lunedì 28 aprile 2014

Salvaguardia del creato

“Salvaguardia del creato” è uno dei temi proposti dalla Caritas di Piacenza-Bobbio per le scuole del territorio.
Realizzato nell’arco di due ore, con due classi terze ITAS dell’Istituto Raineri – Marcora di Piacenza, è stato un valido aiuto per far riflettere gli alunni su alcune tematiche di grande importanza per il mondo come:
-        -  il concetto di risorsa (il valore intrinseco, la limitatezza e l’importanza come bene per le generazioni future);
      - l'uso e l’abuso delle risorse e le conseguenze (inquinamento, rifiuti, cambiamenti climatici, guerre);
     - l'impoverimento della terra e delle persone, ecc); 
      - la responsabilità verso il creato nelle grandi religioni; 
      - responsabilità ambientale e nuovi stili di vita.

L’incontro guidato da Rita, operatrice Caritas, è iniziato con un gioco interessante per capire alcuni concetti legati alle problematiche ambientali.
ARRAFFA FAGIOLI
Il gioco vuole far comprendere:
-        -  i concetti di risorsa e di limite delle risorse;
-        -   l’ agire autonomamente e razionalmente senza essere influenzati dal comportamento del gruppo;
-        -   l’imparare ad accordarsi con gli altri; partecipare, esprimere opinioni e confrontare i reciproci punti di vista.
Si dispongono 5-6  giocatori intorno a un tavolo e i rimanenti alle loro spalle come osservatori. Sul tavolo si mettono a disposizione dei giocatori 2n+2 fagioli, la posta in gioco (se i giocatori, indicati con n, sono 5, i fagioli saranno 12).
Si leggono insieme le regole del gioco (meglio se sono scritte su un cartellone): vince chi raggiunge 2n+4 fagioli (es.: 14 f) scegliendo la strategia più opportuna.
AI "Via" del conduttore ciascun giocatore cercherà di prendere i fagioli.
Allo "Stop" verrà raddoppiato il numero di fagioli rimasti sul tavolo senza superare la prima posta.
Il conduttore non può rispondere alle domande dei giocatori. Si verificherà che i giocatori al “via” si impadroniranno subito di tutti i fagioli: in questo caso il conduttore dichiarerà finito il gioco e ritirerà i fagioli senza dare spiegazioni, e poi inviterà i giocatori a riprovare. Rilette le regole, tra i giocatori può sorgere la necessità di una riflessione per arrivare ad accordi  per favorire il raddoppio dei fagioli e continuare a giocare.

 Su decisione del conduttore (per aver fatto un numero determinato di tentativi o per scadere del tempo), il gioco viene interrotto.
Debriefing:
I fase: Alla fine del gioco, qualunque essa sia, si inviteranno i giocatori, individualmente, a far emergere le impressioni e a motivare il proprio comportamento durante l'attività. Una "lettura" di quanto accaduto potrà anche essere richiesta agli osservatori.
II fase: Quale è stato il risultato del gioco? Come hanno interagito i giocatori? Come si sarebbe potuto concludere il gioco in alternativa? Che cosa ha facilitato e che cosa ha ostacolato il raggiungimento dell'obiettivo per ciascun giocatore? E per tutti i giocatori insieme?
III fase: Si invitano quindi i giocatori a riflettere sulle possibili analogie con la realtà (ad es.: fagioli = risorse; dinamiche tra i giocatori = modalità di approccio con le risorse). Lo sfruttamento egoistico e illimitato (che corrisponde all’ "arraffare" i fagioli) delle risorse impedisce il loro rinnovo e porta all'esaurimento delle stesse, mentre solo l'utilizzo limitato e rispettoso delle capacità rigenerative della natura garantisce beneficio per tutti per lungo tempo: è indispensabile un'autolimitazione e un'autoregolamentazione per evitare di giungere al punto di non ritorno (quando cioè finisce il gioco senza vincitori).
Il gioco realizzato con  gruppi di cinque alunni ha portato a riflettere su queste dinamiche, facendo emergere che le risorse si moltiplicano e sono a disposizione di tutto il mondo solo se non c’è questa corsa ad “arraffare” in modo egoistico…

LA STORIA delle COSE di Annie Leonard
E’ il titolo del video proposto nell’incontro.
Si tratta di un filmato molto diffuso sul web che ha ottenuto quello che viene definito un successo silenzioso.
E’ stato realizzato dall’ex-attivista di Greenpeace Annie Leonard che lo ha postato su YouTube nel 2007.  
Il video illustra attraverso le spiegazioni di Annie e con disegni elementari i punti deboli del sistema capitalistico che il sistema da noi creato è andato consolidando.
Annie Leonard dimostra come un “sistema lineare” come il nostro sia inattuabile in un pianeta “chiuso” o per meglio dire limitato.
Il video ha creato non poche polemiche negli Stati Uniti dove circa 7.000 scuole ne hanno ordinato il dvd per farlo vedere agli allievi.
L’analisi è dettagliata e spiega come la concatenazione di estrazione-lavorazione-distribuzione-consumo-smaltimento sia ricche di motivazioni-conseguenze politico-economiche e soprattutto ambientali.
Persino l’opzione del riciclaggio viene presentata come inefficace e si propongono nuovi modelli quali la sostenibilità, produzioni a ciclo chiuso, Energia Rinnovabile, gruppi di acquisto solidale.
Si tratta di un buon punto di partenza per riflettere e pensare al futuro che stiamo lasciando alle prossime generazioni.



Si è riflettuto poi su interessanti spot …



Un incontro molto stimolante che penso possa far scaturire ulteriori considerazioni che aspetto nei commenti...


domenica 20 aprile 2014

Le vere foto del viaggio di Chris in Into the wild

Da Panorama.it le vere foto di Christopher McCandless, protagonista del romanzo e del film Into the wild. Ora un libro fotografico raccoglie le immagini che ha scattato nel corso del suo viaggio nelle terre selvagge, prima di morire. Eccone alcune...

Lo zaino di Chris contenente tutto quello che ha, Stampede Trail, 28 aprile 1992

Chris trova i palchi di un alce, vicino al bus, 4 maggio 1992

Chris indica la sua destinazione, Montagne della Sierra Nevada, 21 luglio 1990

Chris con Wayne e Gail, due amici incontrati lungo la strada, Carthage, Sud Dakota, marzo 1992



Chris davanti al suo magic bus,  3 luglio 1992



Back the Wild, il libro fotografico che raccoglie le testimonianze di Christopher McCandless






domenica 6 aprile 2014

Frasi e dialoghi da Blood Diamond

Blood Diamond – Diamanti di sangue, film americano del 2006 con Leonardo DiCaprio, regia di Edward Zwick.

Significativa è le frase del Colonnello Coetzee (Arnold Vosloo) sul legame alla terra africana.
Danny, dammi la mano. Questa terra rossa ce l'abbiamo nella pelle. Gli Shona dicono che il colore viene dal sangue sparso combattendo per questa terra. È casa nostra: tu non lascerai mai l'Africa.

Dinanzi al campo profughi della Guinea. Così si esprime Maddy Bowen (Jennifer Connely) giornalista americana.
Ecco come sono un milione di persone tutte insieme. Al momento è per dimensioni il secondo campo profughi d'Africa. Forse il mondo lo vedrà per un minuto sulla CNN, tra una notizia sportiva e il meteo.

Danny Archer (Leonardo DiCaprio) spiega alla giornalista Maddy Bowen (Jennifer Connelly) il destino dei diamanti insanguinati.
Archer: Io prima contrabbando le pietre oltre confine, dopo i compratori locali le passano ad un compratore a Monrovia.
Maddy: Continua…
Archer: Lui corrompe i doganieri e certifica che i diamanti sono stati estratti in Liberia e che quindi possono essere legalmente esportati. Ora, una volta arrivati ai compratori di Anversa i diamanti
passano ai tavoli di selezione e nessuno più da domande. Quando poi arrivano in India le pietre sporche vengono mescolate con pietre legali, provenienti da tutto il mondo e, a quel punto, diventano diamanti come tutti gli altri.
Maddy: E la Van de Kaap lo sa tutto questo?
Archer: “Si, al mio arrivo a Londra incontro Simmons. Domanda e offerta, controlli l’offerta e mantieni la domanda alta. Dunque c’è un caveau sotterraneo dove tengono tutte le pietre che comprano per tenerle fuori dal mercato, così possono mantenere alto il prezzo. Se i ribelli vogliono invadere il mercato con dollari di pietre grezze, una società come la Van de Kaap, la quale afferma che sono rare, non può permettere che questo accada. Specialmente quando chiede ad un povero scemo di sborsare tre mesi di paga per comprare un anello di fidanzamento. Tecnicamente parlando loro non finanziano la guerra, ma creano le condizioni per cui è meglio che la guerra continui. Mi sono spiegato?
Maddy: Si, e dov’è la mia prova?
Archer: Nomi, date, numeri di conto. Se pubblichi una parola di questa storia prima che consegni la pietra, io sono morto. Dopo che gliel’ho consegnata lascio il continente per sempre.
Maddy: E se non riesci a portare fuori il diamante?
Archer: Allora scrivi quello che ti pare, a quel punto sarò morto.

Dialogo con Benjamin Kapanay (Basil Wallace), maestro della scuola che accoglie gli ex ragazzi soldato.

Benjamin: Io conosco tutti i ribelli da quando erano bambini, il comandante locale ha ancora paura che io lo mandi in castigo dietro la lavagna.
Archer: E lei crede che, viste le vostre buone intenzioni, vi risparmieranno?
Benjamin: Il mio cuore mi dice che le persone, in fondo, sono buone. La mia esperienza suggerisce il contrario. Mi dica come la vede lei, Mr. Archer? Nella sua carriera di “giornalista” ha trovato che le persone sono in fondo buone?
Archer: No, Direi che sono solo persone.
Benjamin: Esatto. E’ quello che fanno che le rende buone o cattive. Un momento di amore, anche in un uomo malvagio, riesce a dare significato ad una vita: Nessuno conosce il cammino che conduce a Dio.

Dialogo tra Danny Archer e Maddy Bowen.
Maddy: Hai perso tutti e due i genitori?
Archer: E’ un modo carino di dirlo. Mamma fu stuprata e uccisa. Papà fu decapitato e attaccato a un gancio nel fienile. Avevo nove anni. Piangevo… A volte mi chiedo se Dio ci perdonerà mai per quello che ci siamo fatti. Poi mi guardo intorno e mi rendo conto che Dio ha abbandonato questo posto tanto tempo fa.

Monologo di Solomon Vandy (Djimon Hounsou)
Io capisco che i bianchi vogliono i nostri diamanti. Ma come fa il mio popolo a fare questo a se stesso?  Mio figlio è bravo. Quando diventerà grande e la pace arriverà, questo paese sarà un paradiso.

Dialogo memorabile tra Solomon e Danny Archer: due mondi e mentalità a confronto….
Solomon: Tu quanti anni hai?
Danny: Io? Trentuno.
Solomon: E non hai una moglie?
Danny: No.
Solomon: Niente figli?
Danny: No.
Solomon: E niente casa?
Danny: No.
Solomon: Però hai i soldi... Sì?
Danny: Sì, un po'.
Solomon: Ma non abbastanza.
Danny: No.
Solomon: Se prendi questo diamante avrai abbastanza soldi... Sì?
Danny: Sì!
Solomon: E allora avrai una moglie e dei figli.
Danny: Probabilmente no. No.
[Solomon ride]
Danny: Che c'è? Eh? Che c'è?
Solomon: Io non capisco.
Danny: Sì. Allora siamo in due, fratello.

Solomon dinanzi a suo figlio
So che ti hanno fatto fare cose cattive, ma tu non sei un ragazzo cattivo… Io sono tuo padre e ti voglio bene e tu ora verrai a casa con me e sarai mio figlio.

Una delle scene finali, quando Danny ferito gravemente chiama Maddy al cellulare
Maddy: Pronto? Maddy Bowen.
Danny: Ciao. Credevi che non ti chiamassi, eh?
Maddy: Sono così felice che tu l'abbia fatto. Ehm... e quando ci vediamo?
Danny: ...Maddy, vorrei che tu mi facessi un altro favore, eh?...Dovresti andare incontro a Solomon. A Conakry.
Maddy: In Guinea? Perché vuoi che vada in Guinea?
Danny: ...Abbiamo trovato suo figlio... devi dargli una mano. Hai capito? Maddy...
Maddy: Sei ferito. Sei ferito?
Danny: Sì, be', ho qualche problema.
Maddy: Ok. Tu... tu dimmi dove ti trovi. Archer?
Danny: ...Ho un panorama incredibile davanti agli occhi... vorrei che fossi qui, Maddy.
Maddy: Ok. Allora vengo subito da te. Devi solo dirmi dove ti trovi.
Danny: ...Non è il caso.
Maddy: Sei ancora a Kono? Perché se è così ti mando subito qualcuno.
Danny: Maddy, devi trovare un posto sicuro per quel ragazzo, d'accordo? Cerca di tenerlo nascosto. Fai in modo che Solomon arrivi a Londra. Lui porta qualcosa con sé, ma, ma gli servirà il tuo aiuto.
Maddy: Ma perché non l'hai portato tu?
Danny: Hai visto? Hai una vera storia adesso... sai che articolo scriverai... È stato bello conoscerti. Lo sai, vero?
Maddy: Sì, io... è stato molto bello anche per me. E vorrei tanto poter essere lì con te.

Danny [Ultime parole]: Sì, lo so... ma io sono esattamente dove è giusto che mi trovi. [Danny aggancia il telefono, e muore poco dopo mentre il sole tramonta]

domenica 30 marzo 2014

Blood Diamond

Dopo l'incontro con Emergency, la riflessione sul tema delle guerre nel mondo è continuata con la visione, in alcune classi, del film Blood Diamond.
Un film, con scene forti, che invita a riflettere sull'orrore delle guerre e, nel caso della Sierra Leone, sulla realtà, purtroppo drammatica, dei bambini soldato.

Il regista di questo film è Edward Zwick, e come nei suoi precedenti lavori di regia (“L‘ultimo samurai”, “Attacco al potere” ecc.) coniuga, con sempre più impressionante maestria la narrazione, l’azione, ed una caratteriale forza emotiva dei personaggi, che danno alla narrazione del film un corpo solido e coeso, accattivante, dalla prima all’ultima scena. 
L’ambientazione è nella Sierra Leone, teatro di una guerra civile che ha avuto inizio negli anni ’90. 
In questa terra d’Africa la vita umana ha un valore legato alla ricerca di quei sassolini luccicanti e preziosi che sono i diamanti. Solomon Vandy (Djimon Hounsou), ha la vita sconvolta dalla guerra civile. 
Viene sottratto alla sua famiglia, fatto prigioniero dai ribelli, e reso manovalanza nelle miniere per l’estrazione dei diamanti. 
Solomon, setacciando il terreno fangoso, pesca un grosso dia- mante rosa, d’inestimabile valore. 
Riesce a nasconderlo, in un momento fortunato, durante lo svolgimento infernale di una battaglia civile. Danny Archer (Leonardo Di Caprio), ex mercenario dello Zimbabwe, è un mercante di diamanti, che naviga in un giro di corruzione e violenza senza scrupoli. 
Le vite di questi due personaggi ad un certo punto della storia confluiscono, accomunando i loro destini, e la pietra preziosa è l’oggetto di questo sodalizio. 
Danny Archer vuole mettere le mani su quella pietra, che gli permetterà, piazzandola ai trafficanti, di uscire da quel giro micidiale di morte e di corruzione. E Salomon, che sa dove l’ha nascosta, in un certo senso accetta il patto di dare in cambio la pietra pur di ricompattare la sua famiglia, ormai dispersa. 
I due personaggi affrontano situazioni infernali, uniti, nella lotta, in compagnia di una tenace giornalista americana, Maddy Bowen (Jennifer Connelly), che si trova in Sierra Leone per scoprire gli interessi economici e politici che si nascondono dietro la ricerca dei “diamanti insanguinati”. 
Un giro losco e crudele a livello internazionale, che vede accomunati i leader dell’industria dei diamanti, senza alcun principio morale. 
La giornalista Maddy ha capito che Danny Archer può essere fonte di verità per le sue ricerche, al fine di scoprire il grosso giro sotterraneo del commercio delle pietre preziose. E così offre il suo aiuto ai due avventurieri, per attraversare il territorio dei ribelli. 
Durante il viaggio, Salomon apprende che il figlio è nelle mani dei ribelli, e fa parte dell’esercito dei baby-soldati. 
Il pescatore di Mende, da quel momento ha un solo scopo: recuperare suo figlio, a tutti i costi, ed il diamante sarà l’oggetto dello scambio. 
“Blood Diamond” è un film straordinario nelle sue materie d’espressione, come le splendide immagini fotografiche che ritraggono quei luoghi dell’Africa devastati da una guerra d’interesse internazionale. La narrazione è fluida ed avvincente, così la recitazione. 
Sempre più valido come attore-professionista Leonardo di Caprio, disinvolto nella cinicità ed arroganza che caratterizza il suo personaggio. 
Grande merito alla scenografia. Le riprese dall’alto delle bidonville della popolazione della Sierra Leone sono mozzafiato. 
Le scene di guerriglia non sono mai banali, a tratti riportano alla memoria l’ambientazione scenica del film di Coppola: “Apocalypse Now”. Ed è proprio questa l’idea che alla fine Edward Zwick riesce a trasmettere: una storia apocalittica, sulla miseria umana che usa due pesi e due misure nei riguardi di quelle popolazioni, come quella Africana, afflitta da guerre fratricide, senza sapere neanche la ragione di fondo che alimenta i conflitti all’interno del paese. 
I diamanti rappresentano il valore che garantisce denaro, tanto denaro. Ma il prezzo di queste pietre è molto più alto del loro valore di business commerciale, sono pietre sporche di sangue. “Blood Diamond” è alla fine un film che attraverso il viaggio disperato dei protagonisti, l’avventura, la dinamicità dell’azione scenica, parla di politica, senza retorica, spiattellando sullo schermo situazioni e condizioni di vita reale, lasciando sul volto dello spettatore soddisfazione per il film visto, ma anche un messaggio forte, che sicuramente lavorerà nella sua mente. 
(recensione  di Rosalinda Gaudiano da http://www.cinema4stelle.it/)



martedì 18 marzo 2014

Emergency nelle scuole

Un progetto molto interessante da utilizzare nelle scuole è quello di Emergency rivolto agli studenti di ogni grado.
Sperimentato nell'Istituto Raineri di Piacenza con alcune classi ha suscitato molto interesse.

RACCONTARE LA PACE
Emergency per la scuola secondaria.

Parallelamente all’attività umanitaria, Emergency promuove iniziative volte a diffondere una cultura di pace e di rispetto dei diritti umani, attingendo alla sua esperienza diretta in zone di guerra e di povertà ed utilizzando la testimonianza come strumento di informazione.
Le tracce propongono ai ragazzi resoconti e immagini provenienti dai paesi in cui opera Emergency e intendono trasmettere un messaggio positivo: si può fare concretamente qualcosa per restituire una vita dignitosa alle vittime della guerra e della povertà, contribuendo alla costruzione di un futuro di pace.

COME SI SVOLGONO GLI INCONTRI
- L’incontro-tipo dura 2 ore e si rivolge preferibilmente a classi singole, o comunque a gruppi di partecipanti coetanei e con preparazione omogenea sui temi trattati, in numero non superiore a cinquanta; meno efficace, secondo la nostra esperienza, l’intervento in assemblee d’istituto.
- Le presentazioni utilizzano delle tracce fotografiche prodotte da Emergency con immagini originali; ogni presentazione può inoltre essere integrata con la proposta di brevi filmati sul tema di cui si è parlato.
- É necessario quindi che la scuola disponga di un’aula idonea all’incontro, di un PC con lettore CD, di un proiettore ed eventualmente di un lettore DVD e/o VHS.
- Alcune tracce sono utilizzabili come primo (o unico) incontro, per classi o gruppi di ragazzi che non abbiano già conosciuto Emergency; altre sono indicate invece preferibilmente come secondo incontro, perché propongono approfondimenti su temi specifici e presuppongono la conoscenza dei temi più generali già proposti da Emergency. É comunque possibile concordare, sulla base di specifiche esigenze didattiche, percorsi particolari o di più incontri su temi diversi.
- Per nessuna delle tracce proposte sono necessarie preconoscenze di carattere storico o geografico.
- Tutti gli incontri sono gratuiti.
Gli incontri realizzati presso l'Istituto Raineri di Piacenza hanno avuto come tema:
“Emergency: la pace e la guerra”
Che cosa è la guerra?
Come è cambiata nel tempo?
Chi sono le vittime delle guerre di oggi?
L’obiettivo di questa traccia è guidare i ragazzi in una lettura completa e ragionata delle guerre di oggi, per concludere che ogni guerra porta come inevitabile conseguenza la violazione di tutti i diritti umani.
Raccontare gli interventi di Emergency nelle zone di guerra, o nei paesi in cui la guerra, se pur terminata, ha lasciato ferite profonde ancora vive, sarà dunque un modo per far riflettere e costruire insieme una autentica cultura di pace.
Durata: 2 ore
Consigliato come primo (o unico) incontro.
Per ragazzi della scuola secondaria di primo e di secondo grado.

L'incontro, che ha raccontato l'evoluzione delle guerre, ha mostrato chiaramente come gli odierni conflitti sono quelli che hanno aumentato enormemente il numero di civili coinvolti.
L'opera di Emergency nei paesi martoriati dalla guerra si rivolge a tutti senza nessuna distinzione, offrendo cure gratuite secondo il diritto fondamentale alla salute per tutti gli uomini.

domenica 16 febbraio 2014

"Un sogno per domani", riflessioni a margine

Con alcune classi di prima dell'Istituto Alberghiero ci siamo confrontati sul Film "Un sogno per domani" di Mimi Leder partendo dalla frase del ragazzo protagonista Trevor Mckinney (Haley Joel Osment) quando viene intervistato per una televisione.
"Per me certe persone hanno troppa paura per pensare che le cose possano essere diverse e, insomma, il mondo, il mondo non è tutto quanto...merda... ma credo che sia difficile per certa gente che è abituata alle cose così come sono, anche se sono brutte, cambiare e le persone si arrendono e quando lo fanno poi tutti, tutti ci perdono".
Ho raccolto, a commento di questa frase e del film, alcuni pensieri degli alunni.

"Spesso le persone hanno paura di cambiare perché,  facendo così, andrebbero fuori dai loro schemi, verso lo sconosciuto...
L'amore è l'arma più potente del mondo, la non violenza è l'arma che tutti hanno perché non c'è bisogno di comprarla, ognuno la possiede...
Spesso molti che falliscono in qualche cosa si arrendono e rinunciano, invece dovrebbero avere la forza di rialzarsi e proseguire grazie alla forza dell'amore". Nadia

"Per me Trevor ha ragione perché la gente non lotta per quello che vuole, ma si arrende al primo ostacolo.
Secondo me se tutti facessero così ci sarebbe molta più pace, però non tutti sono disposti a dare senza ricevere..." Angela

"Trevor dice che, anche se gran parte del mondo è "merda" e la vita è piena di problemi, non bisogna arrendersi." Edoardo

"L'amore ha bisogno di fedeltà. L'unione inoltre fa la forza, se tutti si comportano bene ogni goccia va nell'oceano finché avremo un mondo migliore.".Sara

"Il progetto "Passa il favore" di Trevor, alla fine, ha colpito tutti arrivando molto più lontano di quanto si potesse immaginare.
Se una persona non tenta, non prova ad amare, poi perde quella meraviglia, perde l'opportunità di vivere un sentimento molto speciale.
Riguardo all'umanità noi possiamo fare solo una piccola parte, ma, se fatta bene e trasmessa nel modo giusto, si aggiungeranno "altre gocce" per formare un oceano di bene.
Non devi aver paura del percorso, perché se lo affronterai a testa alta verrai poi ricompensato". Scarlin


"Chi non ha paura di amare e di aiutare il prossimo arriva dove chi non ama non giunge" Yasmine

"Bisogna cercare di superare le difficoltà anche quando non ci è possibile, ma almeno provarci altrimenti tutti ci perdono" Paolo

"Tutti possono raggiungere i propri sogni... Puoi trovare ostacoli, può essere difficile, ma se cerchi con tutto te stesso di arrivare al tuo obiettivo niente, se lo si vuole davvero, è impossibile". Rebecca

"Le cose possono cambiare, basta volerlo. Se non si cambia succede che sei triste, ti rovini e non vai avanti. Muori dentro senza aver potuto fare niente per evitarlo.
L'amore è per i coraggiosi. Solo chi è veramente disposto ad amarsi e ad amare riesce a scalare "la montagna" e a costruire qualcosa". Elisabeth

"L'amore è semplice da donare ed è la cosa più grande e più bella che il mondo ha.
Quello che tu puoi fare non è tanto, ma unito agli altri è ciò che ti rende migliore". Anna

"L'amore è l'arma più forte che c'è nel mondo al posto della violenza". Mirko

"Molta gente si fascia la testa ancor prima di rompersela e ciò è sbagliato. La vita va vissuta, secondo me, al meglio e chiudersi nella propria solitudine è sbagliatissimo.
Nel mondo però oggi tutti odiano tutti e non perdonano, così è per le amicizie, si spezzano e ci si ritrova a stare da soli come un cane..." Lorenzo

"Secondo me l'amore, alla fine, combatte sempre il male, perché l'amore è più potente del male". Buna

"Se tutti facessero del bene ci sarebbe un mondo buono, così come tante gocce formano un lago. Fare qualcosa di buono dà un significato alla propria vita", Laura

"Le persone non sanno apprezzare le cose così come sono e non apprezzano se stessi perché sono sempre stati abituati a disprezzare". Arisha

"La gente ormai pensa di fare qualsiasi cosa, compreso amare, aspettandosi in cambio il mondo..." Marco







sabato 15 febbraio 2014

L'onda - Die Welle

Titolo originale: Die Welle
Regia: Tennis Gansel
Genere: Drammatico
Attori principali: Jürgen Vogel (Reiner), Frederick Lau (Tim), Max Riemelt
(Marco), Jennifer Ulrich (Karo)
Sceneggiatura: Tennis Gansel, Ueli Christen
Fotografia: Torsten Breuer
Musica: Heiko Maile
Data di produzione: 2008
Durata: 101 min
Paese di produzione: Germania
La scenografia è tratta dall’omonimo romanzo di Todd Strasser, a sua volta basato sull'esperimento sociale denominato La Terza Onda (The Third Wave), avvenuto nel 1967 in California.


Germania, oggi. Durante la settimana delle esercitazioni, l'insegnante di liceo Rainer Wenger propone un esperimento per mostrare ai suoi studenti come funziona un governo totalitario.
Gli studenti, inizialmente annoiati dall'argomento, non credono possibile che una nuova dittatura possa essere instaurata nella moderna Germania.
L'insegnante decide allora di organizzare un esperimento, in modo tale da dimostrare agli allievi come le masse possano essere facilmente manipolate.
L'esperimento coinvolge la classe stessa e ha inizio con la scelta di un leader, il quale viene individuato nell'insegnante, e l'imposizione di alcune regole basilari: viene cambiata la disposizione dei banchi, in modo tale che gli studenti meno bravi possano trovarsi vicino a quelli più preparati, insegnandosi l'un l'altro e migliorando nel complesso i risultati della classe; infine, quando gli studenti vogliono dire qualcosa ad alta voce devono alzarsi in piedi e dare risposte brevi e concise.
Wenger mostra inoltre ai suoi studenti come l'effetto di marciare all'unisono possa farli sentire un'unica entità.

Il passo successivo nell'identificazione del gruppo è quello di dargli un nome e tramite votazione viene scelto "L'onda" . Viene ideato anche un apposito logo. Ogni studente dovrà poi indossare una sorta di divisa, costituita da camicia bianca e jeans, in modo tale da rimuovere le distinzioni individuali e di classe. Inoltre viene inventato un saluto, ovvero la simulazione, fatta con il braccio destro, di un'onda.
Due ragazze, Karo e Mona non accettano le decisioni del gruppo e abbandonano l'esperimento, disgustate da come la classe abbia abbracciato in modo acritico gli ideali dell'Onda.
I ragazzi del gruppo iniziano a diffondere nell'intera città il logo dell'Onda per mezzo di adesivi e bombolette spray. Iniziano, inoltre, a tenere feste in cui solo i membri del movimento sono autorizzati a partecipare, osteggiando e discriminando tutti gli altri. Un giovane in particolare, Tim, inizia a identificarsi in modo ossessivo col gruppo, visto che soltanto al suo interno riesce a sentirsi finalmente accettato.
Durante la partita di pallanuoto della squadra del liceo, a cui assiste l’Onda al completo, Karo e Mona lanciano volantini contro l’Onda stessa. Scoppia una rissa.
Ormai la situazione è fuori controllo. Marco, dopo la partita ha un violento litigio con Karo, e finisce col darle uno schiaffo. Sconvolto per il suo gesto corre da Reiner a implorargli di fermare l’Onda, e con essa la folle euforia che aveva coinvolto Marco stesso.

Il giorno successivo Reiner raduna l’Onda a scuola, e tiene un perfetto comizio totalitario, che la folla acclama euforica. Tuttavia il professore interrompe la farsa: mostra ai suoi alunni come era stato facile plagiarli, come era stato facile instaurare una dittatura in miniatura, proprio in quella Germania che aveva “imparato la lezione”. Tutti gli studenti, mesti, guardano in faccia increduli la nuda verità.
Tutti meno uno: Tim. 
Tim non riesce ad accettare che l’Onda che gli aveva dato tutto, che era diventata la sua vita, finisca. 
Così spara a un suo compagno, togliendosi poi la vita con la stessa pistola. Reiner viene arrestato.  

La vicenda è ambientata ai giorni nostri e rispecchia i luoghi più frequentati dai ragazzi: il liceo, le loro case, i pub, i parchi, ecc. La storia si sviluppa nell'arco di tempo di una settimana.


Il protagonista è Rainer Wenger, professore di liceo, sposato con un’insegnante della sua scuola.
Si potrebbe definire professore “alternativo” per il modo confidenziale che ha di porsi con gli alunni e il suo aspetto tutt’altro che formale. Grazie a questo suo atteggiamento riesce ad avere un forte ascendente sui ragazzi, che infatti apprezzano lui e il suo modo di insegnare.



Marco è un ragazzo intelligente ma non molto espansivo, che non ama prendere posizione, eclissandosi spesso dietro Karo, la sua ragazza. Dal momento in cui comincia il “progetto Onda” si sente invece finalmente parte di un gruppo. Ciò gli darà sicurezza, e imporrà sempre di più la sua personalità e le sue scelte, specie con Karo, con la quale infatti entrerà in contrasto. Seppure in un primo momento l’esperienza dell’Onda lo entusiasmi, si rende poi conto che il progetto sta sfuggendo dal controllo di Wenger. Sarà l’unico tra quelli dell’Onda a ribellarsi.

Karo è, al contrario di Marco, una ragazza dalla personalità forte e indipendente, che quindi entra sin da subito in contrasto con la mentalità dell’Onda, e pertanto se ne tira fuori. Cerca in tutti i modi di contrastare, di “fermare” l’Onda, ma non riuscirà nel suo intento: tutti sono contro di lei, persino Marco, che ormai è parte del gruppo.





Tim è un ragazzo con disturbi sociali, che ha serie difficoltà a relazionarsi con gli
altri.
Dal momento in cui comincia il progetto sente di essere parte di un gruppo, di avere degli amici su cui contare, di avere uno scopo.
Per questo motivo diventa il membro più entusiasta del gruppo, il più fanatico: dopo appena pochi giorni per lui non esiste niente se non l’Onda, l’Onda è la sua vita.

Il film dà un monito abbastanza inquietante: non bisogna cullarsi nella convinzione che sia
impossibile che un regime totalitario prenda il potere ai giorni nostri. 
Nemmeno in quei paesi che hanno vissuto sulla propria pelle gli orrori delle dittature.
Determinate condizioni, come disagi, ingiustizie sociali, o disordine, sono il terreno fertile dal quale è sempre pronta a nascere la dittatura.
Inoltre non bisogna pensare alla nascita di una dittatura come qualcosa di terribile, che si manifesta immediatamente in tutta la sua atrocità. 
No, all’inizio ha il suo fascino, il suo senso.
L’autarchia è subdola, si impone per gradi: per gradi modifica il nostro modo di ragionare, fino a renderci marionette, docili strumenti nelle mani del leader di turno.  
Un film che fa riflettere sul potere del pensiero unico che in nome della ricerca di una giustizia sociale può arrivare a sopprimere chi si oppone alla sua realizzazione.
Un film che ha coinvolto molto le classi dove è stato presentato