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giovedì 12 settembre 2024

GESU' Storico


Gesù storico nelle fonti pagane

Il documento più antico è una lettera (la n. 96) giunta a Roma fra il 111 e il 113, scritta dal governatore di Bitinia Plinio il Giovane all’imperatore Traiano.
Nella lettera Plinio il Giovane chiede istruzioni circa il comportamento da tenere nei confronti dei cristiani. Dopo aver illustrato i sistemi usati per far abiurare i cristiani e ricondurli al culto imperiale, il testo contiene interessanti informazioni circa il comportamento dei cristiani dell’Asia Minore. “D’altra parte, essi affermavano che tutta la loro colpa o il loro errore erano consistiti nell’abitudine di riunirsi in un determinato giorno, avanti l’alba, di cantare fra loro alternativamente un inno a Cristo, come a un dio…”. Di notevole interesse è la testimonianza dello storico romano Tacito. Questi fra il 115 e il 120, nei suo Annales (XV, 44), rievocando l’incendio di Roma del 64, parla dei cristiani e di Cristo. “Tuttavia, né per umani sforzi né per elargizioni del principe né per cerimonie propiziatrici dei numi perdeva credito l’infamante accusa per cui si credeva che l’incendio fosse stato comandato. Perciò, per tagliar corto alle pubbliche voci, Nerone inventò i colpevoli e sottopose a raffinatissime pene quelli che il popolo chiamava cristiani e che erano invisi per le loro nefandezze. Il loro nome veniva da Cristo, che sotto il regno di Tiberio era stato condannato al supplizio per ordine del procuratore Ponzio Pilato…” da Publio Cornelio Tacito, Annales. Verso il 120, un altro storico, Svetonio, nella sua Vita di Claudio accenna a Cristo e ricorda che: “i giudei, che tumultuavano continuamente per istigazione di Cristo, furono cacciati da Roma.” Il testo si riferisce al decreto di espulsione degli ebrei da Roma del 49-50 voluto dall’imperatore Claudio. Dell’avvenimento troviamo testimonianza anche negli Atti degli Apostoli (At 18, 2). Sembra che Svetonio, riportando la notizia dei tumulti all’interno della comunità degli ebrei di Roma, attribuisse a Gesù la causa dei disordini. Questa breve notizia vuole forse informare del fatto che all’interno della comunità ebraica di Roma alcuni affermavano che Gesù era il Messia e altri lo negavano e, quindi, della tensione fra ebrei e prima comunità cristiana.      Il fatto che Svetonio pensi che Cristo fosse a Roma e che non distingua fra cristiani ed ebrei è spiegabile con il fatto che scrive una settantina di anni dopo gli avvenimenti e dalla sua scarsa conoscenza del cristianesimo. Scrivendo di Nerone, Svetonio ritorna a parlare dei cristiani, definendoli «seguaci di una nuova e malefica setta». Esistono altre piccolissime tracce in alcuni scrittori del II secolo, come il filosofo Epitteto, l’imperatore Marco Aurelio, il retore Frontone e pochi altri.

Gesù storico nelle fonti ebraiche

Delle migliaia e migliaia di pagine del Talmud, un testo sacro dell’ebraismo, soltanto in una dozzina di passi è menzionato Gesù e quasi sempre in modo negativo. Emblematico questo brano tratto dal Talmud e risalente probabilmente al II secolo: “Riporta la tradizione: la vigilia di Pasqua è stato impiccato Gesù. Un araldo gli camminò dinanzi per quaranta giorni, dicendo: “sarà lapidato perché ha praticato la magia e ha ingannato Israele. Chi conosce la maniera di difenderlo venga a testimoniare in suo favore”. Ma non si trovò nessuno che testimoniasse in suo favore, e quindi fu impiccato alla vigilia di Pasqua.” Di tono totalmente diverso è la breve testimonianza dello storico ebreo Giuseppe Flavio nato nel 37 d.C., quindi poco dopo la morte di Gesù di Nazaret. Nella sua opera Le antichità giudaiche gli dedica un solo paragrafo: “Allo stesso tempo, circa, visse Gesù, uomo saggio, se pure uno lo può chiamare uomo; poiché egli compì opere sorprendenti, e fu maestro di persone che accoglievano con piacere la verità. Egli conquistò molti giudei e molti greci. Egli era il Cristo. Quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce. Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui. Nel terzo giorno, apparve loro nuovamente vivo: perché i profeti di Dio avevano profetato queste e innumeri altre cose meravigliose su di lui. E fino a oggi non è venuta meno la tribù di coloro che da lui sono detti cristiani.” da Giuseppe Flavio, Le antichità giudaiche, vol. II 

Gesù storico nei Vangeli

  • I Vangeli non sono stati scritti da Gesù, ma sono nati dalle fede e dalla riflessione delle prime comunità cristiane.
  • Occorre prendere atto della diversità dei Vangeli, in particolare della differenza tra i Vangeli sinottici e il Vangelo di Giovanni. I Vangeli sinottici sono i Vangeli scritti da Marco, da Matteo e da Luca e sono detti sinottici perché è possibile leggerli sinotticamente, cioè in parallelo su tre colonne.
  • I Vangeli non sono delle biografie.

Eppure per molti secoli quello che dicevano i Vangeli era di fatto avvenuto così come era stato narrato. Solo dal XVIII secolo si pose quella che può essere definita la moderna questione del Gesù storico. Il primo a porre il problema del Gesù storico fu il filosofo e scrittore tedesco illuminista, seguace del deismoHermann Samuel Reimarus (1694-1768). La sua tesi è semplice: Il Gesù della storia non corrisponde al Gesù dei Vangeli. Il Gesù storico fu un liberatore politico che fallì nel suo intento. I discepoli non rassegnandosi al suo fallimento, costruirono con invenzioni e manipolazioni della realtà il Cristo dei cristiani. Ad una conclusione simile pervenne il teologo tedesco Rudolf Bultmann (1884-1976). Per Bultmann non è il Gesù storico a essere rappresentato nei Vangeli, ma la fede della prima Chiesa. Noi possiamo venire a contatto solo con il Cristo annunciato dalla comunità cristiana che ci è stato trasmesso sotto forma di discorso mitologico. Il nostro sforzo deve essere quello di demitizzare, cioè di tradurre il linguaggio mitico in un linguaggio moderno, comprensibile per l’uomo e il credente di oggi.




domenica 7 aprile 2024

La Chiesa nella Piacenza medievale


Piacenza, posizionata strategicamente all'incrocio di antiche strade e lambita dall'arteria fluviale del Po, emergeva nell'Europa medievale come un vitale centro di passaggio e di connessione. Questa città, vivace crogiolo di attività economiche e commerciali, fu testimone di un'impetuosa attività edilizia che interessò tanto i grandi cantieri civili quanto quelli religiosi. Le sapienti mani di maestri come Wiligelmo e Nicolò, due tra i più celebrati scultori romanici, contribuirono a plasmare il volto urbanistico di Piacenza, arricchendolo di opere d'arte di inestimabile valore.

La città medievale vanta una miriade di chiese e monumenti che delineano il suo profilo, tra i quali spicca la maestosa cattedrale, splendido emblema del romanico emiliano. Iniziata nel 1122, la costruzione si protrasse fino al 1341, risultando in un edificio di straordinaria imponenza. La facciata, ornata da protiri e decorazioni che narrano episodi della vita di Cristo, testimonia l'abilità e la creatività degli artisti del tempo. All'interno, le navate racchiudono bassorilievi che celebrano le corporazioni artigiane, i paratici, fulcro dell'economia cittadina.

Altra perla della spiritualità piacentina è la chiesa di San Giovanni in Canale. Fondata nel XIII secolo dai Domenicani, essa rappresenta un importante testimone della vita conventuale dell'epoca, nonché della funzione inquisitoriale che l'ordine vi esercitò fino alla soppressione nel 1797. L'interno, arricchito nei secoli da stucchi, dorature e opere d'arte come i monumenti sepolcrali della famiglia Scotti e la cappella del Rosario, narra la storia di una comunità profondamente legata alla propria fede.

Il Gotico, palazzo comunale eretto nel 1281, pur non essendo un edificio religioso, riflette l'influenza ecclesiastica nel tessuto sociale e culturale di Piacenza. La sua architettura, con il loggiato in marmo rosa di Verona e il cotto rosso del piano superiore, testimonia l'importanza del mecenatismo laico in un'epoca dominata dal sacro.

La chiesa di San Francesco, edificata tra il 1278 e il 1365 in stile gotico, incanta per l'ampiezza delle sue navate e la ricchezza degli affreschi, tra cui emerge lo splendido Giudizio Universale. Anche in questo caso, l'arte si fa veicolo di messaggi spirituali, educando i fedeli attraverso le immagini.

Queste meraviglie architettoniche e artistiche, insieme a molte altre disseminate nella città, testimoniano l'importanza che la Chiesa ebbe nella Piacenza medievale non solo come istituzione religiosa, ma anche come promotrice di cultura, arte e bellezza. L'eredità di quel periodo brilla ancora oggi, invitando alla scoperta di un passato ricco di fascino e spiritualità.





domenica 24 luglio 2022

Nel segno di San Benedetto

 "Subiaco, nel segno di Benedetto" è il titolo del Tg2 Dossier di Tommaso Ricci andato in onda sabato 25 giugno alle 23 e in replica domenica 26 giugno alle 10 su Rai 2. Viaggio nell'epicentro della impresa, silenziosa ed epica insieme, di San Benedetto da Norcia, primo patrono d’Europa, che a Subiaco si rifugiò dalla corruzione romana e, dopo tre anni di eremitaggio nella grotta del Sacro Speco - meta oggi di turisti e pellegrini da tutto il mondo - fondò qui, 1500 anni fa, i suoi primi monasteri ponendo le radici della civiltà occidentale. L'incontro con l'abate Mauro Meacci, con il Bibliotecario dom Fabrizio, custode del primo libro stampato in Italia, con il novantenne dom Giovanni, lo stilista ex braccio destro di Pierre Cardin e diventato monaco in tarda età, e con Giovanni, il 24enne postulante che desidera seguire per la vita l'aurea regola benedettina dell'ora et labora. Dai tesori d'arte che adornano il Santuario, tra cui l’unico ritratto in presa diretta risalente al 1223 di San Francesco, alle raffigurazioni diaboliche - San Benedetto, oltre ad essere uomo di pace e comunione venerato tuttora anche in Oriente, fu anche potente esorcista -, dai numerosi Papi che hanno frequentato Subiaco a personaggi come dom Egidio Gavazzi, nipote di Anna Kuliscioff e Filippo Turati, padri del socialismo italiano, convertitosi e diventato abate di Subiaco, alle rare immagini del rinomato pittore americano William Congdon, espressionista astratto, che qui soggiornò a lungo. Dalle attività agricole e d'allevamento, oggi ridotte ma che al tempo dell'Europa barbarica salvarono il Vecchio Continente all'esperienza eremitica di fratel Alberto, oblato benedettino. Un viaggio affascinante in un luogo mai abbandonato, a differenza di Montecassino, dai benedettini e dove si è iniziato a scrivere il glorioso capitolo dell''Europa cristiana.



venerdì 27 dicembre 2019

Viaggio in Etiopia. La testimonianza di Silvia studente dell'ITAS



“Ho scoperto come la forza della preghiera e la spiritualità fanno veramente fiorire il deserto”
Cosi parla don Mimmo Pascariello, parroco di Alseno, del suo viaggio in Etiopia svoltosi qualche mese fa insieme alle giovani piacentine Allegra Villaggi, Silvia Faravelli, Lucia Maserati e l’infermiera Annalisa Sfulcini.
Il viaggio ha permesso di scoprire la grande forza interiore delle “Suore della Provvidenza per l’infanzia abbandonata” che   riescono a fare cose notevoli per quelle popolazioni martoriate dalla fame e dalle guerre.
“Abbiamo partecipato alla vita delle suore, alle loro attività e al loro apostolato - continua il sacerdote -, ci siamo resi conto come la provvidenza riesce a realizzare progetti che sembrano impossibili”.
La congregazione religiosa fondata nel 1927, a Piacenza, da mons. Francesco Torta, dal 1971 ha iniziato la missione in Etiopia e da allora ha seminato tanto bene tra quelle poverissime popolazioni.
La delegazione piacentina, guidata da don Pascariello, ha visitato le varie opere delle suore in Etiopia fra cui anche quelle più sperduta di Dawro Konta dove le religiose hanno una scuola materna e un ambulatorio medico.
“L’esperienza in Africa ci ha consentito di scoprire come si riceve molto nel dare agli altri. Quello che abbiamo fatto è poca cosa, ma ci ha permesso di sentire la cordiale gratitudine attraverso gli splendidi sorrisi di tanti bambini”.
Le suore della Provvidenza riescono a portare sulle strade dei poveri villaggi africani una carità straordinaria.
“Mi ha colpito fortemente la genuinità di un popolo - ha aggiunto il parroco di Alseno - che assapora la gioia dalle cose più semplici e tutto ciò è stato un continuo insegnamento di vita”.
Don Mimmo ricorda anche l’incontro con gli “Amici di Monsignor Torta”, giovani ragazzi etiopi che aiutano i bambini del posto cercando di toglierli da situazioni di povertà: “Vorremmo restare in collegamento con loro e creare anche qua a Piacenza una cosa del genere: un gruppo di giovani che ogni anno possa fare un’esperienza missionaria”.
L’impegno è quello di continuare questa collaborazione; infatti già è in programma un viaggio ad ottobre del prossimo anno, con più persone interessate a partecipare, grazie anche alla testimonianza appassionata di Allegra e Silvia che hanno affrontato la loro prima esperienza di volontariato in Africa. “L’avventura nel continente africano ci ha fatto scoprire cosa c’è fuori dal guscio, oltre il nostro quotidiano, rendendoci utili”.
“In due settimane abbiamo visitato varie missioni, percorrendo circa 5000 chilometri - raccontano Silvia e Allegra. “Là abbiamo vissuto proprio come le suore, che ci hanno davvero fatte sentire come a casa. La mancanza della famiglia, unica difficoltà che a volte si faceva sentire, è stata alleviata dal calore dell’accoglienza che ci è stata riservata”.
Allegra parla di un viaggio “da cui si torna più ricchi e con una percezione più nitida del mondo che ti circonda”.
“Vedere un bambino che non sa come scartare una caramella - ricorda Silvia - ti fa capire quanto sei fortunato. Sono cose che ti aprono gli occhi, e ti permettono di apprezzare anche le piccole cose”.

giovedì 28 febbraio 2019

L'anelito all'infinito nelle canzoni del Gen Rosso

Oltre l'invisibile

Quando la vita non ha dignità
e un grido sordo mi sale da qui
quando è scura la città
piove fuori e dentro me
oltre il buio chissà cosa c'è.
Quando la vita mi appare bugia
non ha più senso lottare così
con il cuore stretto in sé
tutto è come malattia
in fondo al nero uscita non c'è.
Eppure nella notte
vedo più lontano
le stelle e le galassie
l'invisibile
eppure il tuo silenzio parla
mi racconta te
ed io non ho parole
ma ti cercherò...

Resta qui con noi (inno GMG  Roma 1985)
Le ombre si distendono, scende ormai la sera
e s'allontanano dietro i monti i riflessi di
un giorno che non finirà, di un giorno che
ora correrà sempre,
perché sappiamo che vita nuova
da qui è partita e mai più si fermerà.
Resta qui con noi, il sole scende già.
Resta qui con noi, Signore, è sera ormai.
Resta qui con noi, il sole scende già
Se tu sei con noi la notte non verrà.
...
Davanti a noi l'umanità lotta, soffre e spera
come una terra che nell'arsura chiede acqua
da un cielo senza nuvole, ma che sempre le
può dare vita.
Con te saremo sorgente d'acqua pura,
con te fra noi il deserto fiorirà
Resta qui con noi...


venerdì 8 dicembre 2017

Monache Benedettine di San Raimondo a Piacenza

Visitare le monache di clausura significa immergersi in un mondo di spiritualità tutto particolare.
L'abbiamo fatto con delle classi ITAS di Piacenza per approfondire gli studi sul monachesimo cristiano.
E' stata l'occasione per parlare con le suore e capire il significato della loro scelta dedicata alla preghiera e al lavoro.
"Il monastero prende il nome dal Santo, Raimondo appunto, padre di famiglia, uomo di preghiera e di azione, pellegrino instancabile e innamorato della croce, che fu il fondatore dei primi ospedali di Piacenza. Infatti nel 1175 Raimondo fondò il suo Ospedale e quando il 28 luglio 1200 il pellegrino della croce tornò alla casa del Padre fu portato in trionfo dal suo popolo. E' sepolto nell'omonima chiesa.
Nel 1414 il complesso conventuale passò alle monache cistercensi, che cambiarono il loro nome in Monache di S. Raimondo, e vi rimasero fino al 1810 quando Napoleone soppresse gli ordini religiosi.
Toccò a Madre Teresa Maruffi, monaca benedettina, restaurare e riaprire il monastero (1827) e dar vita ad un educandato che nel corso del tempo è divenuto collegio e scuola media.
Dopo l'impulso dato dal Concilio Vaticano II nel 1967 vennero chiusi il collegio e la scuola e la comunità monastica si dedicò completamente all'Opus Dei divenendo monastero di clausura.
Essendo una comunità monastica benedettina l'Opus Dei, la lectio, il silenzio e il lavoro formano la sua peculiarità ancor oggi nel cuore della città.
Infatti la Chiesa e il monastero attiguo, trovandosi nel centro storico di Piacenza sono divenuti centro di spiritualità e scuola di preghiera.
La chiesa apre alle 6.00 del mattino. Il canto delle Lodi, alle 6.45, a cui tutti possono accedere e partecipare dà la sveglia alla città.
All'interno delle Lodi c'è la lectio, tenuta dalla Madre Abbadessa che spezza la Parola di Dio, quale strumento e pane quotidiano con cui Dio ci viene incontro. Segue la S. Messa alle 7.30.
Alle 17.30 si canta il Vespro.
Il monastero permette la preghiera personale e la liturgia insieme alle monache e offre la possibilità di colloqui spirituali, sia personali che di coppia. Si tengono lectio e meditazioni per gruppi, associazioni e movimenti che ne fanno richiesta". (monasterosanraimondo.com)


Santa Maria in Campagna in Piacenza: uno sguardo sull'arte rinascimentale

La basilica di Santa Maria di Campagna è una stupenda chiesa rinascimentale di Piacenza.
Con una classe dell'Itas l'abbiamo visitata cercando di coglierne tutta la sua magnificenza.
Dedicata alla Madonna della Campagna, sorge in piazzale delle Crociate, presso le mura della città. Ospita numerose opere d'arte fra cui un vasto ciclo pittorico del primo Cinquecento  eseguito da Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone e Bernardino Gatti detto il Soiaro, inoltre vi troviamo tele barocche di Guido Reni e dei Procaccini.
Nel novembre 1954 papa Pio XII l'ha elevata alla dignità di basilica minore.

sabato 8 aprile 2017

Giochi di Gruppo con Africa Mission


Le operatrici Valeria e Marcella hanno saputo coinvolgere gli studenti con tecniche di animazione di gruppo.

Ecco un gioco proposto che fa riflettere i giovani sulla distribuzione delle risorse.

Anche il Direttore di Africa Mission Carlo Ruspantini ha portato il suo saluto ai giovani dell'ITAS.
Carlo Ruspantini tra gli studenti Itas

Gioco Banchetto Mondiale
Scaletta
v  Raggruppare sedie al centro
v  Cartellini negli angoli
v  Introduzione gioco: partecipanti rappresentano popolazione mondiale
v  Divisione in gruppi
v  Correzione
v  Sedie
v  Correzione
v  Cartellini cibo distribuiti per tipo
v  Correzione di tutti i cartellini
v  Riflessione

Materiale
v  Scotch
v  Cartellini (aree e alimenti)
v  Scheda gioco 

Distribuzione della Popolazione
I partecipanti devono dividersi in gruppi in base alla loro percezione della distribuzione della popolazione nelle aree geografiche prestabilite: Europa, Africa, Sud America, Asia, Pacifico e Oceania, Nord America.
Una volta avvenuta la loro divisione, si confronta con la reale proporzione popolazione/partecipanti e vengono ridistribuiti in caso non combacino.

Distribuzione della Popolazione: Riflessioni
v  Europa: 10.5%, con 739.
v  Africa:  15%, con1.044.
v  Asia: 61%, con 4.220.
v  Nord America:  5%, con 347.
v  Sud America:  8.5%, con 591.
v  Totale:  6.941

  


Distribuzione della Ricchezza
In base al numero dei partecipanti viene messo a disposizione un certo numero di sedie. Quest’ultime rappresentato la ricchezza. Ogni gruppo deve decidere quante sedie prendere in base alla loro percezione della ricchezza dell’area geografica che rappresentano.
Quando ogni gruppo ha preso il numero di sedie scelte, vengono fatte le correzioni di dovere (se necessarie) e vengono forniti i dati reali. NB: i membri dei vari gruppi devono sedersi sulle sedie assegnate.

Distribuzione della Ricchezza: Riflessioni
v  PIL Europa: 18.799.894 US$
v  PIL Africa: 1.594.777 US$
v  PIL Asia: 11.641.426 US$
v  PIL Nord America: 17.506.458 US$
v  PIL Sud America: 3.632.841 US$



* Nota bene: per realizzare questa attività dovrà essere considerata sempre almeno 1 sedia per l'Africa,
anche se la tabella di riferimento indica zero. Per attribuire il valore di 1 sedia all’Africa dovrà essere tolta 1 sedia al continente con più sedie. Spiegare ai partecipanti questa circostanza.

Distribuzione del Cibo
Vengono messe a disposizione dei gruppi delle tessere. Queste rappresentano in totale dodici ciotole di riso, otto forme di pane, due litri di latte, venti tazze di tè, dodici succhi di frutta, dieci fette di carne e undici ciotole di fiocchi di cereali. Si ripete lo schema dei passaggi successivi: ciascun gruppo decide cosa crede che l’area geografica rappresentata abbia in relazione agli altri.
In seguito viene fatta una riflessione sulla distribuzione del cibo a confronto con l’idea del gruppo.

Distribuzione del Cibo: Riflessioni
v  Quali sono le impressioni dei gruppi/singoli sull’attività? Quali sono le differenze riscontrate? Che cosa hanno provato i partecipanti? Riflessione su disuguaglianza e ingiustizia.



Europa
Africa
Asia, Pacifico e Oceania
Nord America
Sud America
Totale
Riso
2
/
7
2
1
12
Pane
3
/
2
3
/
8
Latte
1
/
/
1
/
2
6
/
8
6
/
20
Succo di Frutta
6
/
/
6
/
12
Carne
4
/
2
4
/
10
Cereali
2
1
5
2
1
11