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sabato 23 novembre 2024

Il ricordo di Simran Kumar

 La 14enne è morta al Campus Agroalimentare Raineri Marcora, il 10 ottobre scorso, travolta dall'autobus.

Nel video la commemorazione con studenti e insegnanti.




venerdì 1 dicembre 2023

Don Claudio e Baby Gang

 



“Ma è vero che non esistono ragazzi cattivi, ma ragazzi che mi fanno impazzire, sì, e ne ho parecchi... Io vivo con una cinquantina di adolescenti. Quasi tutti autori di reato e il lunedì sera, alle 19, un incontro che chiamiamo koinè, una assemblea dove affrontiamo le varie problematiche emergenti della settimana o del periodo, per cui devo dire che in questo periodo abbiamo ragazzi belli, tosti”. Così don Burgio, arrivato a Piacenza, dalla sua comunità di Milano, ha iniziato l’intervento, il 27 novembre, alla parrocchia di San Vittore alla Besurica. L’incontro, organizzato dal Centro Culturale “Incontriamoci”, ha visto una sala gremita di giovani e adulti. Don Claudio Burgio, nato a Milano nel 1969, ordinato sacerdote l’8 giugno 1996, nel Duomo di Milano, dal cardinale Carlo Maria Martini, cappellano al carcere minorile “Beccaria” di Milano, è il fondatore della comunità Kairos che accoglie minori adolescenti e giovani maggiorenni (14 - 25 anni) con procedimenti penali, provvedimenti amministrativi e civili in atto allo scopo di promuovere progetti personalizzati finalizzati al reinserimento sociale autonomo e responsabile. Don Claudio coniuga l’attività pedagogica, che lo vede impegnato quotidianamente con i ragazzi delle comunità, a quella di esperto del mondo giovanile, come protagonista di numerosi interventi in dibattiti e incontri pubblici su temi sociali di attualità.

La fragilità dei ragazzi

“I giovani che incontro - ha affermato don Claudio - sono di una fragilità estrema. Quando poi sono in confidenza con me, mi dicono di aver subito bullismo. Ciò significa che il bullismo nasce, non per attaccare, non perché vuoi prenderti la soddisfazione di mettere in difficoltà un altro ragazzo, ma perché è come un sistema di difesa. Io ti attacco per evitare che tu scopri la mia debolezza che mi rende fragile. Allora, prima di subire ancora ti faccio vedere chi sono. Tiro fuori i miei artigli, anche se non li ho”. In questo modo don Burgio ha spiegato l’accentuarsi di tanti fenomeni di bullismo oggi.

Don Claudio e Baby Gang

“Qualche anno fa è arrivato in carcere - ha aggiunto don Burgio - un quindicenne che non parlava mai, né con gli assistenti sociali, né con con gli psicologi. Dopo un anno e mezzo finalmente mi chiede: “Don, ci ho pensato su tanto, e vorrei venire nella tua comunità”. Gli rispondo come mai volesse venire da me, e lui mi ha risposto che era appassionato di musica. “So che nella tua comunità - mi dice - si fa musica, ed io farò il cantante”. Allora io ci ho pensato un paio di giorni e gli ho detto che l’avrei accolto: “Lo chiediamo al giudice, però farai musica - gli ho fatto presente - e la farai sul serio, quindi comincia a scrivere le tue canzoni. Ti porterò io personalmente a registrarle in studio di registrazione”.
Certo adesso i ragazzi sanno di chi parlo. Lui mi spalanca la sua vita e così è iniziata la fiducia tra noi. Il ragazzo in questione è Baby gang, pseudonimo di Zaccaria Mouhib, nato a Lecco, 26 giugno 2001, uno dei più inquietanti rapper del momento. Per gli adulti è un pericolo sociale, per me è un ragazzo. Ascoltando le sue canzoni, mi sono chiesto: come è possibile che tanti ragazzi delle case popolari abbiano già vissuto tutte queste cose? La trap è il racconto di storie impossibili, eppure vere. E’ iniziato tutto così…con un incontro imprevedibile”. 

La testimonianza di Daniel

Un altra storia descritta da don Claudio è quella di Daniel, al Beccaria per una rapina in banca. “Tre anni di carcere - racconta don Burgia - con vari trasferimenti per cattiva condotta. Uscito dal carcere, ne passa due anni da noi in comunità, ma, terminato il periodo, finisce nuovamente in cella, a San Vittore stavolta. Allora mi ricontatta per chiedermi di nuovo aiuto. Lo riprendo senza ombra di dubbio, nonostante tutti me lo avessero sconsigliato. Quella è stata la volta buona: è tornato a scuola a 23 anni e poi si è anche scritto all’università. E’ appena uscito il suo libro, dal titolo “Ero un bullo”, che vi consiglio (“Ero un bullo – La vera storia di Daniel Zaccaro” di Andrea Franzoso, De Agostini editore)”. Una testimonianza - per don Burgio - che evidenzia come dei giovani, immersi nella devianza, grazie ad incontri significativi, sono riusciti a cambiare”.

Riscoprire l'umanità dietro le sbarre

Il carcere come istituzione ha sempre suscitato dibattiti e controversie, ma raramente si è riusciti a focalizzare l'attenzione sulla reale necessità di rieducazione e sulla mancanza di un approccio umanitario verso i detenuti. A Piacenza, l'intervento del cappellano del carcere minorile di Milano "Beccaria", ha gettato nuova luce su questa questione, evidenziando con forza come la detenzione spesso prevalga sulla rieducazione nelle strutture carcerarie.
Don Claudio ha ribadito con fermezza che il carcere non dovrebbe essere solo un luogo di punizione, bensì un ambiente finalizzato alla ricostruzione delle vite. Ha sottolineato come la mentalità giustizialista, che si concentra esclusivamente sulla punizione senza un reale impegno nella riabilitazione, debba essere superata. È essenziale passare da un'ottica repressiva a un approccio che ponga al centro l'educazione.
“Si può costringere un ragazzo, una volta che ha sbagliato, - ha sottolineato don Burgio - a buttarlo dentro una cella e sperare che cambi, si pensa che una cella possa fare da deterrente, ma può in qualche modo avviare un cambiamento? Nei miei 18 anni di cappellano al Beccaria e nei miei 23 anni di comunità vi dico la verità, non ho veramente mai avvertito che solo in forza delle regole si possa cambiare”.

Adulti credibili

Don Claudio ha evidenziato l'importanza di offrire ai giovani figure adulte credibili e autentiche. La mancanza di adulti capaci di trasmettere autenticità e fiducia ha portato a una deriva in cui i valori positivi vengono banalizzati. Don Claudio ha criticato coloro che, purtroppo, esprimono superficialmente concetti come "fai il bravo", senza comprendere appieno il significato del bene e del male. Per questo, secondo lui, risulta più affascinante per i giovani il male, poiché la mancanza di autenticità rende il bene poco convincente.
Nel suo discorso, don Claudio ha anche evidenziato una critica verso una visione distorta del cristianesimo, spesso presentato come una serie di riti tradizionali senza profondità e autenticità. Questo modo superficiale di trasmettere la fede rischia di privare i giovani della possibilità di esplorare la propria spiritualità in modo significativo e personale.
È interessante notare come, nonostante tutto, don Claudio abbia sottolineato che i giovani, ognuno a modo proprio, nutrono comunque una forma di fede.

Spiccare il volo

Don Claudio Burgio, concludendo il suo intervento a Piacenza, ha consegnato un messaggio potente e motivante ai giovani presenti. Con voce carica di speranza, ha incoraggiato i ragazzi a osare, a sognare in grande, e a credere nelle loro capacità.
Invitandoli a "spiccare il volo" e a "volare alto", don Claudio ha sottolineato l'importanza di avere fiducia in se stessi, di perseguire i propri obiettivi con determinazione e di non limitarsi dalle difficoltà o dalle circostanze avverse. Ha esortato i giovani a credere nelle proprie potenzialità, a non temere di sognare grandi traguardi e di perseguire i propri sogni con coraggio e determinazione.



martedì 18 aprile 2023

Visita alla Basilica di Sant'Antonino a Piacenza


Le uscite didattiche sono considerate in ambito didattico parte integrante e qualificante dell’offerta formativa e momento privilegiato di conoscenza, comunicazione e socializzazione; esse collegano l’esperienza scolastica all’ambiente esterno nei suoi aspetti  culturali e storico-artistici.

La visita alla basilica di Sant'Antonino a Piacenza, dello scorso 1 aprile, con la guida di Marco Carubbi, è stata un'esperienza che ha suscitato grande interesse ai ragazzi della 2B ITAS del Raineri-Marcora.



















martedì 13 dicembre 2022

Dapprincipio: l'adolescenza

 


Capita a volte di sgridare i ragazzi per i loro atteggiamenti un po’ lunatici o per la propensione a lanciarsi in comportamenti rischiosi o lasciarsi trascinare dal gruppo. Ma la realtà dei fatti è che gli adolescenti attraversano una fase fondamentale della vita, anche dal punto di vista dello sviluppo cerebrale. All’origine di comportamenti sociali bizzarri o apparentemente inadeguati dimostrati a questa età ci sono precise basi neurologiche. Alcune regioni, come la corteccia prefrontale, responsabile dell’inibizione di atteggiamenti inappropriati, devono ancora svilupparsi completamente; altre, come il sistema limbico, centro delle sensazioni di piacere o ricompensa, sono invece particolarmente sensibili ed eccitabili.

lunedì 17 maggio 2021

La ricetta della vita

 


“Come scuola Agraria e Alberghiera siete dentro a dei capitoli dell’esperienza umana che sono singolari e li avete ricordati nei vostri interventi: il tema dell’ospitalità, il rapporto con la natura, il tema del banchetto e della convivialità. “Così si è espresso il Vescovo, mons. Adriano Cevolotto che ha ricordato la sua provenienza da Castelfranco Veneto, dove esiste una scuola simile a quella del Campus Agroalimentare Raineri-Marcora di Piacenza, l’istituto che ha incontrato nella mattinata del 7 maggio. Il Vescovo ha visitato l’azienda agricola, presente al Campus, con 60 bovine da latte, i vari laboratori dell’alberghiero e si è poi riunito con una rappresentanza dei giovani dell’Istituto in Aula Magna. “Voi siete inseriti, come scuola, - ha aggiunto Mons. Cevolotto - su dei punti cruciali della vita. Quindi l’essere dentro al creato, alla convivenza, alle relazioni, sentitelo come una opportunità singolare e significativa”.

 

NON AVER PAURA DELLA CRISI


Dinanzi alla domanda sulla fede e sul distacco da essa dei giovani, posta da Simone, uno studente dell’Alberghiero, il Vescovo ha risposto che la fede, se la vediamo solo come un apparato di regole, di gesti e di riti, si fa fatica a darle un senso. Se invece la si osserva come qualcosa che ha a che fare con le domande fondamentali della vita, la fede acquista interesse. “Anche la mia fede - ha spiegato mons. Cevolotto - è cresciuta insieme a me negli anni. Ci sono stati momenti di crisi e insieme di scoperta. Non dobbiamo aver paura della crisi. Tante testimonianze nella Bibbia a partire dai profeti, da Giobbe, dalle espressioni dei salmi, esprimono una battaglia, una lotta, un travaglio interiore che spesso fanno dubitare di Dio, ma poi trovano in Lui una risposta”.

 


LA CHIESA SONO TUTTI I BATTEZZATI

“Cosa cambierebbe lei della Chiesa?”. È la domanda di Susanna, studentessa dell’Agraria. “La chiesa, fin dall’inizio, - ha puntualizzato il Vescovo - non è mai stata perfetta. Tra gli apostoli di Cristo, uno lo ha tradito, uno lo ha rinnegato e gli altri, tranne Giovanni, sono scappati dinanzi alla croce. Della Chiesa molte sono le cose che si potrebbero cambiare. I riflettori però sono posti maggiormente sugli scandali, sulle ricchezze… Ma la chiesa è anche qualcos’altro: è quella giovane missionaria che è stata uccisa, proprio in questi giorni, in Perù, dopo quasi trent’anni di volontariato gratuito verso i bambini che non avevano possibilità di andare a scuola, di avere una casa, una famiglia. È anche quella di quel giovane vescovo ferito in Sudan, una settimana fa. È fatta di tante persone che anche in questa scuola, con motivazioni di fede, sono a vostro servizio, facendo il loro lavoro con passione, vivendo la carità educativa. La Chiesa sono tutti i battezzati: ce ne sono molti che testimoniano con coraggio il Vangelo ed altri che lo possono smentire e tradirlo, ma questo è da sempre”.

 


LA RICETTA DELLA VITA

“Esiste una ricetta che ci permetta di dare gusto e sapore alle azioni quotidiane della nostra vita?”. È la domanda di Alice e Lucrezia, studentesse dell’indirizzo “Pasticceria” dell’Alberghiero. “Ho imparato dalla mia vita - ha risposto mons. Cevolotto - che il pericolo più grande è la superficialità. Ricordo che nell’adolescenza mi stancavo di giornate sempre uguali dicendo “che noia…”. Poi qualcuno mi ha suggerito di provare ad andare più in profondità ed ho scoperto che ogni giornata non è uguale all’altra, anche se facciamo sempre le stesse cose. Ho imparato a fare una revisione e mi sono reso conto che, quotidianamente, se avevo pazienza di ascoltare e di osservare, c’era qualcosa che non era come quella del giorno prima. Quindi la prima ricetta è questa: se facciamo le cose in un modo diverso e nuovo non ci annoieremo mai e troveremo sempre qualcosa di interessante da vivere e da scoprire anche nelle relazioni. Poi dobbiamo sempre “togliere i calzari” come dice la Bibbia, quando ci avviciniamo ad un altro perché è un terreno sacro. L’altra ricetta proprio è scoprire il valore dell’altro. Quindi per dare gusto alla vita non bisogna stare nella superficialità, ma avere grande cura di sé e degli altri.

 


NON DITE LE BUGIE A VOI STESSI

“In un mondo dove noi giovani siamo distratti da mille proposte. Che cosa dobbiamo seguire per fare le scelte per il nostro futuro?”. È la domanda di Andrii, studente dell’Alberghiero. Il discernimento è la parola usata da mons. Cevolotto per la risposta a questo interrogativo, cioè la capacità di considerare bene le cose per fare la scelta migliore. “Oggi ci sono mille proposte, mille sollecitazioni - ha affermato il Vescovo Adriano -, ma cosa desidero veramente? Vorremmo una cosa, ma anche il suo contrario. Non dite mai le bugie a voi stessi!”. È stata la forte provocazione del Presule, perché spesso ci si giustifica per stare nella tranquillità e tranquillizzare gli altri. È importante domandarsi ciò che si vuole veramente. Non sentirsi costretti a fare scelte, ma esprimere il meglio di sé stessi.

 


SIAMO FRAGILI E VULNERABILI

“In che modo ha affrontato la difficile situazione che il Covid ha portato?”. È la domanda di Gloria, studentessa dell’Agraria. “All’inizio ho avuto l’impressione - ha risposto il Vescovo - che la vita non era più nelle mie mani. Ho condiviso la sofferenza di tante persone. Il tempo del lockdown ci ha portato anche delle cose molto belle come la riscoperta di certi valori semplici, dei momenti di incontro e di gratuità, che, purtroppo, finita l’emergenza, abbiamo dimenticato. La pandemia infine ci ha insegnato che non siamo onnipotenti e spesso siamo molto più fragili e vulnerabili di quello che crediamo di essere. Sarebbe utile ricordare sempre tutto questo”.

lunedì 27 aprile 2020

Il valore delle piccole cose (video riflessione 3)


COMMENTI degli studenti

Un aspetto molto importante è il nostro legame con la natura che in questo periodo è stato totalmente rivalutato: si è venuti a capire che rapporto uomo-natura è molto fragile e che l’uomo si deve impegnare per mantenere in equilibrio tale rapporto. Ora che i movimenti sono limitati la natura sta ricominciando a respirare e l’uomo ha capito che molte cose prima considerate essenziali sono invece di secondo piano o addirittura superflue. Il legame più importante, dopo quello tra gli esseri umani stessi, è quello tra l’uomo e la natura che, se rispettata, è in grado di offrirci momenti indimenticabili. (Lorenzo)

Non ci vuole molto per essere felice, non servono macchine, case, soldi, perché alla fine per essere ricchi veramente bisogna fare tesoro delle esperienze che la vita ci offre; per raggiungere la felicità bisogna quindi poter essere in pace con se stessi, circondarsi di persone che ci vogliono bene e soprattutto compiere le scelte con la propria testa, sempre nel rispetto del prossimo. (Edoardo)

Le piccole cose sono quelle che, a volte, si ignorano o si sottovalutano:
l’amico che tiene il posto sul bus, la mamma che cucina, il film visto insieme alla famiglia la sera, la serata fuori con gli amici, un regalo inaspettato. Ma anche le cose più semplici come un uccellino che ti sveglia con il suo canto, il sole, la pioggia, il vivere. (Maria)

Mi sono resa conto dell'importanza delle piccole cose. Mancano le passeggiate con gli amici e con il proprio ragazzo, mancano i baci sotto le stelle, le cene di famiglia la domenica sera, gli abbracci e gli sguardi, manca ridere con le persone che ci circondavano ogni giorno, le chiacchiere e anche i litigi, manca poter andare dai nonni e ridere con loro, mancano i gesti che prima non erano importanti e ora lo sono più di qualunque altra cosa. (Elisa)

Qualche settimana fa sono andato su una collina sopra casa mia con il telescopio. In quel momento mi sono accorto di quanto appunto quelle piccole cose/gesti come un abbraccio, un pensiero, uno sguardo, un sorriso soprattutto questo, un gesto talmente piccolo ma che in realtà è di una importanza abnorme; per questo, essendo lì da solo, sono stato tutta la sera con un sorriso spiazzato in faccia a ripensare a tutti quei piccoli, ma giganti gesti. (Chris)

Ed è proprio vero che non è tanto quello che facciamo, ma l’amore che mettiamo nel farlo a rendere tutto più importante. Mi è piaciuta molto la frase finale di madre Teresa, ma voglio aggiungere un'altra citazione di Theodor Seuss Geisel: “a volte non conoscerai mai il valore di un momento, finché non diventa un ricordo”. (Camilla)

venerdì 27 dicembre 2019

Viaggio in Etiopia. La testimonianza di Silvia studente dell'ITAS



“Ho scoperto come la forza della preghiera e la spiritualità fanno veramente fiorire il deserto”
Cosi parla don Mimmo Pascariello, parroco di Alseno, del suo viaggio in Etiopia svoltosi qualche mese fa insieme alle giovani piacentine Allegra Villaggi, Silvia Faravelli, Lucia Maserati e l’infermiera Annalisa Sfulcini.
Il viaggio ha permesso di scoprire la grande forza interiore delle “Suore della Provvidenza per l’infanzia abbandonata” che   riescono a fare cose notevoli per quelle popolazioni martoriate dalla fame e dalle guerre.
“Abbiamo partecipato alla vita delle suore, alle loro attività e al loro apostolato - continua il sacerdote -, ci siamo resi conto come la provvidenza riesce a realizzare progetti che sembrano impossibili”.
La congregazione religiosa fondata nel 1927, a Piacenza, da mons. Francesco Torta, dal 1971 ha iniziato la missione in Etiopia e da allora ha seminato tanto bene tra quelle poverissime popolazioni.
La delegazione piacentina, guidata da don Pascariello, ha visitato le varie opere delle suore in Etiopia fra cui anche quelle più sperduta di Dawro Konta dove le religiose hanno una scuola materna e un ambulatorio medico.
“L’esperienza in Africa ci ha consentito di scoprire come si riceve molto nel dare agli altri. Quello che abbiamo fatto è poca cosa, ma ci ha permesso di sentire la cordiale gratitudine attraverso gli splendidi sorrisi di tanti bambini”.
Le suore della Provvidenza riescono a portare sulle strade dei poveri villaggi africani una carità straordinaria.
“Mi ha colpito fortemente la genuinità di un popolo - ha aggiunto il parroco di Alseno - che assapora la gioia dalle cose più semplici e tutto ciò è stato un continuo insegnamento di vita”.
Don Mimmo ricorda anche l’incontro con gli “Amici di Monsignor Torta”, giovani ragazzi etiopi che aiutano i bambini del posto cercando di toglierli da situazioni di povertà: “Vorremmo restare in collegamento con loro e creare anche qua a Piacenza una cosa del genere: un gruppo di giovani che ogni anno possa fare un’esperienza missionaria”.
L’impegno è quello di continuare questa collaborazione; infatti già è in programma un viaggio ad ottobre del prossimo anno, con più persone interessate a partecipare, grazie anche alla testimonianza appassionata di Allegra e Silvia che hanno affrontato la loro prima esperienza di volontariato in Africa. “L’avventura nel continente africano ci ha fatto scoprire cosa c’è fuori dal guscio, oltre il nostro quotidiano, rendendoci utili”.
“In due settimane abbiamo visitato varie missioni, percorrendo circa 5000 chilometri - raccontano Silvia e Allegra. “Là abbiamo vissuto proprio come le suore, che ci hanno davvero fatte sentire come a casa. La mancanza della famiglia, unica difficoltà che a volte si faceva sentire, è stata alleviata dal calore dell’accoglienza che ci è stata riservata”.
Allegra parla di un viaggio “da cui si torna più ricchi e con una percezione più nitida del mondo che ti circonda”.
“Vedere un bambino che non sa come scartare una caramella - ricorda Silvia - ti fa capire quanto sei fortunato. Sono cose che ti aprono gli occhi, e ti permettono di apprezzare anche le piccole cose”.

venerdì 1 novembre 2019

Workshop del Gen Rosso a Piacenza

Dostoevskij affermava: "La bellezza salverà il mondo". Il  progetto "Forti senza violenza" del Gen Rosso basa la sua azione sull'arte come strumento di bellezza e armonia e offre una grande opportunità attraverso workshop, prove e spettacoli artistici di coinvolgere migliaia di giovani di diversa fede e origine.
Attraverso tale iniziativa si favorisce l'interazione nel rispetto e nell'apprezzamento reciproco con la valorizzazione dei talenti di ognuno, altrui come dei propri.
Con i suoi progetti in tutto il mondo il Gen Rosso - International Performing Arts Group - lancia messaggi positivi attraverso canzoni, musica luci, immagini e coreografie.
Ecco i video dei Workshop di Piacenza: coreografie, danza, percussioni e canto.

giovedì 17 ottobre 2019

Dalla musica alla vita

La musica è veramente un contributo importante per migliorare la società se riesce a parlare al cuore delle persone. L’esperienza dei workshop del Gen Rosso, al Teatro Municipale, l’11 ottobre 2019, che ha coinvolto più di duemila studenti degli Istituti Superiori di Piacenza, è riuscita a creare questa magia.
Rimettere al centro la vita è l’obiettivo del gruppo musicale e artistico dei Focolarini, che arriva a comunicare in maniera sorprendente con le giovani generazioni.
L’intento dei musicisti è immergersi nelle gioie e nei dolori delle migliaia di persone che incontrano nelle varie nazioni del mondo e smascherare ogni politica di morte che genera individualismo, relativismo, disumanizzazione, disuguaglianza…
Il progetto del Gen Rosso è riuscito a colpire nel cuore i giovani piacentini che si sono lasciati trasportare, attraverso l’emozione della musica, verso nuovi orizzonti di vita.
Gli insegnamenti che il gruppo internazionale riesce a veicolare, con l’arte dei suoni, spaziano dalla cultura del dare per arginare la povertà, all’equilibrio e la sostenibilità per risanare la terra.
Il messaggio del ensemble dei Focolarini, vuole portare i valori del cristianesimo ai giovani che stanno cercando un senso alla loro esistenza.
“C’è bisogno di silenzio, c’è bisogno di ascoltare
c’è bisogno di un motore che sia in grado di volare
c’è bisogno di qualcosa, c’è bisogno di qualcuno
c’è bisogno di parole che non dice mai nessuno”.
                                                                                                                

È la voce di “Lavori in corso”, una canzone emblematica del Gen Rosso con il testo di un maestro, di tutto rispetto, come Francesco Guccini.
“C’è bisogno di un amore vero
c’è bisogno di un amore grande
c’è bisogno di un pezzo di cielo
in questo mondo sempre più distante”
Espressioni che manifestano la ricerca, presente nell’animo umano, di qualcosa, di qualcuno che possa dare un senso all'esistenza.
“C’è bisogno di memoria, c’è bisogno di pensare
c’è bisogno di coraggio, c’è bisogno di sognare”.
L’invito a realizzare i propri sogni, conclude questo testo ed è il messaggio di grande suggestione lasciato dal Gen Rosso ai giovani di Piacenza.
Attraverso un nuovo sound pop/rock e con immagini di grande impatto emotivo, il concerto della compagine dei Focolarini è una grande celebrazione della vita e vuole far scoprire come l’amore è il vero DNA di ogni persona.

martedì 15 ottobre 2019

Il Gen Rosso al Teatro Municipale di Piacenza


Il Gen Rosso nasce nel 1966 a Loppiano (Firenze) da un'idea di Chiara Lubich - Premio Unesco 1966 per l'Educazione alla Pace - che regala una batteria rossa a un gruppo di ragazzi per comunicare, attraverso la musica, i messaggi di pace e fratellanza universale e concorrere così alla realizzazione di un mondo più unito.
Il concerto a Piacenza, svoltosi l'11 ottobre al Teatro Municipale, è stata un esplosione di gioia e ha saputo coinvolgere entusiasticamente moltissimi giovani degli Istituti Superiori della città.
Il primo brano "Dentro noi c'è una forza" che ha dato il via alla musica, racconta la forza dell'amore:
Incontriamo occhi spenti
Per le strade affollate e nei bar
Sempre in corsa agli affari importanti
Come ladri del tempo e di libertà.
C’è chi vive cercando un senso
Un modo per sopravvivere
Come isole in mare aperto
Siamo stranieri sulla stessa via...
E’ l’amore la forza
Che fa vivere
Scioglie i cuori di ghiaccio, rompe i muri
Dai saltiamo più sù
Siamo un onda che va
Più lontana dei miei e dei tuoi pensieri.


mercoledì 6 marzo 2019

martedì 19 febbraio 2019

L'ERBA CATTIVA - film intenso e commovente

L’erba cattiva (Mauvaises herbes) è un film francese Netflix diretto da Kheiron ed interpretato da Catherine Deneuve, Kheiron e André Dussollier.
Wael (Kheiron) vive di piccole truffe con la madre adottiva e complice Monique (Catherine Deneuve). Quando Wael e Monique imbrogliano l’uomo sbagliato, Victor (André Dussollier), vecchia conoscenza di Monique ora a capo di un’organizzazione di supporto per adolescenti problematici, non hanno altra scelta che diventare segretaria e educatore ad interim per riscattarsi.
Wael, di fronte a sei ragazzini intenzionati a rovinare tutti i suoi sforzi, abbandona i panni di truffatore per vestire quelli di educatore di sei giovani: Shana, Fabrice, Karim, Ludo, Nadia e Jimmy. La sua storia personale e il suo ingegno diventano la chiave per guadagnarsi la loro fiducia e il loro rispetto. Da questo incontro tra erbe cattive nascerà un vero miracolo e Wael si renderà conto che anche a lui viene data un’opportunità per guarire il suo passato e trovare il suo posto nella società.
Kheiron, regista, sceneggiatore e attore principale, si è ispirato nuovamente alla sua vita per il suo secondo film L’erba cattiva, che segue due temporalità ben distinte: l’una mentre è solo un bambino orfano e in fuga durante la rivoluzione islamica in Iran, l’altra mentre vive a Parigi, ormai adulto. Infatti le prime scene del film ci mostrano un paese in uno stato di guerra, tra gente che fugge e cade sotto i proiettili dei soldati, che uccidono tutto ciò che si muove. Nessuna parola, nessun suono, nessun sopravvissuto se un bambino piccolo nascosto sotto un letto.
Ma il film segue principalmente la vita di Wael da adulto. Wael è un truffatore, vive con la madre adottiva Monique nella periferia di Parigi, luogo in cui si depositano e crescono generalmente le cosiddette erbacce cattive della società. L’erba cattiva mostra l’incontro e la convivenza forzata di Wael con sei ragazzi esclusi dal sistema scolastico, ragazzini emarginati dalla società a cui dovrà badare e fare da educatore.
L’erba cattiva è basato su dialoghi intelligentemente strutturati e mai moralistici, la cui narrazione dà un posto privilegiato a questa gioventù accattivante e dotata. Piuttosto che stigmatizzare la violenza delle città, il film di Kheiron preferisce sottolineare la vitalità dei suoi personaggi e la loro energia per andare avanti, la loro redenzione, rendendo questa storia un inno alla vita e alla speranza.
Nei titoli di testa il film cita Victor Hugo: “Non vi sono né cattive erbe né cattivi uomini: vi sono soltanto cattivi coltivatori“, una citazione perfettamente in linea con il senso del film, che riesce a bilanciare perfettamente le proprie tematiche, l’inclusione e l’istruzione, con il carattere irriverente e divertente del film. L’erba cattiva è una produzione Netflix davvero stupefacente, una commedia intensa e imperdibile (da cinematographe.it).

#REALITYHIGH - i giovani nel tempo dei social

I giovani al tempo dei Social... Potremmo parafrasare cosi questo film.
Il potere dei like, l'avere followers sembra oggi diventato determinante per essere popolari, per avere successo in rete.
Inoltre mettere subito sul Web ciò che accade a noi e ai nostri amici aumenta la facilità di comunicazione, ma può anche creare danni alle persone...
Diretto da Fernando Lebrija, è una commedia adolescenziale con protagonista Dani Barnes (Nesta Cooper), teenager con ottimi voti, un po' goffa e nerd. Da amante dei cani, il suo sogno è quello di diventare veterinaria e nel doposcuola presta volontariato in una clinica per animali. È qui che conosce meglio Cameron (Keith Powers), il ragazzo per cui ha una cotta da diverso tempo. Il giovane è fidanzato, però, con Alexa Medina (Alicia Sanz), liceale popolare che mira a diventare una star dei social con il suo programma #RealityHigh.
Quando Dani cambia look attira l'attenzione di Cameron, che, affascinato dal suo modo di essere, oltre che dal suo aspetto, decide di lasciare Alexa per lei. Proiettata nel mondo dei più "in" del liceo, Dani dovrà fare i conti con la popolarità e le vendetta meditata dalla suarivale in amore ai tempi dei social media (da Comingsoon.it ).

martedì 20 novembre 2018

ALTRUISTI SI DIVENTA - The Fundamentals of Caring

Film del 2016 con la regia e la sceneggiatura di Rob Burnett.
Interpreti principali: Paul Rudd, Craig Roberts, Selena Gomez e Jennifer Ehle.

“Fornire assistenza non è solo nutrire, vestire e pulire una persona. Ma soprattutto capire come gestire una relazione tra chi presta la propria opera di supporto e chi ne ha bisogno”.
E' così che si apre la storia di Altruisti si diventa (titolo originale: The fundamentals of caring), film prodotto dalla Levantine Films in collaborazione con Netflix. Una storia particolare che, in un’epoca e in una società quanto più votata, per la propria sopravvivenza, all’individualismo, si avvicina ad una tematica scomoda, quella dell’assistenza.
Altruisti si diventa racconta la storia di un ex scrittore che, dopo la pubblicazione di due romanzi,in seguito ad un dramma familiare, abbandona il suo passato per rincorrere una nuova professione: quella dell’assistente ai disabili, per l’appunto. E’ grazie a quest’ultima che conosce Trevor, un ragazzo con una malattia rarissima (la distrofia muscolare di Duchenne) del quale dovrà prendersi cura.

Bene, leggendo tutto ciò, sarà già arrivata la depressione a qualsiasi lettore ma purtroppo, nonostante le aspettative della trama, Altruisti si diventa non è nulla di noioso, di penoso e di strappalacrime come si potrebbe pensare.
La pellicola è una commedia che nasce dal dramma e si trasforma in un inno alla vita e che paradossalmente ci mostra come spesso ad una malattia del corpo (come quella di Trevor) non corrisponda la voglia di lasciarsi andare, ma il desiderio di lottare e di continuare ad essere curiosi del mondo e della vita. Trevor, infatti, è un ragazzo con un innato senso dell’umorismo: quando incontra per la prima volta Ben, fa finta di strozzarsi e nel corso di tutto il film continuerà questa sua burla verso l’assistente. Trevor è curioso e desidera fare le cose più strane del mondo come andare a vedere la fossa più profonda della Terra ed è un ragazzo semplice a cui se gli si chiede: ”Se avessi le gambe,quale sarebbe la prima cosa che faresti? ”risponde “La pipì in piedi”.

Il centro del film è rappresentato dal viaggio che Ben propone a Trevor per fargli realizzare proprio il suo sogno di andare a vedere questa buca profondissima. Il viaggio sarà la metafora per la crescita e la maturazione sia del ragazzo che, inaspettatamente, di Ben. Durante il tragitto due i personaggi incontrati che saliranno sul loro furgone: Peekes, una donna incinta al suo ultimo mese e Dot (Selena Gomez), una ragazzina scappata di casa desiderosa di cambiar vita che conquisterà Trevor.

Dopo varie peripezie ed incontri (il più importante quello con il padre del ragazzo), il racconto si chiuderà con la nascita della figlia di Peekes grazie all’aiuto di un inesperto e sconvolto Ben che riuscirà a superare il suo dramma interiore, la sua malattia, grazie proprio a chi per una malattia in futuro morirà, ma ne ride facendo la pipì all’impiedi sulla fossa più grande mai creata.
Recensione di Ester Genovese (domanipress.it)
Trevor deve superare il trauma di esser stato abbandonato dal padre appena è risultata manifesta la sua infermità;
il figlio di Ben, forse per una distrazione del padre, è morto sotto una macchina; la prova definita di recupero del proprio valore, sarà per Ben, quella di aiutare una donna a partorire in un parcheggio.

lunedì 15 ottobre 2018

NOI SIAMO INFINITO (The perks of being a Wallflower)

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È il 1991 e Charlie (Logan Lerman) è un ragazzo molto intelligente, ma allo stesso tempo timido e insicuro, che osserva il mondo intorno a sé tenendosi in disparte. Un giorno due carismatici ragazzi dell'ultimo anno, la bella Sam (Emma Watson) e il suo impavido fratellastro Patrick (Ezra Miller), lo prendono sotto la loro ala protettrice accompagnandolo verso nuove amicizie, il primo amore, il primo bacio, le prime feste, le rappresentazioni del Rocky Horror Picture Show e la ricerca della colonna sonora perfetta della loro vita. Allo stesso tempo, il suo professore di inglese, il sig. Anderson (Paul Rudd) lo introduce al mondo della letteratura, facendo nascere in lui il sogno di diventare scrittore. Tuttavia, nonostante la felicità raggiunta, il dolore del suo passato, segnato dal recente suicidio del migliore amico Michael e dall'accidentale morte di una sua cara zia, tormenta ancora Charlie. Quando i suoi amici più grandi si preparano a lasciare il liceo per il college, l'equilibrio precario del ragazzo inizia a sgretolarsi, fino a palesare una dolorosa verità.(da comingsoon.it).

Recensioni da mymovies


In un cinema che rispecchia il mondo sempre più frenetico che ci circonda, sempre alla ricerca di emozioni più forti, avevamo bisogno di un film che ci ricordasse quali siano le vere emozioni. E non importa se non tutte quelle emozioni sono positive perché la vita vera è questa. La solitudine di un adolescente che cammina in mezzo a tanti ragazzi, il senso di colpa per eventi al di fuori del suo controllo, l'euforia per un piccolo gesto, le tragedie. Tutto fatalmente accentuato dallo spirito degli adolescenti anni '90 che Chbosky riesce a cogliere come pochi prima di lui. Un film frizzante, con dialoghi brillanti e a tratti davvero divertente, che racconta, tuttavia, dall'inizio alla fine una storia meravigliosa: "una storia triste" (smilzo)

"We can be heroes", chiunque noi siamo, anche se apparteniamo al club dei giocattoli difettosi.

Braccia larghe, vento in faccia e tutta la vita che ti ci sbatte contro; quella passata con le sue ombre ed i suoi equivoci, quella presente con la difficoltà di decifrarne il tempo, quella futura con tutto il potere che noi abbiamo su essa. Fa questo effetto questo bel film di Stephe Chbosky che non tratta semplicemente di adolescenza ed emarginazione, ma traccia con molta chiarezza la via che ciascuno deve affrontare per liberarsi del proprio senso di diversità ed eslusione e comprendere che si tratta semplicemente della propria identità, con tutti i potenziali e tutte le cicatrici del caso. (allaboutme)

Quando si tratta di dimostrare che esistono alti e bassi e che da ognuno di noi può dipendere la
felicità, la tristezza, la redenzione, la rinascita, la fine di qualcun altro, noi siamo infinito.
In una circostanza semplice, quanto lo è quella di ogni adolescente che si approccia al suo primo anno di liceo, legato alle sue paure, alle sue insicurezze, ai suoi dubbi, tornano a galla vecchi tormenti, tormenti di infanzie difficili, o solo di momenti dolorosi, di cambiamenti, di maturità, di scoperta, che tessono una trama intricata che si posa su fili fragili, facili da spezzare, sui quali si deve restare sempre in un precario equilibrio tendendosi la mano l'un l'altro per non cadere e scoprire che nessuno è solo una storia triste, ma che ognuno è vivo e può ancora sorridere, crescere, piangere, cadere, rialzarsi, felicitarsi, sognare, provare, continuare. (lisadp)

mercoledì 9 maggio 2018

Mai più un banco vuoto

E' molto commovente il video proposto da FARExBENE, una Onlus che combatte contro il bullismo.
Fa comprendere in modo molto chiaro come certe azioni, ritenute dagli autori semplici goliardate, possono avere effetti devastanti.
Bullismo e cyberbullismo travolgono speso drammaticamente la vita della vittima che si ritrova soffocata dalla vergogna e si abbandona al suicidio.
Il video, ispirato alla storia vera di Carolina Picchio, è un messaggio di grande riflessione da proporre in ogni aula delle scuole italiane.