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domenica 3 luglio 2016

SCRIVERE E' MAGIA

HURRICANE  Il grido dell'innocenza è un film suggestivo  con una eccellente  performance di Denzel Washington nella parte del protagonista
Rubin Hurricane Carter.
Rubin Carter, noto anche con il soprannome Hurricane (1937-2014), è stato un pugile statunitense naturalizzato canadese,
La sua carriera di pugile si è svolta tra il 1961 e il 1966, ma Carter deve parte della sua notorietà all'essere stato accusato di un triplice omicidio, avvenuto il 17 giugno 1966 a Paterson, nel New Jersey: sottoposto a processo, fu condannato a due ergastoli ma fu scarcerato nel 1985, quando l'accusa rinunciò a muovere in giudizio una terza volta contro l'illegittimità processuale sollevata dalla Corte Federale sulla base di un possibile
pregiudizio razziale subito da Rubin durante l'incriminazione.
La sua storia ha ispirato un film, Hurricane - Il grido dell'innocenza, della cui colonna sonora fa parte una celebre canzone di Bob Dylan
Durante la sua detenzione, Carter scrisse dell'irregolare vicenda giudiziaria subita in un libro che fece parlare e cantare personaggi di spicco come Cassius Clay e il già citato Bob Dylan. 
Dopo 22 anni di reclusione il suo caso fu riesaminato senza pregiudizi razziali e venne decretata la sua piena innocenza.
Al di là della ricostruzione romanzata della storia, però fondata sulla vita di Carter, Denzel ci fa immedesimare nel personaggio tanto da farci provare il passaggio da un'emozione all'altra, fino a tirare un sospiro di sollievo alla lettura dell'ordinanza di scarcerazione.
Una piccola perla, a mio avviso,  un capolavoro della sceneggiatura, è il discorso di Rubin sulla scrittura.
Queste parole emergono dal dialogo in carcere tra Rubin e Lesra, suo giovane amico e ammiratore.
"Scrivere è... è magia. Ti è capitato di pensarlo?"
"Si, a volte si."
"Quando ho cominciato a scrivere, ho scoperto che non stavo raccontando solo una storia. Scrivere è un'arma. Ed è un'arma più potente di qualsiasi pugno. Ogni volta che mi sono messo a scrivere, mi sono levato sopra le mura di questa prigione e il mio sguardo andava oltre, al di là dello stato del New Jersey. Ho potuto vedere Nelson Mandela nella sua cella, che scriveva il suo libro. Ho visto lui, ho visto Dostoevskij, ho visto Victor Hugo, Emile Zola. E loro mi dicevano: Ru', che fai lì dentro? E io: ehi, io vi conosco ragazzi! È magia, Les!"
Sono parole che sanno emozionare, che sanno cogliere il valore della scrittura che  ti può dare la vera libertà, ti può portare dove vuoi…

Con la scrittura puoi raggiungere migliaia di persone e donare a tutti i tuoi pensieri, le tue suggestioni comunicando chi sei veramente…


venerdì 27 novembre 2015

Rabindranath TAGORE: Prose, Poesie e Pensieri

Rabindranath Tagore nacque a Calcutta il 16 maggio 1861 dove morì il 7 agosto 1941.
Grande poeta e scrittore di estrazione e cultura indiana.
La sua opera letteraria è molto ricca, ha lasciato una cinquantina di raccolte di poesie, una trentina di opere drammatiche, una dozzina di romanzi, una decina di raccolte di novelle, una decina di opere filosofiche, una decina di volumi di lettere, almeno 200 saggi di genere religioso, filosofico, letterario, pedagogico, storico, scientifico, socio-politico, nonché altre opere di genere vario.
Tagore, attraverso questa sua mole di lavoro, reinterpreta in modo personale le forme più alte della riflessione e cultura indiana, integrandole con idee e aspetti positivi della civiltà occidentale.
Da un’analisi dei suoi, scritti, emerge il motivo ispiratore di tutta la sua attività nel manifestare la relazione dell’uomo con l’infinito, inoltre, attraverso le sue meditazioni, esprime la sua delicata sensibilità per i problemi umani.
Il suo pensiero accoglie tutte le religioni orientali e occidentali con pari dignità.
Si muove dall'amore della natura e di Dio verso un realismo spirituale e un umanesimo universale.
E' da mettere in evidenza che il realismo di Tagore è libero dal crudo materialismo; il suo misticismo va , inoltre, al di fuori da quella spiritualità falsa che si ritira dagli impegni umani.
Si può dire che nella sua filosofia di vita ha cercato una conciliazione tra induismo e monoteismo cristiano.
Per Tagore Occidente e Oriente devono ritrovare la piattaforma comune di una religione universale fondata sull'uomo.
Il testo "Prose, Poesie e Pensieri" è una sintesi molto efficace della sua concezione esistenziale.
Analizzando l’indice si può comprendere la vastità dei temi affrontati:
la verità, il mistero dell’uomo, il problema religioso, la libertà e l’etica, l’educazione, la scienza e il lavoro, l’arte, l’amore …
Mi voglio soffermare su alcune riflessioni, secondo me più significative, che emergono da questa lettura.

La vita e la sua essenza
In queste pagine sottolinea la grandezza dell’esistenza che è unita dall’ideale creativo, credere in questo da senso pieno e più autentico all’essere.“Nessuno è mai stato in grado di darci una definizione esauriente della vita, perché questa in ogni momento trascende le sue parti e, per un mistero, consiste in qualcosa di più di quanto risulta dal farne l’analisi.
Non si risolve in una semplice somma complessiva del carbonio, dell’azoto e di altri ingredienti che si possono inghiottire col cibo.
La vita è un continuo processo di sintesi e non di addizioni.
Le nostre attività di produzione e di godimento del benessere raggiungono lo spirito di completezza quando sono unite dall’ideale creativo; in caso diverso presentano il folle aspetto dell’eterno incompiuto.
Allora diventano simili a locomotive, che corrono su linee ferroviarie senza stazioni e si avviano velocemente verso una collisione di forze incontrollate e una improvviso quanto del macchinario troppo sollecitato”
Interessante questa riflessione con il paragone della locomotiva che risulta incontrollata senza il principio unitario di creaturalità.

Essenzialità della religione
In questa parte si evidenzia ancor meglio il precedente concetto.
“La bellezza del fiore è ineffabilmente più grande delle parti che lo costituiscono.
Non è la grandezza di estensione, ma una vivissima armonia che richiama in noi il senso positivo dell’infinito nella nostra gioia, nel nostro amore.
L’infinita Unità è infinito Amore.
La vera realizzazione spirituale non avviene attraverso l’aumento del possesso nella direzione della dimensione o del numero.
La verità, che è infinita, risiede nell’ ideale di unità che troviamo nelle relazioni quando sono profonde.
Il particolare atteggiamento mentale riguardo alla religione proprio nell’India risulta chiaro dalla parola Yoga, il cui significato sta nell’effettuare l’unione.
Questa ha la sua espressione nel regno non dell’avere, ma in quello dell’essere”.
Riflessione che ho trovato molto interessante e che si accomuna al pensiero di Fromm (avere o essere?)

La libertà
“Soltanto colui che idealmente ama la libertà ha la libertà ed è felice di portarla agli altri”
Questo è il principio riassuntivo del pensiero di Tagore che si fonda sul rispetto e l’amore verso gli altri.
“Chi non crede alla libertà degli altri, perde il suo diritto morale verso di essa.
Prima o poi è attratto nella rete del servilismo morale e fisico”.
Una bella poesia sottolinea questi concetti.
“Cielo senza limiti
Che l’onore mi giunga da Te
col richiamo a qualche compito disperato,
nello splendore di un acuto dolore.
Non mi cullare in sogni languidi,
scrollami dal servilismo e dalla polvere,
dalle catene che imprigionano la nostra mente
e rendono inutile il nostro destino,
dall’irrazionalità che sottomette il nostro onore
all’indiscriminato piede dei dittatori;
e alza la nostra testa
nel cielo senza limiti,
nella luce generosa,
nell’ aria della libertà”.
Per l’autore, la libertà dell’uomo e il suo compimento sono nell' amore, che, con altro nome, è la perfetta comprensione.

Civiltà moderna
“La società soffre per un profondo sentimento d’infelicità non tanto quando si trova in povertà materiale, bensì quando i suoi membri sono privati di larga parte della loro umanità”
Quindi qui si sottolinea il primato dell’uomo.
Inoltre, sempre in questo testo, ho trovato una interessante analisi della “civiltà” occidentale.
“Ho visto che l’Occidente godeva della vita, ma non era veramente felice.
La mentalità dell’Occidente è quella di una comunità schiavista in cui una moltitudine di uomini mutilati è legata al suo monotono lavoro commerciale e politico.
E’ la mentalità della reciproca diffidenza e del timore.
Le terribili scene di disumanità e di ingiustizia, che stanno diventandoci familiari, sono il risultato di una psicologia che tratta il terrore.”Un’analisi spietata della realtà con riflessioni di estrema attualità.


giovedì 16 aprile 2015

Il Gabbiano Jonathan Livingston

Si tratta di un libretto di facile lettura che invita a "volare alto"

“Ricordati Jonathan che il paradiso non si trova nello spazio e nel tempo, il paradiso è essere perfetti - gli ricorda il maestro Chang - Tu seguita a istruirti nell'amore" CONTINUA   






Gli alunni di alcune classi dell'Itas Piacenza si sono interrogati  sul gabbiano Jonathan che scopre la bellezza di liberarsi nel cielo e cerca la perfezione nel volo. Per lui la libertà è la possibilità di essere migliori e uscire dalla "massa" realizzando i propri sogni.

 "Dal racconto emerge il desiderio di lottare e di distinguersi, di ottenere quello in cui crede anche a costo di non essere compreso dalla propria famiglia e dai propri simili , di essere etichettato come scomodo e ribelle." Clarissa

"E' una storia affascinante e molto utile per comprendere meglio alcuni valori della vita che noi spesso dimentichiamo. Per me Jonathan ha perfettamente ragione, perché la libertà è la possibilità di fare ciò che si vuole davvero senza curarsi del parere di altri..." Marco

"Penso che se uno realizza i suoi sogni ed è felice, di conseguenza le persone attorno a lui diventano felici..." Giovanni

"Il gabbiano Jonathan era libero perché ha potuto decidere se volare a basso oppure puntare sempre più in alto. Certo i suoi parenti ed amici non erano d'accordo, gli volevano bene e non volevano che se ne andasse..." Sebastiano

"Penso che il pensiero di Jonathan sia giusto e geniale, perchè ognuno deve mostrarsi per quello che è e non nascondersi dietro ad una maschera solo per appartenere al gruppo... Anch'io ho imparato a mostrarmi per ciò che sono e così non solo ho trovato me stessa, ma anche persone speciali che prima non avevo considerato..." Cecilia
 
"La libertà è una delle cose migliori di questo mondo. I nostri padri hanno lottatto per la libertà...
Senza libertà non  c'è pace...
Ma siamo veramente liberi?
Penso che la vera libertà è ancora troppo difficile da raggiungere, forse solo da immaginare.
Una persona veramente libera deve poter realizzare ogni suo sogno senza avere giudizi altrui, deve poter vivere la propria vita come meglio crede, senza però, ovviamente, limitare la libertà degli altri, ma in questo modo l'uomo, avendo un vincolo, non è completamente libero..." Alessandro

"E' uno di quei libri in grado di cambiarti la vita...
Il gabbiano afferma che possiamo andare oltre a ciò che siamo, per essere migliori..." Beatrice

"Jonathan vuole superare la mediocrità della vita e andare oltre verso l'infinito...
In fondo è anche questo lo scopo della vita: lottare per ciò che si ama, raggiungendo le vette più alte, perché l'uomo non ha limiti..." Riccardo

"La possibilità di essere migliori proviene solamente dal nostro cuore e, se siamo in grado di liberarci dalle paure, saremo liberi da ogni vincolo e potremo realizzare i nostri sogni senza il timore di essere giudicati..." Carlo





 

mercoledì 21 gennaio 2015

Storia di Malala

Storia di Malala è il libro scritto da Viviana Mazza, giornalista del Corriere della Sera.
Il libro è dedicato alla ragazza pakistana che ha ricevuto il Nobel per la Pace 2014.
La sua vicenda è ben raccontata nel libro     CONTINUA





Il libro di Viviana Mazza




















Malala all'Onu nel luglio 2013














domenica 20 aprile 2014

Le vere foto del viaggio di Chris in Into the wild

Da Panorama.it le vere foto di Christopher McCandless, protagonista del romanzo e del film Into the wild. Ora un libro fotografico raccoglie le immagini che ha scattato nel corso del suo viaggio nelle terre selvagge, prima di morire. Eccone alcune...

Lo zaino di Chris contenente tutto quello che ha, Stampede Trail, 28 aprile 1992

Chris trova i palchi di un alce, vicino al bus, 4 maggio 1992

Chris indica la sua destinazione, Montagne della Sierra Nevada, 21 luglio 1990

Chris con Wayne e Gail, due amici incontrati lungo la strada, Carthage, Sud Dakota, marzo 1992



Chris davanti al suo magic bus,  3 luglio 1992



Back the Wild, il libro fotografico che raccoglie le testimonianze di Christopher McCandless






sabato 4 gennaio 2014

Il meglio deve ancora venire

Un video di augurio per il nuovo anno ...

La speranza corre incontro all’amore

Alzano le mani al cielo…


giovedì 12 dicembre 2013

Into the wild, reazioni in classe

Un film che suscita numerose reazioni e riflessioni.
Rischiare ogni cosa nel nome della libertà?
“La felicità è in tutto ciò che ti circonda e per raggiungerla devo isolarmi in essa” dice nel film Chris, il giovane protagonista, deciso a spingere la propria ricerca oltre il limite consentito dalla natura più selvaggia.

Ecco alcune considerazioni di ragazzi di terza e quarta dell’Istituto Raineri di Piacenza che esprimono vari punti di vista.
Per Alessia:
“Una storia che parte da un vicenda vera. Vuole sottolineare fin dove ci si può spingere nella ricerca della libertà”.
Jennifer:
“Capisco la reazione di Chris nei confronti di una famiglia perbenista, dove il padre nasconde la verità al figlio sui figli fuori dal matrimonio”.
Paola:
“Considero l’esperienza di Chris un viaggio per ritrovare se stessi nella natura”.
Giada:
“Una scelta coraggiosa che suscita fascino”
Edoardo:
“Una scelta estrema che però non condivido, molto esagerata. E’ triste anche l’allontanamento dalla famiglia”.
Lorenzo invece:
“Anche a me piacerebbe stare solo ed uscire dalla realtà entrando in un mondo dove nessuna giudica le mie cose”.
Matteo:
“Capisco le motivazioni di Chris soprattutto quella di liberarsi dai beni materiali, ma da soli è impossibile vivere”.
Tommaso:
“Il mondo non gli dava soddisfazioni, il protagonista ha voluto vivere nell’essenzialità. E’ stata però una sfida, una lotta per mettersi alla prova”.
Marco:
“Sia il film che il romanzo sono stati un passaggio fondamentale anche per la mia riflessione personale.
Chris, per la sua scelta estrema, è da me ammirato anche se non condivido pienamente il suo agire.
Giacomo:
Mi ha affascinato l’abbandonare tutto di Chris. La sua scelta di vivere una vita diversa da quello che fa la normalità della gente. Ha cercato di capire se la felicità poteva costruirsela da solo, ma non c’è riuscito.
Mentre Andrea:
Non sono d’accordo sulla sua scelta, non ho capito il senso di tutto questo…


Attendiamo altri commenti….

sabato 30 novembre 2013

La libertà in INTO THE WILD

Dopo aver visto il film con alcune classi di Agraria lascio alcuni spunti di riflessioni, tratti dalla rete, che ci serviranno in aula per approfondire il discorso.

Metafora della ricerca interiore
Un ragazzo che abbandona la famiglia e la società e si rifugia nelle remote e sperdute lande dell'Alaska per contestare la società e i suoi meccanismi stritolatori, per sottrarsi al bigottismo e all'ipocrisia del sentimentalismo borghese. Sarebbe troppo banale e, se questo fosse stato l'intento, Penn, il regista, avrebbe fallito lo scopo. 
Chris, il protagonista, si addentra nell'Alaska per trovare quello cerca, ma soprattutto per trovarsi. La natura è metafora di una ricerca interiore che ha come obiettivo la scoperta dell'autentico e del vero. Penn utilizza il viaggio di Chris in chiave simbolica, ma più che manifestare intenti di critica politica indica una strada. Ed è la strada dell'interiorità, la strada maestra dell'umanità, quella che da tempo abbiamo abbandonato, la strada del "conosci te stesso". Chris non è un isolato, ma cerca di essere "solo". Solo per sentire la sua voce più autentica. 
Disseminare la storia delle citazioni di Thoreau, Tolstoj e London è una chiara dimostrazione che l'intento del regista è quello di indicare "un nuovo modo di vedere le cose". 
 Ma la scena finale, con Crhis che muore sorridendo, è una vera e propria illuminazione. La grandezza di Penn sta proprio dalla sua capacità di raccontare una storia di "trasformazione interiore" attraverso un percorso che si dipana lungo il continente americano, la cui geografia è tradizionalmente metafora della conquista di spazi interiori. Era il vero intento di Kerouac, andando oltre la strada come retorica dell'autostop, della droga e della libertà (come libertà da divieti). Era la vera inclinazione di Thoreau, Emerson e dello stesso Henry Miller. Qualcosa di profondamente radicato nella tradizione americana e che in London ha la sua espressione più "selvaggia e naturale". 
La vicenda di Chris, una persona che si è interrogata sulla natura dei rapporti sociali e sull'inautenticità che può pervaderli, una persona che sceglie la strada della solitudine (e non dell'isolamento) per trasformarsi interiormente e per trovare una nuova consapevolezza. Raggiuntala, vorrebbe tornare nel mondo e condividerla. E' questo il messaggio di Penn: la condivisione. 
Chris, novello Cristo, dopo il deserto vuole diffondere la lieta novella. E, anche tra gli uomini, Chris raggiunge la saggezza imparando (dall'anziano signore) che nel perdono si ama veramente. E alla fine ha perdonato tutti, anche i suoi genitori. L'illuminazione è lì, in quel perdono. Chi ci vede solo la critica alla società si perde gran parte del significato di questo film meraviglioso, che ti stringe le budella e ti fa riflettere. Raccontare la ricerca della verità attraverso una storia di grande appeal non è da tutti, e Penn ci riesce alla grande.

Aspetto vostri commenti....


lunedì 14 ottobre 2013

Liberi da...

Continuando a sviluppare il tema della libertà ci siamo soffermati sui condizionamenti. Ecco alcuni interventi di una classe terza dell'Istituto Raineri Marcora.

Partendo da questo interrogativo.
Cosa significa, nella tua esperienza, compiere delle scelte responsabili?

Alessandro così si esprime:
Compiere scelte responsabili significa essere consapevoli  di quello che si fa e di pensare che l'azione compiuta possa favorire o sfavorire qualcuno o qualcosa.

Davide:
Fare scelte che possono poi pesare nella vita futura e che possono avere altri tipi di valori. Le scelte responsabili possono avere peso nelle cose importanti.

Per Valentina:
Compiendo tutti delle scelte responsabili potremmo essere senza tutte le regole che abbiamo, potremmo essere liberi sul serio e penso che compiere delle scelte responsabili può essere difficile e si impara man mano che si cresce, fa proprio parte della nostra crescita. Tutti cerchiamo anche di evitare di prendere queste scelte che sono difficili, ma prima o poi arriva per tutti il momento per farle.

Francesco aggiunge:
Nella mia esperienza compiere è stato, per esempio, dover prendere decisioni da solo oppure collettive, per soddisfare la maggioranza del gruppo e cercare di accordarmi anche con il gruppo minore in modo che possa godere comunque della mia decisione.

Per Vittorio:
Compiere scelte responsabili significa fare le scelte migliori per ogni situazione a cui si è davanti.

L'altro interrogativo
Cosa significa, secondo te, essere davvero liberi dai condizionamenti.

Valentina propone questa considerazione:
Essere liberi dai condizionamenti dovrebbe essere ciò che facciamo tutti i giorni, ma invece tutti ci facciamo condizionare dalle persone che abbiamo intorno, dagli amici, dalla famiglia e non riusciamo a prendere delle scelte vere e proprie, chiediamo spesso consiglio agli altri che però non possono prendere le scelte al posto nostro perché quelle per una sono giuste e per l'altro possono non esserle.

Per Lorenzo:
In questo mondo non si è davvero liberi si è condizionati dalla moda e per essere accettati bisogna seguire la massa e avere dei comportamenti precisi, dare una buona impressione vestendosi bene. La libertà non esiste più si è sempre condizionati da altre persone e dalla massa per poter vivere. In realtà questo non soddisfa quella sensazione di "vivere bene" che tutti vogliono perché per questa finta libertà c'è sempre qualche imperfezione.

Riflessioni che meritano commenti....



mercoledì 2 ottobre 2013

Definire la libertà...

A dirla con Camus "la libertà non è che una possibilità di essere migliori, mentre la schiavitù è certezza di essere peggiori".
E' questa una delle più significative definizioni di libertà, perché ci fa comprendere che la vera libertà è orientata da elementi positivi che fanno crescere la persona.
Definire la libertà però è un impresa abbastanza complicata perché e un termine molto ampio che comporta diverse considerazioni e implica numerosi ragionamenti.
Sempre con le classi terze dell'Istituto Raineri-Marcora di Piacenza siamo partiti da questo interrogativo:
Dai una tua definizione di libertà: in che cosa consiste a tuo giudizio essere liberi?
Ecco una serie di opinioni che lasciano emergere il variegato e spontaneo pensiero dei giovani .
Per Edoardo "la libertà è quando ci si sente bene: per esempio in compagnia di amici e parenti. Ti senti bene quando sai che non dipendi da nessuno e non hai compiti lavorativi da svolgere e nessun vincolo monetario. Voglio girare tutto il mondo: questa è libertà."
Anche Luca si lascia andare verso spazi infiniti:
Per me libertà significa andare dappertutto senza nessuno che mi fermi e fare quello che voglio quando voglio anche se divento un barbone".
Mentre Matteo propone una definizione di libertà in tempo di crisi evidenziando come spesso la libertà viene mortificata e negata.
"Essere liberi vuol dire poter realizzare le proprie ambizioni senza pericoli. Per esempio se io voglio o desidero comprarmi una TV nuova con tutto me stesso dovrei riuscire a risparmiare e comprarmela. Significa essere libero di fare quella scelta, invece spesso capita che non si può fare perché non si riescono nemmeno a soddisfare i bisogni essenziali..."
Marco ha ripensato ad un film visto:
"Per la definizione di libertà mi ha aiutato molto la visione di un film e la lettura dell'omonimo libro "Into The Wild". Il protagonista dice che la libertà è vera solo se condivisa. Egli la cercata nelle terre selvagge dell'Alaska ed ha capito che la libertà non è poter fare quello che si vuole, da soli. La felicità e la libertà si realizzano solo se condivise."
Martina esprime pensieri che rimandano ad una profonda autenticità:
"Essere liberi significa poter fare ciò che si ritiene corretto, ciò che riflette i nostri valori, le nostre voglie e desideri, ciò che inconsciamente facciamo, essere nel luogo in cui la mente vaga. 
La libertà è innamorarsi di chi davvero si ama, dare un bacio nel preciso momento che si desidera; dire "no" quando si ha paura e "si" quando si vuole correre il rischio, quando si vuole decidere da soli; libertà è anche aprire una finestra e affacciarsi. 
Libertà è pensare ciò che si vuole, poter correre ovunque, scappare quando si ha paura, urlare quando si è terrorizzati  e ridere quando si è felici. Ma la libertà è essere liberi di vivere come si desidera."
Paolo ribadisce il valore della propria autonomia:
"La libertà è un bene prezioso che non deve essere violato; infatti ogni uomo può decidere di essere come vuole. Può vestirsi come vuole; basta che non faccia cose bruttissime come uccidere altra gente o rubare"
Alberto porta delle considerazioni partendo da esperienze concrete:
"Io sono libero quando posso decidere se lavorare o studiare, sono libero se posso uscire di sera o no, sono libero quando posso decidere se votare e chi votare".
Per Francesca libertà "significa essere indipendenti, non solo mantenersi da soli, lontano dai genitori, ma anche psicologicamente e mentalmente affrontando le proprie scelte e decisioni."
Infine Fabio sottolinea un aspetto significativo, per lui infatti "la libertà si manifesta nelle piccole cose semplici della quotidianità. Un esempio potrebbe essere il giornalista della Stampa Domenico Quirico, rapito in Siria, che ha scoperto come la libertà è proprio nelle piccole azioni e cose di ogni giorno..."

Da questi pensieri appare evidente come definire la libertà non è affatto semplice. E' un termine ampio con molteplici sfaccettature ed i giovani sanno cogliere delle immagini interessanti.


martedì 1 ottobre 2013

La libertà e le regole

Diceva Luigi Sturzo: «La libertà è come l’aria: si vive nell’aria; se l’aria è viziata, si soffre; se l’aria è insufficiente, si soffoca; se l’aria manca si muore».
La libertà è un tema molto caro ai giovani. Si reclama libertà si vuole essere liberi...
Spesso però non si hanno le idee chiare sulla vera libertà.
Ecco un lavoro a scuola con le classi terze dell'Istituto Raineri - Marcora di Piacenza .
Si tratta di considerazioni degli alunni su questo tema così importante e coinvolgente.
Siamo partiti da uno spunto di riflessione.
L'uomo è libero, ma la sua libertà è limitata da regole che lo tutelano e tutelano la società in cui vive. Cerca di spiegare che cosa sono queste regole.
Iniziamo con Stephany:
"Le regole alla fine non hanno un ruolo di ostacolo per la libertà, sono indispensabili per vivere senza caos e per vivere insieme. Libertà di dire, di fare, di essere, di pensare ed investire in sogni..."
Aggiunge Giacomo:
"Queste leggi servono per tutelare noi e chi ci sta intorno, tuttavia penso che tutto questo potrebbe essere riassunto in una semplice legge: "fai tutto ciò che vuoi senza andare a ledere gli altri"; che Gesù disse sotto forma di: "ama il prossimo tuo come te stesso".
Mentre Giovanni dà un esempio concreto della libertà limitata da regole:
"Un esempio è la Costituzione, serve per non creare ingiustizie e preservare la libertà nei limiti del possibile, cioè essere liberi permettendo anche agli altri di esserlo."
Luca così si esprime:
"Secondo me l'uomo non è mai del tutto libero tranne che per la violenza. Essere liberi non significa andare al lavoro tutti i giorni, ma libertà significa fare quello che ti piace senza pensare al parere degli altri"
Invece Tommaso ribadisce il senso delle regole:
"Ci sono tante regole che mi proteggono e anche se io mi sento in trappola loro mi proteggono."
Infine Lorenzo:
"La libertà è una scelta, un giudizio, una responsabilità. Questo significa che tutto ciò che facciamo non è sempre quello che poi va bene per noi."
Pensieri diversi, interessanti che esprimono vari stati d'animo:
il desiderio estremo di evasione da un mondo che ci va stretto, 
il  riconoscimento dell'importanza di norme, leggi e diritti,
il bisogno di investire in sogni...
Considerazioni che fanno emergere le potenzialità dei nostri giovani e i loro pensieri che spesso non sappiamo raccogliere...
Puoi aggiungere il tuo commento sarà un ulteriore arricchimento di queste riflessioni...