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martedì 23 luglio 2024

BIBBIA: una sintesi chiara


La Bibbia è il libro sacro degli ebrei e dei cristiani.

Gli Ebrei chiamano la Bibbia TaNaK, dalle iniziali delle sue tre sezioni:T è la Torah, ossia i primi cinque libri, chiamati anche Pentateuco – Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, i quali non sono considerati ispirati da Dio ma rivelati da Dio a Mosè sul monte Sinai;
N sono i Mevi’im, i Libri dei Profeti;
K sono i Ketuvim, gli Scritti, cioè tutti gli altri libri.
Questo corpo di scritture è in ebraico, con alcune piccole parti in aramaico, un’altra lingua semitica.
“Bibbia”, invece, non è un termine di origine ebraica, ma greca. Il nome “Bibbia”, infatti, viene dal greco ta biblia “i libri”, cioè i libri per eccellenza (perché sacri); è una denominazione nata ad Alessandria d’Egitto nel III secolo a.C. Qui, sotto la dinastia dei re Tolomei, in un clima di grande fervore intellettuale e di incontro fra culture diverse, viveva una folta comunità ebraica, che probabilmente non parlava più correntemente la lingua originaria e aveva bisogno di una traduzione in greco (la lingua “internazionale” di quel tempo) dei propri libri sacri. La leggenda attribuisce questa traduzione, nota come Bibbia dei Settanta, a 72 dotti ebrei, sei per ogni tribù di Israele.
La Bibbia dei Settanta è tuttora la versione liturgica dell’Antico Testamento usata dalla Chiesa ortodossa orientale di tradizione greca. La versione in lingua latina (lingua ufficiale dell’Impero romano d’Occidente) fu operata direttamente dal testo ebraico da san Girolamo su incarico di papa Damaso I.
San Girolamo non tradusse alla lettera gli originali, ma si preoccupò di renderne il senso. Il nome Vulgata con cui è indicata questa traduzione è dovuto alla frase latina vulgata editio (“edizione per il popolo”). Essa fu infatti scritta nel latino del V secolo d.C. e non nel latino classico perché fosse accessibile e più facile da capire dai chierici.
La Vulgata fu dichiarata autentica, cioè autorevole sul piano dottrinale, dal Concilio di Trento. Ha rappresentato il testo ufficiale della Chiesa e della liturgia cattolica fino al secolo scorso, quando per l’Antico Testamento si è cominciato a utilizzare direttamente il testo masoretico (la Bibbia in lingua ebraica) e per il Nuovo Testamento direttamente i testi greci.
Dopo il Concilio Vaticano II le varie Chiese cattoliche nazionali hanno elaborato e adottato nel culto liturgico versioni della Bibbia nelle varie lingue nazionali.
Antico e Nuovo Testamento
La Bibbia è costituita dall’Antico Testamento, comprendente i libri redatti prima di Gesù, e dal Nuovo Testamento, comprendente i libri che riguardano la predicazione di Gesù e degli Apostoli.
L’Antico Testamento è un testo sacro sia per gli Ebrei sia per i Cristiani, il Nuovo Testamento solo per i Cristiani.
L’Antico Testamento, dunque, è comune a Ebrei e Cristiani, ma con alcune varianti. Infatti il canone ebraico (per “canone” s’intende l’elenco dei libri che sono stati riconosciuti dai credenti come autentica parola di Dio, cioè ispirati) comprende solo i 39 libri dell’Antico Testamento scritti in ebraico; il canone cattolico comprende 46 libri per l’Antico Testamento, 27 per il Nuovo Testamento.
I libri esclusi dal canone sono detti apocrifi.
I 46 Libri dell’Antico Testamento secondo il canone cattolico sono così suddivisi:i 5 Libri del Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio)
i 16 Libri Storici
i 7 Libri Poetici e Sapienziali
i 18 Libri Profetici
I 39 Libri del canone ebraico comprendono:i 5 Libri della Torah
i 21 Libri de “I Profeti”
i 13 Libri degli “Scritti”
Il canone del Nuovo Testamento comprende:
4 Vangeli (Matteo, Marco, Luca, Giovanni)
gli Atti degli Apostoli
le Lettere degli Apostoli
l’Apocalisse

lunedì 18 gennaio 2021

Jerusalema



Gerusalemme è la mia casa,

guidami,

portami con te

non lasciarmi qui

Gerusalemme è la mia casa

guidami,

portami con te,

non lasciarmi qui

Il mio posto non è qui,

il mio Regno non è qui

guidami

portami con te

il mio posto non è qui

il mio Regno non è qui

guidami

guidami

guidami

portami con te.

Ma perché piace così tanto il brano Jerusalema? 
Ha ottenuto un successo incredibile e probabilmente inaspettato la canzone scritta dal musicista e produttore africano Master KG, con il feat della cantante Nomcebo.
Prima di diventare quello che comunemente definiamo tormentone, la canzone nasce come un brano gospel dal sound moderno, un inno di salvezza e speranza. Si canta la lotta alla sopravvivenza in una terra difficile come Gerusalemme, ma anche nel mondo intero, oggi ancora in piena pandemia. Un tormentone anomalo che non è spinto da case discografiche o radio, ma che si è affermato liberamente, secondo il gusto dalle persone e chiaramente con l’aiuto dei social media.
La canzone è una preghiera a Dio, un'invocazione a portarlo con sé: "Gerusalemme è la mia casa, guidami, portami con te non lasciarmi qui – canta Master KG -. Il mio posto non è qui, il mio Regno non è qui, guidami, portami con te".





martedì 15 settembre 2020

NOAH

 

COMMENTI sul film

Sarebbe utile creare anche oggi un'arca contenente tutte le specie animali per far fronte alle numerose guerre, alle numerose catastrofi come incendi delle foreste, plastica che si trova in ogni luogo e uccide numerosi animali , a causa della nostra presenza e della nostra maleducazione contro il prossimo, e contro il mondo? Sarebbe una soluzione molto utile e semplice ma penso che solo rimanendo in questo mondo, senza creare nessuna barca per far estinguere l'essere umano, si possa imparare dai propri sbagli e migliorarsi e riuscire finalmente a pensare a un futuro migliore. (Francesca)

Noah ha una missione da compiere: salvare lui, la sua famiglia e tutte le specie animali presenti sulla terra dal Diluvio Universale. Ciò che mi ha colpito maggiormente del film è la determinazione di Noah che affronta e riesce a superare tutti gli ostacoli che gli si presentano: infatti egli riesce a prendere, talvolta forse con un certo cinismo ai nostri occhi, anche le decisioni più dolorose, sia per lui sia per i suoi famigliari, pur di portare a termine il proprio compito e di rispettare il volere di Dio. (Marco)

Noah, nonostante tutto, le privazioni date ai figli, di non avere una ragazza d’amare a Cam, e di non poter il bimbo in grembo della figlia Ila. La costruzione di una barca, può anche essere interpretato nel mondo moderno, cioè come un mezzo di fuga dai problemi, delle cattiverie dell’uomo verso la natura, e di voler fuggire solamente con le uniche creature buone e degne di amore, gli animali. (Silvia)

La figura della barca potrebbe essere usata nel presente come figura per evitare di pensare alla situazione che si sta creando nel mondo in questo momento, non per scappare perché c’è bisogno di aiutare, però per pensare ad altro e vivere un momento migliore. O comunque potrebbe essere usata in generale per scappare o non pensare ai problemi della vita quotidiana. (Gaia)

Noah si distingue da essi ponendo al vertice delle priorità la generosità verso tutte le altre specie animali che meritano un posto nel mondo. Fra le qualità positive del protagonista occorre sottolineare soprattutto la determinazione, egli infatti riesce nell'intento di costruire qualcosa di impensabile basandosi sulla fede verso Dio e verso la propria famiglia. Egli è quindi guidato da una fortissima fiducia che lo porterà ad agire considerando sempre il meglio per tutti gli altri e riconoscendo il bene collettivo al di sopra del benessere del singolo. (Leonardo)

Non dovrebbe essere considerato un film biblico nella sua vera essenza, ma un film che rispecchia la visione del regista su quello che potrebbe essere stato il diluvio universale descritto nella Bibbia.
Le atmosfere nel film variano in continuazione, dall'atmosfera calma e riflessiva all'atmosfera burrascosa e apocalittica e ogni personaggio rappresenta diversi comportamenti umani che avranno un ruolo importante per la storia. Vengono inoltre rappresentate diverse emozioni umane: ira, vendetta, rabbia, amore....  (Miriana)

Questo film ha suscitato in me un misto di emozioni come: stupore e ammirazione ma la cosa che mi ha fatto più pensare è il fatto che hanno fatto una fatica immensa per salvare degli animali che per loro sarebbero potuti essere insignificanti (altruismo/solidarietà). (Alessandro c)

Questo film mi è piaciuto molto, soprattutto perchè mi ha fatto riflettere in modo approfondito, sul fatto che noi uomini commettiamo quasi sempre gli stessi errori ormai da secoli, senza riuscire a renderci conto, che la storia è stata scritta e tramandata con uno scopo ben preciso, ovvero di far capire a coloro che la studiano le cause degli sbagli che sono stati fatti e cosa hanno comportato per la popolazione e la terra, per poi evitare di commetterli nuovamente. Purtroppo però come è stato dimostrato tante volte noi non siamo in grado di imparare dai fatti passati per salvaguardare il nostro futuro, perchè ogni volta inciampiamo nei medesimi errori. (Paola)

Noè, cerca di difendere la sua famiglia anche con metodi molto duri e ha percepito il messaggio di Dio costruendo l'arca (Edoardo)

Il film parte da Eva che disobbedisce a Dio, ingannata dal serpente. Da Eva nascono due figli: Caino e Abele, quest’ultimo ucciso dal fratello per gelosia, destinando tutta la sua discendenza alla malvagità eterna. Noè fa un sogno dove vede un'inondazione che colpirà l’intero pianeta terra per far sparire la malvagità dalla terra. Quello che mi ha colpito è la determinazione di Noè che di fronte a Dio fa qualsiasi cosa restandogli fedele sempre, quindi è ammirevole questa cosa. (Alessandro g) 

Noah esegue gli “ordini” impartiti e non lo ferma nessuno; ciò è anche dovuto alle sue visioni, che gli hanno fatto notare la malvagità del genere umano. Anche i suoi figli e la moglie lo seguono, ma spesso rimangono turbati e spesso esitano a ciò che gli viene detto. Oggi costruire un arca per salvare i buoni è solo un sogno, un fatto impossibile; si può però migliorare lo spirito, l’animo delle persone, farle diventare “buone” con la parola e con i buoni propositi. (Massimo) 

Sono riuscito a vedere il come la società pensata nel film si rispecchi un po' in quella del giorno d'oggi, il come il male è in tutti in noi, persino in Noè ( il più puro) c'è un lato oscuro. Noè è disposto addirittura a sacrificare la sua stessa nipote per salvare la purezza della nuova terra, ma non sarà proprio questo a contaminarla. Oggi invece che un'arca siamo in una casa in cemento, a causa di questa espansione del coronavirus, penso che l'arca rappresenti un po' il modo con cui ci possiamo salvare e possiamo vivere in modo tranquillo senza problemi che coinvolgono la salute e la paura di morire. (Samuele)

Del film mi ha lasciato molto sorpreso la cattiveria dell’uomo, soprattutto in una scena in cui tutta le gente presa dalla fame, uccide a mani nude facendoli a pezzi un cerbiatto. La seconda cosa è la determinazione e la fedeltà verso Dio di Noah che è anche disposto a uccidere la nipote perché non maschio. (Tommaso)

Questo film mi è piaciuto molto perché parla di un tema molto delicato, facilmente fraintendibile, ma è riuscito a far comprendere con chiarezza e anche con qualche personaggio in più la storia di Noè e delle motivazioni che portarono “il creatore” punire l’uomo con una grande inondazione, mi ha fatto comprendere meglio il significato di questo avvenimento biblico e mi ha anche fatto pensare sulla discendenza dell’uomo e di tutti i peccati che la circondano. (Davide)

Noè deve costruire e proteggersi dentro ad un’arca per scampare dal diluvio universale e salvare l’umanità, ma speriamo finisca come nel film, dove riusciamo a sconfiggere il virus e la nostra vita riprenda, ma tenendo in considerazione questi momenti e gesti belli che si vedono in questo periodo come la voglia di essere uniti come si può vedere con i flash mob sui balconi, aiutando il prossimo con delle donazioni e si può usare meno la macchina e le altre cose che creano inquinamento per pulire l’aria come sta avvenendo in questo periodo.  (Alessandro Ba)

Noah è un uomo scelto da Dio per svolgere un compito grandioso: salvare tutti gli innocenti prima che arrivi l’inondazione e distrugga tutto il mondo. Noah si dimostra all’altezza del suo compito perché è coraggioso e ha una fede incrollabile e una grande perseveranza verso Dio. Lui infatti non si sente solo neanche quando ... lo minaccia dicendogli che ha mille uomini contro di lui pronti a prendere la sua barca. (Alessandro Bo)

A parer mio l'umanità presente nel film è molto simile a quella che c'è oggi, che ha prosciugato ormai il pianeta, c'è un problema di sovrappopolazione, ci sono guerre, assassinii, furti e molto altro. (Luca)

Vanità delle vanità: tutto è vanità




Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re a Gerusalemme.
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
Quale guadagno viene all’uomo
per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole?
Una generazione se ne va e un’altra arriva,
ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge, il sole tramonta
e si affretta a tornare là dove rinasce.
Il vento va verso sud e piega verso nord.
Gira e va e sui suoi giri ritorna il vento.
Tutti i fiumi scorrono verso il mare,
eppure il mare non è mai pieno:
al luogo dove i fiumi scorrono,
continuano a scorrere.
Tutte le parole si esauriscono
e nessuno è in grado di esprimersi a fondo.
Non si sazia l’occhio di guardare
né l’orecchio è mai sazio di udire.
Quel che è stato sarà
e quel che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.
C’è forse qualcosa di cui si possa dire:
«Ecco, questa è una novità»?
Proprio questa è già avvenuta
nei secoli che ci hanno preceduto.
Nessun ricordo resta degli antichi,
ma neppure di coloro che saranno
si conserverà memoria
presso quelli che verranno in seguito.
(Ooelet 1, 1-11)

Il Qoelet o Ecclesiaste è un testo contenuto nella Bibbia. È scritto in ebraico e la sua redazione è avvenuta in Giudea nel IV o III secolo a.C.)

COMMENTI

Il mondo è sempre uguale, sono gli uomini che cambiano; i fiumi continuano a scorrere, il sole continua a sorgere e a tramontare….. la terra rimane sempre la stessa...Guardare al passato non vuol dire solo ricordare la storia, potremmo quasi rispecchiarci nelle varie società che si sono succedute, forse dovremmo guardare il passato come uno specchio cioè rifletterci su di esso e magari evitare gli sbagli commessi in passato per migliorare il futuro. (Lorena)

Questo testo biblico spinge a riflettere sulla situazione attuale. L’essere umano ha l’obiettivo di lasciare un segno del suo passaggio ma la terra rimarrà sempre la stessa. Inoltre nel testo viene spiegato che l’uomo cerca di trovare un nome con cui essere ricordato, ma Qoèlet dichiara che il ricordo svanirà sempre.Oggi, in questa situazione, capiamo che quello che conta non è la ricchezza intesa come denaro, macchine di lusso o case in riva al mare, ma la ricchezza emotiva. Tutte le emozioni che ci portiamo dentro sono indispensabili e ci rendono umani più di ogni altra cosa. (Marta)

L'uomo si impegna a crearsi un nome o un personaggio che crede sarà ricordato per sempre, ma Qoélet afferma subito che non accadrà perché se una persona è stata importante verrà ricordata anche se il suo ricordo piano piano svanirà. Queste parole coincidono con il clima attuale, secondo me adesso è il periodo in cui si capisce realmente ciò che davvero conta. L’uomo apprende che non sono le conquiste e le cose materiali quelle che contano, ma amore, amicizia, famiglia, solidarietà e avere accanto le persone che ti fanno stare bene. (Agnese)

Nel Qoelet viene esposto, in forma dialettica, un contraddittorio tra il bene e il male. La riflessione ruota intorno a due interrogativi, ovvero a cosa serva fare il bene e a cosa serva fare il male. Se la morte è l'unica conclusione della vita, allora tutto sembra vano. (Jessica)

Qoèlet mette in risalto come sia futile la vanità e il nostro affannarci per guadagnare nella vita terrena in quanto un domani non li possiamo portare con noi. ci fa ricordare che il nostro tempo deve essere speso bene, e che l'unica ricchezza che abbiamo dato al prossimo; questa è la vera ricchezza. (Silvia)

Il mondo non cambierà mai dice, anche se finisce una generazione e ne arriva una nuova. Non possiamo cambiare i percorsi dei fiumi che sfociano nei mari, il tragitto del sole, la direzione del vento. Non possiamo portare nessuna novità perché è già avvenuta nell’antichità, però non rimarrà nessun ricordo né di noi né di quelli che ci succederanno. Non potremo mai cambiare quello che ha creato Dio per noi, perché l’ha fatto per noi.(Pietro)

L’uomo fatica e si affanna un po’ per necessità, per sopravvivere, ma anche per orgoglio, ma nonostante tutto, il mondo rimane come prima, per questo l’uomo cerca di farsi ricordare con fatti, parole o accumulando beni, perché essenzialmente l’uomo è un essere piccolo e insignificante, però tutto ciò è vanità perché tutto è effimero e non duraturo perché l’unica cosa eterna è Dio.(Anna)

Un umano ha buone capacità di rivoluzionare e di modernizzare tantissime cose, come le macchine, la scienza, la cultura ecc... che permettono di facilitare un qualsiasi lavoro indispensabile per la vita dell’uomo, risparmiando economicamente e anche del tempo. Non credo che tutte queste modernizzazioni servono alla terra, ma più che altro all’umano. A furia di voler migliorare le cose nel mondo a volte si esagera, senza farlo apposta; creando pandemie, buco dell’ozono, incendi catastrofici e guerre, ma anche tante altre brutte cose. La terra non ha bisogno dell’uomo, ma è l’umano che ha bisogno della terra.  Spero appunto che tutto ciò sia un punto di partenza per l’umanità. (Marta V)

giovedì 28 febbraio 2019

L'anelito all'infinito nelle canzoni del Gen Rosso

Oltre l'invisibile

Quando la vita non ha dignità
e un grido sordo mi sale da qui
quando è scura la città
piove fuori e dentro me
oltre il buio chissà cosa c'è.
Quando la vita mi appare bugia
non ha più senso lottare così
con il cuore stretto in sé
tutto è come malattia
in fondo al nero uscita non c'è.
Eppure nella notte
vedo più lontano
le stelle e le galassie
l'invisibile
eppure il tuo silenzio parla
mi racconta te
ed io non ho parole
ma ti cercherò...

Resta qui con noi (inno GMG  Roma 1985)
Le ombre si distendono, scende ormai la sera
e s'allontanano dietro i monti i riflessi di
un giorno che non finirà, di un giorno che
ora correrà sempre,
perché sappiamo che vita nuova
da qui è partita e mai più si fermerà.
Resta qui con noi, il sole scende già.
Resta qui con noi, Signore, è sera ormai.
Resta qui con noi, il sole scende già
Se tu sei con noi la notte non verrà.
...
Davanti a noi l'umanità lotta, soffre e spera
come una terra che nell'arsura chiede acqua
da un cielo senza nuvole, ma che sempre le
può dare vita.
Con te saremo sorgente d'acqua pura,
con te fra noi il deserto fiorirà
Resta qui con noi...


venerdì 8 dicembre 2017

Monache Benedettine di San Raimondo a Piacenza

Visitare le monache di clausura significa immergersi in un mondo di spiritualità tutto particolare.
L'abbiamo fatto con delle classi ITAS di Piacenza per approfondire gli studi sul monachesimo cristiano.
E' stata l'occasione per parlare con le suore e capire il significato della loro scelta dedicata alla preghiera e al lavoro.
"Il monastero prende il nome dal Santo, Raimondo appunto, padre di famiglia, uomo di preghiera e di azione, pellegrino instancabile e innamorato della croce, che fu il fondatore dei primi ospedali di Piacenza. Infatti nel 1175 Raimondo fondò il suo Ospedale e quando il 28 luglio 1200 il pellegrino della croce tornò alla casa del Padre fu portato in trionfo dal suo popolo. E' sepolto nell'omonima chiesa.
Nel 1414 il complesso conventuale passò alle monache cistercensi, che cambiarono il loro nome in Monache di S. Raimondo, e vi rimasero fino al 1810 quando Napoleone soppresse gli ordini religiosi.
Toccò a Madre Teresa Maruffi, monaca benedettina, restaurare e riaprire il monastero (1827) e dar vita ad un educandato che nel corso del tempo è divenuto collegio e scuola media.
Dopo l'impulso dato dal Concilio Vaticano II nel 1967 vennero chiusi il collegio e la scuola e la comunità monastica si dedicò completamente all'Opus Dei divenendo monastero di clausura.
Essendo una comunità monastica benedettina l'Opus Dei, la lectio, il silenzio e il lavoro formano la sua peculiarità ancor oggi nel cuore della città.
Infatti la Chiesa e il monastero attiguo, trovandosi nel centro storico di Piacenza sono divenuti centro di spiritualità e scuola di preghiera.
La chiesa apre alle 6.00 del mattino. Il canto delle Lodi, alle 6.45, a cui tutti possono accedere e partecipare dà la sveglia alla città.
All'interno delle Lodi c'è la lectio, tenuta dalla Madre Abbadessa che spezza la Parola di Dio, quale strumento e pane quotidiano con cui Dio ci viene incontro. Segue la S. Messa alle 7.30.
Alle 17.30 si canta il Vespro.
Il monastero permette la preghiera personale e la liturgia insieme alle monache e offre la possibilità di colloqui spirituali, sia personali che di coppia. Si tengono lectio e meditazioni per gruppi, associazioni e movimenti che ne fanno richiesta". (monasterosanraimondo.com)


Santa Maria in Campagna in Piacenza: uno sguardo sull'arte rinascimentale

La basilica di Santa Maria di Campagna è una stupenda chiesa rinascimentale di Piacenza.
Con una classe dell'Itas l'abbiamo visitata cercando di coglierne tutta la sua magnificenza.
Dedicata alla Madonna della Campagna, sorge in piazzale delle Crociate, presso le mura della città. Ospita numerose opere d'arte fra cui un vasto ciclo pittorico del primo Cinquecento  eseguito da Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone e Bernardino Gatti detto il Soiaro, inoltre vi troviamo tele barocche di Guido Reni e dei Procaccini.
Nel novembre 1954 papa Pio XII l'ha elevata alla dignità di basilica minore.

lunedì 4 luglio 2016

Il teologo Basilio Petrà e lo sguardo verso la Chiesa Ortodossa

E’ un mondo che in parte non riusciamo a cogliere fino in fondo, ma con il quale i papi, da Paolo VI in poi, cercano di aprire un dialogo costruttivo.
Stiamo parlando del mondo ortodosso, che a Creta a fine giugno ha vissuto il suo primo Concilio.
Ne parliamo con don Basilio Petrà, sacerdote di Prato, intervenuto nelle scorse settimane al convegno nazionale dal SAE al Centro pastorale Bellotta di Pontenure.
— Don Basilio, la Chiesa respira con due polmoni, l’Oriente e l’Occidente. Lei, che è nato da genitori ortodossi, come vede tutto questo?
Penso che bisognerebbe essere più consapevoli del fatto di avere più polmoni. Anzi, a dire il vero non sono soltanto due. C’è anche il polmone siriaco, una tradizione da non dimenticare. Un teologo dovrebbe prendere atto di questa molteplicità di presenze e di espressioni della Chiesa. Occorre, in altre parole, un’ampiezza cattolica reale del pensare e del sentire.
 — Quali sono le caratteristiche principali del polmone orientale?
L’Oriente greco è segnato dalla percezione dell’esistenza umana chiamata alla divinizzazione. L’uomo è stato creato per diventare partecipe della natura divina condividendo l’esistenza di Dio in un disegno di comunione vitale. Nell’Oriente si avverte con forza che la Chiesa si colloca all’interno di una tradizione vivente con cui va mantenuto un legame costante. Tutto ciò non si oppone all’apertura alla novità e alle nuove necessità. Il Concilio ecumenico Vaticano II in tanti punti si ispira alla teologia dei padri Greci, riprende la prospettiva antropologica cristocentrica e la concezione della chiamata dell’uomo a partecipare e condividere l’esistenza di Dio in Cristo. Il Concilio è stato perciò il luogo in cui i due polmoni hanno cominciato a sintonizzarsi. Oggi, consapevoli di ciò che ci unisce, andrebbero riprese con maggiore decisione le sollecitazioni avviate dal Concilio.
 — Qual è il ruolo dello Spirito Santo nell’esperienza ortodossa?
In passato si è molto insistito sul maggior carattere pneumatocentrico della tradizione ortodossa rispetto alla Chiesa latina.
In parte è vero, ma nell’Oriente lo Spirito non è mai visto indipendentemente dal Cristo e dalla vita trinitaria.
Lo Spirito ha un ruolo centrale perché tutto è dovuto alla sua azione.
L’azione dello Spirito è di “cristificare” il mondo e l’uomo, cioè di portare alla partecipazione della vita divina l’uomo e il cosmo.
Lo Spirito è chiamato a trasformare l’uomo in modo da diventare sempre più intimamente simile, come struttura, come modo di pensare e di agire, al Cristo Signore.
Praticamente, “vivere in Cristo” secondo l’indicazione di San Paolo.
Gli ortodossi insistono che non si tratta di aggiungere virtù a virtù, ma di esistere in un certo modo, cioè acquisire l’esistenza conforme all’esistenza stessa di Dio.
Lo Spirito chiede a me come persona di entrare in un rapporto di comunione interiore sempre maggiore con il Cristo.
— Nei “Racconti di un pellegrino russo” si parla della preghiera del cuore con l’invocazione: “Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me peccatore”. In questo quadro, che significato ha questa preghiera?
La “preghiera continua” è l’elemento fondamentale che esprime più adeguatamente la prospettiva spirituale dell’Ortodossia.
Nella preghiera di Gesù vi è il riconoscimento della gloria divina, che si fa carne in Cristo e che arriva a noi attraverso la figliolanza divina di Cristo.
Vi è poi la consapevolezza del nostro peccato, della nostra povertà, del nostro non avere nessun diritto da vantare nei confronti di Dio.
Noi siamo caratterizzati dalla nostra ingiustizia, siamo peccatori…
Però fra il Signore e noi c’è il ponte, cioè la misericordia.
Il Cristo, nella prospettiva orientale, non è una presenza lontana.
In forza del battesimo noi siamo viventi in Cristo e Cristo è in noi.
Possono sembrare riflessioni astratte; in realtà questa preghiera manifesta la sua forza quando l’orante concretamente vive.
— Dall’incontro a Cuba a febbraio tra Francesco e il patriarca di Mosca Kirill alla visite a Lesbo e in Armenia: come vive la Chiesa ortodossa queste aperture al dialogo?
Ogni incontro andrebbe visto separatamente.
La Chiesa ortodossa non è come la Chiesa cattolica, ma è una comunione di Chiese nazionali autocefale.
Non ha al suo interno una figura dotata di autorità come il Romano Pontefice.
Il Patriarca di Costantinopoli ha un primato d’onore che vorrebbe estendere maggiormente o comunque vedere più riconosciuto, ma non può parlare a nome dell’Ortodossia se non ha il consenso delle altre Chiese.
A Cuba papa Francesco e Kirill hanno compiuto un passo importante.
Il Patriarca ha riconosciuto l’esistenza delle chiese greco-cattoliche.
L’incontro di Lesbo, invece, ha colpito molto ortodossi greci, ma non bisogna da qui trarre conclusioni universali per l’Ortodossia, ogni volta le cose vanno viste nel loro proprio contesto. Anche riguardo al Conclio pan-ortodosso, il cammino non è stato facile.
Se ne parlava dagli inizi del ‘900, poi la cosa si bloccò anche per la fine del socialismo reale nei Paesi del blocco sovietico.
Alla fine il Patriarca di Costantinopoli ha accelerato e il Concilio si è messo in moto. è però sufficiente che una piccola Chiesa come Cipro, che conta 300mila fedeli, blocchi un documento, che quest’ultimo non avrà valenza per tutta l’Ortodossia.
Il Concilio vuole mostrare in primo luogo agli ortodossi stessi che le Chiese ortodosse sono un’unica Chiesa.
 — Qual è invece la forza di avere un’unica autorità come il Papa nella Chiesa cattolica?
C’è un teologo e filosofo greco giovane, l’archimandrita Giovanni Panteleimon Manussakis, che sostiene che  l'Ortodossia ha bisogno di più elementi simili a quelli del Papato e che la Chiesa cattolica, nel vedere il Papato, avrebbe bisogno di più elementi simili a quelli dell’Ortodossia.
La Chiesa ortodossa dovrebbe cioè darsi più strumenti per vivere l’unità, ma senza l’investimento teologico che la Chiesa cattolica dà al Papato.
Dall’altra parte, il Papato avrebbe bisogno di dare maggiore spazio alla sinodalità e all’autonomia delle Chiese locali, articolando meglio, secondo lui, l’unità e la diversità.

Davide Maloberti
Riccardo Tonna
da Il Nuovo Giornale 1/07/2016

domenica 5 giugno 2016

Riscoprire Cristo a partire dall’ebraismo


Trent’anni fa la visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma. 
L’imprenditore Squeri: la mia bisnonna Mariagrazia Vigevani faceva parte della Comunità ebraica di Cortemaggiore

"Siete i nostri fratelli maggiori”: parole storiche quelle pronunciate nell’aprile 1986 da Giovanni Paolo II nella visita alla sinagoga di Roma, confermate poi dai suoi successori, Benedetto XVI e Francesco. Il cristianesimo è strettamente legato all’ebraismo. “Io ho riscoperto la fede cristiana grazie all’ebraismo – racconta l’imprenditore piacentino Dario Squeri, alla guida della Steriltom di Casaliggio, azienda di trasformazione del pomodoro che esporta in tutto il mondo -. La mia bisnonna, Mariagrazia Vigevani, era di origine ebrea, così mia nonna e poi mamma. L’origine ebraica si trasmette attraverso la madre”.
La bisnonna apparteneva alla comunità ebraica di Cortemaggiore, nata nel ’500 dopo l’espulsione, da parte dei Farnese, degli ebrei dalla città di Piacenza. La comunità ebraica trovò ospitalità nelle terre dei Pallavicino”. Da alcuni anni Dario Squeri è in contatto, fra l’altro, con la comunità ebraica di Roma che è la più antica della diaspora.
Gesù, una figura sconvolgente
“Gesù anche per un ebreo – sottolinea Squeri - è una figura sconvolgente; guardandolo con gli occhi dell’Antico Testamento, ne diventa l’espressione più grande e più forte”.
“La condanna di Cristo, da parte di Israele, emerge soprattutto dal Sinedrio dove dominavano i Sadducei, legati ai romani: non mettevano in discussione la legge scritta e non credevano nella vita
Dario Squeri
eterna. Un secolo prima di Cristo gli Esseni avevano invece aperto una nuova strada in
contrapposizione alla concezione rigida della Torah. Dagli Esseni nascono i Farisei, che a mio parere vanno in un certo qual modo riabilitati. I farisei cercano uno sviluppo dell’ebraismo, riflettendo sulla Legge e si contrappongono al potere sacerdotale e al Sinedrio. I Sadducei sono i discendenti di Aronne e rappresentanti delle famiglie più ricche. I farisei invece provenivano da un ceto più povero ed erano più aperti di mentalità. Gesù discute con loro e questo confronto fa nascere pagine stupende del Vangelo.
“A promuovere la condanna di Cristo – puntualizza Squeri - non è il mondo farisaico, tanto meno quello romano, ma i Sadducei che non volevano nessuna modifica dell’ordine costituito. Cristo non è condannato perché faceva miracoli, neanche per le Beatitudini, ma per aver affermato di essere «Figlio dell’uomo », cioè per aver detto che Dio si è fatto uomo e che in Lui l’uomo diventa Dio. Questa cosa risultava devastante per il mondo sadduceo e per il Sinedrio perché significava la loro fine, la fine del loro potere e la fine anche del Tempio. Gesù non è un rivoluzionario politico, ma è un rivoluzionario dello spirito che sconvolge sul piano sociale e apre la Torah ad una nuova dimensione”.
La Torah, un corpo vivente
“La Torah, l’insegnamento della volontà di Dio , viene fatta risalire a Mosè e si struttura storicamente dopo il ritorno dall’esilio a Babilonia verso il 520. La classe sacerdotale del popolo s’impegna, insieme ad Esdra, per evitare il disperdersi della tradizione orale, a trascrivere gli antichi racconti. Mentre si ricostituisce il Tempio di Gerusalemme, i sacerdoti iniziano così la stesura della Torah. Essa rappresenta per l’Ebraismo un corpo vivente, la Parola di Dio che si manifesta all’uomo. Così viva che quando si legge la Torah al sabato nella sinagoga, per rispetto, nell’indicare i versetti da leggere, non si usa la mano, ma lo Yad, una piccola mano d’argento: così non si tocca fisicamente il rotolo della Scrittura. La Torah non può mai essere stracciata; anche quando viene lacerata per il grande uso liturgico nella lettura del libro, viene sepolta come se fosse un vero corpo vivente in un’area della sinagoga stessa, chiamata Ghenizah”.

Gesù, un ponte tra le religioni
Gli scontri e l’alta tensione oggi sul piano internazionale non dipingono un orizzonte roseo davanti all’umanità. “Cristo può essere il punto di contatto per costruire la pace: Gesù è al centro del cristianesimo, è legato all’ebraismo e come profeta si trova anche nel mondo islamico. È Lui il ponte tra questi mondi che sembrano tanto lontani. Sarà un cammino lungo e faticoso, terribile, ma riuscire a ricollocare la figura di Cristo come unificante, come il Messia che riunisce le grandi religioni monoteiste, sarà la più grande rivoluzione della storia. Noi cristiani ci siamo, in un certo senso, appropriati troppo di Cristo, staccandolo dalla sua origine ebraica”.
Una tradizione in movimento
“La Torah ha sviluppato una parte legislativa, la Alakah, i 613 precetti. Di questi, 248 sono precetti positivi («devi fare…»), e 365 sono negativi («non devi…»). Accanto all’Alakah, la legge scritta, c’è l’Haggadah, la parte narrativa della Legge, basata sul racconto. Su queste tradizioni nasce la Misnah è il primo nucleo del Talmud e della Gemarah (che significa completamento). Nei secoli – prosegue Squeri - si sono alternati nell’ebraismo anima precettistica e anima mistica. Oggi il mondo ebraico è estremamente frastagliato al suo interno. Gli ortodossi, ad esempio, non accettano la donna rabbino, sulle leggi del sabato sono molto rigorosi, vietano di andare in macchina, di usare il telefono, mentre la parte riformista ha assimilato molti aspetti della civiltà moderna anche nella tradizione del sabato”.

Davide Maloberti Riccardo Tonna
Da "Il Nuovo Giornale del 27/05/16



sabato 30 gennaio 2016

Yoga del sorriso con Richard Romagnoli

Le parole di Richard Romagnoli, maestro dello Yoga del Sorriso, agli studenti dell’Istituto Raineri – Marcora di Piacenza
Ti prego di abbracciare con l’energia della gratitudine e l’energia del perdono entrambi i tuoi genitori ovunque siano. Abbracciali avvolgili in questa luce.
Ora con questa energia abbraccia i tuoi familiari fratelli, sorelle…
Percepisci il brivido dietro la tua schiena: e' sempre più forte questa energia!
Ora ti chiedo di abbracciare i tuoi compagni…
Ti chiedo ti avvolgere, con questa energia meravigliosa, i tuoi conoscenti, i tuoi colleghi, le persone che incontri ogni giorno nella tua vita.
Ora esprimi questo raggio di luce, sotto forma di gratitudine, ai tuoi insegnanti, alle persone che incontri ogni giorno in questo istituto, a tutte le persone che conosci, alla tua città, al tuo paese d’origine.
Immagina di abbracciare questo mondo e avvolgerlo con questa energia.
Ora, dall’alto, osserva queste immagini di persone violente, armate, ti chiedo di non giudicare, sospendi i giudizi e porta luce, amore a queste persone.
Pensiamo che dalle loro mani cadono le armi. Come  queste persone, grazie alla tua energia, si inginocchiano,  si adagiano a terra e finalmente cambiano le loro attitudini mentali.
Percepisci questa pace che crei ogni giorno attraverso i tuoi singoli pensieri.
Ora ti chiedo di portare questa energia ad una persona importante senza la quale tutto questo mondo non esisterebbe.
Questa è una persona straordinaria che realizzerà ogni cosa buona e giusta nella tua vita.
La persona che ti chiedo di avvolgere nella luce della gratitudine sei tu…
Percepisci questa luce che ti avvolge, questa è l’energia di ritorno che proviene dai tuoi buoni pensieri e dalle tue reazioni che determinano il tuo giudizio.
Questa voce è dentro di te ed emana la consapevolezza della bellezza dei tuoi pensieri
Cercate di percepire l’energia che è dentro di voi..
Qualunque cosa, da questo istante in avanti che farete è determinata dalla qualità dei pensieri.
La felicità è una scelta, ma anche l’infelicità è un scelta…
Chi determina la scelta sei tu.
Se pensi che la felicità provenga da un oggetto esterno, da qualche cosa  come il fumo, come la droga sei nella strada più sbagliata perché è illusione pura che di sicuro di causerà dei danneggiamenti potenti.
Non lasciarti mai fuorviare da ciò che di bello ti ha regalato la vita, dai genitori, dalla bellezza della natura.
La natura è tua maestra.
Abbi fiducia che il tuo futuro è nelle tue mani
Sei la manifestazione vivente che soprattutto nei momenti più difficili della vita, che io chiamo maestri, arriva il momento più bello della vita che si manifesta con la propria azione.
Non importa se qualcuno si prende gioco di te. Segui il tuo sogno.
In questo momento stiamo  respirando tutti insieme lo stesso ossigeno.
I vostri professori sono prima di tutto degli esseri umani.
Se c’è una cosa certa , come esseri umani, è che anche loro sbagliano, perché la vita è perfetta, ma non gli esseri umani.
Ogni giorno però i vostri insegnanti vengono qui, non per il misero stipendio che prendono, per incontrarvi e incontravi ancora…
Nonostante a casa loro abbiano delle grosse difficoltà familiari, delle mancanze affettive.
Voi siete i loro sogni, voi siete i sogni di questo mondo.
Se questa mattina sono anch'io qui è per rendervi onore e, insieme ai vostri professori, dirvi che vi amiamo esattamente per ciò che siete.

Grazie per tutto ciò che di straordinario farete…



venerdì 27 novembre 2015

Rabindranath TAGORE: Prose, Poesie e Pensieri

Rabindranath Tagore nacque a Calcutta il 16 maggio 1861 dove morì il 7 agosto 1941.
Grande poeta e scrittore di estrazione e cultura indiana.
La sua opera letteraria è molto ricca, ha lasciato una cinquantina di raccolte di poesie, una trentina di opere drammatiche, una dozzina di romanzi, una decina di raccolte di novelle, una decina di opere filosofiche, una decina di volumi di lettere, almeno 200 saggi di genere religioso, filosofico, letterario, pedagogico, storico, scientifico, socio-politico, nonché altre opere di genere vario.
Tagore, attraverso questa sua mole di lavoro, reinterpreta in modo personale le forme più alte della riflessione e cultura indiana, integrandole con idee e aspetti positivi della civiltà occidentale.
Da un’analisi dei suoi, scritti, emerge il motivo ispiratore di tutta la sua attività nel manifestare la relazione dell’uomo con l’infinito, inoltre, attraverso le sue meditazioni, esprime la sua delicata sensibilità per i problemi umani.
Il suo pensiero accoglie tutte le religioni orientali e occidentali con pari dignità.
Si muove dall'amore della natura e di Dio verso un realismo spirituale e un umanesimo universale.
E' da mettere in evidenza che il realismo di Tagore è libero dal crudo materialismo; il suo misticismo va , inoltre, al di fuori da quella spiritualità falsa che si ritira dagli impegni umani.
Si può dire che nella sua filosofia di vita ha cercato una conciliazione tra induismo e monoteismo cristiano.
Per Tagore Occidente e Oriente devono ritrovare la piattaforma comune di una religione universale fondata sull'uomo.
Il testo "Prose, Poesie e Pensieri" è una sintesi molto efficace della sua concezione esistenziale.
Analizzando l’indice si può comprendere la vastità dei temi affrontati:
la verità, il mistero dell’uomo, il problema religioso, la libertà e l’etica, l’educazione, la scienza e il lavoro, l’arte, l’amore …
Mi voglio soffermare su alcune riflessioni, secondo me più significative, che emergono da questa lettura.

La vita e la sua essenza
In queste pagine sottolinea la grandezza dell’esistenza che è unita dall’ideale creativo, credere in questo da senso pieno e più autentico all’essere.“Nessuno è mai stato in grado di darci una definizione esauriente della vita, perché questa in ogni momento trascende le sue parti e, per un mistero, consiste in qualcosa di più di quanto risulta dal farne l’analisi.
Non si risolve in una semplice somma complessiva del carbonio, dell’azoto e di altri ingredienti che si possono inghiottire col cibo.
La vita è un continuo processo di sintesi e non di addizioni.
Le nostre attività di produzione e di godimento del benessere raggiungono lo spirito di completezza quando sono unite dall’ideale creativo; in caso diverso presentano il folle aspetto dell’eterno incompiuto.
Allora diventano simili a locomotive, che corrono su linee ferroviarie senza stazioni e si avviano velocemente verso una collisione di forze incontrollate e una improvviso quanto del macchinario troppo sollecitato”
Interessante questa riflessione con il paragone della locomotiva che risulta incontrollata senza il principio unitario di creaturalità.

Essenzialità della religione
In questa parte si evidenzia ancor meglio il precedente concetto.
“La bellezza del fiore è ineffabilmente più grande delle parti che lo costituiscono.
Non è la grandezza di estensione, ma una vivissima armonia che richiama in noi il senso positivo dell’infinito nella nostra gioia, nel nostro amore.
L’infinita Unità è infinito Amore.
La vera realizzazione spirituale non avviene attraverso l’aumento del possesso nella direzione della dimensione o del numero.
La verità, che è infinita, risiede nell’ ideale di unità che troviamo nelle relazioni quando sono profonde.
Il particolare atteggiamento mentale riguardo alla religione proprio nell’India risulta chiaro dalla parola Yoga, il cui significato sta nell’effettuare l’unione.
Questa ha la sua espressione nel regno non dell’avere, ma in quello dell’essere”.
Riflessione che ho trovato molto interessante e che si accomuna al pensiero di Fromm (avere o essere?)

La libertà
“Soltanto colui che idealmente ama la libertà ha la libertà ed è felice di portarla agli altri”
Questo è il principio riassuntivo del pensiero di Tagore che si fonda sul rispetto e l’amore verso gli altri.
“Chi non crede alla libertà degli altri, perde il suo diritto morale verso di essa.
Prima o poi è attratto nella rete del servilismo morale e fisico”.
Una bella poesia sottolinea questi concetti.
“Cielo senza limiti
Che l’onore mi giunga da Te
col richiamo a qualche compito disperato,
nello splendore di un acuto dolore.
Non mi cullare in sogni languidi,
scrollami dal servilismo e dalla polvere,
dalle catene che imprigionano la nostra mente
e rendono inutile il nostro destino,
dall’irrazionalità che sottomette il nostro onore
all’indiscriminato piede dei dittatori;
e alza la nostra testa
nel cielo senza limiti,
nella luce generosa,
nell’ aria della libertà”.
Per l’autore, la libertà dell’uomo e il suo compimento sono nell' amore, che, con altro nome, è la perfetta comprensione.

Civiltà moderna
“La società soffre per un profondo sentimento d’infelicità non tanto quando si trova in povertà materiale, bensì quando i suoi membri sono privati di larga parte della loro umanità”
Quindi qui si sottolinea il primato dell’uomo.
Inoltre, sempre in questo testo, ho trovato una interessante analisi della “civiltà” occidentale.
“Ho visto che l’Occidente godeva della vita, ma non era veramente felice.
La mentalità dell’Occidente è quella di una comunità schiavista in cui una moltitudine di uomini mutilati è legata al suo monotono lavoro commerciale e politico.
E’ la mentalità della reciproca diffidenza e del timore.
Le terribili scene di disumanità e di ingiustizia, che stanno diventandoci familiari, sono il risultato di una psicologia che tratta il terrore.”Un’analisi spietata della realtà con riflessioni di estrema attualità.


mercoledì 25 marzo 2015

Ripensando alla Shoah

La Shoah, l'orrendo massacro nei campi di concentramento nazisti, è sempre motivo di grande riflessione.
Ecco alcuni pensieri di giovani studenti delle prime classi dell'Istituto Raineri - Marcora di Piacenza.

"Penso che il dramma della Shoah sia stato una tragedia, perché sono state uccise tantissime persone dai tedesche che, ritenendosi la razza ariana, pensavano di essere gli unici a poter esistere". Leonardo

"E orribile che sia stata fatta una cosa solo per "ripulire" la terra. Quando ne parlo mi sale un nodo alla gola, non trovo il senso di tutto questo." Giulia

"Reprimere le diversità non ci rende più forti o capi di qualcun'altro, ma, anzi, ci fa sembrare degli animali senza cervello." Silvia

"E' una vera e propria tragedia, in ebraico vuole dire distruzione e sta a significare la totale soppressione degli ebrei da parte del nazismo.  Un persona che mi ha fatto riflettere su questo è stato lo scrittore Primo Levi, che ha vissuto l'esperienza dei campi di concentramento." Andrea

"Per me è stata una persecuzione ingiusta, insieme alle leggi razziali. Tutti gli uomini sulla terra sono uguali, senza nessuna distinzione." Giovanni

"Non mi spiego come molte persone abbiano potuto appoggiare un'idea così malata. Nel dramma della Shoah erano compresi ebrei, disabili, omosessuali e malati di mente, ecco, io non capisco come un popolo così forte, diligente e serio come il popolo tedesco non si sia potuto accorgere di questa follia." Chiara

"Sterminare e uccidere milioni di ebrei, tra cui bambini, donne, anziani e uomini che non avevano fatto niente, ha un significato veramente molto grave.
Uccidere solo per essere superiori ad altri è un peccato gravissimo." Samantha

"Penso che nessuno dovrebbe meritarsi tale pena, qualunque sia la sua colpa. Morire di stenti e venendo bastonati è una cosa disumana. Mi chiedo come certe persone possano fare queste cose senza pensare ai loro sentimenti e quindi a quello che possono provare le loro "prede"." Filippo

"L'azione di Hitler doveva essere bloccata prima da qualcuno.
Nel mondo, secondo me, non ci sono diversità tra un uomo nero e un uomo bianco e viceversa, perché questo si chiama razzismo." Luca

"Ricordare significa rompere l'indifferenza: la memoria è necessaria perché gli orrori del passato non debbano più riaffacciarsi in una società civile.
Ciò che i nazisti vollero nascondere, noi lo apriamo a tutti." Alessandro

"Purtroppo l'uomo è capace di fare bruttissime cose nei confronti dei suoi simili". Davide

"Nel tempo quasi tutti i protagonisti diretti dell'olocausto vanno scomparendo. Le loro parole rimangono nei libri. L'importante è ricordare." Beatrice

"La Shoah è avvenuta per tanti motivi, ma uno in particolare: gli ebrei erano accusati di deicidio. cioè di aver ucciso il Figlio di Dio: Gesù Cristo." Michele

"Non mi sembra giusto che delle persone dovessero essere ammazzate solo perché erano considerati inferiori" Gaia

"E' una cosa che non riesco ad immaginare, ma che posso solo descrivere con la parola: inumana." Adele

"E' il dramma più brutto di tutta la storia, perché gli uomini sono tutti uguali e l'uomo non fa razza: siamo tutti figli di Dio:" Simone

"Provo orrore e rabbia, tantissime persone sono morte senza un perché.
Oltre ad avere ucciso le persone fisicamente, sono state anche uccise moralmente e psicologicamente.
E' stato un periodo di terrore senza cuore." Alessandra

"Rabbrividisco al solo pensiero: ci sono state tante famiglie distrutte, bambini e anziani costretti a lavorare e a soffrire ingiustamente." Caterina

"Non ha senso uccidere persone per la loro religione, ognuno è libero di credere nel Dio che preferisce." Camilla

"La Shoah è principalmente basata sull'antisemitismo, ma secondo me la vera causa è l'odio delle persone, la rabbia provocata dalla guerra e l'avidità del denaro." Davide

"La Shoah è stato un avvenimento orribile perché ogni persona a il diritto di vivere e credere in ciò che vuole. Trovo sbagliato inoltre il fatto che questa tragedia veniva tenuta nascosta. I tedeschi tranquillizzavano la popolazione dicendo che avrebbero portato le famiglie più ricche in altre città..." Stefano

"La Shoah è frutto di un cammino verso l'odio totale che nasce quando, proprio noi uomini, dimentichiamo chi ci ha creati e ci diamo tanta importanza da volere essere al centro del mondo e dell'universo..." Alberto

"E' stata un cosa molto brutta, si sono violati i diritti delle persone ridotte come animali senza capacità di agire. Sono state costrette a sperare in un po' di salvezza, ma quest'ultima non è mai arrivata." Maria

"La speranza è l'ultima a morire, ma, in questo caso, gli ebrei sono morti prima della loro speranza..." Alessandra

"Questo dramma è ben presente nella memoria dei popoli, così come i crimini contro l'umanità che hanno contraddistinto la storia contemporanea fino ai nostri giorni." Camilla

Pur immersi in tante cose superficiali gli adolescenti, come emerge da questi pensieri, sono capaci di riflettere...


giovedì 19 febbraio 2015

Il libro del Tao

Il Taoismo è una religione orientale interessante e da scoprire attraverso i suoi testi...
“L'albero più grande nasce da un piccolo germoglio.
La torre più alta nasce da un mucchietto di terra.
Un viaggio di mille miglia comincia con un passo.”
- Lao Tzu (Tao Te Ching)
“Il rigido e l'inflessibile sono amici della morte.
Il tenero ed il flessibile sono amici della vita.”
- Lao Tzu (Tao Te Ching)
“Riempire troppo non è bene come fermarsi al momento giusto;
affilare troppo una lama le fa perdere il filo.
Riempi la tua casa di tesori e non potrai difenderla.
Ammassa beni, occupa posizioni, mostra arroganza e presto sarai colpito da perdite.
Questa è la via del Cielo: fa il tuo lavoro e poi ritirati quieto.”
- Lao Tzu (Tao Te Ching) CONTINUA



venerdì 14 novembre 2014

Yoga della risata

"Ridere non è de-ridere! Assieme abbiamo voluto dire no alla violenza, no al bullismo, no all'abuso di quelle sostanze che una volta assunte sono loro che abusano di noi. Al termine delle sessioni lacrime di gioia e di commozione per l'abbraccio degli studenti con i loro professori." Richard Romagnoli

Mattinata straordinaria  quella vissuta all'Istituto Raineri - Marcora di Piacenza il 14 novembre 2014, con oltre 1000 studenti.
Quattro sessioni con gli studenti basate sulla Risata Incondizionata e sui Valori Umani guidati da Richard Romagnoli Master Teacher e Ambasciatore nel mondo di Yoga della Risata (Laughter Yoga Foundation, India).



domenica 21 settembre 2014

Diffusione delle principali religioni, mappa interattiva





Da Focus.it  riprendo una interessante mappa interattiva su come si è trasformata la geografica delle religioni lungo i secoli CONTINUA