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lunedì 18 gennaio 2021

Jerusalema



Gerusalemme è la mia casa,

guidami,

portami con te

non lasciarmi qui

Gerusalemme è la mia casa

guidami,

portami con te,

non lasciarmi qui

Il mio posto non è qui,

il mio Regno non è qui

guidami

portami con te

il mio posto non è qui

il mio Regno non è qui

guidami

guidami

guidami

portami con te.

Ma perché piace così tanto il brano Jerusalema? 
Ha ottenuto un successo incredibile e probabilmente inaspettato la canzone scritta dal musicista e produttore africano Master KG, con il feat della cantante Nomcebo.
Prima di diventare quello che comunemente definiamo tormentone, la canzone nasce come un brano gospel dal sound moderno, un inno di salvezza e speranza. Si canta la lotta alla sopravvivenza in una terra difficile come Gerusalemme, ma anche nel mondo intero, oggi ancora in piena pandemia. Un tormentone anomalo che non è spinto da case discografiche o radio, ma che si è affermato liberamente, secondo il gusto dalle persone e chiaramente con l’aiuto dei social media.
La canzone è una preghiera a Dio, un'invocazione a portarlo con sé: "Gerusalemme è la mia casa, guidami, portami con te non lasciarmi qui – canta Master KG -. Il mio posto non è qui, il mio Regno non è qui, guidami, portami con te".





mercoledì 1 gennaio 2020

Mondialità, cittadinanza attiva e servizio civile

“Avevo 18 anni alla fine della Quarta Superiore, un sabato mattina, in una giornata d’inverno più o meno come questa, mentre ero a letto febbricitante, mia mamma mi sveglia e mi dice che Gianluca, un mio amico, era morto in un incidente la sera prima. Gianluca era una persona con cui condividevo varie cose, interessi, tempo, passioni... Stavo vivendo, come tutti i giovani della mia età, un periodo senza particolari problemi, molto alla superficie delle cose, non avevo grossi pensieri. Questo evento drammatico però mi ha messo molto in crisi sul senso della vita e sono affiorate le grandi domande…”
Sono le parole di Francesco Millione, operatore Caritas che ha catalizzato l’attenzione di più 200 studenti delle classi terze, quarte e quinte dell’Istituto Agrario Raineri di Piacenza, presenti in Aula Magna il 20 dicembre scorso.
Millione, laurea in geologia, qualche breve esperienza lavorativa nel settore poi, dopo alcune esperienze in Caritas, la decisione di dedicarsi esclusivamente al servizio sociale:
“Sono passato dalle rocce alle persone! Ora mi occupo - aggiunge Francesco - di progetti fuori dall'Italia in contesti di emergenza, in paesi in via di sviluppo, in situazioni di conflitti e in Italia con proposte di avvicinamento al volontariato, soprattutto per i giovani fra cui l’esperienza del servizio civile”.
Dal momento della morte del suo amico, per il geologo Millione, sono affiorate tutte le domande possibili:
“La vita può sparire in un attimo, in un secondo… Tutto ciò - ha affermato Francesco - mi ha fatto andare molto in crisi e da allora mi sono interrogato sempre di più sull'esistenza e quell'episodio triste e doloroso è stato come una seconda nascita. Mi sono chiesto come rendere la mia vita più significativa e cosa posso fare per questo mondo?”
La riflessione dell’operatore Caritas, proposta ai giovani del Raineri, è partita dalla sua esperienza di servizio civile presso la casa accoglienza malati AIDS della Pellegrina, dove Francesco ha affermato di avere avuto molti pregiudizi su quelle persone. Però grazie al contatto diretto con questi malati, Millione ha rivisto le sue posizioni capendo che certe situazioni ti possono capitare addosso e lui ha avuto la fortuna di fare altre scelte. “Si fa presto a fare degli errori - ha aggiunto - che ti porti dietro tutta la vita. Alla Pellegrina ho visto molti giovani morire e questo mi ha fatto nascere altre domande…”

Alla fine del millennio precedente, tra il 1999 e il 2000, si parlava molto della cancellazione del debito estero, personaggi della musica come Bono degli U2 e Jovanotti, ma anche lo stesso Papa Giovanni Paolo II smuovevano l’opinione pubblica, in vista del giubileo del 2000, perché si facesse un grande gesto di misericordia cancellando il debito estero dei paesi poveri. Tutto ciò ha incuriosito molto Francesco e in qualche modo ha condizionato le scelte che ha fatto successivamente con esperienze di servizio fuori dall'Italia in zone problematiche come il Congo, in un contesto di guerra.
“Siamo in una situazione mondiale molto complessa - ha affermato Millione - negli ultimi due secoli in realtà l’umanità ha fatto dei passi in avanti notevoli. Dal 1820 al 2015 la povertà estrema, a livello globale, è diminuita enormemente. Se prima era il 94 % della popolazione mondiale impossibilitata ad accedere ai servizi primari, come casa, cibo e cure mediche fondamentali, ora è solo il 10 %. Ci sono stati dei grossi passi in avanti, ma c’è ancora tanto da fare…”
Alla fine della seconda Guerra Mondiale sono sorte le Nazioni Unite, una forma di governo mondiale che lavora per dare un equilibrio, una giustizia a livello mondiale.
La realtà è che, secondo Millione, siamo un po’ lontani da questi sogni…
Si parla di giustizia economica, di diritto ad una equa ripartizione delle risorse, ad un livello di vita adeguato per ogni famiglia.
Cosa è successo, dopo la costituzione dell’ONU? Alcuni paesi sono cresciuti molto nel PIL come gli Stati Uniti e l’Europa, ma la stragrande maggioranza no.
L’operatore Caritas ha snocciolato alcuni dati che fanno riflettere:
“Nel 1985, il 10 % più ricco della popolazione è cresciuto di oltre il 100%, cioè ha raddoppiato le proprie ricchezze nel giro di 15 anni, mentre il 90% è rimasto fermo. Sono i paesi del terzo mondo, alcuni dicono che se la sono voluta, che vogliono rimanere poveri, non fanno niente per crescere…”
Ma come è possibile che 67 persone miliardarie nel mondo possiedano il 50 % della ricchezza globale? Si è domandato Francesco Millione, da una parte 67 persone e dall’altra 7 miliardi, sono dati che scandalizzano. L’1% della popolazione mondiale possiede la stessa ricchezza del rimanente 99%, è un dato del Credit Suisse del 2017. Allora la giustizia economica dove sta?

Partendo da questi interrogativi l’operatore Caritas ha proposto, ai giovani del Raineri, una cittadinanza attiva che vuol dire prendere consapevolezza di avere un ruolo significativo in una dimensione territoriale (qui) e temporale (ora). Ragionare e agire in termini di comunità, di bene comune e di sostenibilità.
L’invito di Millione, rivolto agli studenti, è quello di attivarsi, di caricarsi dei problemi del mondo con coraggio, fiducia, apertura, passione, indignazione e rispetto.
Molte sono le possibilità di scelte di volontariato nel nostro territorio presentate dall'operatore Caritas. Infine la proposta del Servizio Civile Universale con vari settori di intervento che vanno dall'assistenza verso le persone più deboli, alla protezione civile, ambientale e del patrimonio storico e artistico, dalla educazione e promozione della pace, dei diritti alla agricoltura sociale, alla biodiversità e ad esperienze all'estero.
Il servizio civile consiste in 25 ore di lavoro socialmente utili, settimanali, per 12 mesi, retribuite da un contributo spese di 440 euro al mese. Consente di avere una formazione, certificazioni di competenze spendibili nel modo del lavoro e riconoscimento di crediti formativi.



lunedì 8 aprile 2019

I giovani e il razzismo

Il razzismo ha sempre accompagnato le vicende dell’umanità. 
Il tempo che siamo vivendo sembra far aumentare nelle persone sentimenti di diffidenza, pregiudizio, paura e odio. 
La Scuola dovrebbe essere un momento di inclusione fra le differenze.
Ne parliamo con Silvia e Fadel, originario della Costa d’Avorio, entrambi studenti dell’istituto. Il video è realizzato da Aldo Gariboldi.

mercoledì 27 febbraio 2019

GEN ROSSO


Ascoltare il gruppo musicale internazionale Gen Rosso è sempre un'esperienza straordinaria.
Un live acoustic all'Università Cattolica di Piacenza, nella serata del 26 febbraio 2019, è riuscito a trasmettere il messaggio di vita, di pace e di amore che la compagine musicale porta in tutto il mondo.


"L’esibizione ha rappresentato il momento conclusivo della due giorni di eventi organizzati dall’ateneo piacentino in occasione del ventennale della Laurea Honoris Causa conferita a Chiara Lubich dalla Facoltà di Economia, per aver ispirato il progetto per un’Economia di Comunione.
Musica, storie, racconti e testimonianze di vita: il Gen Rosso ha dato vita ad uno spettacolo capace di coinvolgere, emozionare e divertire, mostrando ancora una volta l’attualità del messaggio di Chiara Lubich.
A tal proposito, in apertura di concerto, la preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza della Cattolica Anna Maria Fellegara ha voluto sottolineare come “quella di consegnare la Laurea Honoris Causa a Chiara Lubich fu una scelta lungimirante, in quanto – a vent’anni dal conferimento – le sue idee e la sua visione completamente innovativa del mondo, hanno resistito alla prova del tempo, dimostrandosi oggi ancora attuali”. da piacenzasera.it






Due pezzi a seguire, emblema del gruppo, che hanno scaldato il cuore degli  appassionati:
Hopes of peace e Un'altra umanità




sabato 8 aprile 2017

Giochi di Gruppo con Africa Mission


Le operatrici Valeria e Marcella hanno saputo coinvolgere gli studenti con tecniche di animazione di gruppo.

Ecco un gioco proposto che fa riflettere i giovani sulla distribuzione delle risorse.

Anche il Direttore di Africa Mission Carlo Ruspantini ha portato il suo saluto ai giovani dell'ITAS.
Carlo Ruspantini tra gli studenti Itas

Gioco Banchetto Mondiale
Scaletta
v  Raggruppare sedie al centro
v  Cartellini negli angoli
v  Introduzione gioco: partecipanti rappresentano popolazione mondiale
v  Divisione in gruppi
v  Correzione
v  Sedie
v  Correzione
v  Cartellini cibo distribuiti per tipo
v  Correzione di tutti i cartellini
v  Riflessione

Materiale
v  Scotch
v  Cartellini (aree e alimenti)
v  Scheda gioco 

Distribuzione della Popolazione
I partecipanti devono dividersi in gruppi in base alla loro percezione della distribuzione della popolazione nelle aree geografiche prestabilite: Europa, Africa, Sud America, Asia, Pacifico e Oceania, Nord America.
Una volta avvenuta la loro divisione, si confronta con la reale proporzione popolazione/partecipanti e vengono ridistribuiti in caso non combacino.

Distribuzione della Popolazione: Riflessioni
v  Europa: 10.5%, con 739.
v  Africa:  15%, con1.044.
v  Asia: 61%, con 4.220.
v  Nord America:  5%, con 347.
v  Sud America:  8.5%, con 591.
v  Totale:  6.941

  


Distribuzione della Ricchezza
In base al numero dei partecipanti viene messo a disposizione un certo numero di sedie. Quest’ultime rappresentato la ricchezza. Ogni gruppo deve decidere quante sedie prendere in base alla loro percezione della ricchezza dell’area geografica che rappresentano.
Quando ogni gruppo ha preso il numero di sedie scelte, vengono fatte le correzioni di dovere (se necessarie) e vengono forniti i dati reali. NB: i membri dei vari gruppi devono sedersi sulle sedie assegnate.

Distribuzione della Ricchezza: Riflessioni
v  PIL Europa: 18.799.894 US$
v  PIL Africa: 1.594.777 US$
v  PIL Asia: 11.641.426 US$
v  PIL Nord America: 17.506.458 US$
v  PIL Sud America: 3.632.841 US$



* Nota bene: per realizzare questa attività dovrà essere considerata sempre almeno 1 sedia per l'Africa,
anche se la tabella di riferimento indica zero. Per attribuire il valore di 1 sedia all’Africa dovrà essere tolta 1 sedia al continente con più sedie. Spiegare ai partecipanti questa circostanza.

Distribuzione del Cibo
Vengono messe a disposizione dei gruppi delle tessere. Queste rappresentano in totale dodici ciotole di riso, otto forme di pane, due litri di latte, venti tazze di tè, dodici succhi di frutta, dieci fette di carne e undici ciotole di fiocchi di cereali. Si ripete lo schema dei passaggi successivi: ciascun gruppo decide cosa crede che l’area geografica rappresentata abbia in relazione agli altri.
In seguito viene fatta una riflessione sulla distribuzione del cibo a confronto con l’idea del gruppo.

Distribuzione del Cibo: Riflessioni
v  Quali sono le impressioni dei gruppi/singoli sull’attività? Quali sono le differenze riscontrate? Che cosa hanno provato i partecipanti? Riflessione su disuguaglianza e ingiustizia.



Europa
Africa
Asia, Pacifico e Oceania
Nord America
Sud America
Totale
Riso
2
/
7
2
1
12
Pane
3
/
2
3
/
8
Latte
1
/
/
1
/
2
Tè
6
/
8
6
/
20
Succo di Frutta
6
/
/
6
/
12
Carne
4
/
2
4
/
10
Cereali
2
1
5
2
1
11





La storia di Africa Mission

Nell'incontro con le classi ITAS Piacenza, Africa Mission ha presentato la sua storia che si innesta nelle vicende della cooperazione made in Piacenza.











Africa Mission - ITAS Piacenza

Nei giorni dal quattro all'otto aprile 2017 due operatrici di Africa Mission, Valeria e Marcella, hanno incontrato le classi prime e seconde dell'ITAS Piacenza.
Sono stati momenti interessanti e ricchi di spunti di riflessione.

Valeria e Marcella
Anche attraverso tecniche di gruppo con giochi sulla mondialità, i giovani hanno scoperto tematiche significative che vanno dalla cooperazione internazionale alla distribuzione dei beni sulla terra.
Ecco le slide che riguardano questo tema













TRASHED Verso rifiuti zero


Il film  documentario Trashed, una produzione Blenheim Films, prodotto e diretto dalla regista britannica Candida Brady, ha ricevuto una proiezione speciale al Festival di Cannes 2012.
Il protagonista, Jeremy Irons, vuole proporci l'enorme problema dei rifiuti sul nostro pianeta.
Nel documentario Irons viaggia in tutto il mondo testimoniando la distruzione di luoghi bellissimi, ormai irrimediabilmente contaminati dall’inquinamento.
Si tratta di un percorso investigativo, realizzato con precisione di informazioni e coraggio della denuncia.
I sentimenti che vuole suscitare il filmato passano dallo scetticismo e dal dolore ad un sentimento di speranza.
Il film di Brady è accompagnato dalla partitura musicale originale creata dal compositore premio Oscar Vangelis.


Stralci dall'intervista a Jeremy Irons
"Il film parla del termine, oggi molto in voga, “rifiuti zero”. Realisticamente quanto possiamo avvicinarci a questo obiettivo? Qual è il nostro traguardo più importante: ridurre il nostro ciclo dei rifiuti o adottare dei modi più sensibili di gestire i nostri rifiuti?
San Francisco ha raggiunto quest'anno l'80% di raccolta differenziata, o “rifiuti zero”. New York, invece, che produce il 1,5% dei rifiuti totali del pianeta ricicla attualmente solo il 15%. Il governo statale e quello federale dovrebbero adoperarsi per una legislazione che faccia una seria politica di gestione dei rifiuti in tutto il paese. Nel Regno Unito vi è una situazione analoga, con le politiche di gestione dei rifiuti che cambiano di città in città. Credo che la maggior parte delle persone sia pronta a collaborare nella riduzione dei rifiuti, ma per incoraggiarle la politica nazionale dovrebbe essere chiara, e coerente e cercare di coinvolgere tutti.

Anche all'interno di una grande metropoli come Londra vi è un'enorme discrepanza tra le politiche comunali. Credo che debba essere progettata e realizzata un'iniziativa di portata nazionale nella gestione dei rifiuti, che non vanno bruciati o seppelliti. Va invece promossa una la loro riduzione, accompagnata dal riciclaggio. Quest'epoca, in cui soffriamo un aumento della disoccupazione, potrebbe essere il momento ideale per la creazione di un settore nuovo, che potrebbe essere redditizio, creando anche nuovi posti di lavoro. Se riuscissimo a diventare leader nella tecniche di riciclaggio questa esperienza potrebbe essere esportata in tutto il mondo.
Come singoli consumatori quanto siamo responsabili di questi problema globale dei rifiuti? Oppure la responsabilità è tutta da addossare ai politici, alle autorità e ai leaders del settore?
Il problema riguarda tutti noi e la responsabilità è collettiva. Siamo tutti informati ed è il momento di essere arrabbiati oppure di provare vergogna per noi stessi. I nostri politici devono fare quello per cui sono stati votati.
Devono fare gli interessi veri di chi li ha eletti. Devono organizzare un sistema che sia capace di ridurre la quantità di rifiuti che produciamo, sia a livello domestico che a livello industriale, e dovrebbero lanciare una campagna per incoraggiare il riciclo. La popolazione, e in particolare i nostri figli, hanno bisogno di essere educati al problema dei rifiuti. Ad esempio, l'uso di un sacchetto di plastica è sensibilmente aumentato nell'ultimo anno nel Regno Unito. Se si fosse saputo che c'era la possibilità che quel sacchetto di plastica sarebbe “ritornato” nel vostro cibo, la gente avrebbe pensato due volte prima di usarlo. A differenza di tanti problemi che affliggono il pianete questo è quello più facilmente superabile."

Il film
Emblematico è l'inizio del film Con Jeremy Irons seduto su una montagna di rifiuti.
Siamo su una spiaggia vicino all'antica città libanese di Sidone, nel pieno del Mediterraneo a poca distanza dai mari di Egitto, Grecia e Italia...
L'immagine è devastante.
Siamo di fronte a rifiuti medici e domestici, di liquidi tossici e animali morti, risultato di 30 anni di consumo di una città come ce ne sono tante nel mondo.
Ogni giorno, nuovi carichi di spazzatura vengono scaricati in alto, mentre i detriti e il percolato cadono in basso, nelle acque del Mediterraneo.
Circondato da una vasta colonia di bottiglie di plastica abbandonate, Jeremy Irons fissa l'orizzonte ed esclama: "Spaventosa!"
Nel film Jeremy viaggia in tutto il mondo testimoniando la catastrofe che potrebbe realizzarsi...
La bellezza del nostro pianeta visto dallo spazio forma un contrasto violento con le scene di detriti sparsi ormai in tutto il mondo.
Queste sono le scene che vengono raccontate dal documentario:
"Vastissimi paesaggi in Cina sono coperti da tonnellate di spazzatura; le acque del fiume Ciliwung, in Indonesia, sono ormai appena visibili, a causa di una marea di plastica che le copre: i bambini nuotano tra masse putride di sacchetti; le madri lavano i panni nel filtro delle fogne.
Ogni anno buttiamo via 58 miliardi di bicchieri usa e getta, miliardi di sacchetti di plastica, 200 miliardi di bottiglie d'acqua, miliardi di tonnellate di rifiuti domestici, tossici ed elettronici.
Li compriamo, li seppelliamo, li bruciamo e poi li ignoriamo.
Qualcuno pensa a che cosa succede a tutti i rifiuti che produciamo?
Continuiamo a produrre e a utilizzare cose che non si degradano."
Jeremy nel film assurge a figura di guida per farci comprendere gli effetti devastanti dell'inquinamento sul nostro pianeta, egli vuol farci scoprire  cosa veramente succede a quei miliardi di tonnellate di rifiuti che vanno dispersi ogni anno.
Su una barca nel Pacifico settentrionale, l'attore affronta la realtà della grande Pacific Garbage Patch e l'effetto provocato dei rifiuti di plastica sulla vita marina.
"Scopriamo che le diossine clorurate e altri inquinanti artificiali organici persistenti sono attratti proprio dai frammenti di plastica.
Questi sono poi mangiati dai pesci, che così assorbono le tossine.
Noi poi ci nutriamo di questo pesce, accumulando così prodotti chimici tossici nel nostro corpo, già gravato dall’inquinamento."

Pensiamo di più all'ambiente
Jeremy insieme con la regista Candida Brady ha fatto, con questo film, un lavoro eccellente.
“Abbiamo fatto questo film perché ci sono tante persone che sentono il bisogno urgente di affrontare il problema dei rifiuti e della sostenibilità - dice Irons - C'è bisogno che questo fastidioso argomento sia compreso e condiviso dal maggior numero possibile di comunità in tutto il mondo per cercare insieme le soluzioni migliori.
In questo i film possono giocare un ruolo importante, educando la società, e portando anche argomenti così 'difficili' a un pubblico il più ampio possibile.
Pensiamo ad esempio a Un Inconvenient Truth di Al Gore.
Lo si ama o lo si odia, ma tutti ne hanno sentito parlare.
I film hanno il potere di arrivare a tutti, ci toccano a livello emotivo e ci spronano all’azione”.
Candida Brady ha trascorso più di due anni nella ricerca e nella realizzazione di Trashed, ma la regista si è occupata del problema di rifiuti e di tematiche ambientali per gran parte della sua vita.
“In quanto asmatica dalla nascita, mi sono sempre interessata agli effetti dell'inquinamento – spiega Brady - Ma è stato l’incontro con un medico ambientale (che mi ha salvato la vita) a farmi aprire gli occhi sugli effetti che l'ambiente ha sulla nostra salute.
Quando ero giovane ero l'unica ragazza con un inalatore, oggi il numero di ragazzi che lo hanno è cresciuto vertiginosamente”.

Verso lo spreco zero
Il viaggio di Jeremy in mezzo ai tanti disastri sul pianeta non vuole essere però una lamentosa denuncia senza soluzioni.
Il documentario vuole proporci delle vie d'uscita.
Jeremy incontra persone che hanno cambiato la loro vita e che oggi non producono quasi più nessun rifiuto.
Il film denunciando con forza la grande economia mondiale, vuole stimolare una legislazione anti-rifiuti.
Presentando delle realtà che cercano di vivere senza sprechi il film vuole dirci che il cambiamento è essenziale ed è già partito.

Quindi nel complesso, a mio avviso, siamo di fronte ad un film che è uno sprone per passare dalla realtà inquinante degli inceneritori e affini,  verso la nuova civiltà dello spreco zero.


venerdì 31 marzo 2017

C'è acqua per tutti, ma non tutti hanno acqua

Il 22 marzo è una di quelle date da cerchiare di rosso nell'agenda, anzi di azzurro.
È la Giornata mondiale dell'acqua!
L'Associazione Africa Mission essendo attiva da più di 40 anni in Karamoja nella costruzione di pozzi, si è sempre posta l’obiettivo di sensibilizzare quante più persone possibili riguardo un tema di fondamentale importanza, non solo per chi vive in terra africana.
Per questo motivo il Movimento ha organizzato, in collaborazione con la scuola, mercoledì 22 marzo 2017, una mattinata di riflessione sul tema dell'acqua presso l'aula Magna dell'Istituto Raineri Marcora di Piacenza.
L' incontro (aperto al pubblico) ha coinvolto circa 300 ragazzi delle scuole superiori con il tema “C’è acqua per tutti ma non tutti hanno acqua”.
I giovani sono stati sollecitati a riflettere sul significato e l'utilizzo del famoso oro blu, sulla responsabilità a cui tutti siamo chiamati a rispondere per preservare una risorsa che non è infinita.
Il seminario si è strutturato con l'accoglienza e i saluti iniziali a cui ha fatto seguito il video rap "Acqua".
Poi sono intervenuti:
don Maurizio Noberini: "L'acqua simbolo di vita";
dott. Carlo Ruspantini: " L'acqua vita della savana"
prof. Vincenzo Tabaglio: "Acqua per produrre cibo"
Prof. Giuseppe Bertoni: "L'acqua e igiene fattori chiave dello sviluppo umano"



ACQUA
Una Buona Occasione - A Good Opportunity
Rap di denuncia e di stimolo alla mobilitazione sul tema dell'acqua - artista RAYDEN



Intervento prof. Vincenzo Tabaglio






martedì 19 luglio 2016

La mia battaglia per l'Africa

Parla il medico piacentino Francesca Lipeti. Dal 2015 è al lavoro in una zona di confine tra Kenya e Tanzania. Gli inizi nel 1994.

Dalla metà degli anni ’90 è al lavoro in Africa, prima in Kenya tra i Masai a Lengesim, nella struttura sanitaria avviata da mons. Domenico Pozzi, dal 2015 più a Sud, verso il confine con la Tanzania, a Ilbissil, a 150 km dalla capitale Nairobi, per dar vita a un nuovo centro di salute per i più poveri.
È instancabile l’opera del medico piacentino Francesca Lipeti.
“Ilbissil - racconta al telefono Francesca - è una cittadina di confine che si sta sviluppando molto rapidamente. Ha due grandi mercati del bestiame ed è raggiungibile grazie ad una strada asfaltata.
Vi convivono più etnie, religioni e culture diverse.
È un lungo andirivieni dalla Tanzania, il commercio è molto sviluppato e si trova facilmente lavoro.
Di fatto, però, molti vivono alla giornata: qui non arrivano neanche gli aiuti del Governo e quelli internazionali.
L’area urbana conta circa 8mila persone, ma con il circondario si arriva anche a 100mila abitanti.
Sul piano religioso, oltre ai cattolici, che però non hanno un sacerdote presente stabilmente, vi sono i pentecostali e gli anglicani”.
VERSO UNA ZONA DI CONFINE
— Come sei arrivata in questa nuova realtà?
Dopo l’esperienza di Lengesim, che porto sempre nel mio cuore, avrei potuto rientrare in Italia o collegarmi all’ONU o all’UNICEF.
Non volevo però perdere l’esperienza vissuta in Kenia; sarei rimasta nella savana, ma non so perché, ad un certo punto, ho avvertito questo invito ad andare verso una città.
Mi è stato consigliato di non vivere proprio al confine tra due Stati; si tratta di solito di zone molto rischiose per il terrorismo e i conflitti, e quindi molto instabili.
Alla fine sono capitata qui, ho rimediato due stanzette in una clinica, che potevano essere sistemate: era il posto adatto a me.
— Ora di cosa ti occupi? 
Sono in un ambulatorio in periferia, tra le baracche, e mi occupo sostanzialmente di medicina di base con tante vaccinazioni.
Essendo zona di passaggio, passano anche le più varie malattie.
A livello sanitario la città è servita da un centro di salute del Governo, ma il personale è scarso, le medicine non ci sono, per cui attualmente non si può fare tanto.
Non sono appoggiata a nessun ospedale, lavoro sostanzialmente da sola, ho un aiutante che si occupa della farmacia, una ragazza che fa le pulizie e un guardiano; in tutto, uno staff di quattro persone.
E ho un gruppo di amici del luogo che mi aiutano dal punto di vista amministrativo nei contatti con il governo, nel rinnovo delle licenze, nell’approvvigionamento di medicinali.
— Non sei quindi legata a nessuna organizzazione nella tua opera…
No, mi sono, per così dire, messa in gioco da sola.
Ho voluto misurare le mie capacità.
Mi sono dovuta reinventare: da un punto di vista medico ero abituata ad un certo tipo di malattie e conoscevo bene i ritmi e le caratteristiche del luogo precedente.; ora ho cambiato modo di lavorare e sto imparando cose nuove.
A Ilbissil la situazione sociale non è facile: la gente che arriva dai villaggi per cercare lavoro, perde le proprie radici, la propria identità culturale e in questo guazzabuglio non è facile orientarsi.
Ci sono situazioni di disagio, persone che si sentono smarrite con un forte senso di frustrazione: sono state catapultate in una realtà più individualista di quella dei loro villaggi di origine.
I PROGETTI IN CANTIERE
— Guardiamo allora al futuro: che progetti hai?
Prima di tutto, voglio conoscere bene la situazione e le persone.
Una volta che stabilisci rapporti significativi, si potrà essere più incisivi negli interventi. Concretamente ci terrei a rafforzare il laboratorio, perché più fai analisi, meglio si possono curare le persone a cui si evita di andare in ospedali lontani, facendo loro risparmiare tempo e denaro.
Poi, vorrei creare un centro per i giovani, dove possano incontrarsi e insegnare loro un po’ di informatica.
Un’altra idea è un progetto per le persone denutrite che, a causa dell’AIDS o perché povere, o per malattie gravi (tumori, tubercolosi), non possono procurarsi da mangiare in maniera adeguata.
In questa missione sono sostenuta dall’associazione piacentina “L’albero di Yoshua”, che è il nome biblico di Giosuè in lingua Masai.
Ci ispiriamo al Giosuè della Sacra Scrittura, una figura straordinaria nel seguire il Signore e nel condurre il popolo di Israele: colui che entra nella Terra promessa e che ha Dio al suo fianco. L’associazione è formata da persone che mi hanno sempre aiutato; il presidente è il commercialista Leonardo Biolchi.
— L’Africa è il continente della speranza, ma è anche schiacciato dalle guerre, dall’ISIS… Che cosa insegna l’Africa al mondo?”
L’importanza dei rapporti umani, dell’essere più dell’avere. Noi con i nostri modelli televisivi e pubblicitari stiamo imponendo al popolo africano un altro modo di vivere, che è la logica dell’avere e del possesso. Invece l’Africa, che non deve perdere la sua identità, ci insegna il senso di comunità, l’aiuto reciproco e che i rapporti interpersonali sono fondamentali.
— Tu non hai mai paura? 
Non ho paura, anche se questo luogo è molto meno sicuro di dove fossi prima.
Vi è instabilità sociale, vi sono furti, violenze, liti e contese.
Poi il Kenya è esposto a fenomeni di terrorismo; confina per buona parte con la Somalia che non ha un governo stabile da più di trent’anni ed è sempre scossa da una guerra civile.
Alcune frange terroristiche, provenienti da queste zone, fanno raid contro la popolazione del Kenya con attentati cruenti che mietono molte vittime.
I motivi per aver paura ci sono, ma io continuo con determinazione questo lavoro.

Davide Maloberti - Riccardo Tonna da Il Nuovo Giornale del 17/06/16