti nel cuore, ce la faremo al più presto... (Filippo)

Il Coronavirus è stato un virus inaspettato perché non mi sarei mai immaginato questa situazione, così tanti morti e cosi tanti giorni di quarantena... Questo periodo, oltre ai molti lati negativi, ha anche dei lati positivi perché grazie a questa quarantena sto iniziando a studiare di più e a leggere. (Oscar)

Questo video mi ha fatto riflettere molto sulla vita, anche perché oramai siamo a casa da un mese. Sono riuscita ad avere molta pazienza e a parlare con i miei genitori. Mi mancano molto i miei amici, i compagni di classe, i miei nonni e i professori. (Giorgia)

Questo periodo di quarantena mi sta aiutando molto a riflettere sulle cose che prima consideravo scontate come andare a scuola, incontrarsi con gli amici, praticare uno sport…. Io cerco di stare tranquilla anche se non è facile: c’è la paura, la noia, la nostalgia che si fanno sentire sempre di più. Con questa situazione sono riuscita a riscoprire i veri valori della vita e non come prima che non ero mai contenta e ora rimpiango tutto ciò. Fortunatamente i morti e i contagiati stanno diminuendo e la situazione si sta placando un po’ speriamo di poter ritornare presto alla normalità.(Alice)

lunedì 8 aprile 2019

I giovani e il razzismo

Il razzismo ha sempre accompagnato le vicende dell’umanità. 
Il tempo che siamo vivendo sembra far aumentare nelle persone sentimenti di diffidenza, pregiudizio, paura e odio. 
La Scuola dovrebbe essere un momento di inclusione fra le differenze.
Ne parliamo con Silvia e Fadel, originario della Costa d’Avorio, entrambi studenti dell’istituto. Il video è realizzato da Aldo Gariboldi.

mercoledì 6 marzo 2019

giovedì 28 febbraio 2019

L'anelito all'infinito nelle canzoni del Gen Rosso

Oltre l'invisibile

Quando la vita non ha dignità
e un grido sordo mi sale da qui
quando è scura la città
piove fuori e dentro me
oltre il buio chissà cosa c'è.
Quando la vita mi appare bugia
non ha più senso lottare così
con il cuore stretto in sé
tutto è come malattia
in fondo al nero uscita non c'è.
Eppure nella notte
vedo più lontano
le stelle e le galassie
l'invisibile
eppure il tuo silenzio parla
mi racconta te
ed io non ho parole
ma ti cercherò...

Resta qui con noi (inno GMG  Roma 1985)
Le ombre si distendono, scende ormai la sera
e s'allontanano dietro i monti i riflessi di
un giorno che non finirà, di un giorno che
ora correrà sempre,
perché sappiamo che vita nuova
da qui è partita e mai più si fermerà.
Resta qui con noi, il sole scende già.
Resta qui con noi, Signore, è sera ormai.
Resta qui con noi, il sole scende già
Se tu sei con noi la notte non verrà.
...
Davanti a noi l'umanità lotta, soffre e spera
come una terra che nell'arsura chiede acqua
da un cielo senza nuvole, ma che sempre le
può dare vita.
Con te saremo sorgente d'acqua pura,
con te fra noi il deserto fiorirà
Resta qui con noi...


domenica 10 settembre 2017

Domande sul senso della vita

Il blog "La mente è meravigliosa" è una pagina web di estremo interesse. Si tratta di post che si fondano sulla psicologia partendo anche da emozioni e curiosità con pure proposte di film e di libri.
Questo articolo, che qui ripropongo, presenta interrogativi che aiutano a riscoprire il senso della vita. (sotto il link)

Ci sono giorni in cui ci svegliamo e ci domandiamo perché stiamo insieme ad una persona che non ci ama o non ci rispetta, perché facciamo tutti i giorni un lavoro che non ci appassiona o, in generale, perché non viviamo la vita che abbiamo sempre sognato.
Tutte queste domande ci portano a riflettere sull’insieme delle scelte fatte durante la nostra intera esistenza, scelte che talvolta sono state di altri, strade che abbiamo intrapreso per paura o per la mancanza del coraggio necessario per vivere i nostri sogni. Esiste una serie di domande che possiamo farci per dare un senso alla nostra vita e scoprire se stiamo vivendo secondo i nostri desideri. Qui di seguito ve ne proponiamo dieci.
“Solo se mi sento prezioso per essere come sono, posso accettarmi, posso essere autentico, posso essere vero.” -Jorge Bucay-

Come vedete la vostra vita tra 5 anni?
Pensate per un attimo a come sarà la vostra vita fra 5 anni, se la situazione sarà la stessa di adesso. Forse l’idea di un tale avvenire vi rende felici e non vorreste cambiare nulla o magari vi spaventa l’idea di vivere quel futuro. L’esercizio che vi proponiamo consiste nel cercare di capire se la vita che state vivendo attualmente vi porterà fra qualche anno all’ideale di vita che avete sempre sognato o se è necessario cambiare le cose affinché ciò accada.

Cosa fareste se non provaste paura?
La paura paralizza, e quando si tratta di uscire dalla propria zona di comfort, ci inventeremmo qualsiasi scusa pur di lamentarci, non fare nulla per trovare una soluzione e cambiare ciò che non ci soddisfa. Pensate a ciò che fareste se non aveste paura, cosa avreste il coraggio di fare, visualizzate la situazione che vi piacerebbe vivere e realizzatela, senza paura. Come vi sentite?
“Fa davvero bene battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perché il mondo appartiene a chi osa! La Vita è meravigliosa se non se ne ha paura!” -Charles Chaplin-

Quali sono i vostri 3 più grandi talenti?
Talvolta ci concentriamo esclusivamente sui nostri difetti, incapaci di apprezzare i nostri talenti. Qual è la cosa che sapete fare meglio? Cosa vi appassiona? E ancora più importante: vi ci dedicate? Queste domande vi aiuteranno a capire i vostri punti di forza e i motivi per i quali non vi dedicate a ciò che più vi piace.

Cos’é la cosa più importante della vostra vita?
Pensate per un momento all’aspetto più importante della vostra vita, ciò che vi rende realmente felici. Chiedetevi se è presente o meno nella vostra vita. Forse è arrivato il momento di cambiare qualcosa o magari di cambiare tutto.

Qual è il sogno della vostra infanzia rimasto incompiuto?
Ciascuno di noi conserva un desiderio che fin da piccolo sognava di realizzare una volta adulto. Pensate a qual era il vostro sogno e ai motivi per i quali non lo avete ancora realizzato. Provate anche a pensare a come potreste fare per avvicinarvi a poco a poco al vostro sogno d’infanzia.

Vi state aggrappando a ciò che dovreste lasciare andare?
Tendiamo ad aggrapparci a cose e persone che in realtà dovremmo lasciare andare, perché non ci portano nulla di positivo, perché ci fanno male o perché è arrivato il momento di crescere e cambiare. Imparare a lasciare andare è un atto fondamentale: ci farà soffrire, ma con il passare del tempo, ci renderemo conto di come a volte sia necessario lasciare andare aspetti o persone per lasciare il posto a una boccata di aria nuova.

Cosa cambiereste della vostra vita se sapeste che nessuno vi giudica?
L’opinione degli altri è un aspetto che consideriamo sempre con timore prima di accingerci a cambiare qualcosa nella nostra vita. Immaginate per un attimo una situazione in cui nessuno vi giudichi: cosa cambiereste nella vostra vita? Proprio come la paura del cambiamento, temiamo anche l’opinione altrui.

Vi dedicate alle vostre passioni?
Tendiamo spesso a lamentarci del nostro lavoro, del nostro capo, dei nostri orari, dei nostri colleghi, ma non facciamo mai nulla affinché qualcosa cambi; per paura, per timore delle opinioni altrui, per non affrontare un cambiamento, anche se così non ci piace. Ci accontentiamo della situazione, senza osare correre il rischio di vivere al massimo la nostra vita.

Se vi rimanesse un mese di vita, come lo impieghereste?
Sprechiamo la maggior parte del nostro tempo sui social network, con il cellulare o alla televisione. Domandatevi se è questo che fareste se vi rimanesse un mese di vita. Sicuramente no, sicuramente vi dedichereste a godervi ogni secondo in compagnia delle persone che amate, nei posti che vi piacciono, circondandovi di tutto ciò che vi rende felici. Perché non cominciare fin da subito?
“Mi è ritornata un’immensa voglia di vivere
quando ho scoperto che il senso della mia vita
era quello che io avrei voluto darle.” -Paulo Coelho-






sabato 9 settembre 2017

Ora di religione perché...


Ho trovato due simpatici video, in rete, sull'ora di religione realizzati dalla Diocesi di Livorno.
Si parla di religione in modo nuovo per coinvolgere i ragazzi a fare un'ora in più rispetto al nulla o poco altro.
Sono i ragazzi stessi a dirlo nei video, durante l’ora di religione si cresce, si imparano cose nuove, ci si diverte e si discute in modo diverso di quello che succede del mondo. Uno dei video è stato volutamente girato in diverse lingue perché nella realtà delle nostre scuole sono sempre di più gli studenti immigrati che devono conoscere questa opportunità che viene loro offerta.





lunedì 23 settembre 2013

Studenti e ora di religione

Riprendo un articolo di di Barbara Leone del maggio 2009 sul sito studenti.it dove vengono pubblicati i dati di un'inchiesta fatta con gli studenti delle scuole superiori.
Emerge che il 41% degli studenti è favorevole allo studio della religione a scuola, mentre il 31% ritiene che sia un'imposizione ingiusta. E molti ragazzi ritengono che sia giusto studiare a scuola tutte le religioni


Dopo le affermazioni di Papa Benedetto XVI sull'importanza dell'ora di religione a scuola, abbiamo chiesto agli studenti se è giusto che la religione venga insegnata nel percorso di formazione. Gli studenti, in un certo modo, si dividono tra coloro che pensano che l'ora di religione sia importante, anche per chi non crede, e coloro che invece la considerano un'imposizione ingiusta. In linea di massima, però, gli studenti italiani sono favorevoli all'ora di religione nelle scuole: infatti per il 41% dei ragazzi che hanno partecipato alla nostra inchiesta l'ora di religione si deve fare a scuola, contro il 31% degli studenti che invece si dichiarano contrari.
inchiesta religione a scuola

Tra gli studenti favorevoli, il 29% dichiara che è utile come approfondimento culturale ed il 12% che serve ad aprire la mente. Tra gli studenti contrari, il 20% ritiene che non si deve insegnare perché la scuola è laica e l'11% la ritiene una imposizione ingiusta. Oltre a queste affermazioni, il 16% pensa che a scuola andrebbero insegnate tutte le religioni, non solo quella cristiana, mentre per l'8% la religione dovrebbe rimanere nei luoghi di culto, che sono più adatti delle scuole per insegnarla.

Gli studenti si sono confrontati su questo argomento, esponendo i loro pensieri: credenti e atei hanno espresso chiaramente la loro idea sulla religione. Per Nella è importante che si insegni la religione a scuola perché "ci aiuta a migliorare la nostra società attuale e ci fa capire meglio anche la storia" e dovrebbero seguirla tutti, anche coloro che non sono cattolici. Mea è "pienamente d'accordo con il Papa. L'ora di religione è essenziale per la formazione culturale dei giovani, senza contare che essa è parte integrante della storia degli stati di tutto il mondo. Senza lo studio delle religioni non si potrebbe capire buona parte della letteratura, della storia, della geografia, per non parlare dell'arte. Una cultura può essere completa soltanto con il suo studio. E cultura completa non vuol dire solo "discussione sulle tematiche attuali" come viene presa in molte scuole, ma studio approfondito dei principi di tutte le principali religioni. Ciò non vuol dire assolutamente cercare di inculcare l'idea dell'esistenza di un Dio o trasformare tutti in cattolici, ma rendere tutte le persone, anche coloro che rifiutano queste fedi, consapevoli delle loro origini e scelte". Per Tommy "l'ora di religione è un'ora ottima per discussioni di etica e problemi pubblici. Faccio le superiori e l'ora di "religione" c'è stata solo fino alle medie, poi gli argomenti dalle superiori sono spaziati in argomenti più ampi come società, immigrazione ecc. Penso che chiaramente non può essere un'ora di "catechismo", ma è utile. Sono cattolico, penso che il Papa sia una persona magari non santa ma che di certo non parla a vanvera. E non mi sento meno intelligente di chi la definisce una cosa da ottusi".

crocifisso a scuolaDomenico ritiene che "l'insegnamento della cultura religiosa a scuola sia uno strumento per capire meglio ciò che siamo e come lo siamo diventati. Inoltre ritengo che conoscere le varie religioni possa essere un modo per dare un senso, tanto cercato, alla nostra vita. Ed è sbagliato pensare alla religione come un qualcosa solo da monaci, sacerdoti o chi altro... è, al contrario, una cosa che appartiene a tutti noi, in prima persona, senza nemmeno accorgersene". Per Sabata, "sarebbe davvero bello se l'ora di religione fosse un'ora di confronto sia fra le varie religioni sia fra temi di attualità che possano entrarci con la religione (dalla pena di morte all'eutanasia) ma sfortunatamente in molti casi è né più né meno di un'ora in più di catechismo che molti di coloro che la frequentano non hanno scelto davvero spontaneamente ma spinti dai genitori o dal modo in cui venivano additati da compagni e maestri se non la frequentavano; inoltre, è vero che la religione, qualunque sia quella a cui si aderisce, dà un senso alla propria vita, però ci sono sempre più persone che sembrano essersi rassegnate, e magari di ciò si vantano anche, o alla certezza assoluta che la nostra vita non sia altro che un incidente del tutto casuale e che non esista nulla al di là di questa o, peggio, all'impossibilità di conoscere quale sia la verità, sia essa una vita dopo la morte oppure la fine di tutto nel nulla".

C'è anche chi si dichiara contrario alle persone che diventano intolleranti a chi la pensa diversamente, sia quelle persone che "credono ciecamente a tutto ciò che c'è scritto nella Bibbia e a quel che dice il Papa parola per parola e compatiscono svilendoli coloro che non hanno la loro stessa opinione", sia quelle persone che al contrario "credono alla scienza ed al processo sperimentale scientifico e non possono accettare che questa stessa scienza non riesca a dimostrare la non-esistenza di un Dio creatore che anche solo ha dato il colpetto al mondo come diceva Voltaire e che ci siano persone che possano credere in qualcosa che non si vede ma si sente dentro di sé". E dichiara di poter "accettare il pensiero di un cristiano se dimostra di non aver chiuso la propria mente alla razionalità".

Per Serena, anche se ha scelto di non seguire l'ora di religione a scuola, "lo studio della religione, che nel corso degli anni non si limita soltanto al cattolicesimo, è da considerarsi "un qualcosa in più", che può essere interessante perché ci arricchisce culturalmente" ed è quindi "giusto garantirne lo studio per chi è interessato". Per Giovanni, vedendo che nella sua scuola l'ora di religione è vista quasi come un momento di ricreazione durante il quale "molti ragazzi si fanno i fatti propri", "l'ora di religione dovrebbe essere usata come ora di sociologia, ma bisognerebbe parlare anche di religione ma non solo quella cattolica: ogni studente dovrebbe conoscere le basi di ogni religione".

religione a scuolaGraziano invece ritiene che "per il rispetto delle altre persone e della cultura la religione non dovesse proprio essere insegnata, se non solo a storia come evento accaduto. Perché non credo proprio che non interferisca con la libertà... interferisce eccome! Un ragazzo da 5 a 14/16 anni cosa vuole capire della cultura e della verità? Gli puoi dire anche che è un alieno che lui ci crede". Graziano sostiene quindi che la religione non "ti dà niente. Ti dice solo che è così e ti condiziona a seguire certi comportamenti per rispetto di Dio" e che "sia una limitazione vera e propria, oltre ad una delle menzogne più grandi che sia mai stata raccontata". Per Daria "la religione va insegnata, ma non quella cristiana. Si deve parlare e discutere su tutte le religioni di questo mondo e conoscerle, così che tutti possano imparare qualcosa in più sulla propria. Quindi si richiede anche maggior preparazione da parte dei prof". Ed infine c'è chi, come Cinzia, considera l'ora di religione come "inutile, antieducativa e per persone ottuse", ma allo stesso tempo dichiara che "è importante" perché la vede come "un'ora di ricreazione".

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