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giovedì 28 novembre 2024

Aurora Tila


E' passato più di un mese da quella terribile mattina del 25 ottobre.
 La mattina in cui Aurora ha perso la vita, cadendo dal settimo piano del palazzo di via IV Novembre dove viveva con la mamma Morena e la sorella maggiore Aurora Viktoria. Con l’accusa di omicidio volontario, si trova nel carcere minorile di Bologna il suo ex ragazzo di15 anni.


LA LETTERA della Dirigente scolastica del Liceo COLOMBINI di Piacenza

Carissimi studenti e studentesse del Liceo Colombini,

sono giorni di grande dolore e profonda tristezza per la nostra comunità scolastica. Di fronte alla prematura scomparsa di Aurora Tila, avvenuta in modo così tragico, siamo tutti sgomenti e smarriti. Ogni parola sembra banale e inutile al punto da sembrare persino fastidiosa. Perciò, spero che vogliate comprendere la difficoltà che in questo momento provo nello scrivervi queste poche parole, che sento però il dovere e il bisogno di rivolgervi, e che mi scuserete se non vi sembreranno adeguate o all’altezza delle vostre aspettative. Aurora era un’alunna della 1^ ESF, non aveva ancora compiuto quattordici anni, ed era quindi una delle studentesse più giovani della nostra scuola. Come quasi tutti i “primini”, era al Liceo Colombini solo da poche settimane: insegnanti e compagni avevano appena iniziato a conoscerla, e lei a conoscere loro; stava costruendo con alcuni le prime amicizie, quelle che nascono sui banchi di scuola che a volte ci accompagnano per tutta la vita. Aveva interessi, passioni, sogni, che non abbiamo potuto scoprire. Sapevamo poco di lei, ciò nonostante, Aurora ci mancherà. Ci mancherà perché ognuno di voi ragazze e ragazzi è per noi “un essere speciale” di cui avere cura, perché siete voi il centro della scuola, la ragione e il fine di tutto quello che pensiamo, progettiamo e realizziamo. E, quando dobbiamo affrontare una perdita come questa, la sofferenza che proviamo è davvero grande, per tutti. Aurora poi ci mancherà proprio perché non abbiamo avuto il tempo di aiutarla a realizzare i suoi progetti, di sostenerla e accompagnarla in un tratto importante del suo percorso di vita, come insegnanti, compagni di scuola e amici. In questi giorni i miei pensieri sono rivolti anche alla famiglia di Aurora, in particolare alla mamma, alla quale esprimo, a nome di tutta la scuola, vicinanza e cordoglio, con la speranza che l’affetto e la partecipazione di tante persone al dolore di questa perdita la aiutino a trovare la forza per affrontare un dolore così lacerante. Ci impegniamo con lei a non dimenticare Aurora e ad onorarne il ricordo con iniziative a cui tutti insieme penseremo. La morte di una ragazza o di un ragazzo è una sfida per tutti noi, perché con essa accade qualcosa che ci appare innaturale, inconcepibile, inaccettabile. A scuola vi insegniamo a sviluppare il senso critico, a trovare soluzioni a problemi, anche complessi, a cercare il perché delle cose; tuttavia, di fronte a questi fatti terribili anche noi adulti fatichiamo a trovare un significato, un senso, in ciò che è accaduto. Ma siamo educatori e in quanto tali abbiamo il dovere di non scoraggiarci e di invitare voi, ragazzi e ragazze del Colombini, a fare altrettanto: seppur sparpagliati tra tante sedi, siamo una comunità, che soprattutto in circostanze come queste deve ritrovare la propria unità e coesione nella volontà di condividere e nella determinazione a rinnovare ogni giorno l’impegno al rispetto reciproco, all’ascolto e all’aiuto di chiunque abbia bisogno. Il dolore ci porta istintivamente a chiuderci, ma è con l’apertura agli altri che il dolore può essere accolto e superato. Infine, mi rivolgo in particolare ai compagni di classe di Aurora, ai ragazzi e alle ragazze della 1^ESF. State affrontando un momento di prova, che sicuramente non avevate previsto quando immaginavate il vostro ingresso nella scuola superiore. Ne siamo consapevoli, perciò sappiate che vi sosterremo con tutte le risorse e in tutti modi possibili. I vostri insegnanti sono al vostro fianco, Vi invito a cogliere e a sfruttare gli aiuti che vi offriremo anche per imparare a conoscervi meglio e a costruire una classe accogliente, unita, collaborativa. Una classe in cui tutti stanno bene, e in cui sarebbe stata bene anche Aurora.

La Dirigente scolastica 

Monica ferri

sabato 23 novembre 2024

Il ricordo di Simran Kumar

 La 14enne è morta al Campus Agroalimentare Raineri Marcora, il 10 ottobre scorso, travolta dall'autobus.

Nel video la commemorazione con studenti e insegnanti.




sabato 30 dicembre 2023

Il senso della vita tra filosofia, letteratura e psicologia



Fine anno, tempo di bilanci e riflessioni. C’è chi è ossessionato dal significato della vita e ricerca infruttuosamente il senso senza trovarlo. C’è chi pensa di averlo trovato ed è felice per questo.
C’è chi pensa di avere trovato il senso e perciò cambia completamente vita; c’è chi, pensando di averlo trovato, continua a vivere come prima, lasciandosi sopraffare dagli eventi, continuando a procedere per inerzia: si lascia quindi trascinare dalla corrente. Non necessariamente pensare di aver trovato il senso della vita significa sapere cosa fare della propria vita.
La stragrande maggioranza di noi continua a vivere, lasciando in sospeso la questione, spesso dimenticandola o addirittura rimuovendola dalla mente.
Ci sono alcuni aspetti della condizione umana che ci terrorizzano: lo scorrere inesorabile del tempo, la nostra precarietà, la nostra incertezza esistenziale, la nostra finitezza. Alcuni ritengono che il senso della vita sia seguire fedelmente i principi e le regole della loro religione. Altri pensano che il senso dell’esistenza sia vivere in armonia con gli altri e con la natura. Altri pensano che bisogna perseguire la felicità; altri ritengono che l’importante sia mettere ordine nella propria vita; altri ancora si impegnano nell’autoperfezionamento; altri aspettano l’illuminazione interiore; altri pregano; altri ancora lavorano per lasciare un patrimonio ai figli; altri fanno del bene agli altri; altri ancora vogliono dare un apporto significativo in qualche ambito della conoscenza umana.
Ci sono alcuni che vivono un’esperienza pre-morte e dopo sono totalmente cambiati: sisentono nuovi o, quantomeno, rinnovati. Già da bambini ci facciamo quelli che Popper considerava gli interrogativi ultimi (dove eravamo prima di nascere?; Verso dove andiamo?; Esiste Dio?; Esiste la vita dopo la morte?).
Da adulti facciamo di tutto per non pensarci. Siamo in mille faccende affaccendati e siamo distratti. La maggioranza di noi non cerca il senso della vita, ma si adegua totalmente al senso che le danno familiari ed amici.
Di solito si vive in modo superficiale, perché il divertissement è l’unico modo per non pensare alla morte, secondo Pascal. Siamo molto conformisti anche in questo. Spesso non ci sforziamo, non andiamo oltre.
Non solo ma, come scriveva Oscar Wilde:
Chi scende sotto la superficie, lo fa a proprio rischio.
Andare in profondità significa approfondire per l’appunto e ciò significa fare sforzi, fare fatica, oltre a scoprire tare e magagne. Essere superficiali è molto più comodo. Così abbracciamo il conformismo. Di solito ereditiamo non solo i geni ma anche religione,convinzioni politiche, comportamenti sociali.
Alcuni, per puro spirito di contraddizione, si mettono contro i propri familiari e scelgono per ribellismo e antitesi.
Tutto ciò mi ricorda il verso di una vecchia canzone di Guccini:
Ma quali scelte hai fatto in piena libertà?

Il senso della vita tra filosofia e letteratura
Alcuni pensatori credono che il vero senso della vita sia nel ricercarlo incessantemente; il fine ultimo sarebbe la “ricerca”, quindi “cercare”, anche senza trovare. Per Heidegger siamo “gettati nel mondo”.
Per Albert Camus nell’esistenza umana esiste l’assurdo, che supera la nostra intelligenza. Ogni uomo è perciò costretto a fare la fatica di Sisifo.
Per Hermann Hesse la vita non ha un senso in sé, ma siamo noi che dobbiamo attribuirle un senso. Per dare un nuovo senso alla vita bisogna imbattersi in un evento, in una persona, in un’idea o in un valore che per noi siano veramente significativi e che ci aiutino a far cambiare rotta.Alle volte penso che più che la logica per comprendere la vita ci voglia l’istinto.Un tempo cercavo delle “ragioni razionali per credere nell’assurdo”, come scriveva un poeta minore e dimenticato della Beat Generation. La vita talvolta mi mostrava la sua illogicità. Non è con la logica deduttiva e con il principio di non contraddizione che si può decifrare la vita, che ha i suoi aspetti contraddittori e conflittuali.
Negli anni Settanta secondo un celebre slogan La vita era altrove, quando ancora pochissimi conoscevano l’omonimo romanzo di Milan Kundera, scritto nel 1973 ma pubblicato in Italia con Adelphi solo nel 1992.
Alcuni in crisi mistica lasciano tutto ed entrano in convento oppure si mettono a girare il mondo per trovare una risposta. Alcuni cercano risposte nell’ipnosi regressiva e una volta che sanno chi sono stati nelle vite precedenti ritengono di essere più consapevoli. Alcuni vogliono sperimentare qualsiasi cosa, vogliono arricchire la loro esperienza, si drogano per espandere la coscienza. Alcuni in odore di santità cercano di annullare il loro io, di annullarsi per dedicarsi totalmente a Dio.
Altri si aspettano una risposta da religiosi, mistici, scienziati, artisti, intellettuali.


Perché il senso della vita ci sfugge
Altri rivalutano la follia e pensano come Montale, che solo i pazzi possano capire la vita “a lampi e sprazzi”: la follia quindi come dispensatrice di conoscenza ultima, tutto il contrario di quello che accadeva secoli fa con l’emarginazione dei folli, con le navi dei folli. Già prima della legge Basaglia qualcuno pensava che i pazzi fossero fuori (dai manicomi). Quasi impossibile capire la nostra vita, quella degli altri e come queste si intrecciano. È bene che ce lo mettiamo in testa: non siamo fatti per capire la vita e non abbiamo alcuna certezza assoluta sul suo significato.
Il senso della vita spesso sfugge irreprensibile.
Ci sono degli istanti di raccoglimento interiore o anche degli attimi comuni in cui ci sembra di aver capito tutto, ma sovente un istante dopo ci accorgiamo che è solo una piccola e povera illusione, un effimero autoinganno. C’è chi pensa come i religiosi che bisogna vivere, pensando all’aldilà, essendo perciò timorosi di Dio, rispettando i suoi precetti. C’è chi pensa come Nietzsche che non bisogna mortificare l’aldiqua per un aldilà di cui non c’è nessuna certezza. Di solito avere fede aiuta prima di tutto i credenti. Chi crede di solito sta meglio, è più in pace con sé stesso, vive più serenamente la vita. Ma questo è vero solo a grandi linee perché è difficile penetrare nell’animo umano, che è per definizione insondabile.
La vita può rivelarsi inesauribile per le opportunità e le sorprese che riserva. Quando tuttosembra perduto un evento o un incontro possono cambiare completamente direzione alla vita.
Alcuni si affidano ai santoni, ai guru dell’occulto. Altri studiano le filosofie orientali, praticano esercizi spirituali e meditazione per raggiungere l’assenza di sé.
La stragrande maggioranza di noi si adegua allo spirito dei tempi. Per i filosofi si dovrebbe pensare spesso alla nostra morte.
La verità è che già difficile per noi pensare alla “morte” in senso lato, quasi impossibile pensare spesso alla nostra dipartita. È una cosa che tendiamo a rimuovere. Solo andare al cimitero, vedere tutte quelle tombe ci ricorda brutalmente che anche noi un giorno avremo un posto lì, che è quello il nostro destino.
Non possiamo sottrarci in nessun modo a questa sorte. Si vive nella nostra comfort zone, ci si affida al solito circolo di pensieri abituali e alle nostre abitudini, che sono lì a confermarci che tutto procede in modo ordinario e che tutto va bene. Le nostre abitudini sono rassicuranti. È meglio il solito grigiore dell’esistenza di una disgrazia inaspettata, della morte di un familiare o un amico. Solo un imprevisto, un triste evento, un fatto irreparabile rompe la monotonia, ci angoscia, ci deprime, ci travolge. Continuiamo la solita vita fino all’ineluttabile, al “rien ne va plus”.
Wittgenstein nel Tractatus scrisse:
Noi sentiamo che, persino nell’ipotesi che tutte le possibili domande scientifiche abbiano avuto risposta, i nostri problemi vitali non saranno neppure sfiorati.

Il senso della vita tra scienza e religione
Sembra impossibile che la scienza ci renda immortali. Allo stato attuale delle conoscenze i medici ritengono che al massimo si possa vivere 120 anni e non oltre. Per soddisfare il desiderio di immortalità gli uomini fanno figli, perpetuando la specie, oppure cercano di creare opere creative memorabili, cercando quindi la gloria postuma. Nonostante lo scientismo attuale il progresso scientifico non può fare chiarezza nel cuore dell’uomo. Può migliorare le nostre condizioni sanitarie, igieniche, economiche, insomma materiali. Però, come si suol dire, l’uomo non vive di solo pane. Almeno in Italia esiste un conflitto latente tra preti e psicologi. Gli uni nutrono scetticismo e perplessità nei confronti degli altri. Sono avversari. I preti dovrebbero curare l’anima. Gli psicologi dovrebbero curare la psiche.
Un tempo psiche significava “anima”. In questa sede ci occuperemo per sommi capi delle scienze umane e del loro studio sul senso della vita.

Il senso della vita secondo la psicologia
Anticamente si riteneva che uno dei fini principali dell’esistenza fosse ricercare il piacere ed evitare il dolore, ma poi si sono accorti che ciò era troppo riduttivo, gretto e materialista. Cercare di dare un senso alla vita significa anche sommariamente e approssimativamente dare un senso all’ignoto, all’esistenza della sofferenza, delle ingiustizie, del male e della solitudine.
La psicologia ha superato perciò la dicotomia del principio di piacere e del principio di realtà freudiani. Insomma non era tutto lì e c’era molto di più. Secondo R. Henrik nel 1980esistevano 250 orientamenti psicoterapici. Oggi probabilmente sono leggermente aumentate le scuole di psicoterapia e sono sicuramente aumentati in modo esponenziale psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, almeno in Italia.
Secondo Mahoney, un epistemologo della psicologia, bisogna sempre ricordarsi che:
La scienza di oggi potrebbe essere l’alchimia di domani.
In questo articolo mi limiterò a dare alcuni input in estrema sintesi sugli psicologi, che hanno affrontato in modo più esistenziale e approfondito il senso della vita, anche se ogni psicologo ha una sua particolare concezione della vita.
Un limite intrinseco della psicologia è, come sottolinea S. Marhaba, la “soggettività del ricercatore”, che può deformare i risultati.
Jung nel Libro rosso scrisse:
Le cose che accadono sono sempre le stesse. Non è sempre uguale invece la profondità creativa dell’essere umano. Le cose di per sé non significano nulla, assumono un significato soltanto dentro di noi. Siamo noi a dare significato alle cose. Il significato è ed è sempre stato artificiale. Siamo noi a crearlo.
Secondo Adler, fondatore della psicologia individuale, l’uomo per dare un senso alla propria vita deve risolvere il problema occupazionale, il problema sociale e deve trovare l’amore.Secondo il costruttivismo ogni “uomo è inventore della realtà” e ha una sua particolare visione del mondo. Ogni uomo è allo stesso tempo costruttore e portatore di significato. Ogni uomo è come uno “scienziato”, che elabora teorie e cerca di dare un senso alla sua esistenza.


Tra psicologia transpersonale e piramide dei bisogni di Maslow
Secondo la fenomenologia ogni coscienza è intenzionale, cioè orientata verso l’altro, e ogni visione del mondo è determinata dall’esperienza vissuta.
Viktor Frankl elaborò la sua psicoterapia, la logoterapia, dopo essere sopravvissuto all’esperienza del campo di concentramento. Secondo la logoterapia l’uomo per vivere non deve accontentarsi di ripristinare l’omeostasi, ripristinando l’equilibrio dell’organismo. Deve cercare un senso nell’altro da sé.
Il concetto chiave di questa scuola di psicoterapia è l’auto-trascendenza. Frankl chiedeva a ogni paziente non per quale ragione vivesse ma perché non si uccidesse. Secondo Frankl:
L’uomo deve andare oltre sé stesso, deve cercare qualcosa o qualcuno, insomma un obiettivo esterno grazie a cui realizzarsi pienamente.
Secondo la psicologia transpersonale, in particolare secondo lo schema psichico di Roberto Assagioli ogni uomo dovrebbe valicare il campo di coscienza ordinario, andare oltre la realtà ordinaria e giungere al proprio Sé per approdare quindi all’inconscio collettivo.
Secondo la psicologia transpersonale l’uomo dovrebbe provare esperienze mistiche, espandere la propria coscienza, anche con lo sciamanesimo. Dovrebbe riconoscersi perciò una “fragile fibra dell’universo” come scriveva Ungaretti.
L’uomo è un “animale simbolico”. All’uomo non bastano solo le equazioni, la logica deduttiva e i nessi causali: vuole anche intuire le forme ed esprimere la propria parte più profonda. Lo psicologo Maslow intervistò migliaia di persone, chiedendo quali fossero i momenti più felici della loro vita. Definì questi momenti peak experience, ovvero esperienze culminanti o di punta. Soltanto chi vive spesso questi particolari momenti, secondo Maslow, è capace di autorealizzarsi. Secondo la piramide dei bisogni di Maslow quelli fisiologici sono solo il primo gradino. Al vertice della piramide c’è l’autorealizzazione dell’individuo.
La fruizione artistica, la creatività, il rapporto con la natura, l’ascesi, la riflessione intellettuale, fare l’amore sono tutte peak experience.
Lo stesso Leopardi ne Lo Zibaldone scriveva che aveva provato la più grande felicità nel comporre. Ciò va ricordato in quest’epoca contrassegnata dalla decostruzione del simbolico.
Concludendo, ogni cervello umano è unico. Anche i gemelli omozigoti hanno cervelli differenti. La nostra vita è unica e noi stessi siamo unici e irripetibili. Ognuno è una storia a sé. Quindi ognuno può dare un senso unico alla propria vita, se non si lascia appiattire e livellare dai mass media e dalla pressione degli altri.


Davide Morelli Pubblicato il 28-12-2023  (sololibri.net)



lunedì 17 maggio 2021

La ricetta della vita

 


“Come scuola Agraria e Alberghiera siete dentro a dei capitoli dell’esperienza umana che sono singolari e li avete ricordati nei vostri interventi: il tema dell’ospitalità, il rapporto con la natura, il tema del banchetto e della convivialità. “Così si è espresso il Vescovo, mons. Adriano Cevolotto che ha ricordato la sua provenienza da Castelfranco Veneto, dove esiste una scuola simile a quella del Campus Agroalimentare Raineri-Marcora di Piacenza, l’istituto che ha incontrato nella mattinata del 7 maggio. Il Vescovo ha visitato l’azienda agricola, presente al Campus, con 60 bovine da latte, i vari laboratori dell’alberghiero e si è poi riunito con una rappresentanza dei giovani dell’Istituto in Aula Magna. “Voi siete inseriti, come scuola, - ha aggiunto Mons. Cevolotto - su dei punti cruciali della vita. Quindi l’essere dentro al creato, alla convivenza, alle relazioni, sentitelo come una opportunità singolare e significativa”.

 

NON AVER PAURA DELLA CRISI


Dinanzi alla domanda sulla fede e sul distacco da essa dei giovani, posta da Simone, uno studente dell’Alberghiero, il Vescovo ha risposto che la fede, se la vediamo solo come un apparato di regole, di gesti e di riti, si fa fatica a darle un senso. Se invece la si osserva come qualcosa che ha a che fare con le domande fondamentali della vita, la fede acquista interesse. “Anche la mia fede - ha spiegato mons. Cevolotto - è cresciuta insieme a me negli anni. Ci sono stati momenti di crisi e insieme di scoperta. Non dobbiamo aver paura della crisi. Tante testimonianze nella Bibbia a partire dai profeti, da Giobbe, dalle espressioni dei salmi, esprimono una battaglia, una lotta, un travaglio interiore che spesso fanno dubitare di Dio, ma poi trovano in Lui una risposta”.

 


LA CHIESA SONO TUTTI I BATTEZZATI

“Cosa cambierebbe lei della Chiesa?”. È la domanda di Susanna, studentessa dell’Agraria. “La chiesa, fin dall’inizio, - ha puntualizzato il Vescovo - non è mai stata perfetta. Tra gli apostoli di Cristo, uno lo ha tradito, uno lo ha rinnegato e gli altri, tranne Giovanni, sono scappati dinanzi alla croce. Della Chiesa molte sono le cose che si potrebbero cambiare. I riflettori però sono posti maggiormente sugli scandali, sulle ricchezze… Ma la chiesa è anche qualcos’altro: è quella giovane missionaria che è stata uccisa, proprio in questi giorni, in Perù, dopo quasi trent’anni di volontariato gratuito verso i bambini che non avevano possibilità di andare a scuola, di avere una casa, una famiglia. È anche quella di quel giovane vescovo ferito in Sudan, una settimana fa. È fatta di tante persone che anche in questa scuola, con motivazioni di fede, sono a vostro servizio, facendo il loro lavoro con passione, vivendo la carità educativa. La Chiesa sono tutti i battezzati: ce ne sono molti che testimoniano con coraggio il Vangelo ed altri che lo possono smentire e tradirlo, ma questo è da sempre”.

 


LA RICETTA DELLA VITA

“Esiste una ricetta che ci permetta di dare gusto e sapore alle azioni quotidiane della nostra vita?”. È la domanda di Alice e Lucrezia, studentesse dell’indirizzo “Pasticceria” dell’Alberghiero. “Ho imparato dalla mia vita - ha risposto mons. Cevolotto - che il pericolo più grande è la superficialità. Ricordo che nell’adolescenza mi stancavo di giornate sempre uguali dicendo “che noia…”. Poi qualcuno mi ha suggerito di provare ad andare più in profondità ed ho scoperto che ogni giornata non è uguale all’altra, anche se facciamo sempre le stesse cose. Ho imparato a fare una revisione e mi sono reso conto che, quotidianamente, se avevo pazienza di ascoltare e di osservare, c’era qualcosa che non era come quella del giorno prima. Quindi la prima ricetta è questa: se facciamo le cose in un modo diverso e nuovo non ci annoieremo mai e troveremo sempre qualcosa di interessante da vivere e da scoprire anche nelle relazioni. Poi dobbiamo sempre “togliere i calzari” come dice la Bibbia, quando ci avviciniamo ad un altro perché è un terreno sacro. L’altra ricetta proprio è scoprire il valore dell’altro. Quindi per dare gusto alla vita non bisogna stare nella superficialità, ma avere grande cura di sé e degli altri.

 


NON DITE LE BUGIE A VOI STESSI

“In un mondo dove noi giovani siamo distratti da mille proposte. Che cosa dobbiamo seguire per fare le scelte per il nostro futuro?”. È la domanda di Andrii, studente dell’Alberghiero. Il discernimento è la parola usata da mons. Cevolotto per la risposta a questo interrogativo, cioè la capacità di considerare bene le cose per fare la scelta migliore. “Oggi ci sono mille proposte, mille sollecitazioni - ha affermato il Vescovo Adriano -, ma cosa desidero veramente? Vorremmo una cosa, ma anche il suo contrario. Non dite mai le bugie a voi stessi!”. È stata la forte provocazione del Presule, perché spesso ci si giustifica per stare nella tranquillità e tranquillizzare gli altri. È importante domandarsi ciò che si vuole veramente. Non sentirsi costretti a fare scelte, ma esprimere il meglio di sé stessi.

 


SIAMO FRAGILI E VULNERABILI

“In che modo ha affrontato la difficile situazione che il Covid ha portato?”. È la domanda di Gloria, studentessa dell’Agraria. “All’inizio ho avuto l’impressione - ha risposto il Vescovo - che la vita non era più nelle mie mani. Ho condiviso la sofferenza di tante persone. Il tempo del lockdown ci ha portato anche delle cose molto belle come la riscoperta di certi valori semplici, dei momenti di incontro e di gratuità, che, purtroppo, finita l’emergenza, abbiamo dimenticato. La pandemia infine ci ha insegnato che non siamo onnipotenti e spesso siamo molto più fragili e vulnerabili di quello che crediamo di essere. Sarebbe utile ricordare sempre tutto questo”.

Cosa pensi della vita?


 

martedì 15 settembre 2020

Vanità delle vanità: tutto è vanità




Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re a Gerusalemme.
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
Quale guadagno viene all’uomo
per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole?
Una generazione se ne va e un’altra arriva,
ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge, il sole tramonta
e si affretta a tornare là dove rinasce.
Il vento va verso sud e piega verso nord.
Gira e va e sui suoi giri ritorna il vento.
Tutti i fiumi scorrono verso il mare,
eppure il mare non è mai pieno:
al luogo dove i fiumi scorrono,
continuano a scorrere.
Tutte le parole si esauriscono
e nessuno è in grado di esprimersi a fondo.
Non si sazia l’occhio di guardare
né l’orecchio è mai sazio di udire.
Quel che è stato sarà
e quel che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.
C’è forse qualcosa di cui si possa dire:
«Ecco, questa è una novità»?
Proprio questa è già avvenuta
nei secoli che ci hanno preceduto.
Nessun ricordo resta degli antichi,
ma neppure di coloro che saranno
si conserverà memoria
presso quelli che verranno in seguito.
(Ooelet 1, 1-11)

Il Qoelet o Ecclesiaste è un testo contenuto nella Bibbia. È scritto in ebraico e la sua redazione è avvenuta in Giudea nel IV o III secolo a.C.)

COMMENTI

Il mondo è sempre uguale, sono gli uomini che cambiano; i fiumi continuano a scorrere, il sole continua a sorgere e a tramontare….. la terra rimane sempre la stessa...Guardare al passato non vuol dire solo ricordare la storia, potremmo quasi rispecchiarci nelle varie società che si sono succedute, forse dovremmo guardare il passato come uno specchio cioè rifletterci su di esso e magari evitare gli sbagli commessi in passato per migliorare il futuro. (Lorena)

Questo testo biblico spinge a riflettere sulla situazione attuale. L’essere umano ha l’obiettivo di lasciare un segno del suo passaggio ma la terra rimarrà sempre la stessa. Inoltre nel testo viene spiegato che l’uomo cerca di trovare un nome con cui essere ricordato, ma Qoèlet dichiara che il ricordo svanirà sempre.Oggi, in questa situazione, capiamo che quello che conta non è la ricchezza intesa come denaro, macchine di lusso o case in riva al mare, ma la ricchezza emotiva. Tutte le emozioni che ci portiamo dentro sono indispensabili e ci rendono umani più di ogni altra cosa. (Marta)

L'uomo si impegna a crearsi un nome o un personaggio che crede sarà ricordato per sempre, ma Qoélet afferma subito che non accadrà perché se una persona è stata importante verrà ricordata anche se il suo ricordo piano piano svanirà. Queste parole coincidono con il clima attuale, secondo me adesso è il periodo in cui si capisce realmente ciò che davvero conta. L’uomo apprende che non sono le conquiste e le cose materiali quelle che contano, ma amore, amicizia, famiglia, solidarietà e avere accanto le persone che ti fanno stare bene. (Agnese)

Nel Qoelet viene esposto, in forma dialettica, un contraddittorio tra il bene e il male. La riflessione ruota intorno a due interrogativi, ovvero a cosa serva fare il bene e a cosa serva fare il male. Se la morte è l'unica conclusione della vita, allora tutto sembra vano. (Jessica)

Qoèlet mette in risalto come sia futile la vanità e il nostro affannarci per guadagnare nella vita terrena in quanto un domani non li possiamo portare con noi. ci fa ricordare che il nostro tempo deve essere speso bene, e che l'unica ricchezza che abbiamo dato al prossimo; questa è la vera ricchezza. (Silvia)

Il mondo non cambierà mai dice, anche se finisce una generazione e ne arriva una nuova. Non possiamo cambiare i percorsi dei fiumi che sfociano nei mari, il tragitto del sole, la direzione del vento. Non possiamo portare nessuna novità perché è già avvenuta nell’antichità, però non rimarrà nessun ricordo né di noi né di quelli che ci succederanno. Non potremo mai cambiare quello che ha creato Dio per noi, perché l’ha fatto per noi.(Pietro)

L’uomo fatica e si affanna un po’ per necessità, per sopravvivere, ma anche per orgoglio, ma nonostante tutto, il mondo rimane come prima, per questo l’uomo cerca di farsi ricordare con fatti, parole o accumulando beni, perché essenzialmente l’uomo è un essere piccolo e insignificante, però tutto ciò è vanità perché tutto è effimero e non duraturo perché l’unica cosa eterna è Dio.(Anna)

Un umano ha buone capacità di rivoluzionare e di modernizzare tantissime cose, come le macchine, la scienza, la cultura ecc... che permettono di facilitare un qualsiasi lavoro indispensabile per la vita dell’uomo, risparmiando economicamente e anche del tempo. Non credo che tutte queste modernizzazioni servono alla terra, ma più che altro all’umano. A furia di voler migliorare le cose nel mondo a volte si esagera, senza farlo apposta; creando pandemie, buco dell’ozono, incendi catastrofici e guerre, ma anche tante altre brutte cose. La terra non ha bisogno dell’uomo, ma è l’umano che ha bisogno della terra.  Spero appunto che tutto ciò sia un punto di partenza per l’umanità. (Marta V)

lunedì 11 maggio 2020

Il coraggio di essere umani - video riflessione 4

Riflessioni:
Penso che al giorno d'oggi, soprattutto tra i giovani, non ci sia il coraggio di essere sé stessi.
Si pensa ad apparire bene agli occhi della società, fare certe cose anche contro la propria volontà per non essere etichettato in malo modo dagli amici o dalle altre persone in generale.. costretti quindi ad indossare una maschera per paura di non essere accettati, in un mondo dove il diverso ha iniziato a fare paura.
L'uomo e la sua sopravvivenza è importante ma non la reputo essenziale se vista da un punto di vista naturale, spesso ha apportato danni per egoismo alla terrea fino ad un punto dove riparare ciò che è stato danneggiato è risultato impossibile. (Camilla)

La chiave per la salvezza del genere umano è sapersi accettare, Accettare il diverso e vivere in simbiosi, aiutandosi, proteggendosi e volendosi bene. Cosa molto difficile per tante persone, plasmate con una mentalità molto chiusa il più delle volte, ma che può essere cambiata se si fa vedere loro la diversità come qualcosa di bello, non un fattore limitante, ma un fattore che può permetterci di crescere, di arricchire, di vedere il mondo da un'altra prospettiva. (Deanna)

Credo che sia importante dare luce a se stessi, mostrarsi come si è realmente senza mascherarsi e concentrarsi sulla propria persona, ma bisogna stare attenti a non sfociare nell'egoismo. Pensare a se stessi è tanto importante quanto pensare alla collettività: unione, speranza e coraggio sono i punti chiave per vivere tra le persone, soprattutto in un momento come quello che stiamo passando ora. (Gionata)

La terra non ha bisogno dell’uomo, ma è l’umano che ha bisogno della terra. Io non so perché l’uomo ha bisogno di questa esigenza di fare sempre di più, di esagerare e di modernizzare; io credo che a un certo punto bisogna un’attimo fermarci e riflettere capire cosa sia meglio per noi. (Marta)

È un virus e non guarda in faccia a nessuno prende chi vuole: belli, brutti , simpatici, antipatici, vecchi e giovani, ma forse è per farci capire che non esistiamo solo noi stessi come singole persone, ma esistiamo per essere uniti. (Tiziano)

lunedì 27 aprile 2020

Il valore delle piccole cose (video riflessione 3)


COMMENTI degli studenti

Un aspetto molto importante è il nostro legame con la natura che in questo periodo è stato totalmente rivalutato: si è venuti a capire che rapporto uomo-natura è molto fragile e che l’uomo si deve impegnare per mantenere in equilibrio tale rapporto. Ora che i movimenti sono limitati la natura sta ricominciando a respirare e l’uomo ha capito che molte cose prima considerate essenziali sono invece di secondo piano o addirittura superflue. Il legame più importante, dopo quello tra gli esseri umani stessi, è quello tra l’uomo e la natura che, se rispettata, è in grado di offrirci momenti indimenticabili. (Lorenzo)

Non ci vuole molto per essere felice, non servono macchine, case, soldi, perché alla fine per essere ricchi veramente bisogna fare tesoro delle esperienze che la vita ci offre; per raggiungere la felicità bisogna quindi poter essere in pace con se stessi, circondarsi di persone che ci vogliono bene e soprattutto compiere le scelte con la propria testa, sempre nel rispetto del prossimo. (Edoardo)

Le piccole cose sono quelle che, a volte, si ignorano o si sottovalutano:
l’amico che tiene il posto sul bus, la mamma che cucina, il film visto insieme alla famiglia la sera, la serata fuori con gli amici, un regalo inaspettato. Ma anche le cose più semplici come un uccellino che ti sveglia con il suo canto, il sole, la pioggia, il vivere. (Maria)

Mi sono resa conto dell'importanza delle piccole cose. Mancano le passeggiate con gli amici e con il proprio ragazzo, mancano i baci sotto le stelle, le cene di famiglia la domenica sera, gli abbracci e gli sguardi, manca ridere con le persone che ci circondavano ogni giorno, le chiacchiere e anche i litigi, manca poter andare dai nonni e ridere con loro, mancano i gesti che prima non erano importanti e ora lo sono più di qualunque altra cosa. (Elisa)

Qualche settimana fa sono andato su una collina sopra casa mia con il telescopio. In quel momento mi sono accorto di quanto appunto quelle piccole cose/gesti come un abbraccio, un pensiero, uno sguardo, un sorriso soprattutto questo, un gesto talmente piccolo ma che in realtà è di una importanza abnorme; per questo, essendo lì da solo, sono stato tutta la sera con un sorriso spiazzato in faccia a ripensare a tutti quei piccoli, ma giganti gesti. (Chris)

Ed è proprio vero che non è tanto quello che facciamo, ma l’amore che mettiamo nel farlo a rendere tutto più importante. Mi è piaciuta molto la frase finale di madre Teresa, ma voglio aggiungere un'altra citazione di Theodor Seuss Geisel: “a volte non conoscerai mai il valore di un momento, finché non diventa un ricordo”. (Camilla)

giovedì 2 aprile 2020

Sostanza dei nostri giorni... (video riflessione 2)

Commenti degli studenti
"L'amore ci può salvare e spero anche che l'ignoranza della gente possa sparire lasciando spazio alla tenerezza" (Alessia).
"Ce la faremo a superare questa situazione!!!" (Chiara)
"In momenti duri come questi bisogna mantenere la giusta calma e volersi bene l'uno all'altro..." (Alessandro).
"Restando uniti riusciremo a non buttarci giù e rimanere pieni di speranza. E' un momento utile anche per riflettere su noi stessi, rinnovando i rapporti fraterni e spalancando le porte chiuse" (Erika).
"Se abbiamo paura di confrontarci con noi stessi, come potremo mai capire qual'è il proposito di Dio per noi? Solo scontrandoci con i nostri lati oscuri, troveremo la luce, quell'amore di cui parla il video..." (Simone).
"Bisogna imparare a non nascondersi e a fare tutto ciò che ci viene dal cuore, in modo spontaneo". (Katia).
"Sono riuscita a passare  più tempo con i miei genitori. Ho compreso, in questo periodo, chi tiene veramente a me, ho ritrovato l'amore di tante persone" (Angela).
"Non potrebbe esistere una vita senza amore, senza il calore profondo dei sentimenti. L'amore fa vedere tutto con più luce, con positività, rendendo la vita più semplice..." (Amse)
"Ho iniziato a vedere questa situazione come un'opportunità per stare insieme alla famiglia e riallacciare legami con amici che non sentivo da tempo". (Leonardo)
Il video mi ha fatto ricordare una frase di Gandhi: "Il futuro dipende da cosa decidi di fare tu..." (Michel).
"Ciò che colpisce la mia anima, il mio cuore, è la consapevolezza del sapere che c'è qualcuno sopra di me, che potrebbe aiutare a cambiare le cose, ma mi sembra che stia a guardare..." (Susanna).
"Vivere in questa situazione strana ci permette di stare più a contatto con i nostri cari, mentre prima si viveva poco la famiglia. E' una bellissima occasione per non essere egoisti, aprire il nostro cuore, ritrovare l'affetto e rinnovare i rapporti un po' chiusi, senza soccombere nella tristezza" (Doris).
"Credo che sia giusto dare importanza alle piccole cose, rimanere in casa e fare la nostra parte. Ringrazio i medici che rischiano per noi. L'unica cosa è sperare, credere nelle persone che possono darci aiuto e restare con i propri cari" (Emily)
"Alla fine di tutto questo ne trarremo giovamento non economico, perché sarà un periodo di crisi, ma interiore  e personale, daremo giusta importanza a tutte le persone " (Mauro).
"Ci stiamo rendendo conto che quel "banale nemico" non è più così banale... ci sta distruggendo fisicamente e psicologicamente. Il mondo intero però si è accorto che, unendo le forze di tutti come una sola comunità, si può vincere questa battaglia. Sono convinto che questo nemico invisibile stia facendo anche del bene alla società mondiale permettendo di riscoprire la carità, la solidarietà e la fede" (Riccardo g).
"Siamo in un momento critico della nostra vita, ma bisogna sempre ricordare che: "Il problema non è il problema; il problema è il tuo atteggiamento rispetto al problema" - Jack Sparrow - (Riccardo n).



giovedì 26 marzo 2020

Stringimi forte... 1^ Video riflessione al tempo del coronavirus




Commenti degli studenti di una classe seconda dell'Istituto

In questo periodo c'è da pensare e  riflettere seriamente con la testa, ma soprattutto con il cuore. Rimanendo fermi, distanti l'uno dall'altro, nella solitudine, i pensieri vanno e nella nostra mente affiorano ricordi. Viviamo un periodo duro e difficile. C'è bisogno dell'aiuto reciproco  per stringerci forte come una vera squadra. Dobbiamo sperare nella luce che ci porterà ad un futuro migliore...   (Alec)

Mio nonno è in ospedale da 18 giorni sotto ossigeno, non vedo l'ora che tutto questo finisca per poterlo abbracciare forte e tornare a camminare con lui nella vigna...
Il Papa, durante la benedizione speciale in TV, ha spiegato che siamo in una tempesta e nel buio, ma Dio ci aiuterà. Adesso tutto è triste, però se abbiamo fiducia e preghiamo riusciremo a vincere questo buio e tornerà la luce... (Massimo) 

Al momento i disagi sono innumerevoli, molte cose che sottovalutavamo ora sono le cose che ci mancano di più, non abbiamo neanche più la possibilità di incontrarci, se non tramite uno schermo.
Dobbiamo restare “uniti” anche se separati, solo così potremo superare questo momento e tornare ad ammirare la luce del sole. (Riccardo b)


In questo periodo ho riflettuto molto sul mio modo di essere e ho scoperto lati negativi e altri positivi che non sapevo neanche di avere. Ho scoperto il vero dono della PAZIENZA perché è in questi momenti che l’uomo può conoscere quello che il Signore ci ha trasmesso. Spero tanto che lo squillare delle sirene cessi e ritorni il canticchio degli uccelli che esprime felicità, libertà e prosperità. (Riccardo m)

Mi sono chiesto se il mio modo di comportarmi sia sempre corretto e se affronto le cose nel modo giusto. Penso che se rimarremo distanti, ma uniti nel cuore, ce la faremo al più presto... (Filippo)

Il Coronavirus è stato un virus inaspettato perché non mi sarei mai immaginato questa situazione, così tanti morti e cosi tanti giorni di quarantena... Questo periodo, oltre ai molti lati negativi, ha anche dei lati positivi perché grazie a questa quarantena sto iniziando a studiare di più e a leggere. (Oscar)

Questo video mi ha fatto riflettere molto sulla vita, anche perché oramai siamo a casa da un mese. Sono riuscita ad avere molta pazienza e a parlare con i miei genitori. Mi mancano molto i miei amici, i compagni di classe, i miei nonni e i professori. (Giorgia)

Questo periodo di quarantena mi sta aiutando molto a riflettere sulle cose che prima consideravo scontate come andare a scuola, incontrarsi con gli amici, praticare uno sport…. Io cerco di stare tranquilla anche se non è facile: c’è la paura, la noia, la nostalgia che si fanno sentire sempre di più. Con questa situazione sono riuscita a riscoprire i veri valori della vita e non come prima che non ero mai contenta e ora rimpiango tutto ciò. Fortunatamente i morti e i contagiati stanno diminuendo e la situazione si sta placando un po’ speriamo di poter ritornare presto alla normalità.(Alice)

mercoledì 1 gennaio 2020

Mondialità, cittadinanza attiva e servizio civile

“Avevo 18 anni alla fine della Quarta Superiore, un sabato mattina, in una giornata d’inverno più o meno come questa, mentre ero a letto febbricitante, mia mamma mi sveglia e mi dice che Gianluca, un mio amico, era morto in un incidente la sera prima. Gianluca era una persona con cui condividevo varie cose, interessi, tempo, passioni... Stavo vivendo, come tutti i giovani della mia età, un periodo senza particolari problemi, molto alla superficie delle cose, non avevo grossi pensieri. Questo evento drammatico però mi ha messo molto in crisi sul senso della vita e sono affiorate le grandi domande…”
Sono le parole di Francesco Millione, operatore Caritas che ha catalizzato l’attenzione di più 200 studenti delle classi terze, quarte e quinte dell’Istituto Agrario Raineri di Piacenza, presenti in Aula Magna il 20 dicembre scorso.
Millione, laurea in geologia, qualche breve esperienza lavorativa nel settore poi, dopo alcune esperienze in Caritas, la decisione di dedicarsi esclusivamente al servizio sociale:
“Sono passato dalle rocce alle persone! Ora mi occupo - aggiunge Francesco - di progetti fuori dall'Italia in contesti di emergenza, in paesi in via di sviluppo, in situazioni di conflitti e in Italia con proposte di avvicinamento al volontariato, soprattutto per i giovani fra cui l’esperienza del servizio civile”.
Dal momento della morte del suo amico, per il geologo Millione, sono affiorate tutte le domande possibili:
“La vita può sparire in un attimo, in un secondo… Tutto ciò - ha affermato Francesco - mi ha fatto andare molto in crisi e da allora mi sono interrogato sempre di più sull'esistenza e quell'episodio triste e doloroso è stato come una seconda nascita. Mi sono chiesto come rendere la mia vita più significativa e cosa posso fare per questo mondo?”
La riflessione dell’operatore Caritas, proposta ai giovani del Raineri, è partita dalla sua esperienza di servizio civile presso la casa accoglienza malati AIDS della Pellegrina, dove Francesco ha affermato di avere avuto molti pregiudizi su quelle persone. Però grazie al contatto diretto con questi malati, Millione ha rivisto le sue posizioni capendo che certe situazioni ti possono capitare addosso e lui ha avuto la fortuna di fare altre scelte. “Si fa presto a fare degli errori - ha aggiunto - che ti porti dietro tutta la vita. Alla Pellegrina ho visto molti giovani morire e questo mi ha fatto nascere altre domande…”

Alla fine del millennio precedente, tra il 1999 e il 2000, si parlava molto della cancellazione del debito estero, personaggi della musica come Bono degli U2 e Jovanotti, ma anche lo stesso Papa Giovanni Paolo II smuovevano l’opinione pubblica, in vista del giubileo del 2000, perché si facesse un grande gesto di misericordia cancellando il debito estero dei paesi poveri. Tutto ciò ha incuriosito molto Francesco e in qualche modo ha condizionato le scelte che ha fatto successivamente con esperienze di servizio fuori dall'Italia in zone problematiche come il Congo, in un contesto di guerra.
“Siamo in una situazione mondiale molto complessa - ha affermato Millione - negli ultimi due secoli in realtà l’umanità ha fatto dei passi in avanti notevoli. Dal 1820 al 2015 la povertà estrema, a livello globale, è diminuita enormemente. Se prima era il 94 % della popolazione mondiale impossibilitata ad accedere ai servizi primari, come casa, cibo e cure mediche fondamentali, ora è solo il 10 %. Ci sono stati dei grossi passi in avanti, ma c’è ancora tanto da fare…”
Alla fine della seconda Guerra Mondiale sono sorte le Nazioni Unite, una forma di governo mondiale che lavora per dare un equilibrio, una giustizia a livello mondiale.
La realtà è che, secondo Millione, siamo un po’ lontani da questi sogni…
Si parla di giustizia economica, di diritto ad una equa ripartizione delle risorse, ad un livello di vita adeguato per ogni famiglia.
Cosa è successo, dopo la costituzione dell’ONU? Alcuni paesi sono cresciuti molto nel PIL come gli Stati Uniti e l’Europa, ma la stragrande maggioranza no.
L’operatore Caritas ha snocciolato alcuni dati che fanno riflettere:
“Nel 1985, il 10 % più ricco della popolazione è cresciuto di oltre il 100%, cioè ha raddoppiato le proprie ricchezze nel giro di 15 anni, mentre il 90% è rimasto fermo. Sono i paesi del terzo mondo, alcuni dicono che se la sono voluta, che vogliono rimanere poveri, non fanno niente per crescere…”
Ma come è possibile che 67 persone miliardarie nel mondo possiedano il 50 % della ricchezza globale? Si è domandato Francesco Millione, da una parte 67 persone e dall’altra 7 miliardi, sono dati che scandalizzano. L’1% della popolazione mondiale possiede la stessa ricchezza del rimanente 99%, è un dato del Credit Suisse del 2017. Allora la giustizia economica dove sta?

Partendo da questi interrogativi l’operatore Caritas ha proposto, ai giovani del Raineri, una cittadinanza attiva che vuol dire prendere consapevolezza di avere un ruolo significativo in una dimensione territoriale (qui) e temporale (ora). Ragionare e agire in termini di comunità, di bene comune e di sostenibilità.
L’invito di Millione, rivolto agli studenti, è quello di attivarsi, di caricarsi dei problemi del mondo con coraggio, fiducia, apertura, passione, indignazione e rispetto.
Molte sono le possibilità di scelte di volontariato nel nostro territorio presentate dall'operatore Caritas. Infine la proposta del Servizio Civile Universale con vari settori di intervento che vanno dall'assistenza verso le persone più deboli, alla protezione civile, ambientale e del patrimonio storico e artistico, dalla educazione e promozione della pace, dei diritti alla agricoltura sociale, alla biodiversità e ad esperienze all'estero.
Il servizio civile consiste in 25 ore di lavoro socialmente utili, settimanali, per 12 mesi, retribuite da un contributo spese di 440 euro al mese. Consente di avere una formazione, certificazioni di competenze spendibili nel modo del lavoro e riconoscimento di crediti formativi.



venerdì 1 novembre 2019

Workshop del Gen Rosso a Piacenza

Dostoevskij affermava: "La bellezza salverà il mondo". Il  progetto "Forti senza violenza" del Gen Rosso basa la sua azione sull'arte come strumento di bellezza e armonia e offre una grande opportunità attraverso workshop, prove e spettacoli artistici di coinvolgere migliaia di giovani di diversa fede e origine.
Attraverso tale iniziativa si favorisce l'interazione nel rispetto e nell'apprezzamento reciproco con la valorizzazione dei talenti di ognuno, altrui come dei propri.
Con i suoi progetti in tutto il mondo il Gen Rosso - International Performing Arts Group - lancia messaggi positivi attraverso canzoni, musica luci, immagini e coreografie.
Ecco i video dei Workshop di Piacenza: coreografie, danza, percussioni e canto.