venerdì 11 luglio 2014

Padre Sorge: la Chiesa di Papa Francesco

Ho ascoltato un intervento di padre Bartolomeo Sorge, a Piacenza il 3 luglio 2014, sulla nuova esperienza di Chiesa creatasi con Papa Francesco.

La Chiesa di Papa Francesco
Soltanto un anno fa- egli dice – la chiesa era prostata a terra: i giornali parlavano di pedofilia del clero, una piaga reale, segno della profonda malattia della chiesa e Papa Benedetto diceva proprio: “Io vedo una chiesa stanca".
Ma non bastavano tutti questi scandali, hanno cominciato a svolazzare i corvi…
Sono state gettate in pasto a tutti le miserie della banca vaticana, del riciclo di denaro di indubbia provenienza.
Ci mancava solo, oltre a tutte queste cose, che si dimettesse il Papa …
Quindi la situazione per la chiesa era veramente a terra.
Ma succede che dalla “fine del mondo” arriva un Papa nuovo.
In tre giorni le cose cominciano a cambiare e dopo un anno siamo di fronte  al fenomeno Bergoglio: 
grande evento mediatico, uomo dell’anno…
Come si spiega tutto questo?
Dove nasce la forza di questo Papa?
Bartolomeo Sorge trova una risposta.
La trova in una delle domande, con relativa risposta, rivolta da Scalfari su Repubblica al Papa.
Scalfari premette questa considerazione:
“Santità, io sono affascinato da Gesù Cristo per le cose belle e sublimi che ha fatto e che ha detto.
Però da questa ammirazione pensare che un uomo sia Dio mi risulta difficile.”
Poi la domanda:
“Santità, come ha fatto lei a riconoscere che Gesù è il figlio di Dio?”
Il papa, nella sua risposta, distingue tra due nodi di conoscenza:
conoscenza razionale e conoscenza relazionale.
Quest’ultima è proprio la conoscenza del cuore.
Sorge, anche nel suo ultimo libro, esemplifica bene queste considerazioni e nella conversazione ha così espresso il concetto:
“Quando il bambino nasce non sa nulla, possibile che debba aspettare il tempo della ragione per conoscere le cose razionalmente.
Cosa fa allora? Conosce con il cuore, impara da ciò che gli dice la mamma.
Coma fa quindi a conoscere?  Si fida della mamma.
Quindi la conoscenza relazionale è quella basata sulla fiducia. Anche a scuola il bambino impara dalla maestra e dice “me lo ha detto la maestra”.
Perciò conosce attraverso una mediazione. Il maestro, il professore è esperto e mi fido di lui. Ecco la conoscenza relazionale.”
Ragion per cui le due conoscenze secondo Papa Francesco non sono alternative, ma strettamente congiunte.
Bergoglio dice che quando ha letto il vangelo e ha sentito le cose che diceva Gesù di Nazaret e ha visto i segni che faceva, ha capito che lui è esperto di Dio.
Crede perché ha intuito e compreso  che Cristo è veramente esperto di Dio.
Ecco quindi la conoscenza relazionale di cui parla Papa Francesco che è alla radice della fede cristiana.
L’altro aspetto importante di Cristo, secondo Papa Francesco, è che mentre parlava, affascinava
Perché da lui usciva una potenza.
Un concetto che si esprime bene con la parola greca “exusia”, che il Papa riprende, un termine di valore giuridico che non indica soltanto la possibilità di diventare figli di Dio, ma indica il diritto, la forza, il coraggio, di diventare figli di Dio.
Quindi per Papa Francesco questa parola significa avere Dio nel cuore, sentire la potenza di questo messaggio.
L’esperienza di Papa Bergoglio, di avere Dio nel cuore, padre Sorge dice di averla provata a Palermo come direttore del Centro Arrupe, dove ha visto in faccia la mafia.
In questo contesto diceva: “non possiamo sostituirci allo stato, ma abbiamo il Vangelo”.
L’esperienza che ha fatto di fronte alla criminalità organizzata è questa: “Il Vangelo è vero”.
La mafia ha ucciso padre Puglisi perché ha avuto paura del Vangelo.
Il Vangelo estirpa alla radice la cattiveria dell’uomo
“Nel fenomeno Bergoglio riprovo nel cuore – dice Sorge - la stessa luce che mi ha animato a Palermo”.
Papa Francesco è tutto qui: vive il Vangelo perché è vero e spinge la chiesa a seguirlo.

Società senza padre
E’ un altro aspetto presente nell’ultima fatica letteraria di padre Sorge “Gesù sorride. Con papa Francesco oltre la religione della paura”
La società senza padri è una lettura presa dai sociologi, dagli studiosi di antropologia culturale.
Un pensiero che è esploso dopo le ideologie di massa dell’ottocento e del novecento, pensiamo al marxismo, al liberismo, ma anche alla terza via cattolica derivante dalla dottrina sociale della chiesa.
Questi pensieri sono falliti.
Il comunismo, o socialismo reale è rimasto sotto le mura di Berlino nel 1989.
La crisi del 2007 ha sterminato il capitalismo finanziario e noi ne stiamo pagando drammaticamente il conto.
Anche la terza via cattolica è fallita: non esiste la possibilità dalla fede di dedurre un partito politico.
Infatti la fede illumina, ma la mediazione politica è laica.
Finite le grandi ideologie si è creato una specie di vuoto, è nato l’individualismo, il soggettivismo.
Questo ha avuto anche dei meriti come la valorizzazione dei diritti individuali, però, al tempo stesso, ha ridotto le relazioni interpersonali.
La persona umana è essere in relazione, ha la possibilità di amare di essere amato.
Ma la società moderna perdendo il padre ha perso anche la relazione tra i fratelli.
Quindi abbiamo perso la fraternità perché siamo tutti orfani del padre.
Papa Francesco è preoccupato di ridar il padre a questa umanità.
Bisogna ritrovare, prima di tutto, il padre nella religione.
Nel passato si è troppo diffusa l’immagine di un Dio giudice severo e la “religione della paura”.
Nel vangelo c’è invece  l’immagine del Padre misericordioso.
Il Dio del Vangelo vuole figli che amano e non che obbediscono a delle leggi.
Papa Francesco ripete continuamente questo tema della misericordia e dell’amore di Dio che ama tutti: credenti, non credenti e appartenenti ad altre fedi religiose.
Bergoglio vuole portare la Chiesa a vedere con gli occhi di Dio che non sono quelli del Diritto canonico.
Una Chiesa dunque in uscita che va in mezzo alla gente.
Il Papa, rimanendo nella piena dottrina, dice che dobbiamo dare priorità alla testimonianza della vita.
Non occorrono libri, la testimonianza la capiscono tutti: abbracciare e baciare un disabile è un gesto che fa comprendere tante cose.

Il papa dice abbraccio la “carne di Cristo” e questo vale molto di più di un trattato teologico sull’amore.

Il testo di Bartolomeo Sorge "Gesù sorride. Con papa Francesco oltre la religione della paura”, vuole proprio rileggere il pontificato di Papa Bergoglio cogliendone le ragioni più profonde.
Emerge proprio, da queste pagine, l’immagine del Papa come “profeta della fiducia” che ha smosso le fondamenta della “religione della paura”.
Un Papa che invita a superare la religione punitiva e severa riscoprendo l’Evangelii gaudium, il Vangelo della gioia.

lunedì 5 maggio 2014

Pensieri a margine dell'incontro "Salvaguardia del creato"

Ecco alcune delle considerazioni emerse dalla riflessione degli studenti sull'incontro realizzato con le classi terze ITAS.

"Dopo aver visto il filmato penso che se non facciamo qualcosa ci avviciniamo alla fine del mondo...." (Francesco)
"Mi ha fatto riflettere il percorso che subisce ogni prodotto di consumo. Tanti passaggi, a volte realizzati con materiale nocivo, fino ad arrivare al consumatore finale con dei rischi per la salute" (Luca)
"Dobbiamo pensare alla fine che fanno i rifiuti e i metodi che si usano per smaltirli. Però al di sopra di tutto vi sono delle grandi multinazionali più potenti degli stati..." (Marco)
"Anche per me è  emerso il potere dei grandi gruppi finanziari che inducono al consumo e il problema dello smaltimento dei rifiuti che sta diventando sempre più insostenibile" (Valentina)
"L'incontro è stato significativo perché si è sottolineata l'importanza di non consumare e che vi sono beni non riproducibili" (Antonio)
"Ci impegniamo a riciclare, a fare la differenziata però questo è troppo poco dinanzi all'immensità dei rifiuti.
Penso poi che l'acqua da bere potrà diventare il nuovo oro del futuro..." (Luca)
"Non ci rendiamo conto del prodotto che abbiamo davanti, magari appena acquistato, quale manodopera potrebbe esserci nascondersi sotto: sfruttata e malpagata..." (Francesco)
"L'incontro è stata un'esperienza costruttiva, anche il gioco ci ha fatto capire che nel mondo le risorse, se agiamo in maniera egoistica, prima o poi finiscono. Noi dobbiamo stare alle condizioni della Terra non lei alle nostre..." (Matteo1)
"Per me due sono gli interrogativi fondamentali sui quali stare sempre all'erta, il primo riguarda cosa fare se finiranno le risorse e l'altro è quello di dove riuscire a smaltire tutti i rifiuti." (Lorenzo)
"Sono uscito da questa riflessione con un cambio di mentalità. Ho capito perché le cose vanno male a livello globale. Il nostro mondo capitalista e consumista è frutto dello sfruttamento dei paesi più deboli e più poveri.
Una soluzione è quella di una spesa più consapevole con prodotti eco-sostenibili e a chilometro zero." (Giacomo)
"Mi ha preoccupato molto il problema della deforestazione sempre più senza controllo con un abbattimento enorme di alberi ogni giorno. Altra considerazione è quella che riguarda la ricerca di nuove fonti di energia rinnovabile. Inoltre lo sfruttamento del lavoro, con orari impossibili e sottopagati, è, a mio avviso, una nuova forma di schiavitù." (Andrea)
"Sistemi per produrre energia pulita ci sono già e molti sono in fase di sperimentazione... Ma perché non avviene un cambio radicale? E', per me, tutta una questione economica..." (Matteo2)



lunedì 28 aprile 2014

Salvaguardia del creato

“Salvaguardia del creato” è uno dei temi proposti dalla Caritas di Piacenza-Bobbio per le scuole del territorio.
Realizzato nell’arco di due ore, con due classi terze ITAS dell’Istituto Raineri – Marcora di Piacenza, è stato un valido aiuto per far riflettere gli alunni su alcune tematiche di grande importanza per il mondo come:
-        -  il concetto di risorsa (il valore intrinseco, la limitatezza e l’importanza come bene per le generazioni future);
      - l'uso e l’abuso delle risorse e le conseguenze (inquinamento, rifiuti, cambiamenti climatici, guerre);
     - l'impoverimento della terra e delle persone, ecc); 
      - la responsabilità verso il creato nelle grandi religioni; 
      - responsabilità ambientale e nuovi stili di vita.

L’incontro guidato da Rita, operatrice Caritas, è iniziato con un gioco interessante per capire alcuni concetti legati alle problematiche ambientali.
ARRAFFA FAGIOLI
Il gioco vuole far comprendere:
-        -  i concetti di risorsa e di limite delle risorse;
-        -   l’ agire autonomamente e razionalmente senza essere influenzati dal comportamento del gruppo;
-        -   l’imparare ad accordarsi con gli altri; partecipare, esprimere opinioni e confrontare i reciproci punti di vista.
Si dispongono 5-6  giocatori intorno a un tavolo e i rimanenti alle loro spalle come osservatori. Sul tavolo si mettono a disposizione dei giocatori 2n+2 fagioli, la posta in gioco (se i giocatori, indicati con n, sono 5, i fagioli saranno 12).
Si leggono insieme le regole del gioco (meglio se sono scritte su un cartellone): vince chi raggiunge 2n+4 fagioli (es.: 14 f) scegliendo la strategia più opportuna.
AI "Via" del conduttore ciascun giocatore cercherà di prendere i fagioli.
Allo "Stop" verrà raddoppiato il numero di fagioli rimasti sul tavolo senza superare la prima posta.
Il conduttore non può rispondere alle domande dei giocatori. Si verificherà che i giocatori al “via” si impadroniranno subito di tutti i fagioli: in questo caso il conduttore dichiarerà finito il gioco e ritirerà i fagioli senza dare spiegazioni, e poi inviterà i giocatori a riprovare. Rilette le regole, tra i giocatori può sorgere la necessità di una riflessione per arrivare ad accordi  per favorire il raddoppio dei fagioli e continuare a giocare.

 Su decisione del conduttore (per aver fatto un numero determinato di tentativi o per scadere del tempo), il gioco viene interrotto.
Debriefing:
I fase: Alla fine del gioco, qualunque essa sia, si inviteranno i giocatori, individualmente, a far emergere le impressioni e a motivare il proprio comportamento durante l'attività. Una "lettura" di quanto accaduto potrà anche essere richiesta agli osservatori.
II fase: Quale è stato il risultato del gioco? Come hanno interagito i giocatori? Come si sarebbe potuto concludere il gioco in alternativa? Che cosa ha facilitato e che cosa ha ostacolato il raggiungimento dell'obiettivo per ciascun giocatore? E per tutti i giocatori insieme?
III fase: Si invitano quindi i giocatori a riflettere sulle possibili analogie con la realtà (ad es.: fagioli = risorse; dinamiche tra i giocatori = modalità di approccio con le risorse). Lo sfruttamento egoistico e illimitato (che corrisponde all’ "arraffare" i fagioli) delle risorse impedisce il loro rinnovo e porta all'esaurimento delle stesse, mentre solo l'utilizzo limitato e rispettoso delle capacità rigenerative della natura garantisce beneficio per tutti per lungo tempo: è indispensabile un'autolimitazione e un'autoregolamentazione per evitare di giungere al punto di non ritorno (quando cioè finisce il gioco senza vincitori).
Il gioco realizzato con  gruppi di cinque alunni ha portato a riflettere su queste dinamiche, facendo emergere che le risorse si moltiplicano e sono a disposizione di tutto il mondo solo se non c’è questa corsa ad “arraffare” in modo egoistico…

LA STORIA delle COSE di Annie Leonard
E’ il titolo del video proposto nell’incontro.
Si tratta di un filmato molto diffuso sul web che ha ottenuto quello che viene definito un successo silenzioso.
E’ stato realizzato dall’ex-attivista di Greenpeace Annie Leonard che lo ha postato su YouTube nel 2007.  
Il video illustra attraverso le spiegazioni di Annie e con disegni elementari i punti deboli del sistema capitalistico che il sistema da noi creato è andato consolidando.
Annie Leonard dimostra come un “sistema lineare” come il nostro sia inattuabile in un pianeta “chiuso” o per meglio dire limitato.
Il video ha creato non poche polemiche negli Stati Uniti dove circa 7.000 scuole ne hanno ordinato il dvd per farlo vedere agli allievi.
L’analisi è dettagliata e spiega come la concatenazione di estrazione-lavorazione-distribuzione-consumo-smaltimento sia ricche di motivazioni-conseguenze politico-economiche e soprattutto ambientali.
Persino l’opzione del riciclaggio viene presentata come inefficace e si propongono nuovi modelli quali la sostenibilità, produzioni a ciclo chiuso, Energia Rinnovabile, gruppi di acquisto solidale.
Si tratta di un buon punto di partenza per riflettere e pensare al futuro che stiamo lasciando alle prossime generazioni.



Si è riflettuto poi su interessanti spot …



Un incontro molto stimolante che penso possa far scaturire ulteriori considerazioni che aspetto nei commenti...


domenica 20 aprile 2014

Le vere foto del viaggio di Chris in Into the wild

Da Panorama.it le vere foto di Christopher McCandless, protagonista del romanzo e del film Into the wild. Ora un libro fotografico raccoglie le immagini che ha scattato nel corso del suo viaggio nelle terre selvagge, prima di morire. Eccone alcune...

Lo zaino di Chris contenente tutto quello che ha, Stampede Trail, 28 aprile 1992

Chris trova i palchi di un alce, vicino al bus, 4 maggio 1992

Chris indica la sua destinazione, Montagne della Sierra Nevada, 21 luglio 1990

Chris con Wayne e Gail, due amici incontrati lungo la strada, Carthage, Sud Dakota, marzo 1992



Chris davanti al suo magic bus,  3 luglio 1992



Back the Wild, il libro fotografico che raccoglie le testimonianze di Christopher McCandless






domenica 6 aprile 2014

Frasi e dialoghi da Blood Diamond

Blood Diamond – Diamanti di sangue, film americano del 2006 con Leonardo DiCaprio, regia di Edward Zwick.

Significativa è le frase del Colonnello Coetzee (Arnold Vosloo) sul legame alla terra africana.
Danny, dammi la mano. Questa terra rossa ce l'abbiamo nella pelle. Gli Shona dicono che il colore viene dal sangue sparso combattendo per questa terra. È casa nostra: tu non lascerai mai l'Africa.

Dinanzi al campo profughi della Guinea. Così si esprime Maddy Bowen (Jennifer Connely) giornalista americana.
Ecco come sono un milione di persone tutte insieme. Al momento è per dimensioni il secondo campo profughi d'Africa. Forse il mondo lo vedrà per un minuto sulla CNN, tra una notizia sportiva e il meteo.

Danny Archer (Leonardo DiCaprio) spiega alla giornalista Maddy Bowen (Jennifer Connelly) il destino dei diamanti insanguinati.
Archer: Io prima contrabbando le pietre oltre confine, dopo i compratori locali le passano ad un compratore a Monrovia.
Maddy: Continua…
Archer: Lui corrompe i doganieri e certifica che i diamanti sono stati estratti in Liberia e che quindi possono essere legalmente esportati. Ora, una volta arrivati ai compratori di Anversa i diamanti
passano ai tavoli di selezione e nessuno più da domande. Quando poi arrivano in India le pietre sporche vengono mescolate con pietre legali, provenienti da tutto il mondo e, a quel punto, diventano diamanti come tutti gli altri.
Maddy: E la Van de Kaap lo sa tutto questo?
Archer: “Si, al mio arrivo a Londra incontro Simmons. Domanda e offerta, controlli l’offerta e mantieni la domanda alta. Dunque c’è un caveau sotterraneo dove tengono tutte le pietre che comprano per tenerle fuori dal mercato, così possono mantenere alto il prezzo. Se i ribelli vogliono invadere il mercato con dollari di pietre grezze, una società come la Van de Kaap, la quale afferma che sono rare, non può permettere che questo accada. Specialmente quando chiede ad un povero scemo di sborsare tre mesi di paga per comprare un anello di fidanzamento. Tecnicamente parlando loro non finanziano la guerra, ma creano le condizioni per cui è meglio che la guerra continui. Mi sono spiegato?
Maddy: Si, e dov’è la mia prova?
Archer: Nomi, date, numeri di conto. Se pubblichi una parola di questa storia prima che consegni la pietra, io sono morto. Dopo che gliel’ho consegnata lascio il continente per sempre.
Maddy: E se non riesci a portare fuori il diamante?
Archer: Allora scrivi quello che ti pare, a quel punto sarò morto.

Dialogo con Benjamin Kapanay (Basil Wallace), maestro della scuola che accoglie gli ex ragazzi soldato.

Benjamin: Io conosco tutti i ribelli da quando erano bambini, il comandante locale ha ancora paura che io lo mandi in castigo dietro la lavagna.
Archer: E lei crede che, viste le vostre buone intenzioni, vi risparmieranno?
Benjamin: Il mio cuore mi dice che le persone, in fondo, sono buone. La mia esperienza suggerisce il contrario. Mi dica come la vede lei, Mr. Archer? Nella sua carriera di “giornalista” ha trovato che le persone sono in fondo buone?
Archer: No, Direi che sono solo persone.
Benjamin: Esatto. E’ quello che fanno che le rende buone o cattive. Un momento di amore, anche in un uomo malvagio, riesce a dare significato ad una vita: Nessuno conosce il cammino che conduce a Dio.

Dialogo tra Danny Archer e Maddy Bowen.
Maddy: Hai perso tutti e due i genitori?
Archer: E’ un modo carino di dirlo. Mamma fu stuprata e uccisa. Papà fu decapitato e attaccato a un gancio nel fienile. Avevo nove anni. Piangevo… A volte mi chiedo se Dio ci perdonerà mai per quello che ci siamo fatti. Poi mi guardo intorno e mi rendo conto che Dio ha abbandonato questo posto tanto tempo fa.

Monologo di Solomon Vandy (Djimon Hounsou)
Io capisco che i bianchi vogliono i nostri diamanti. Ma come fa il mio popolo a fare questo a se stesso?  Mio figlio è bravo. Quando diventerà grande e la pace arriverà, questo paese sarà un paradiso.

Dialogo memorabile tra Solomon e Danny Archer: due mondi e mentalità a confronto….
Solomon: Tu quanti anni hai?
Danny: Io? Trentuno.
Solomon: E non hai una moglie?
Danny: No.
Solomon: Niente figli?
Danny: No.
Solomon: E niente casa?
Danny: No.
Solomon: Però hai i soldi... Sì?
Danny: Sì, un po'.
Solomon: Ma non abbastanza.
Danny: No.
Solomon: Se prendi questo diamante avrai abbastanza soldi... Sì?
Danny: Sì!
Solomon: E allora avrai una moglie e dei figli.
Danny: Probabilmente no. No.
[Solomon ride]
Danny: Che c'è? Eh? Che c'è?
Solomon: Io non capisco.
Danny: Sì. Allora siamo in due, fratello.

Solomon dinanzi a suo figlio
So che ti hanno fatto fare cose cattive, ma tu non sei un ragazzo cattivo… Io sono tuo padre e ti voglio bene e tu ora verrai a casa con me e sarai mio figlio.

Una delle scene finali, quando Danny ferito gravemente chiama Maddy al cellulare
Maddy: Pronto? Maddy Bowen.
Danny: Ciao. Credevi che non ti chiamassi, eh?
Maddy: Sono così felice che tu l'abbia fatto. Ehm... e quando ci vediamo?
Danny: ...Maddy, vorrei che tu mi facessi un altro favore, eh?...Dovresti andare incontro a Solomon. A Conakry.
Maddy: In Guinea? Perché vuoi che vada in Guinea?
Danny: ...Abbiamo trovato suo figlio... devi dargli una mano. Hai capito? Maddy...
Maddy: Sei ferito. Sei ferito?
Danny: Sì, be', ho qualche problema.
Maddy: Ok. Tu... tu dimmi dove ti trovi. Archer?
Danny: ...Ho un panorama incredibile davanti agli occhi... vorrei che fossi qui, Maddy.
Maddy: Ok. Allora vengo subito da te. Devi solo dirmi dove ti trovi.
Danny: ...Non è il caso.
Maddy: Sei ancora a Kono? Perché se è così ti mando subito qualcuno.
Danny: Maddy, devi trovare un posto sicuro per quel ragazzo, d'accordo? Cerca di tenerlo nascosto. Fai in modo che Solomon arrivi a Londra. Lui porta qualcosa con sé, ma, ma gli servirà il tuo aiuto.
Maddy: Ma perché non l'hai portato tu?
Danny: Hai visto? Hai una vera storia adesso... sai che articolo scriverai... È stato bello conoscerti. Lo sai, vero?
Maddy: Sì, io... è stato molto bello anche per me. E vorrei tanto poter essere lì con te.

Danny [Ultime parole]: Sì, lo so... ma io sono esattamente dove è giusto che mi trovi. [Danny aggancia il telefono, e muore poco dopo mentre il sole tramonta]

domenica 30 marzo 2014

Blood Diamond

Dopo l'incontro con Emergency, la riflessione sul tema delle guerre nel mondo è continuata con la visione, in alcune classi, del film Blood Diamond.
Un film, con scene forti, che invita a riflettere sull'orrore delle guerre e, nel caso della Sierra Leone, sulla realtà, purtroppo drammatica, dei bambini soldato.

Il regista di questo film è Edward Zwick, e come nei suoi precedenti lavori di regia (“L‘ultimo samurai”, “Attacco al potere” ecc.) coniuga, con sempre più impressionante maestria la narrazione, l’azione, ed una caratteriale forza emotiva dei personaggi, che danno alla narrazione del film un corpo solido e coeso, accattivante, dalla prima all’ultima scena. 
L’ambientazione è nella Sierra Leone, teatro di una guerra civile che ha avuto inizio negli anni ’90. 
In questa terra d’Africa la vita umana ha un valore legato alla ricerca di quei sassolini luccicanti e preziosi che sono i diamanti. Solomon Vandy (Djimon Hounsou), ha la vita sconvolta dalla guerra civile. 
Viene sottratto alla sua famiglia, fatto prigioniero dai ribelli, e reso manovalanza nelle miniere per l’estrazione dei diamanti. 
Solomon, setacciando il terreno fangoso, pesca un grosso dia- mante rosa, d’inestimabile valore. 
Riesce a nasconderlo, in un momento fortunato, durante lo svolgimento infernale di una battaglia civile. Danny Archer (Leonardo Di Caprio), ex mercenario dello Zimbabwe, è un mercante di diamanti, che naviga in un giro di corruzione e violenza senza scrupoli. 
Le vite di questi due personaggi ad un certo punto della storia confluiscono, accomunando i loro destini, e la pietra preziosa è l’oggetto di questo sodalizio. 
Danny Archer vuole mettere le mani su quella pietra, che gli permetterà, piazzandola ai trafficanti, di uscire da quel giro micidiale di morte e di corruzione. E Salomon, che sa dove l’ha nascosta, in un certo senso accetta il patto di dare in cambio la pietra pur di ricompattare la sua famiglia, ormai dispersa. 
I due personaggi affrontano situazioni infernali, uniti, nella lotta, in compagnia di una tenace giornalista americana, Maddy Bowen (Jennifer Connelly), che si trova in Sierra Leone per scoprire gli interessi economici e politici che si nascondono dietro la ricerca dei “diamanti insanguinati”. 
Un giro losco e crudele a livello internazionale, che vede accomunati i leader dell’industria dei diamanti, senza alcun principio morale. 
La giornalista Maddy ha capito che Danny Archer può essere fonte di verità per le sue ricerche, al fine di scoprire il grosso giro sotterraneo del commercio delle pietre preziose. E così offre il suo aiuto ai due avventurieri, per attraversare il territorio dei ribelli. 
Durante il viaggio, Salomon apprende che il figlio è nelle mani dei ribelli, e fa parte dell’esercito dei baby-soldati. 
Il pescatore di Mende, da quel momento ha un solo scopo: recuperare suo figlio, a tutti i costi, ed il diamante sarà l’oggetto dello scambio. 
“Blood Diamond” è un film straordinario nelle sue materie d’espressione, come le splendide immagini fotografiche che ritraggono quei luoghi dell’Africa devastati da una guerra d’interesse internazionale. La narrazione è fluida ed avvincente, così la recitazione. 
Sempre più valido come attore-professionista Leonardo di Caprio, disinvolto nella cinicità ed arroganza che caratterizza il suo personaggio. 
Grande merito alla scenografia. Le riprese dall’alto delle bidonville della popolazione della Sierra Leone sono mozzafiato. 
Le scene di guerriglia non sono mai banali, a tratti riportano alla memoria l’ambientazione scenica del film di Coppola: “Apocalypse Now”. Ed è proprio questa l’idea che alla fine Edward Zwick riesce a trasmettere: una storia apocalittica, sulla miseria umana che usa due pesi e due misure nei riguardi di quelle popolazioni, come quella Africana, afflitta da guerre fratricide, senza sapere neanche la ragione di fondo che alimenta i conflitti all’interno del paese. 
I diamanti rappresentano il valore che garantisce denaro, tanto denaro. Ma il prezzo di queste pietre è molto più alto del loro valore di business commerciale, sono pietre sporche di sangue. “Blood Diamond” è alla fine un film che attraverso il viaggio disperato dei protagonisti, l’avventura, la dinamicità dell’azione scenica, parla di politica, senza retorica, spiattellando sullo schermo situazioni e condizioni di vita reale, lasciando sul volto dello spettatore soddisfazione per il film visto, ma anche un messaggio forte, che sicuramente lavorerà nella sua mente. 
(recensione  di Rosalinda Gaudiano da http://www.cinema4stelle.it/)



martedì 18 marzo 2014

Emergency nelle scuole

Un progetto molto interessante da utilizzare nelle scuole è quello di Emergency rivolto agli studenti di ogni grado.
Sperimentato nell'Istituto Raineri di Piacenza con alcune classi ha suscitato molto interesse.

RACCONTARE LA PACE
Emergency per la scuola secondaria.

Parallelamente all’attività umanitaria, Emergency promuove iniziative volte a diffondere una cultura di pace e di rispetto dei diritti umani, attingendo alla sua esperienza diretta in zone di guerra e di povertà ed utilizzando la testimonianza come strumento di informazione.
Le tracce propongono ai ragazzi resoconti e immagini provenienti dai paesi in cui opera Emergency e intendono trasmettere un messaggio positivo: si può fare concretamente qualcosa per restituire una vita dignitosa alle vittime della guerra e della povertà, contribuendo alla costruzione di un futuro di pace.

COME SI SVOLGONO GLI INCONTRI
- L’incontro-tipo dura 2 ore e si rivolge preferibilmente a classi singole, o comunque a gruppi di partecipanti coetanei e con preparazione omogenea sui temi trattati, in numero non superiore a cinquanta; meno efficace, secondo la nostra esperienza, l’intervento in assemblee d’istituto.
- Le presentazioni utilizzano delle tracce fotografiche prodotte da Emergency con immagini originali; ogni presentazione può inoltre essere integrata con la proposta di brevi filmati sul tema di cui si è parlato.
- É necessario quindi che la scuola disponga di un’aula idonea all’incontro, di un PC con lettore CD, di un proiettore ed eventualmente di un lettore DVD e/o VHS.
- Alcune tracce sono utilizzabili come primo (o unico) incontro, per classi o gruppi di ragazzi che non abbiano già conosciuto Emergency; altre sono indicate invece preferibilmente come secondo incontro, perché propongono approfondimenti su temi specifici e presuppongono la conoscenza dei temi più generali già proposti da Emergency. É comunque possibile concordare, sulla base di specifiche esigenze didattiche, percorsi particolari o di più incontri su temi diversi.
- Per nessuna delle tracce proposte sono necessarie preconoscenze di carattere storico o geografico.
- Tutti gli incontri sono gratuiti.
Gli incontri realizzati presso l'Istituto Raineri di Piacenza hanno avuto come tema:
“Emergency: la pace e la guerra”
Che cosa è la guerra?
Come è cambiata nel tempo?
Chi sono le vittime delle guerre di oggi?
L’obiettivo di questa traccia è guidare i ragazzi in una lettura completa e ragionata delle guerre di oggi, per concludere che ogni guerra porta come inevitabile conseguenza la violazione di tutti i diritti umani.
Raccontare gli interventi di Emergency nelle zone di guerra, o nei paesi in cui la guerra, se pur terminata, ha lasciato ferite profonde ancora vive, sarà dunque un modo per far riflettere e costruire insieme una autentica cultura di pace.
Durata: 2 ore
Consigliato come primo (o unico) incontro.
Per ragazzi della scuola secondaria di primo e di secondo grado.

L'incontro, che ha raccontato l'evoluzione delle guerre, ha mostrato chiaramente come gli odierni conflitti sono quelli che hanno aumentato enormemente il numero di civili coinvolti.
L'opera di Emergency nei paesi martoriati dalla guerra si rivolge a tutti senza nessuna distinzione, offrendo cure gratuite secondo il diritto fondamentale alla salute per tutti gli uomini.